Questo è l'ultimo post di questo blog. Non voglio che ve ne siano altri. Credo che manterrò uno spazio personale su internet ma non so né come né quando sarà fatto. So che sarà diverso. Il blog finisce oggi 11 gennaio 2008. Non è un giorno come un altro perché dieci anni fa moriva De André.
Io me lo ricordo bene quel giorno: faceva freddo e il cielo grigio. Frequentavo il secondo anno di liceo e avevo quindici anni compiuti da poco. Me lo dissero davanti al portone di scuola: "è morto De André...". E tutti tristi, a commentare. Io non dissi niente. Non riuscivo a rendermi ben conto né sapevo che mi sarebbe rimasto il rimpianto di non aver mai partecipato a un suo concerto.
Ascoltavo De André fin da bambino. Avevo circa sette anni e nel giradischi suonava Il testamento: "ad ogni fine di settimana sopra la rendita di una puttana! ad ogni fine di settimana, sopra la rendita di una puttana!" il fratello di mia nonna intervenne: "ma lo sai cosa vuol dire? Il significato delle parole, lo capisci?". Non sapevo cosa rispondere e la nonna lo fece al posto mio: "via, lascialo stare...è solo un bambino!" e lui: "...e che c'entra!" e giù a insistere. Risposi un "si" stentato che non lo convinse. A ragion veduta perché solo dopo anni compresi il vero senso della sua domanda. Ancora ci rido.
A dodici anni invece ascoltare De André può essere un bel problema. Ti senti un escluso quando alle feste cantano in coro il successo del momento ma a te piace "il suonatore jones". Capisci che De André non è da festa. Lo proponi ma il "no" te lo sbattono secco sul muso. Capirai dopo che neppure tu sei da festa ma intanto stai zitto e ti adegui cercando di imparare il ritornello della canzoncina di turno.
Al liceo le cose cambiano e De André lo inizi a condividere. E scopri il secondo termine del binomio: Guccini... Guccini non lo conoscevo, Bob Dyaln sì, ma non era italiano. Allora non più De André e basta ma De André-Guccini. E a volte c'era pure lo scambio, una cassetta di Guccini in cambio di un De André. Insieme al binomio si formava l'ovvia competizione: meglio uno o meglio l'altro? Io sostenevo De André, invece la mia amica Veronica preferiva Guccini. L'accordo si trovava in un "sono diversi, però son bravi tutti e due". E poi scoprii che c'erano ancora canzoni di De André che non avevo mai ascoltato. "Non conoscere il testamento di Tito per te è come se tu avessi tutti i quadri di Van Gogh e ti mancassero I Girasoli" sentenziava Edoardo, con Veronica che accanto annuiva mentre entravamo a casa mia, il sabato sera. Era il mio modo di fare festa mentre chiedevo contento: "ma davvero è così bella? Me la devi far ascoltare". Effettivamente il paragone calzava. E poi la musica si mischiava alla politica. Quando morì De André con Giacomo, il mio compagno di banco, commentai: "muore l'ultimo degli anarchici..." "l'ultimo è Guccini..." precisò lui. Non ero d'accordo e provai a far valere le mie ragioni, ma come si faceva a ragionare con un gucciniano convinto?
Un pomeriggio d'estate di qualche anno dopo la musica del grande genovese si mischiava perfettamente al ruomore delle onde, eravamo io e la mia ragazza. Ma di questo ricordo non voglio dire oltre perché è uno dei più belli che ho.
De André l'ho sempre difeso e lo porto nel cuore più di ogni altro cantante, cantautore, poeta che sia. E' stato il primo e non mi ha mai abbandonato, gli devo molto come pure questo blog che si va a chiudere. Per questo voglio che si chiuda in suo onore, grazie Faber. E grazie a tutti: lettori, sostenitori, dottori, donatori.
Dopo un anno e tre mesi questo blog serra i battenti. Ci vediamo in giro...
il vostro cipriota
Giulo J. Bogani
Io me lo ricordo bene quel giorno: faceva freddo e il cielo grigio. Frequentavo il secondo anno di liceo e avevo quindici anni compiuti da poco. Me lo dissero davanti al portone di scuola: "è morto De André...". E tutti tristi, a commentare. Io non dissi niente. Non riuscivo a rendermi ben conto né sapevo che mi sarebbe rimasto il rimpianto di non aver mai partecipato a un suo concerto.
Ascoltavo De André fin da bambino. Avevo circa sette anni e nel giradischi suonava Il testamento: "ad ogni fine di settimana sopra la rendita di una puttana! ad ogni fine di settimana, sopra la rendita di una puttana!" il fratello di mia nonna intervenne: "ma lo sai cosa vuol dire? Il significato delle parole, lo capisci?". Non sapevo cosa rispondere e la nonna lo fece al posto mio: "via, lascialo stare...è solo un bambino!" e lui: "...e che c'entra!" e giù a insistere. Risposi un "si" stentato che non lo convinse. A ragion veduta perché solo dopo anni compresi il vero senso della sua domanda. Ancora ci rido.
A dodici anni invece ascoltare De André può essere un bel problema. Ti senti un escluso quando alle feste cantano in coro il successo del momento ma a te piace "il suonatore jones". Capisci che De André non è da festa. Lo proponi ma il "no" te lo sbattono secco sul muso. Capirai dopo che neppure tu sei da festa ma intanto stai zitto e ti adegui cercando di imparare il ritornello della canzoncina di turno.
Al liceo le cose cambiano e De André lo inizi a condividere. E scopri il secondo termine del binomio: Guccini... Guccini non lo conoscevo, Bob Dyaln sì, ma non era italiano. Allora non più De André e basta ma De André-Guccini. E a volte c'era pure lo scambio, una cassetta di Guccini in cambio di un De André. Insieme al binomio si formava l'ovvia competizione: meglio uno o meglio l'altro? Io sostenevo De André, invece la mia amica Veronica preferiva Guccini. L'accordo si trovava in un "sono diversi, però son bravi tutti e due". E poi scoprii che c'erano ancora canzoni di De André che non avevo mai ascoltato. "Non conoscere il testamento di Tito per te è come se tu avessi tutti i quadri di Van Gogh e ti mancassero I Girasoli" sentenziava Edoardo, con Veronica che accanto annuiva mentre entravamo a casa mia, il sabato sera. Era il mio modo di fare festa mentre chiedevo contento: "ma davvero è così bella? Me la devi far ascoltare". Effettivamente il paragone calzava. E poi la musica si mischiava alla politica. Quando morì De André con Giacomo, il mio compagno di banco, commentai: "muore l'ultimo degli anarchici..." "l'ultimo è Guccini..." precisò lui. Non ero d'accordo e provai a far valere le mie ragioni, ma come si faceva a ragionare con un gucciniano convinto?
Un pomeriggio d'estate di qualche anno dopo la musica del grande genovese si mischiava perfettamente al ruomore delle onde, eravamo io e la mia ragazza. Ma di questo ricordo non voglio dire oltre perché è uno dei più belli che ho.
De André l'ho sempre difeso e lo porto nel cuore più di ogni altro cantante, cantautore, poeta che sia. E' stato il primo e non mi ha mai abbandonato, gli devo molto come pure questo blog che si va a chiudere. Per questo voglio che si chiuda in suo onore, grazie Faber. E grazie a tutti: lettori, sostenitori, dottori, donatori.
Dopo un anno e tre mesi questo blog serra i battenti. Ci vediamo in giro...
il vostro cipriota
Giulo J. Bogani
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