giovedì 30 ottobre 2008

30 ottobre - da un pericoloso rivoluzionario

Sono uno studente universitario. Non è importante il mio nome, e neanche la mia età. Sono uno studente e questo basti. Non mi interessa parlare del motivo per cui sostengo le idee di chi difende l'istruzione, l'università, la ricerca. Mi interessa invece parlare di ciò che stiamo dimostrando con le nostre piazze, le nostre lezioni in piazza. La piazza è luogo di incontro innanzitutto, di scambio di idee, di dialogo. La piazza non nega l'esistenza del diverso e non ha clandestino. Ma soprattutto la piazza, questa piazza non solo è pacifica, ma estremamente civile. Noi, inteso come un “noi” generico da sociologia spicciola, non siamo pericolosi rivoluzionari, e personalmente non credo affatto di cambiare il mondo, purtroppo. Non ora, non qui. Lo posso cambiare magari con lo studio, con il lavoro che andrò a fare, con un modello di società che andrò a proporre. È per questo che noi manifestiamo il nostro dissenso. Perché ci vogliono togliere questa possibilità. Quando prima si lottava, si voleva aggredire una società borghese. Noi no. Noi, onestamente siamo i figli, i prodotti, di quella stessa società borghese. E che facciamo, manifestiamo contro noi stessi? O contro i nostri genitori che chi ci mantengono gli studi? Ma non rinunciamo a quelle stesse parole d'ordine “borghesi”: liberté, égalité, fraternité. In questo senso allora sì, siamo rivoluzionari. Siamo giacobini o forse siamo la base dello Stato liberale moderno. Uno Stato che in Italia è più in crisi che altrove e che noi difendiamo e difenderemo strenuamente. La nostra Piazza non attacca, non vuole essere violenta, e non lo è. Questo ci differenzia profondamente dai nostri “genitori” scomodi del '68 o del '77. Come mi differenzia il fatto che rispetto a mio padre io probabilmente non avrò la pensione, difficilmente avrò ferie pagate e la mia ragazza potrebbe facilmente essere licenziata nel disgraziato caso rimanga incinta. Ma perché devo permettere che si tolga la possibilità di studiare, e conseguentemente di essere un essere un cittadino consapevole, a quel disgraziato figlio? Distruggere l'univesità e la ricerca in un Paese, o permettere che essa sia appannaggio di pochi, non è solo un attacco alla mia persona e ai miei diritti, ma anche a quelli di chi ci seguirà e questa è la cosa più grave. Noi non manifestiamo per noi stessi. E non manifestiamo per cambiare il mondo. Ma manifestiamo tanto educatamente, quanto fermamente, per il diritto a un futuro, a una società possibile. Manifestiamo per difendere il diritto alla nostra libertà nel suo significato integrale: “cioè di autonomia spirituale, di emancipazione della coscienza, nella sfera individuale; e di organizzazione della libertà nella sfera sociale (...). Senza uomini liberi, nessuna possibilità di Stato libero.” Per dirla con le parole di Carlo Rosselli, pericoloso rivoluzionario, o forse, pericoloso antifascista.


G.J.B.

mercoledì 29 ottobre 2008

Invito a cena (senza delitto)

Salve,
che fai la sera di venerdì 21 di novembre a cena?
Io sto organizzando una cena etnica "intima" (150 persone circa) alla
casa del popolo di Borgunto (ovvero Fiesole)...
Un modo per festaggiare, per trovarsi e ritrovarsi e per presentare
un' associazione che sto contribuendo a fondare:
OperativaMente (www.operativamente.org)... L'associazione che si sta
formando è di beneficienza e si occuperà di oganizzare venti
ricreativo-culturali (cene, concerti, aperitivi, feste ecc..). I
proventi delle attività andranno a sostenere e finanziare progetti
curati da associazioni terze come per esempio ARCI, AIL, ANT, Nosotras
ecc... o altre associazioni di qualità certificata che operino nel
settore sociale/solidale. Per ogni evento il consiglio direttivo e
l'assemblea che si riunisce ogni martedì alle 21.30 in Via Chiarugi 15
(le riunioni sono aperte quindi vieni pure se ti va) si riserba di
decidere a chi destinare i soldi. Per questa cena il ricavato andrà a
coprire le prime spese al vivo dell'associazione: notaio e sito.
Il costo è 12 euro (10 in prevendita ovvero se riuscite a farmeli avere prima).
Un' associazione di eventi culturali e di raccolta fondi per non
andare a sovrapporsi a strutture già esistenti e per cercare, nel
nostro piccolo, di mettere una pezza ai tagli fatti nell'ultima
finanziaria in questi settori.
E sostanzialmente un momento per divertirsi, per stare insieme, per stare bene.
Mi farebbe piacere la tua presenza.
Poiché i posti sono limitati avrei piacere nell'avere risposta il
prima possibile se parteciparai come spero.
Ah e ovviamente se vuoi portare qualcuno ben venga, ma fammi sapere se non i nomi, almeno il numero.

ti aspetto
un abbraccio

Giulio

P.S. sul sito dell'associazione (http://operativamente.org) troverai il menu

domenica 26 ottobre 2008

25/26 ottobre - qualche riflessione banale

è brutto stare male, ma mica solo fisicamente dico. Sarà un sillogismo, una frase ovvia, semplice, scontata, ma fa proprio schifo. E' brutto stare male perché ti lascia un senso di aridità, di vuoto e di incapacità di costruire. Mi trovo a lottare spesso contro questi sentimenti e non sempre i risultati sono felici. E' brutto trattarsi male e ancora meno mi piace trattare male gli altri. Perché poi quando io sto male ho l'impressione di non riuscire a non stare più con nessuno. Sono ruvido, arcigno e mica vorrei... Vorrei essere più amabile, alla fine mi piacevo più prima quando andavo in piazza a manifestare, quando ci credevo nella politica! Ne ho fatta tanta e non sapete quanto mi manca... La politica quella delle viscere e anche seria. Quella che ti coinvolge e come un'amore ti fa girar la testa. Mi trovo invece sperso, spaesato. Mi sento quasi tradito, un po'in tutto e non riesco a riconoscermi. Dov'è quello che ho lasciato? E' brutto torni e il tuo mondo comunque sembra spazzato via... ed è difficile riniziare perché le cose son cambiate e anche i tuoi occhi. Non voglio sentirmi solo, non mi piace affatto e sostanzialmente non credo neanche di esserlo, ma che sia un senso di oppressione che per altro non credo tocchi solo me. Però mi rendo conto che ho una stanchezza di fondo che non mi piace per niente. Come se proprio boh... ora non ce la facessi a fare quel passo ma neanche più a urlare contro la merda di turno. Per difesa cerco solo di guardare da un altra parte. E così facendo mi autoescludo, mi brucio da solo. Alla fine a ben vedere non riesco a accettare quel che avverto come una sconfitta, però è necessario affrontarla per riniziare la battaglia. Ma non so da dove ripartire... alla fine forse sono io stesso che devo uscire dalla dimensione che esser vivo è l'unica cosa importante e al culo tutto il resto. Però quando sei costretto a farlo per tanto tempo ti ci abitui... spero solo che da tutto questo ne uscirò come una persona migliore.


un bacio

G.

giovedì 23 ottobre 2008

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

lunedì 13 ottobre 2008

13 ottobre - SITO

E' NATO: il sito dell'associazione (ancora ci manca qualche pdf ma ci siamo)
http://www.operativamente.org

domenica 12 ottobre 2008

12 ottobre - bizze e associazioni

a volte i bambini fanno le bizze... molto più spesso lo fan gli adulti e lo mascherano da altro. Io non faccio eccezione come si vede. E perché si fan le bizze? Innanzitutto perché sai che puoi permetterti di farle, e secondo di poi perché almeno per un attimo ti fai coccolare (dalla parte femminile) e dall'altra ti fai tirare una pacca sulla spalla, un calcio nel culo che la vita continua e non si sta a perdere tempo e ti faccio vedere io come si fa... è un po' così sempre per tutto, se a questo poi ci aggiungi la chimica del cervello hai ovvi risultati.
E allora che si fa? Si fa il gioco di quelli che si aspetta...e che si aspetta? Si aspetta di aver finito la bizza, di essersi riposato un attimo, di essersi un po'lamentato, di aver detto la tua contro tutto e tutti e spesso contro il primo che ti vuole bene che passa...e poi si va avanti. Si rinizia semplicemente senza tanti ripensamenti o noie o quant'altro. Riparti da dove per un attimo avevi lasciato... e non sapete il gusto e il lusso di poterlo ogni tanto fare.
E agli amici resta il gusto di dire "te l'avevo detto" oppure il ghigno di chi dice con un sospiro: "...eh son ragazzi"...
no, son bimbi di cui la bizza. E insisto: che bello poterselo permettere!
Intanto il sito dell'associazione è quasi on-line... lo statuto quasi depositato e per venerdì 21 di novembre vi comunico già una grande cena etnica alla casa del popolo di fiesole...aspetto le prenotazioni

un bacio
dal vostro bimbo

G.J.B.

martedì 7 ottobre 2008

7 ottobre - avvertenze per capirsi

voglio fare solo qualche rettifica che ovviamente è necessaria dopo uno sfogo che spesso si vien fraintesi e gente che non c'entra nulla si sente coinvolta... quel che voglio dire è che un rapporto per me non si esaurisce nel "ah non rischi di morire domani, allora ok, scusa c'ho da andare..." e che semplicemente sto facendo le mie valutazioni, nel bene e nel male di come si stanno comportando le persone a me attorno. E' chiaro che se c'è un momento in cui gli amici ti dovrebbero stare vicino magari è proprio questo invece di stare a farsi i cazzi loro. Con questo non ce l'ho né con chi si sposa, né con chi lavora, né con chi prepara l'esame da avvocato o ha da badare a un bel bambino o fa qualunque altra attività rispettabilissima. Meno amico chi si dice e si sente vicino e se ne strabatte sostanzialmente sputando magari qualche sentenza o qualche frase d'occasione poi ti guarda un po' compassionevole si accerta che non muori domani e torna ai suoi affari che tanto il suo l'ha fatto. Con chi ti dice no, ma davvero mi sei nel cuore e poi quando lo chiami perché in fondo anche tu c'hai creduto che fosse così neanche capisce che anche solo cinque minuti del suo tempo, un consiglio, una parola, un messaggio, una qualunque cazzata sono diversi dalla sostanziale indifferenza per come te la passi oltre al risultato di un analisi. Tutto qua. Poi è difficile da spiegare e sono anche stanco, semplicemente a volte senti la gente che se ne frega altre senti una persona vicina... e non sempre l'amicizia viene confermata purtroppo in questa seconda sensazione. Tutto qua... a discapito devo dire che persone che mi erano piuttosto lontane si son preoccupate del sottoscritto molto di più di quanto mi sarei aspettato. Poi ve l'ho detto è un discorso estremamente complesso e complicato e per giunta ancora aperta con me stesso... quindi vabeh finiamola qua che sono anche un po' stanco. In pratica son rimasto deluso dall'atteggiamento di due o tre persone... ma tant'è capita

lunedì 6 ottobre 2008

6 ottobre - dal treno e dal cuore (senza che nessuno se n'abbia a male)

'fanculo alla riservatezza volete sapere come si sta, o come sto... in ospedale non si aveva scelta e poi mi son rotto il cazzo di fare il superstite per quanto lo sia. Ieri mi è stato detto poi che i conti li fai a fine della vita, che decidi se ne vale la pena di una cosa quando hai 90 anni... 90 anni una sega a voglia a arrivarci e poi se anche ammesso che ci arrivi a 90 anni e hai sbagliato tutto? No, mi spiace è una risposta troppo banale che i conti si fanno alla fine della vita anche perché non è come una cena che a un certo punto chiedi il conto ti alzi e te ne vai e se il vino sa di tappo te lo fai riportare. Per quanto ne so si campa una volta sola e se anche così non fosse è inutile tanto non ce ne renderemmo conto lo stesso...quindi... quindi tanto quel che conta è come ti sai adattare, quel che vuoi costruire. Si fatti il culo quadro per una vita e poi per cosa? E a un “Dio Fatti il Culo” non credere mai... e allora ti tocca tornare a casa e cosa succede se la casa si è fatta d'improvviso mica tanto quella che t'aspettavi. Alla maggior parte della gente frega solo se sei ancora vivo poi come stai son giustamente cazzi tuoi... il che va anche bene se le persone non sono proprio vicine o tu non le ritieni tali: "o ma fammi sapere come vanno le analisi" ti rendo la vita una merda però mi raccomando ci tengo dammi notizie. "oh ma a Milano come è andata?" "a Milano non male però sai... è un po' un casino devo sempre stare sul chi vive" "capisco" e invece non capisce un cazzo, ma lo sai, non è colpa sua. E per il resto come va? Cosa gli rispondi? Come glielo spieghi che il tuo mondo è totalmente disintegrato che non sai che cazzo fare della tua vita, che hai imparato a fare a meno di tutto e di tutti e soprattutto di te stesso. Come glielo spieghi che quando sei stato mesi senza uscire da una stanza hai semplicemente imparato a farlo e che non è una cosa indolore per te adesso varcare una porta? Perché non sai più come si fa e cosa ti aspetta fuori... come glielo spieghi ora che hai un terrore infinito e che non sai come fare a ripartire per muovere il primo passo e che sì il primo passo è bello, bellissimo ma il secondo e il terzo non sai da che parte andare perché per te esisteva solo quella stanza? Come glielo spieghi che l'unico tuo pensiero ultimamente è stato sopravvire e che adesso che ci stai riuscendo vorresti anche vivere ma non sai più come fare? No, in fondo sei poco più di un cazzo di morto che cammina anzi un non-morto e cosa vuole di più della salute un non-morto. Per il resto c'è tempo no? Certo, c'è sempre tempo... tanto i conti si fanno alla fine e tu l'hai rimandata accontentati e pedala come tutti! E che ti frega se quel che avevi ti ha mollato e ci sei rimasto come un imbecille... perché quel che avevi adesso non è più e hai occhi diversi e a volte te li strapperesti se tu potessi. Per non vedere quel che sei diventato e non vedere quel che è morto. Perché è vero, tu sei vivo, ma quello che era, che eri prima non più... Zitto e pedalare! E poi vabeh che credi che le cose sian facili? Ma poi proprio tu... tu che devi ringraziare di essere qui, ti lamenti di quello che hai? Accontentati di esserci e non rompere i coglioni. Ah vabeh gli amici quelli che "no scusa sai se in questi giorni non c'ero ho avuto da fare... ma dimmi come stai?" “ti sento la voce un po' giù, c'è qualcosa che posso fare? Ah senti in questi giorni proprio non posso... sai c'è tanto da fare però allora ci si vede eh... tanto mica ti senti male vero? Domani ci sei...” e poi domani però non ci son loro perché troppo occupati, però tu ci sei... si e cosa gli rispondi? "sei una merda"? Ma no, tanto è inutile quindi stai zitto e dici, no no nulla... va tutto bene... ma cosa vuoi che ti dica? Il mio vecchio mondo è andato a puttane nel frattempo e sai si è giusto assentato un attimo, una sveltina e torna. Il fatto è che adesso non ho la minima idea di che fare della mia vita e passo le giornata e guardare il vuoto? Il vuoto? Ma fai la tesi, no? e che aspetti? almeno poi finisci... sì e poi? poi finisco e poi? Cosa finisco? Poi è di nuovo l'abisso e non ci rompiamo i coglioni... e la domanda pressante ma in fondo a me chi me lo fa fare? Poi che fai? Vai a lavorare in banca o a fare il venditore di assicurazioni visto che sai parlare tanto bene? uh ganzo! Vaglielo a spiegare che te non te ne frega niente e che piuttosto ti tagli le vene. Come sei estremo! Benché rispetti tutti quelli che lavorano in banca e non ammazzano il prossimo per vivere. Vaglielo a spiegare che la resa dei conti tu ce l'hai sul collo e vivi in una dimensione che non si articola da qui ai prossimi 90 anni, ma è già tanto se arriva a 25 di anni. Poi che c'entra ti puoi divertire vai a fare le feste di addio al celibato e a sbronzarti di sufficiente birra che almeno te lo dimentichi e glielo dici quel che senti davvero, almeno gliel'hai detto e ti sei messo a nudo... eppure la vita è da sbronza permanente? Passi in rassegna gli scrittori alcolisti aiutato da quello di là dalla scrivania di turno e ti diverti a pensare che non sei uno di loro...poi non sta bene far preoccupare gli altri, specialmente la mamma. "Come stai?" "ma dammi notizie della tua salute" mi raccomando... e invece ti sei poprio rotto di dare notizie della tua salute: "l'importante è la salute" verissimo non posso contestare un po' come quando mangi cibo di merda e lo mangi lo stesso perché "pensa ai bambini africani"... l'importante è la salute niente di più vero. Ma andare un po'più là? Di che ti lamenti? Sempre a piangerti addosso, no e poi da te non lo accetto da te che hai passato tutto questo certe cose dovresti averle capite. E invece non ho capito un cazzo, mi spiace continuo a non capirlo questo mondo e a starci mica troppo comodo. Prima ci stavo più comodo a dire il vero e allora lo vedi che non ho capito niente? Ho capito che si vive una volta sola, che è importante star bene perché il tempo che passa non te lo rende proprio nessuno e che il tempo passato a ingollare ancora meno... E allora ingolla manda giù e continua a pedalare... "preservati"... in ospedale l'obettivo era chiaro ed era sopravvivere adesso qual'è l'obiettivo? Adesso qual'è? Qual'è? Qual'è? Ti aspettavi un ritorno soft, ti accompagnano tutti finché stai male, che disdetta capire che il mondo là fuori non è che proprio ti attendesse impaziente dalla tua ascesa dagli inferi. E la cosa peggiore è che sei sempre il solito cretino di prima non sei né più saggio né più bravo né più capace né più bello né più niente... sei sempre il solito coglione che stavolta ha un bel blog su cui scrivere quando gli viene in mente qualcosa e un gruppo di persone che pensa che sia come lui non si sente di essere. Io non mi sento un saggio, non mi sento una persona di successo, non mi sento un grande scrittore anche se vorrei esserlo. E invece sono sempre il solito che non sa neanche dove sta di casa o di famglia. Che ha fatto della flessibilità un vanto per non ammettere che non gli riesce essere minimamente stabile per i fatti suoi e che non è riuscito a concludere niente in vita sua. A parte i titoli di studio ovviamente. Si, si è un bravo ragazzo, è simpatico, una bella promessa. Un ragazzo intelligente, sensibile. Un ragazzo che avercene! Sicuramente uno che ha stoffa. Bravo bravo e ora? Ora boh tanto la tua strada la trovi... certo, come no... goditela mentre aspetti di trovarla, godi proprio. Goditela che in fondo... ah no? Cos' è che cercano un lavoro stabile... non uno precario... si fa a cambio io ti do una vita precaria tu mi dai il tuo lavoro precario? Voglio saperlo chi accetta.
In fondo però sei solo un povero stronzo come tutti gli altri che annaspano hanno ragione, cosa pretendi? Zitto e pedala e non rompere troppo i coglioni a ventiquatto anni, che non dovevo nemmeno compiere. E quel che hai fatto... quel che hai fatto è di esempio per tutti. Come ti permetti di tradirlo? Come ti permetti di esser giù? Come ti permetti tu sei il guerriero senza macchia e senza paura... Ho provato a spiegarlo che non ho fatto molto, ho semplicemente puntato a sopravvivere e fatto quel che si doveva fare. Ho provato a spiegarlo che non sono un eroe al massimo sono uno a cui piace scrivere. Ho provato a dire guardate sono una merda come voi né più né meno, non sono particolarmente buono, né particolarmente cattivo ho le miserie e le meschinità di ognuno... io non voglio che la gente si aspetti niente da me... non voglio essere di belle speranze, non voglio essere neanche il personaggio scomodo che mi è stato affibbiato. Non voglio quella maschera. Io sono solo un depresso del cazzo che ha avuto più sfiga degli altri perché si è beccato una leucemia. E si è comportato come si è comportato solo perché era il solo modo di reagire e bisognava semplicimente stringere i denti per un obiettivo. Che per altro era chiaro, univoco e non aveva alternativa né sfumatura. Ma se l'obiettivo sono gli occhi d'una bella ragazza che fai? Sei un povero incapace che sta sufficientemente male da non avere neanche una routine a cui appoggiarsi e non ti senti neanche in grado di farci molto se non hai niente da offrire. Hai da offrire un bel po'di preoccupazioni e poco più... ah si un grande schermo per le proiezioni e una casa in Chianti... beh in fondo mica male ma il gioco non vale la candela. Non vale la candela per nessuno quando anche tu ti terresti lontano da te stesso. Neanche per te varrebbe la candela perché sei pesante e lo sai, sei pesante del tuo dolore e di quel niente che hai da offrire. E ti senti come un pezzente a cui gli è arrivato in casa la regina e vorrebbe fare bella figura... c'hai provato a mascherare la casa ma quando ha iniziato a piovere il tetto non tiene... Sei un pezzente e ne hai tutto l'orgoglio e tutti i limiti e nulla più. E sei anche la scimmietta del circo, che si guarda con interesse, come lo sei sempre stato quando sei stato malato... la scimmietta a cui guardare con curiosità, pena, compassione coinvolgimento e dolore. La scimmietta che si mette in mostra... che carina... sentiamo cos'ha da dirci... bene oggi vi dico che sono una scimmietta e che non è troppo ganzo esserlo però come vedete faccio il mio mestiere dietro le sbarre di una (ex speriamo) malattia.
Grazie a tutti e saluti e baci

il vostro

G.J.B.

venerdì 3 ottobre 2008

3 ottobre - l'attimo della solitudine (che tanto passa)

Non è solo la solitudine ma l'ineluttabilità di essa. Sono le tue cicatrici, quelle di chi continua ad essere come era per coerenza e amore di sé stesso. Per volger lo sguardo un attimo lontano perché lo sguardo che volgi vicino e al tuo vicino non ha realtà alcuna. Sai di rapporti amari, sei quasi un personaggio pubblico o magari teatrale e ti comporti fin troppo come tale. Hai assaggiato una realtà dura e ne sei conscio. Ma è solo una delle tante, e sei conscio anche di questo. Senza far troppi sconti a sé stesso perché farne agli altri? E in una dimensione dove il dolore non è assoluto ma personale, meglio allora far finta di niente e fuggire via. O essere consapevoli fin dall'inizio della necessità dei rapporti umani, come dell'utopia della loro realizzazione, qualora essa non sia l'hic et nunc. L'immediato ché in fondo nient'altro conta. E il tuo immediato adesso si fa la luce che rischiara la camera o le ombre delle mani sulla tastiera che si fan simbolo della fatica. Contemporaneamente sai anche che in fondo è solo una dimensione di guado, tra uno stato d'animo e l'altro, un momento in cui senti e calchi semplicemente di più il silenzio tra le parole. E se è solo un momento, anche quello passerà sebbene sia esemplificativo di una parte del tuo essere che in fondo ti avvolge sempre, come la voglia ora di ridere, ora di sorridere: la voglia di vivere, quella che ti fa andare avanti. Sei vivo... sei vivo e sei contento di esserlo, sei vivo e sei solo, e non sei contento di esserlo. E la paura, le paure ti rattrappiscono le gambe e ti rendono duro il sentire: conscio che due solitudini non faranno una compagnia...che peccato!

G.J.B.