domenica 29 giugno 2008
dom. 29 - dalla desolazione
Cos'è che rende un Uomo felice? Sto quasi-bene appunto e sono totalmente isolato dal mio ormai vecchio mondo. Lo stare male per sua intrinseca natura annebbia il pensiero o meglio lo concentra su un desiderio di finirla con quello stato... dopodiché lo stare male lascia spazio a uno stare quasi-bene e dopo i primi giorni il pensiero torna libero di spaziare verso ogni méta possibile. Il che è giusto e naturale e rende anche felici se sostanzialmente la vostra sistemazione vi soddisfa. Sostanzialmente sto in casa la mia attività di maggior rilievo consiste nel ricordare, mentre il maggiore scambio affettivo che ho è per la maggior parte rappresentato da questo blog. Lascio a voi il compito di intuire altre considerazioni che risulterebbero altrimenti volte a suscitar pena e magari di cattivo gusto. Però se qualcuno ha una giornata per venirmi a trovare gliene sarò grato.
Qualche tempo fa ebbi modo di scrivere questo su un quadernetto dato che stare al computer mi crea problemi agli occhi, ve la ripropongo così avete da leggere qualche cazzata in più:
Se c'è qualcosa sulla quale ho pochi dubbi è quella di appartenere a una minoranza. Insieme comunque a molti altri. Appartengo a una minoranza fortunata sia da un punto di vista economico (tanto globalmente quanto all'interno del Paese). E appartengo culturalmente a una minoranza (non nel senso che faccio parte di un' elite che ha letto tanti libri, quanto piuttosto che non sento né vedo diffusa la mia cultura intesa anche come modus vivendi). Ma qui il problema si fa più complicato per la difficoltà di quantificazione della seconda affermazione.
Un tempo l'appartenenza culturale era più facilmente riconducibile a delle "case politiche" di riferimento: il vecchio socialismo, il comunismo, l'azionismo e anche la Democrazia Cristiana si ponevano a rappresentare un modello per vivere. Vi era dunque un rapporto in parte bilaterale, in cui all'individuo, al particolare corrispondeva l'ideale, il generale. Ancora adesso ci si attacca a categorie passate, poiché ancora siamo stati incapaci di crearne di nuove. E si è virato verso una deriva personalistica in cui è il "leader" a dare il nome al modo di fare o alla corrente politica di riferimento (le "primarie" sono l'apogeo di questo costume dilagante). A quello delle "case politiche" dunque si è sostituito" un modello di improbabili "capi famiglia" privi in realtà di ideali costanti di riferimento. I risultati si presentano per esempio in due formazioni che presentano programmi molto simili tra loro alle elezioni. E i "leaders" hanno tale arroganza da voler spazzare via ogni forma di aperta opposizione. Sia essa all'interno di un Paese o di un partito. Quali siano i rischi per l'impianto democratico è sotto gli occhi di tutti, con una divisione dei poteri e delle competenze ormai fattasi estremamente labile. E in questo quadro matura e cresce un clima di ovvia disillusione antipolitica che pone la maggior parte della popolazione in una posizione di vessazione e di sconfitta. Sia essa di destra o di sinistra. Un senso generale di sbando che alimenta un caos favorendo di nuovo il venir meno delle istituzioni democratiche. Si sa, che la risposta la si cerca spesso ne "l'Uomo della Provvidenza" o "l'Uomo Forte" che dir si voglia.
Mi chiedo quanto spazio ci sia per una strenua ed eroica resistenza e quanto invece ci si possa chiudere in una rassicurante torre d'avorio. a farci i cazzi nostri e "al culo tutto il resto" come dice Guccini.
a presto
da una desolata solitudine
G.
lunedì 23 giugno 2008
23 giugno - la rivoluzione dei meloni arancioni
no non sto delirando, o forse sì, appena un pochino. Ma che ci volete fare troppa libertà dà alla testa e anche le parole possono sembrar libere sciolte ormai dai loro legacci. In realtà avrei voluto parlare degli sconfitti in maniera diversa, più bella, poetica o quant'altro ma adesso, quando mi son messo davanti a questo schermo, mi è venuto questo e di questo ci dovremo accontentare per ora. Che si scrive a uno quasi-sano? Boh... quello che vi pare. E io da quasi-sano quasi quasi mi lamenterei del caldo...
un saluto
il vostro
G.J.B.
venerdì 20 giugno 2008
20 giugno - mi piace...
son pigro e per ora è tutto
un bacio
Giulio
P.S. A chi si avvilisce per la cialtronaggine, piuttosto che per come va il mondo, o per questo governo o per questa opposizione (quale?) o quant'altro. Suggerisco di fare come ci insegnano: guardate dall'altra parte o meglio, in fondo siamo ai quarti di finale, no? Altrimenti se proprio non ce la fate, c'è sempre il Vernacoliere con cui consolarsi...
domenica 15 giugno 2008
15 giugno - coming home
mi son riposato un po'oggi finalmente vi scrivo qualcosa e traccio un punto sulla situazione:
si sto meglio
si ho di nuovo i capelli in testa
si mi sto rimettendo in forze (anche se ci vorrà un bel po' perché dopo tanti mesi su un letto d'ospedale son magrino magrino)
si finalmente il mio emocromo non è niente male tanti globuli bianchi e cose varie per cui il donatore cipriota sembra star svolgendo bene il suo lavoro
no non credo che tornerò a breve a Firenze non chiedetemi quando perché non lo so.
si mi potete venire a trovare.
no non potete portare il vostro ratto di compagnia con voi
altro?
ah si il trapianto sta andando bene, il nuovo midollo ha attecchito bene e speriamo di andare avanti così. Ora cosa si aspetta? Si aspetta che con il tempo le condizioni si stabilizzino e vadano sempre in migliorare, si aspetta che il nuovo midollo finisca di mangiarsi tutte le tracce ancora presenti della malattia, si aspetta di guarire definitivamente insomma... quanto ci vorrà? Un po'... mesi e mesi credo.
Intanto però godiamoci un po' di vita fuori dall'ospedale...
NON CI VOGLIO PIU' RIENTRARE
a presto
G.J.B.
martedì 10 giugno 2008
10 giugno - Resistere! Resistere! Resistere!
Ieri sera ho avuto la malagurata idea di andare a leggere il giornale su internet prima di addormentarmi... pessima idea. Roba da vergognarsi di far parte del genere umano. Non starò a fare un elenco delle notizie lette. Però è una cosa da non fare prima di andare a letto quella di leggere il giornale. Eppure alla mia età dovrei aver imparato. Comunque stamani mi son convinto e ne sono sempre più convinto. Resistere! Resistere! Resistere! Mi sembra che in questo momento più che in altri passati si viva un senso di disgregamento mentre tutto va puttana. Ho la presunzione di pensare che questo blog sia stato una piccola risposta e possa continuare ad esserlo. Io vorrei che fosse così.. Un momento di soliderietà quotidiana, di riflessione, di pace sostanzialmente. Una pace di cui abbiamo tremendamente bisogno. In guerra tra lavoro, impegni vari, traffico, competizioni di ogni tipo... so di dire banalità e cose già dette. Per farla breve: una boccata d'aria direbbe qualcuno. In questi mesi ho ripensato abbastanza spesso a quanto ottenuto (penso alle donazioni sangue che spero continuiate a fare), e nei limiti ho cercato di pensare a quanto ottenere. Sono sempre più convinto della necessità di far nascere un'associazione da questa esperienza, perché essa possa trovare sfogo e una via possibile di resistenza! Ho anche pensato e ripensato al modo, al come, al perché... mi sono confrontato con alcuni di voi e molto anche con me stesso. L'associazionismo nasce innanzitutto dalla voglia di stare con gli altri e costruire qualcosa insieme. E questo spero non manchi, anzi a mio avviso ne abbiamo un gran bisogno. E da costruire c'è tanto. In Italia e fuori. Sarò sincero non so fare progetti di cooperazione internazionale, e anche sul locale è un mestiere che non è il mio. Ma conosco bene molte associazioni (dall' ANT, all'AIL a Libera, all' ARCI) giusto per fare qualche esempio che han un gran bisogno di soldi per progetti di soliderietà di ogni tipo. E allora innanzitutto potremmo avere il piacere di ritrovarci tutti, magari a cena (auto organizzata), a far festa e con i soldi ricavati finanziare progetti di queste associazioni che già operano su tanti settori. Cene, eventi culturali da organizzare per racimolare soldi da mandare in beneficenza insomma. Che in fondo è la cosa più semplice e se uno non ha voglia o modo di impegnarsi per organizzarla (la cena o l'evento), in fondo basta che venga a partecipare. Poi magari la cosa si sviluppa e ci faremo progetti per i fatti nostri però al momento mi sembra la cosa più semplice. Non ho comunque dimenticato il vecchio progetto di andare a parlare di droga e di sostanze psicoattive nei licei. Ho ripensato alle conoscenze che uno dovrebbe avere per parlare di questi argomenti con cognizione di causa. Troppe, troppo profonde. Però... però sono ancora convinto di quel dicevo (anche perché l'ho visto con i miei occhi facendo lezioni nei licei e stando a contatto con i ragazzi è naturale parlare anche di questi argomenti)... mi pare che a Bologna sia partita poco tempo fa una sperimentazione per cui in assenza dell'insegnante i ragazzi dell'ultimo anno vanno da quelli dei primi a fare educazione sessuale... l'idea di fondo dovrebbe essere la stessa. Tanto di quelli della mia generazione quante ne abbiamo vista di droga!!! Poi se ne parlerà meglio e si affinerà la cosa con quelli maggiormente interessati. E' ovvio per altro che comunque una conoscenza di base dell'argomento sarà richiesta...
insomma son cose a cui non vorrei rinunciare...ma ci sarà tempo per realizzarle. Ho anche capito che finché non sono a Firenze in pianta semi-stabile, tutte queste rimangono belle idee, bei progetti...ancora un po'ci vorrà. Però ogni tanto mi piace guardare al futuro, tirare qualche sasso nello stagno.
Speriamo di vederci presto, per altro spero che la dimissione sia imminente.
Resistere, resistere, resistere!
A presto
G.J.B.
mercoledì 4 giugno 2008
mercoledì 4 giugno - di schiettezza
Cara Daniela,
innanzitutto ti esprimo la mia solidarietà umana che poco altro purtroppo posso fare. Ti ringrazio per l' "in bocca al lupo" e urlo "Crepi!". Ovviamente l'augurio di buona fortuna è reciproco. Per il resto io non credo di aver "affidato le mie emozioni di malato ad un blog". In linea di massima non mi piace parlare di malattie e non mi piace parlare di sofferenza. Spero sinceramente di aver parlato di altro finora e, al limite, di aver preso spunto da una situazione di disagio per trarre altre riflessioni. Per me parlare della bontà del melone è voler dire quanto può essere buono un melone o che bel gusto può avere la vita. Tutto qua. Questo blog, nel tempo, ha voluto essere più un inno alla vita che il blog di un malato, non so se è riuscito nell' intento. Ma di fondo per me l'intenzione è quella. Un'intenzione che andrà avanti anche dopo la fase in cui è nato, che è effettivamente una fase di malattia. Per altro credo nel potere evocativo delle parole quindi mi tengo ben lontano da certi argomenti come da domande più grandi di me, alle quali per fortuna non so rispondere.
Spero che tu non te ne abbia a male di queste mie parole che son sincere come sinceri sono i miei migliori auguri di superare questo momento difficile.
con affetto
G.J.B.
Per quanto riguarda il resto, no non mi fa piacere leggere i commenti sul blog... ma si che mi fa piacere o che domande mi fate? Quante volte ho detto che mi piace leggere i vostri commenti? Oh che vu avete bisogno di sentirvelo ridire? A volte e mi sembrate di quelle che dicono che son brutte per farsi dire il contrario dagli uomini vicino... che poi mi vien voglia di dire "sì è vero" solo per far dispetto... scusate di nuovo la schiettezza ma: "facciamo poco le belle fihe..."
concludiamo in bellezza, non male: "circospezione" ispezione dei dintorni. Io una volta ho tradotto: "Paulo postea" (poco dopo) con "Paolo dopo". Questo Paolo appariva a mezza versione e poi spariva per sempre... mah...per il resto per fortuna la versione era fatta bene... un'altra volta ricordo di aver tradotto "lussuria" al posto di "lusso"...ehehehe. Infine ho assisistito a qualche perla universitaria. In una delle poche lezioni di lettere che ho seguito il professore stava tentando di rendere il pathos di una poesia di Leopardi nella quale un' antica greca si trafigge il petto con il "rozzo ferro"... "perché rozzo?" chiede il professore rivolto più a sé stesso che alla platea. Si alza e prende la parola il mio vicino: codino, vestito male, sui trentacinque anni: "perché al tempo dei greci il ferro non era molto ben lavorato, o addirittura non esisteva." Poi ti chiedi perché uno smette di andare a lezione...
perché finisice gli esami da non-frequentante.
Bon s'è fatto tardi (si fa per dire)
a presto
G.J.B.
domenica 1 giugno 2008
1 giugno - ...pazienza e pazienti
Sono ancora in ospedale a fare cure, chiuso in una stanza, di nuovo a scrivervi. Non so dirvi se la mia sia esattamente “pazienza”. O meglio sicuramente lo è ma in un'accezione forse diversa dal senso ampio dato comunemente. Sicuramente non c'è un aggettivo migliore per indicare una persona ricoverata in ospedale. Il “paziente” infatti, altri non è che uno che deve sopportare un iter per quanto lungo esso sia, appunto con pazienza. Per fare un esempio di vita comune si è tutti un po' dei “pazienti” quando si è incolonnati nel traffico. In fin dei conti, se il traffico è di quelli veri allora la sensazione può essere simile. Da punto A voglio arrivare a B. Per B ho un unica strada sulla quale, in linea di massima, non posso influire. Questo che inizia è l'ottavo mese di cure dagli inizi di novembre 2007, siamo a giugno del 2008. Tanti mesi, tanto traffico, tanta pazienza. E so per esempio che dovrò star qua almeno un altra decina di giorni. La pazienza è forse la capacità dell'Uomo di sopportare una situazione spiacevole rapportandosi alla sua percezione temporale. Potrei continuare facendo filosofia spicciola da ospedale ma non ne ho sinceramente voglia. Non so però se vi siete accorti di come si sia andata diradando la frequenza di aggiornamento del blog... casualità, direte voi o magari non ha voglia... non è propriamente una mancanza di voglia direi piuttosto che la latitanza è dettata da altri motivi. Fortunatamente fisicamente la sofferenza è davvero poca se non nulla. Direi più che ho fastidi. Ma allora di che vi parlo? Di pazienti giornate ospedaliere o di un unghia che mi dà noia? Non sarebbe evasivo, e in fin dei conti neanche troppo interessante a meno di non provar gusto nei guai altrui. Vi potrei parlare dei miei sogni, ma i sogni si tessono su tele di ragno e si ha un certo riguardo nel mostrarli agli altri... vi potrei raccontare di quel che mi manca, di quel che era la mia vita prima, di qualche ricordo, ma il rischio è di girarmi il coltello nella piaga... e allora aspetto, con pazienza, quel giorno in cui potrò dire che sono uscito, che sto bene, che son tornato a casa. Quel giorno in cui vi potrò guardare negli occhi o raccontare le emozioni belle della nuova vita che mi attende... io aspetto con pazienza quel momento, certo che non sia troppo distante e nel mentre so di scriver poco, perché in fondo adesso s'accompagna poco la parola...
a presto
G.J.B.