mercoledì 28 maggio 2008

28 maggio - ... un punto sulla situazione

Ed eccoci qua, ancora in corsa, in sella, in ospedale. Ancora alle prese con la precarietà difficile della malattia e del post-trapianto. Attese per esami, qualche ansia, nostalgie e tanta voglia di futuro scandiscono giorni forzatamente pazienti. Lo sforzo fisico si fa paragone di quello mentale e viceversa con la consapevolezza continua che la prima cosa è non soffrire e quindi consolandosi sempre con quel reggersi, arreggersi a una situazione fisica certo affaticata ma non sofferente. Fortuna non da poco. Premio raro, godetevi anche quel caldo appiccicoso là fuori, quel sudore un po' schifoso e il gelato conseguente, un relax da aria condizionata e da vita di tutti i giorni che ormai mi appare sempre più un ricordo. Mi sento lontano miglia, ma con un gran voglia di combattere ancora, di ritornare a vivere normalmente senza spade di Damocle sulla testa. Quelle che pesano nella paura che la malattia possa ritornare, il trapianto non riuscire perfettamente, e le infezioni sempre in agguato. Spade di Damocle, pendoli nei pozzi che adesso mi trovo a dover esplorare con la convinzione che tra un po' ne sarò fuori. E intanto aspetto in questa stanza, in cui son da solo, una sorta di piccola e personale prigione da cui si esce quando crescono le difese immunitarie. Tanti mesi di stanze d'ospedale, di bucature, di pazienza lasciano una sensazione di essersene un po' invecchiato e soprattuto quella strana certezza che rifaresti tutto, che sei sempre più deciso a arrivare alla fine, sempre più vicina di questa brutta avventura. La concentrazione è massima ogni sforzo teso verso la riuscita finale, mentre sai che solo tu porti il fardello e alla fine sei fiero di te stesso per tutto quel che hai fatto finora. Per continuare le nostre metafore sportive è noto che durante il Giro d'Italia, Coppi, poche curve dietro a Bartali in una salita da ammazzare uno stambecco stesse per scendere dalla bicicletta e ritirarsi preso dai dolori e in quel momento vinto dai tornanti. A quanto ne so Bartali tornò indietro e gli ricordò gli sforzi fatti sia da loro che dalle loro famiglie (in senso economico) fino a quel momento. Gli tirò in faccia la neve per farlo un po' riprendere e la corsa riprese. Coppi vinse il Giro d'Italia ma nulla lo salvò dalle parole del rivale che dopo averlo rimesso in sella gli urlò in perfetto fiorentino “sei solo un acquaiolo” ovvero uno che beve solo acqua... quasi sempre si può scegliere cosa si vuole essere personalmente non ho la minima intenzione di mollare, mentirei se non ammettessi la stanchezza e crampi... ormai son sette mesi di corsa e stiamo per entrare nell'ottavo, sono passati più di due mesi dal giorno del trapianto. Se vi dicessi che tutto scorre perfettamente vi prenderei solo per il culo. Il midollo trapiantato è per ora evidentemente lento, ma sono assolutamente convinto a voler arrivare fino in fondo a questa storia. Non statevi a preoccupare oltre un certo livello per queste parole che però corrispondono a realtà e aspettiamo pazientemente e con la giusta determinazione che l'ordine delle cose sia presto ripristinato. Non sarà facile che mi vediate presto a Firenze, anche se non si può mai sapere... intanto però sto meglio, la prossima tappa è uscire da questo buco...

w i meloni !!!

il vostro

G.J.B.

domenica 25 maggio 2008

notte 25 maggio - lo Stelvio

tanto per non ripetere l'angoscioso e angosciante silenzio che ha stretto quei lunghi giorni passati male, vi dico che sto cercando di riprendermi. Sono ancora in ospedale acciaccato, mezzo rotto da tanti punti di vista, ma si spera, in miglioramento... Già... lo Stelvio, e i grandi ciclisti, quelli veri, quelli di un tempo... Girardengo, Bartali (con quel suo naso da italiano in gita - ce l'ho anche io il nasone -), Coppi. Via... ancora mi incantano, quando vedo il ciclismo adesso non mi trasmette quella passione che invece credo abbia trasmesso quando le biciclette non erano tecnologogia allo stato puro e malgrado tutto... mah smettiamola di fare i nostalgici vecchi coglioni però lo Stelvio è duro davvero... ma prima o poi tutto dovrà pur finire no? Anche 'sto giro...
Prima del lungo silenzio mi fu chiesto com'era Milano, e risposi che avrei voluto rispondere con calma. Perché la Milano in cui vivevo era una Milano fatta nuova dalle mie condizioni di convalescente e quindi vi stavo per parlare delle gioie, delle tranquillità, delle piccole paure della mia convalescenza. Non ho fatto in tempo e la realtà mi si è parata davanti con una violenza inaudita, facendomi passare da una dimensione di appena convalescente (illuso di potermela cavare discretamente) a una dimensione da essere di nuovo in ospedale. Tutt'ora sono in isolamento respiratorio. Non vi starò troppo a raccontare le vicissidudine e le ansie che accompagnano il periodo immediatamente dopo un trapianto di midollo... sono solo contento dei tanti "bentornato" che mi avete dato. Prima di questo periodo ho comunque pensato che, superato il collo di bottiglia del trapianto il più fosse fatto, così la vedevo quando sono uscito. I fatti mi han dato torto. E allora ho ripensato ai miei poemi epici: l'Odissea non è forse la narrazione di un ritorno? E poi ho pensato alla realtà, alla storia, a chi, sperso in Russia, o deportato in Germania, aveva sì finito di patire la guerra, stava si tornando a casa, ma a casa ci doveva pur arrivare... e i kilometri erano tanti e le difficoltà pure. Sono convinto che tornerò a casa e spero che il viaggio possa da adesso essere più confortevole e sicuro e tranquillo, ma ho capito che ancora non è affatto finita... quindi pedalare. E grazie per il tifo ai tornanti, mi sento quasi una maglia rosa... avrei potuto scrivere questo post molto meglio, ma sono stanco l'ora è tarda eppure volevo spezzare un po'il silenzio raccolto per sentire meglio il vostro tifo... si dice che le cose migliori arrivino con la calma e la pazienza, e conseguentemente con la costanza di una pedalata dopo l'altra anche io son di quest'avviso...quindi ora ci mettiamo di nuovo in sella e acciaccati continuiamo verso le ultime tappe di questo giro...

Grazie

Giulio "il ciclista"

martedì 20 maggio 2008

20 maggio - chi non muore si rilegge

“Chi non muore si rivede” recita l'adagio. “chi non muore si rilegge”. Ancora non sono morto però quando ho scritto che avevamo tempo non intendevo esattamente quello che è successo. Mentre scrivo non ho letto alcun commento dall'ultima volta. Credo che non sia stato fatto mistero che sono stato molto male. Inutile descrivere la serie di sofferenze passate. Appunto in parte perché sono passate, secondo di poi perché la sofferenza a volte merita semplicemente il silenzio. Curioso il valore del silenzio, c'eravamo con il silenzio per onorare il primo maggio e ora ci ritroviamo con il silenzio che avvolge e avvolgerà questi giorni terribili. Non ho neanche risposto al telefono... curiosa reazione. Strana forse certe cose sono troppo intime, non so cosa dirvi se non augurerei mai a nessuno di provare quel che mi è capitato, a nessuno davvero. E purtroppo so che si può stare ben peggio.

Potrei parlare di eutanasia e accanimento terapeutico ma preferisco parlarvi del melone che ho mangiato oggi. Oggi praticamente per la prima volta da tanti giorni ho infatti fatto un pasto quasi normale, quasi completo. Una mezza frittata una piccola schiacciatina, e soprattuto una splendida porzione di melone. Io adoro il melone, anche se so che a molti non piace. A me invece quella specie di zucca arancione mi fa impazzire molto più del banale cocomero. Prima di tutto nessun seme a rompere i coglioni e poi, il profumo che manda un buon melone è qualcosa di difficilmente imitabile. E quando, nella stanza d'ospedale dalla quale vi scrivo, la vaschetta si è aperta sprigionando un profumo, così contemporaneamente di libertà e d'estate. Così buono, così arancione, fresco semplicemente nuovo, non ospedaliero. Qualcosa che portava lontano, via dai trapianti, dai letti bianchi degli ospedali, via verso un estate fatta di meloni tranquilli... cosa può essere un melone, un profumo... Erano praticamente settimane che non mangiavo e non capite quel che si prova in certi momenti. Ma spero solo che possiate ricordare una volta in cui un profumo, un frutto semplice vi prende e vi porta via... mah... a volte forse dico cazzate ma scommetto che vi son mancato almeno un po'... a me son mancato tanto, sapete? Non mi piace lasciarmi...


Sono ancora in ospedale, sto decentemente anche se ho la rivoluzione d'ottobre nelle budella.


Il vostro Giulio “il cipriota” sopravissuto...


P.S. E voi ci siete ancora tutti o qualcuno ormai sfiduciato ha smesso di provare a darmi il “bentornato”? Mi piacerebbe averlo... e speriamo di fermarci anche un po'...

venerdì 2 maggio 2008

2 maggio - il primo maggio

Ieri era una giornata importante, per onorarla (ma più che altro forse per pigrizia), mi è sembrato giusto non scrivere niente, tanto, volendo, c'erano gli arretrati da leggere... Però oggi eccomi di nuovo qua a quasi a parlarvi dallo schermo del mio computer. (Schermo che per altro mi da pure noia agli occhi ma queste sono altre storie che in fondo a voi possono interessare poco – a me invece molto). Insomma ieri era il primo maggio festa del lavoro e dei lavoratori. Un primo maggio strano, dimesso, che sa quasi di quando, dopo la pioggia, ci trova tutti quanti intorno al camino bagnati e infreddoliti ma almeno un po' insieme. Come quando ci si guarda intorno e si trova nella sagoma accanto alla nostra quel sorriso magari vagamente malinconico di un amico, un compagno quasi dimenticato, che con quel sorriso ci solleva leggermente dalle pene della nostra marcia.

Il primo maggio per me ha significato negli ultimi tempi ritrovarsi, ritrovarsi magari avversari tutti gli altri giorni dell'anno, ma con una base comune, un comune sentire, una comune cultura di fondo. Significava andare a mangiare nella piazza dell'Isolotto, a festeggiare questa comunanza, tutti allo stesso tavolo, per tutti lo stesso cibo e lo stesso vino schietto. Infine una tombola, una partita a calcio alle cascine. Qualcosa forse che sa di tempo passato, ma che personalmente mi rassicura. E così ieri mi è giunto questo messaggio: “In piazza dell'isolotto per il 1 maggio manca proprio qualcuno... un bacione... Cala, Gani e i reduci...”

Strano a dirsi il piacere che può dare una frase così semplice, e pure c'è dentro molto di quel che sono, di quel che siamo, di quel che vorrei.


Non voglio eludere le giuste richieste della mia Anna M., ma la questione di come avverto Milano in questo momento, non è questione da poco perché riguarda l'intero assetto intimo e psicologico. Sicuramente meglio di prima anche se a Milano città non son più tornato per tanti motivi... spiegherò con la giusta calma abbiamo tempo...


il vostro


Giulio “il cipriota”