Una terra desolata e una nave, galeone dalle vele nere e lacere che la solca sospesa su un cielo cinereo... Non vi so dire da dove venga questa sorta di "visione" d'incubo che mi ha accompagnato qualche giorno fa.
Perché un quadro casca dal chiodo? Perché d'improvviso qualcosa cede, smette di funzionare come fino a un momento prima, perché proprio in quel momento? E'un caso? E'un disegno più grande come un mosaico di cui siamo piccoli tasselli? Forse è banalmente quel che si dice un guasto meccanico? Oppure tutto era previsto? E ancora in che percentuale si misura quel "come stai?" che a pensarci troppo potresti impazzirci dietro a atroci crisi identitarie in considerazione della dicotomia della natura umana fatta di fisico e pensiero...
Vi sono forse scrigni dentro a ognuno di noi che è bene non aprire, tesori tanto misteriosi quanto profondi e pericolosi. Sono assolutamente convinto che per vivere "bene" non si debba mai spingersi troppo in là.... vi sono cose molto oscure che pure fanno parte dell'animo umano, la quotidianietà spesso interviene per salvarci dall'orlo di quell'abisso che inconsciamente e incoscientemente possiamo incontrare tutti i giorni. Quell'Ulisse che tanto ritorna nelle nostre letterature va fermato a favore di qualcos'altro la pena che attende chi pecca di "ubris" è tanto grave quanto pesante. Anche il solo fatto di guardar giù, nel nostro profondo dà spesso le vertigini. In linea di massima credo che la cosa faccia talmente paura che tendiamo a ignorare il problema, a non vederlo, a fare come se niente fosse. Ma quella spada di Damocle che pende sulle nostre teste l'abbiamo ben intuita nel barlume notturno che illumina i nostri giacigli. Così si fugge e si sfugge nel sonno, ora nel senso letterario ora nel sonno della ragione o forse nel sogno della ragione a cui per fortuna i nostri sensi ci riportano... E dunque vi sono momenti in cui un uomo provato mette male un piede, inciampa, eppure... il movimento era quello giusto il piede flesso in avanti la gamba aveva quasi completato la falcata. Cos'è successo allora? E' forse colpa della strada, un cedimento del terreno? Un errore di valutazione delle distanze? E ci si trova per terra, non necessariamente con il culo per terra, ma anche con la schiena, o il petto e le mani? Hai messo le mani avanti a coprirti il viso? Oppure lo spuntone aguzzo ti ha ferito e ancora sanguini, magari dalla testa stavolta. Fa male, fa molto male. E ti ritrovi a doverti rialzare la fatica è ancora maggiore rispetto a quando si deve continuare... sì, forse è stato uno scherzo della stanchezza a farti mettere quel maledetto piede in fallo. Fatto sta che un passo falso l'hai fatto e ora volente o nolente, innocente o colpevole, ne pagherai le conseguenze. Come chiunque altro come mai nessun altro al posto tuo. Perché sei tu che ti alzi la notte con il viso e l'umore disfatto e non hai la forza di riprenderti. Neanche una lacrima sul tuo volto, su quegli occhi che prima portavi fieramente a sfidare il mondo. L'ambizione? Sì, ti si confaceva, e i pensieri le prospettive, le aspirazioni... è un diritto? Così dice... eppure a te non sta andando poi così bene... sei per terra e stai leccando il pavimento di un sudicio piccolo bagno d'ospedale. Devi alzare la testa se ne vuoi uscire, devi farlo se vuoi uscirne... e per andare dove? La domanda sorge nel momento meno opportuno così come ogni cosa scomoda, e ti colpisce al collo piegandolo ulteriormente per reazione. Devi...se vuoi...dove... e lo specchio che ti hanno messo davanti non ti inganna quando non ti riconosci nemmeno, gli occhi, dove sono i tuoi occhi? Sono gonfi e pesti, non si riposa mai bene in ospedale... non ti interessa più come né dove solo quando... quando finirà tutto questo?
Una frase spiccava subito dopo la seconda guerra mondiale in una Roma lacerata su un muro di Transtevere si leggeva la scritta: "andatevene via tutti lassatece piagné da soli"... E non ti rialzi, stai là, mentre non aspiri più a nulla se non a farla finita velocemente, o come meglio puoi... ti trascinerai bocconi? Non ti interessa, o forse si, dice che si chiama istinto di sopravvivenza o di conservazione... io ci credo poco è solo una scusa, una delle tante per cercare di far luce negli antri oscuri che ci formano. E allora? Allora decidi che torni a letto, il giorno dopo, poiché è presumibile che ci arriverai ci penserai. Ora torna pure ai tuoi incubi inquieti e cerca di... di niente, neanche di continuare. Hai mollato e lo sai. Le coperte sono sudate o no? oppure non capisci perché anche il letto ti fa quest'effetto. Ti sveglierai altre volte durante la notte, è quantomeno la regola. Ciò che è inquietante è che non hai nemmeno toccato il fondo sai pure questo, ammesso che vi sia un fondo, una fine plausibile... un fondo... una fine... è quello allora che stai cercando? Quando verso le cinque del mattino l'infermiere ti viene a svegliare, ti chiedi solo "ma perché? Perché lo fa?" e ti lasci fare tutto quanto: in fondo sai che ogni resistenza è vana e non sa di fine. Comunque te ne stai zitto e lasci la domanda a giacere nel tuo cervello tanto la risposta è inutile e a ben vedere anche la domanda... poco conta, quel che conta è che ti stanno là a toglierti il sangue come ogni altra mattina da ormai troppo tempo a questa parte. La siringa si riempie il tubo del catere lascia defluire il sangue e, ormai sbloccato, il flusso scorre copioso nelle provette...
il sole sorge, per te come per tanti altri, e non ci fai nulla, però la sola idea di toccare alcunché di cibo, ti repelle. Una repulsione psicologica o fisica? Dov'è il confine? In fondo non è importante... e se proprio vuoi iniziare a scavare, questo non è un pallido inizio... cosa farà quel personaggio che dimora in te? Come si comporterà e come reagirà? Ancora stimoli dall'esterno, comunque intanto non mangi e non lo farai fino al giorno dopo, quando divorato dai succhi gastrici li vomiterai tutti insieme sul letto, con una certa dignità che ti lascia allibito... non un lamento, ti dicono di respirare con il naso e lo fai non una parola... e già sei tornato nella norma, nel torpore dei tuoi sensi comuni in una dimensione diversa e non sai neanche tu come ci sei finito? Eppure adesso stai molto meglio, anche l'umore è risalito e quando tuo zio ti viene a trovare riesci pure ad abbozzare una parvenza di sorriso, qualcosa che ti distrae...
Sono passate diverse ore da un momento in cui hai solo appena potuto assaporare l'abisso che si cela sotto di te. Hai ripreso il cammino, e sei per qualche motivo strano, pure rinfrancato, l'aria ti sembra più fresca, il fardello che porti meno pesante e perché allora non darsi alla compagnia di Sciascia piuttosto che iniziare la tesi?
E così adesso posso consigliare la lettura di "a ciascuno il suo" piuttosto che iniziare a parlarvi della propaganda e grafica politica in era contemporanea...
non rileggerò quel che ho scritto, ho scritto di getto e a occhio credo che abbia una certa potenza descrittiva... forse... ma in fondo non è importante e come ho già avuto modo di dire, certi scrigni van tenuti chiusi e alcune porte è bene non sapere dove possono portare. Un labirinto, una terra desolata, una nave dalle vele nere...
il vostro G.J.B.