martedì 29 aprile 2008

29 aprile - ...

Una delle prime sensazioni di quando sei finalmente fuori è strettamente connessa con la paura: gente, folla facce, volti e gambe che ti passano troppo veloci accanto... poi senti per la prima volta un po' di vento al quale ti riabitui subito e ti chiedi se ti mancava. Poi prendi cammini con le tue gambe verso quel mondo che prima vedevi dalla finestra. È tutto assolutamente normale, naturale, fa parte delle cose e degli eventi... Poi la stanchezza si fa spazio ed insieme ad essa una riscoperta graduale del piacere di essere di nuovo libero. Mentre aspetti godi di quella pace intorno data dal volo di una rondine, da un soffio di vento, dal sentire la radio. E aspetti e mentre aspetti ti rendi conto di come ti senti rotto: la cicatrice che hai sul petto è davvero testimonianza di qualcosa...rimarrà sulla tua pelle. Così adesso guardi fuori e osservi a metà tra il divertito e quello che se l'aspetta il buffo siparietto fatto dal padre di famiglia che mentre scende dal suo scooter con il bambino per la mano guarda il culo alla giovane signorina poco lontana...

Quando arrivi finalmente a casa non ne hai più di energie, peggio che dopo una partita di calcio. Sia fisicamente che mentalmente, neanche apprezzi troppo quello che hai, che puoi fare. Sei solo terribilmente stanco e poco vale tutto il resto. Come il famoso eroe sei arrivato alla fine del viaggio, adesso devi sondare il terreno, stare attento a qualche nuovo pericolo e nel mentre devi riposare. Pagare il dazio delle ferite subite cosciente che nel mentre la tua nuova città ti aspetta e il popolo dietro... ma il popolo dietro sei tu stesso e qualcosa ti sorprende. Hai finalmente ripreso aria, sei uscito dall'acqua, hai rivisto il sole. I polmoni affannati, l'acqua nelle orecchie e nel naso. I muscoli ti dolgono. Ti guardi intorno. Cosa rimane dopo una guerra? Cosa rimane del popolo che ti ha seguito, quali le perdite? E i nemici uccisi? Non hai avuto mai tempo di onorare i tuoi lutti, non hai avuto modo di accogliere al mondo i nuovi nati. E ora ti siedi, e mentre la stanchezza piano piano si allontana, sei su quella pietra, a guardare fisso l'orizzonte. E ora ti muovi meno affannato, mentre i polmoni riprendono respiro regolare e cerchi dov'è la riva...

Da dove si riparte, quando tutto è stato spazzato via... Non ho punti di riferimento e la nuova città che devo fondare dove la posiziono? È tutto troppo cambiato, ti senti lontano. È tutto troppo lontano, ti senti cambiato.

Fare un punto della situazione per poi... Dove scavare il solco che sarà il limitar delle tue mura? Nulla si dice... e mentre intorno tutto tace l'intimità tende alla solitudine


Il vostro cipriota con la sua Isola lontana


Giulio




domenica 27 aprile 2008

27 - La sfida politica e personale - voi mi mettete alla prova come scrittore e io ora vi metto alla prova come lettori... oh vediamo un po' !

Mi scuso con chi ha letto il nuovo post prima delle 20.31. Mi sono accorto solo ora che i brani che avevo selezionato di Sepùlveda era stati tagliati per motivi imprevisti... adesso la pubblicazione è completa. Per quanto riguarda la musica a sinistra era stata tolta perché "pesante" da caricare (per lo meno con la connessione che avevo in ospedale... ma la rimetterò ogni tanto). Ora vi lascio al post redatto nella sua completezza.


Stamattina mi sono svegliato piuttosto riposato, ho fatto una buona colazione grazie a un buon biscotto leggermente speziato (al chiodo di garofano direi), specialità di origine siciliana. Curioso il nome dei biscotti in questione:“I babbi” da inzuppare nel caffè-latte (come si scriverà?)... sì, buoni. Dissertazioni culinarie a parte, ho avuto modo di leggere un articolo di Bocca su l'Espresso riguardante i suoi maestri e il modo di scrivere. Interessante. Come interessante è un libro passato quasi inosservato “Raccontare, Resistere” una conversazione-intervista tra Luis Sepùlveda e il giornalista Bruno Arpaia. Conversazione in cui si sviscerano vari temi tra cui alcune pagine su quelle che dovevano essere le sfide della sinistra. Il libro, per i tempi a cui corre la politica oggi, potrebbe dirsi assolutamente obsoleto e superato, in quanto redatto nel 2002. Ma al contrario di altri libri del genere l'ho trovato più lungimirante di quanto ci potessimo aspettare, specialmente in merito alle sfide e ai problemi della “sinistra”. Scrivo “sinistra” tra virgolette perché parto dall'assunto che molte cose vadano ridefinite. Come appunto afferma lo stesso scrittore cileno: “storicamente e simbolicamente (...) la sinistra è quella che si oppone allo status quo, che propone qualcosa di diverso e di possibilmente migliore rappresentando una parte della società che non si trova a uo agio nell'assetto politico dato (... adesso) in fondo ci si scontra per amministrare lo stesso sistema. Finora, per la sinistra si è trattato di far partecipare gli esclusi al benessere sociale, però adesso sembra aver dimenticato le basi etiche su cui si fonda (...) la sinistra dalla destra ha imparato solo ad accontentarsi di governare il sistema dato (...ma) è vero, ammettiamolo una buona volta oggi abbiamo solo i rudimenti di un'alternativa a questo sistema. (...) è lì l'errore: nella mancanza di immaginazione nell'incapacità di dire concretamente realisticamente cosa volevamo realizzare (...). La sinistra è sempre stata troppo cartesiana: ha creato modelli interpretativi del mondo e se quei modelli non riuscivano a rendere conto della realtà era quest'ultima ad essere sacrificata. La sinistra non ha quasi mai osato elaborare proposte immaginative”

Ho tagliato e riadattato molto, il discorso continuerebbe e sarebbe in realtà abbastanza più articolato e complesso. Un'altra frase infine mi ha colpito in cui Sepùlveda cita Rodotà: “Oggi invece, come ha scritto Stefano Rodotà siamo arrivati : – a una democrazia senza popolo – in cui le elezioni non sono più un mezzo per eleggere i rappresentanti del popolo, ma solo per scegliere un leader. E tra un'elezione e l'altra ai cittadini è richiesto un assoluto silenzio per non disturbare il manovratore”. Il Partito Democratico nasce proprio da questa cultura. Secondo me ne è la perfetta espressione ed è questo uno dei motivi per cui continuo a diffidarne. Ma è stato un gioco comunque a cui nessuna parte della “sinistra” ha voluto sottrarsi. Le primarie sono il tripudio di tutto questo: tre candidati, tre leaders: Bertinotti, Prodi, Mastella (l'insieme della triade ha determinato la situazione a cui siamo oggi con Prodi nel mezzo a cui va la maggior parte della mia simpatia). Comunque sia tutti quanti si sono prestati a una lettura che invece avrebbe da essere tutt'altro che scontata. Non sono affatto convinto del sistema delle primarie, perché le vedo come una risposta fasulla, un oro degli stolti. Per altro ho partecipato personalmente (come candidato) alle primarie in Toscana. Dice: “anche tu ti sei prestato?” Sì... ma in modo un po' particolare, per inesperienza e quando mi resi conto fui praticamente obbligato a non ritirare la candidatura (la parte 7 de “le mie elezioni” avrebbe dovuto parlare di quell'esperienza. Ma ancora non è stata scritta e tant'è). Però riuscii almeno a dire la mia: che quelle primarie erano una farsa ed è bastato una piccola intervista su la Repubblica di Firenze per garantirmi 300 voti nella provincia di Firenze. La cosa più grave è stata che ancora ad oggi non ho trovato nessuno in grado di contraddirmi a riguardo, specie negli apparati dirigenti. Mi ricordo che ne parlai con P.J. che mi fece notare il carattere giovanilistico forse dell'intervista, che comunque non smentiva la veridicità di quanto da me asserito e infine che sperava che un giorno sarebbe potuto cambiare e che quello poteva essere un primo passo verso qualcosa di nuovo. Mi sono interrogato fino ad oggi su cosa ribattere a riguardo. Rispondo adesso ritenendo che le primarie non sono un esempio di democrazia accettabile in quanto sono l'esempio di una democrazia senza popolo. In compenso sono state abolite le preferenze, ma questa è un'altra storia. Dall'altra parte in compenso (quella di ciò che sarebbe dovuta essere la Sinistra l' Arcobaleno) non è stata data una risposta alternativa. Vi è stata quella mancanza di immaginazione di cui parlava Sepùlveda. Io ho ancora voglia di immaginare un modello di società diverso, un'alternativa e credo che siano in molti quelli che la pensano come me, in questo mi definisco una persona di “sinistra”. Perché ho scelto di cercare un'alternativa. Un'alternativa che però non mi è stata offerta: il comportamento dei dirigenti mi ha molto insegnato. La sinistra DS, come d'altronde buona parte delle forze politiche alternative (mi riferisco agli altri partiti) sono stata sempre impegnate a cercare di raggiungere “fascistamente” secondo la definizione di “fascista” di Sciascia la protezione dei propri interessi. Per esempio ci si è più rivolti a cercare le proprie quote nei consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate che a proporre un modello alternativo. So di per certo che un paio d'anni fa all' ATAF i guardiani notturni erano pagati circa 800-900 euro al mese. La cifra è quasi al netto credo perché il modello contrattuale era quello di un contratto a progetto (quando dovrebbe essere lavoro dipendente ovviamente). Dove sia l'amministrazione di “sinistra” non è dato sapere. È inutile fare manifestazioni e grandi proclami contro il precariato, sventolando falce e martello se poi sottopaghi e sfrutti i tuoi stessi dipendenti. Ma vi è forse una colpa ancora maggiore che paradossalmente gioca a discolpa. Sono convinto che la maggior parte delle persone di “sinistra” che siedono in consiglio comunale fossero nella più completa ignoranza della cosa, in compenso quelle stesse persone hanno accettato (alcune spero ob torto collo) i provvedimenti sulle consulenze. Questi sono piccoli esempi, cartine di tornasole. Si è forse parlato un po' troppo di diritti poco accennando ai nostri doveri. Dal dovere del rispetto del pubblico, al dovere di rappresentanza degli “ultimi”(chi è l'ultimo oggi???), al dovere dell'alternanza e del rispetto verso il mio prossimo. Emblematico quanto accade nel sindacato. La mia lettura da “esterno” di questa realtà vede un sindacato sostanzialmente spaccato in due testo, anzi arroccato da una parte a difendere posizioni indifendibili o meglio a conservare quei diritti (sacrosanti) o a volte privilegi (meno sacrosanti) raggiunti dai nostri genitori. Allo stesso tempo si guarda al mondo del lavoro precario. Se non sbaglio le previsioni indicano che a breve (nei prossimi 5 anni) i contratti di lavoro precario in Toscana supereranno il numero di quelli di lavoro dipendente. In famiglia quando in tavola c'è un certo quantitativo di cibo esso vada diviso in parti il più eque possibile in modo che tutti si sfamino. Se non ce n'è abbastanza almeno che tutti magari patiscano la fame nello stesso modo ma nessuno rischi di morire di inedia. Non è popolare né carino certo dire alla propria categoria “smetti di attingere troppo al piatto”, ma il dare sempre la colpa “ai padroni” è una visione cretina e inadatta (specialmente nel mondo della piccola impresa). Se non vogliamo davvero ricreare un nuovo proletariato di precari, bisogna anche rinunciare al proprio saper dire “no” nel nome dei nostri figli.

So di aver molto scritto e forse poco proposto, forse sono stato pure vagamente populista e demagogico manifestando una critica forse facile che però non vuole affatto essere sterile. La faccio ora perché, ottimista, spero che si possa cogliere questo momento di ripensamento per ridefinire una reale alternativa di società che ad oggi nessuno rappresenta. Spero si possa imparare dagli errori o che alimentando la conversazione si arrivi infine a un punto di accordo, a una organizzazione che possa parlare realmente. Vedete a mio avviso il problema ha iniziato a porsi proprio con Berlinguer: gli anni '80 sono finiti con la caduta epocale del muro di Berlino. Ma gli anni precedenti stavano iniziando a stabilire in Italia e nel mondo occidentale ciò che è andato coincidendo con una sorta di “arricchimento facile” segnato da un liberismo sfrenato che sembrava non dar da pagar dazio. Ci stiamo iniziando ad accorgere ora delle devastazioni che questo atteggiamento ha prodotto. Per altro sconquassando definitivamente l'assetto societario per cui l'ultimo (che dovrebbe essere il soggetto principe della sinistra) ha iniziato a venir meno. Il proletario non era più in fondo tale, e mal disposto a rinunciare a una fetta di quella manna dal cielo consumista. Chi sono i nuovi ultimi? E come agisco nel concreto per la difesa di questi? Da questo interrogativo credo che la sinistra debba ripartire, allora ritornerà forse a rappresentare qualcosa e a smettere di essere un bel simbolino elettorale che mette tanto colore sulla scheda. Per altro quel che si vede tutti i giorni è che i “nostri” ultimi stanno per certi versi meglio dei veri ultimi: quelli del Sud del mondo. Ultimo è forse chi non vede rispettati i propri diritti fondamentali. Ultimi sono gli immigrati (forse i più ultimi), ultimi sono gli omosessuali che non vedono riconosciuta dalla legge la loro unione, ultimo è chi ha subito violenza (intendendo violenza in senso ampio) e lo Stato non ha garantito certezza della pena per chi ha fatto violenza regalando anzi un senso di impunità. Ultimo è chi non può realizzare le proprie aspettative base: avere una famiglia e poter vivere con dignità. Ultimo è chi sarà ed è costretto dalla violenza di un modello di sviluppo senza regole. Penso per esempio ai problemi di impatto ambientale che il modello neo-liberista crea. Questi sono alcuni esempi di ultimi. Saranno i primi nella nuova agenda che vogliamo andar costruire? Una nuova agenda che deve avere appunto la pretesa di rappresentare e quindi di dare una risposta certa a quella mancanza di democrazia di cui si accennava sopra. Non si può cadere nell'errore di una democrazia senza popolo né sta a noi presentarla. E allo stesso tempo sarebbero forse da mettere in agenda i doveri che vogliamo avere nei confronti della comunità. Questo aspetto in particolare è venuto meno. Il dovere di un rappresentante nei confronti della comunità. In primis dello Stato, in secundis dei propri elettori e solo in ultima istanza di sé stesso. Compito difficile quello del rappresentante. Non si parla più molto dei doveri dei rappresentanti dandoli per scontati, tantomeno essi sono seguiti nel concreto. Forse sono un moralista ma credo che da qui venga anche lo scollamento con la società di cui oggi la politica nella sua interezza è testimone. Il chiudersi in segreterie di partito, senza più aver riferimento né nel mondo del lavoro, né ormai neanche più in quello della società civile (intendendo per essa quella parte dell'elettorato di “sinistra” rappresentato da alcuni ceti intellettuali, e dal mondo dell'associazionismo) ha a mio avviso dato il colpo di grazia. Si dia spazio a chi rappresenta qualcosa, istanze, idee di un alternativa possibile. Vogliamo chiamare quest'alternativa “sinistra”... chiamiamola pure così. Ma credo che una politica seria, congruente e soprattutto concreta in questi settori attirerebbe anche tanto elettorato di “destra”.

Perché parlo ora di tutte queste cose? Perché fanno parte di quella parte di “vita normale” alla quale purtroppo si può pensare e ci si può appassionare solo se non si ha altro di più urgente da fare. Perché in linea di massima mi appassionano e non ho troppa voglia di parlare di cosa si prova una volta usciti da un'ospedale... un ultimo appunto a riguardo di quel “sto iniziando a rilassarmi leggermente” che ho usato qualche giorno per spiegare la mancanza di scritti (oggi ho rimediato). A onor del vero quel “leggermente” non rappresenta una celata paura di lasciarsi andare, ma quella di chi “convalescente” è un po' acciaccato e sa che non può ancora lasciarsi andare. Comunque come vedete sto bene un po' come dopo una brutta febbre si sta in casa per riguardarsi e ancora si risente dei postumi così io. Ma la febbre è ormai scesa e quei giorni passati a casa, aspettando la guarigione definitiva, in fondo non si va né a scuola né a lavorare...


beh... per il momento è tutto, così imparate a lamentarvi che non scrivo (sono curioso di sapere quanti e quali saranno i prodi che sono arrivati a legger queste righe. Insomma aspetto commenti


Baci


Giulio “il Cipriota”



sabato 26 aprile 2008

26 aprile - a mo' di spiegazione ma non di scusa

Se faccio una cosa cerco di farla quanto meno non malaccio, o almeno credo. Ormai sembra quasi che mi sia fatto una certa credibilità quando scrivo e, poiché mi piacciono i complimenti non ho intenzione di smettere di farmeli fare. Tutto questo per dirvi, che vista l'eccezionalità per la materia trattata (la dimissione dall'ospedale), avrei avuto piacere sì di farlo presto ma anche di farlo bene. Pigrizia e stanchezza si accompagnano in questi giorni che tutto sommato scorrono sereni. Sto iniziando a rilassarmi leggermente: è bello poterlo fare. Mi perdonerete quindi, se come si lascia un dormiente, riposare, così con me, per il mio blog, o meglio per la descrizione dell'uscita e di quant'altro possa essere più serio e lungo di come mi prenda al momento...


la vostra bella addormenta


Giulio “il Cipriota”




venerdì 25 aprile 2008

25 Aprile - Giorno della liberazione

Più tardi, in serata forse, o al massimo domani credo che avrò modo di sopperire alla mia mancanza di parole di questi ultimi giorni... qualche cosa in più? Sono fuori, mi sento bene, sono un po'meno stanco ma comunque provato... l'unica cosa che può mancare sono alcuni infermieri per il resto è un altra vita. Mi è spesso venuto in mente il titolo "se questo è un uomo"... difficile davvero provare a spiegare quel misto, di emozioni, sensazioni, pensieri, quotidianietà e quant'altro a cui siamo sottoposti... sono stato sottoposto.

Triste annuncio quello che do ora, mi è arrivato per mail e quindi da prendere con tutte le precauzioni per caso ma non me la son sentita di non farlo girare:
l'invio primigenio pare datato 23 aprile

Wednesday, April 23, 2008 9:00 PM
Subject: Fw: I: giralo x favore



Oggetto: I: giralo x favore


bimbo 17 mesi necessità sangue gruppo b positivo x leucemia fulminante tel 3282694447 Riccardo Capriccioli, grazie fai girare la mail è urgente!!


Fine della mail... speriamo bene. Intato qui è una bella giornata di sole e prima che tramonti vado a fare due passi.

vi saluto per ora

il vostro

Giulio "il Cipriota"

giovedì 24 aprile 2008

24 aprile - sono fuori

oggi verso le 17 mi han dimesso... sto bene ma sono molto provato... vi bacio davvero per il resto c'è tempo

Giulio

mercoledì 23 aprile 2008

23 aprile - ...due passi, due bracciate, due giorni (si spera)

vi sono dei momenti, delle sensazioni, come una molla che scatta per un evento che in realtà sta palesando qualcos'altro, qualcosa di pregresso e di faticosamente costruito. Credo possa essere come in una scalata, quando inizi a vedere la vetta, o in una corsa quando finalmente vedi il traguardo. Per fare un paragone che mi piace di più poiché non sono mai stato né uno scalatore, né un corridore e perché mi sembra si possa applicare anche meglio. Chiunque abbia nuotato sa cosa vuol dire stare in apnea sott'acqua o immergersi anche solo per qualche metro. Scatta allora un meccanismo di attento dosaggio dell'aria che ancora rimane nei polmoni, cerchi di sentirla e dosarla perché la comprensione che non puoi farne a meno è assolutamente istintiva. Da come doseremo le nostre scorte contenute nella cassa toracica dipenderà la nostra resistenza in un ambiente naturale ma non nostro. Difficile sapere come ma la tua concentrazione è tutta sulla respirazione e sui movimenti contemporanei del tuo corpo, che se ottimizzati possono farti giungere prima a poter riprendere fiato. Tutto il sistema è dunque teso in un'enorme operazione di coordinazione tra fuori e dentro per il solo cercare fiato. Si parte, è dura ma sei fresco di fiato ne hai ancora tanto, sai che ce la puoi, ce la devi fare perché ci potrebbe non essere prova d'appello, lo vuoi fare, per te, per le persone a cui vuoi bene, semplicemente perché vuoi vivere e l'hai capito tutto in un attimo in una risposta o in un istinto. Si parte e le prime bracciate, che sono tra le più importanti le assesti bene ma c'è ancora tanto da percorrere. Il resto lo sapete, sempre meno ossigeno, è contingente e allo stesso tempo sempre più attenzione a fare del tuo meglio a spingerla con tutta la mano quell'acqua che ti circonda. A coordinare il braccio con il muscolo delle gambe e i piedi pure. Uno sforzo vero anche mentale ma c'è in gioco il tuo equilibrio, forza devi mantenere il ritmo, non perder la tensione... e poi d'improvviso ti trovi senza fiato anche se sei vicino e lo sai, cerchi le tue ultime riserve e un magico aiuto, un colpo di reni, la superficie... risalire... la superficie... e ti viene non sai neanche tu da dove, una forza di gravità, una legge di Archimede, un peso specifico, una sopravvivenza che non ti ha ancora tirato fuori dall'acqua ma è là e il sole lo vedi, lo senti filtrare piano. Oggi a camminare per la prima volta da più di un mese con quella che sembra essere la tua falcata, cammini a testa alta facendo su e giù per il corridoietto fino al letto, senza ovviamente mai uscire dalla stanza. Ma va bene lo stesso, va bene così, le gambe son le tue, quelle che si muovono libere per un attimo da tutte le macchine perché il giorno della dimissione si sta avvicinando. Se tutto va bene tra due o tre giorni potrai uscire, ma questo è come un bell'anticipo. Per dieci minuti hai fatto su e giù e la testa, naturalmente si è alzata. Sei fiero di te stesso, ti senti forte per la prima volta da diverso tempo. E sei pure per altro riuscito a lavarti un po meglio, senza quei fili odiosi che ti partono dal petto, senza quel senso di incapacità che solo le catene credo possano dare. Già, le catene siano di ferro o di farmaci ero incatenato a un palo con le ruote. Sei quasi marziale mentre cammini, la cosa si fa quasi marcia, perché contemporaneamente puoi muovere gambe e braccia, puoi coordinarle... era tanto che non lo facevi, una era sempre impegnata a trainare... adesso vanno insieme. Poi per la prima vola a allungare il passo, hai le gambe lunghe copri quasi un metro...niente catene. Arrivi alla fine della stanza, giri i tacchi fino alla finestra che mostra una bella giornata di sole. Il giro riparte e ti accorgi che sei felice.


Giulio il Cipriota


lunedì 21 aprile 2008

21 Aprile - stanchezze di vario genere

Sono stanco di pensare solo a me stesso, sono stanco delle attenzioni che mi devono essere necessariamente riservate, sono stanco di tantissime altre cose. Stanchiamoci delle statue e dei letti di ospedale, stanchiamoci della sofferenza e delle canzoni che non ci piacciono, e forse pure di quelle che ci piacciono. Stanchiamoci di essere pure troppo presenti a sé stessi, di dover rispondere a quell'appello quotidiano che neanche a scuola e dedichiamoci per un attimo all'affiorare semplice di un sorriso, di un bacio che ancora non posso dare... stanchiamoci del nostro sentire, delle cene di gala alle quali in fondo ci piace andare, stanchiamoci un po' di tutto questo mondo, che là fuori, agitato pacatamente attende. Stanchiamoci delle nostre stesse parole, che il silenzio invada un po' i nostri occhi per lasciare spazio a ciò che deve crescere e fiorire. Lasciamo la matita spaziare sulla pagina bianca, poi posiamola, posiamo tutto per guardare altrove e per vedere meglio una volta ripresa, come la nostra percezione tridimensionale fosse forse solo un opinione e come quel rettangolo in cui abbiamo chiuso il foglio non possa che porre un limite.
E quale dimensione migliore se non posare per un attimo tutto, lasciarsi andare e cercare quegli occhi che ci stanno accanto, le stesse occhiaie e per una volta non son le tue, anche se si somiglian tanto. Nulla a consolare se non un buon sonno, di cui sembri averne sempre più bisogno.


Buonanotte e buon ascolto a tutti...


Giulio il Cipriota

domenica 20 aprile 2008

20 aprile - no, no, non vi preoccupate

sono due giorni (tra poco si conclude il secondo) che sto abbastanza bene, per una volta. Mi son concesso due giorni per me prima di riscrivere spero me lo perdonerete, anzi ne sono quasi sicuro. I giorni prima effettivamente il morale era meno alto ma a questo punto si è ristabilito tra lo Xanax, le visite ricevute e quelle che riceverò e finalmente dalla prospettiva di dimessione a breve (i miei globuli continuano finalmente a salire dopo essere pure tornati indietro da 500 a 400 con conseguente giramento). Insomma tutto bene dai... d'altronde si sa insomma un po' a volte piace pure farsi attendere e poi. E poi per altro mi son fatto una cerchia di infermieri a cui davvero mi sono affezionato. Spero che li potrete conoscere alla bella festa di guarigione che spero di poter dare il prima possibile. Nell'attesa (non perché non stia guarendo) ma perché le feste sono sconsigliabili per uno che ha appena fatto un trapianto di midollo sarò ben lieto di potervi vedere singolarmente. Che è un bel passo avanti tutto considerato... che futuro mi aspetta? Sicuramente spero più lieto del passato, e sicuramente ancora nuovo: tutto da assaporare. Comunque mi aspettano circa 100 giorni (di media magari di più, magari di meno) dal trapianto, di una certa attenzione. Da luglio circa, vita quasi completamente normale finalmente tranne per il sole. Credo che potrò pure riprendere a fumare. Non se n'abbiano i salutisti perché fumare la pipa e il sigaro come li fumo io è un piacere e non un vizio, e poi insomma... i piaceri della vita sono anche questi, come in quasi tutte le cose ci vuole una gusta misura che spero di poter tenere. Che vita farò? Tutta da inventare per moltissimi aspetti, ho da vedere talmente tanti di voi che neanche io ho un'idea, ho da laurearmi, vorrei anche laurearmi e perché no, trovarmi pure di che vivere per non parlare di associazioni e associazionismo...insomma un bel rimestio al quale però ci sarà tempo... non sapete come si impara la pazienza (quasi da saggi) in certe situazioni, chissà se la si dimentica anche? Comunque sia, un bel mondo da inventare, insieme ovviamente BRANCA BRANCA BRANCA LEON LEON LEON!
Ma non vi ho detto che vita mi è stata prospetta dal colloquio medico di oggi: sostanzialmente per il momento due esami del sangue la settimana (lunedì e giovedì) e se me la sento posso tornare un po' giù. Lontano dai luoghi affollati per un bel po' ma niente di grave, al limite con la mascherina insomma... poi qualche limitazione cibaria che sono convinto non sarà difficilissimo sopportare e poi in fondo di questi 100 giorni (dal trapianto) una bel quarto li ho già sul groppone... Cosa dirvi? La nota più dolente forse è quel controllo del midollo una volta al mese e così via per un bel po'... ah non posso neanche andare troppo in motocicletta (ma mi rifarò, mi rifarò) e infine beh di altre cose insomma, sono un po' mie...ma possiamo star tranquilli. Sto ovviamento parlando delle partite a calcio che non mi potrò fare. No in realtà la cosa più sconsigliata è prendere il sole, ma chi mi conosce sa bene quanto io poco ami il sole estivo. Dunque...
E dite, questa è vita normale? Oggi parlando con il medico, si parlava di Xanax e aiuto farmacologico a un certo momento ho detto: "qui tutta la vita è artificiale, allora perché non dare anche un po'di sana tranquillità artificiale?" era perfettamente daccordo con me. Vedete, non è solo un fatto di reclusione, è un fatto che sei recluso spesso con qualcuno a meno di un metro di distanza dal tuo letto con il quale non hai niente a cui spartire (o meglio qualcosa si, ma lasciamo stare). Dopodiché sei ancorato a una piantana metallica che regge due o tre pompe che a loro volta sono attaccate a te perché ti mandano tutto direttamente in vena. 24 ore su 24. Quando dormi, quando ti alzi, quando pisci, quando provi a lavarti. Perché dico provi? Perché qui non ci sono docce. Già...questo forse l'avevo tralasciato, ma per motivi vari le docce non sono funzionanti. Provate a stare chiusi in una stanza per un mese, non vedere un sorriso (perché chiunque vedi lo vedi attraverso la mascherina) ridurre al minimo, praticamente azzerare ogni rapporto tattile con le altre persone, poi aggiungete una piantana metallica con macchinari vari attaccati sopra che vive con te e da cui non ti puoi materialmente separare per più di 1,5 metri circa, infine mettete questa persona magari con un'altra in situazione similare e vedete cosa ne esce. A questo aggiungete una attenzione quasi maniacale a ogni sorta di attenzione igenica e malesseri vari che si possono alternare (dal mal di pancia alla febbre a 39,2 alla diarrea alla stitichezza al mal di testa, al vomito, alla nausea, all'epididimite). Mettete ancora una persona nella condizione, dopo un mese, di non mangiare praticamente più nulla (un po' perché non consumi, un po'perché non è il massimo, un po' perché ti nutrono attraverso una sacca di acqua e altra roba attaccata alla piantana). Infine aggiungete il fatto che gli ospedali non sono il posto più adatto per farsi un bel sonno riposante (basti considerare che tra le 5 e le 6 del mattino, l'infermiere della notte viene a farti i prelievi del sangue, a misurare febbre e pressione)... a volte mi veniva in mente il titolo del libro di Levi "se questo è un uomo"... Non voglio fare lezioni di sofferenza o moralismo spicciolo. Questa è solo cronaca di una vita annunciata, e questa è la cosa più importante perché appunto tra poco finalmente dovrei uscire... ma mi sembrava giusto fare il quadro della situazione, forse l'ennesimo. Beh, se proprio a un consiglio ci tenete pensate a quel che è il mondo intorno voi. Il fatto è che non siamo abituati alla sofferenza. Il mondo occidentale ci vuole lontani da essa. Essa o è spettacolo (vedi le pietose trasmissioni RAI e MEDIASET) o non esiste, confinata in un mondo lontano, come se purtroppo in fondo non ci dovesse, potesse toccare. Ebbene, non è così (toccatevi pure ora)... ma non veniamo appunto abituati a conviverci e quindi neanche educati ad affrontarla né tantomeno vederla. Ho sempre poco sopportato le pietose trasmissione sui bambini africani (che effettivamente stringono il cuore) ma sono spettacolarizzazione. Quasi come se fossero degli Halloween per esorcizzare le nostre paure di occidente quieto. Ma purtroppo basterebbe voltarsi per strada un attimo, buttare l'occhio tra i posti nei quali proprio non riesco a parcheggiare... Ma no, pensiamo a parcheggiare, in fondo è meglio, e l'ultimo in fondo diciamolo, è un po'sfigato ma tanto rompicoglioni. Sfido chiunque nel cinismo quotidiano che abbiamo tutti quanti a dire di non averlo un po'pensato... magari non in questi termini, non direttamente, un po'magari anche per ipocrisia. Ma non sono qui per fare la morale a nessuno. Dico solo che in media non siamo abituati a vedere gente che soffre né a soffrire poi molto noi stessi. Il che è da reputarsi una bella fortuna. Solo questo voglio dire. Si, solo questo...
a proposito ora che mi sento bello predicatorio via con le belle notizie: un po' di tempo fa ho scritto che il corpo infermieristico di qua non reggeva il confronto con quello di Firenze. Ho sbagliato e mi correggo, è come confrontare due belle donne, due fidanzate a cui lasci un pezzo di cuore. Ho conosciuto delle persone splendide anche qua e le voglio ringraziare, tanto loro sanno chi sono... (certo direte voi è messo proprio male se si è messo a leccare il culo agli infermieri... poverino)... ma no... che tra poco mi riavrete tra voi. Oh 'un siete contente... vedi volevo scrivere "contenti", è uscito "contente"(freudiano???)... chissà se usciva "contanti"
ho scritto abbastanza direi per stasera... qualche giorno fa mi è stato appuntato (e non era un cattivo consiglio) "il tuo è un blog non puoi scrivere 100.000 battute ogni 4 giorni, il concetto è diverso, lo devi aggiornare poco e spesso" Mi chiedo se avreste preferito un libro di aforismi?
Baci (alla faccia dei buoni consigli)
Giulio il Cipriota
P.S. Per le pagine politiche stendiamo veli pietosi su tutto quanto, da Bossi contro la confindustria, al governo con Berlusconi, Veltrusca dall'altra e infine dei dirigenti che si guardano in torno senza capire e gli girano le palle perché non han fatto in tempo a percepire la pensione da parlamentare (sono cose vere) e si chiedono dove hanno sbagliato. Mah, si stava meglio quando si stava meglio date retta a me...

mercoledì 16 aprile 2008

16 aprile - i luoghi dell'ospedale

quando si sta in un qualunque ambiente si cerca istintivamente qualcosa che ci dia sicurezza, che ci sia familiare, che in un certo senso ci consoli. Più di una volta mi è capitato di dover lottare per la sedia con l'angolo dietro quando si va al ristorante... fateci caso, in genere si individua una sedia che più delle altre si confaccia alle nostre esigenze del momento. In un ospedale un luogo del genere sarebbe ancora più importante, ma si sa come sia pesante quel “sarebbe”. Non vi sono in realtà luoghi inutilizzati, o tantomeno luoghi privati. L'intimità che pure sarebbe così importante (ma non necessaria forse) è cosa dimenticata e da dimenticare. Eppure ci deve essere un luogo dove potersi sfogare, dove stare cinque minuti da soli con sé stessi, dove poter trovare il silenzio che forse è una delle cose più si perde. Il gusto del silenzio è un gusto profondo, di quando a notte non riesci proprio a dormire, di quando il vicino di letto biascica in continuazione, di quando ne avresti proprio bisogno. La nostra condizione poi è particolare in quanto non è previsto che i pazienti possano uscire dalla propria stanza. Conseguentemente la costrizione in una camera, condivisa con un altra persona è ancora maggiore. Non se ne parli poi se l'altra persona in questione non ha di meglio da fare che ascoltare i tuoi discorsi, le tue telefonate e magari intervenire e commentare pure. Allora appunto si cerca un appiglio, al solito, un luogo privato che spesso viene purtroppo usato per poter rispettare il pudore della propria sofferenza e darle libero sfogo. Per me questo luogo è un bagnetto squallido. In quel bagno, seduto sul water, cerco un attimo di requie, un momento di relax o il dar libero corso alle mie lacrime. Seduto a guardar tristi le mattonelle grige e la porta colorata di un azzurrino insipido, le voci si allontanano, e quel momento è forse per me. Ripenso spesso alla frase di Guccini: “ovvio il medico mi dice: - sei depresso -, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento”. Lo specchio un po' sporco riflette in parte la luce sovrastante. E esattamente sotto lo specchio un piccolo lavandino la cui cannella ovviamente perde. E dunque anche in quel momento, una piccola goccia incessante, con tempismo perfetto ti ricorda dove sei, impedendoti parte di quel riposo di cui avresti tanto bisogno. Una goccia ad ancorarti a terra. Mi sono spesso chiesto se sarebbe la stessa senza quel lavabo che perde e ancora non sono riuscito a darmi risposta. Ma, malgrado tutto quel luogo, teatro, o meglio palcoscenico, delle mie più intime paure, frustrazioni, e quant'altro è forse uno dei posti più importanti per la vita qua. Domani dovrebbero finalmente dimettere il mio compagno. Speriamo di poter trascorrere questi ultimi giorni che mi separano dalla dimissione in pace da soli, ne avrei proprio bisogno...

oggi, per altro, mi sono permesso una breve boccata d'aria fuori dalla stanza: ovviamente in carrozzella, con mascherina, camice e bardature vare. Niente di che, solo per un ecocardiogramma. A parte non potete capire la gioia dopo tanto tempo di potersi muovere senza essere attaccati a dei fili e senza doversi portare dietro il trespolo che sorregge le varie pompe, da cui partono appunto i detti fili. Anche solo per potersi dare una sciacquata per bene o per potersi cambiare in libertà.


A presto


Giulio il cipriota



P.S. se volete sapere cosa penso un po' delle elezioni e dell'estromissione de "la Sinistra,l'Arcobaleno" dal parlamento vi rimando al blog del mio amico Claudio Gani, esponente appunto della detta formazione: ecco il suo blog si chiama primaverasocialista (mah... che nome noioso!) buona lettura.


lunedì 14 aprile 2008

14 aprile - io son ripartito da 0

mentre scrivo guardo le trasmissioni elettorali e penso ai miei 400 nuovi globuli bianchi, i primi nuovi e finalmente sani... ieri giornata difficilissima con brividi e febbre a 39,2. Anche qui son passati con le schede elettorali. Oggi sto meglio e l'emocromo è dalla mia. Avanti così...
A volte per sopravviviere e poi ripartire meglio di prima bisogna azzerare tutto, così è per me.

sono stanco adesso

baci

G.J.B.

sabato 12 aprile 2008

11-12 aprile - elezioni e altre magagne

Allora, non so se vi ho abituati male io e soprattutto non ho ancora capito i vostri ritmi di lettura anche perché ho l'impressione che cambino a seconda del lettore, quindi boh scordatevi che vi assecondi e cerco di seguire i saggi consigli di Yoda: “seguo la forza!”... però come siete rassegnati voi! “non avrà scritto, niente!” via non fate così...

per le elezioni: ho parlato con molti di voi e con tante persone diverse ultimamente e il senso di disillusione, tristezza, frustrazione generalizzato (tanto a destra che a sinistra) è quanto contraddistingue ogni discussione. La sfiducia nella nostra classe politica e dirigente parla quasi di una rivoluzione che nessuno ha la forza di fare. Un senso di impotenza per lo stantio che ci circonda e quasi di rassegnazione. Per questo non s'è parlato di elezioni a mio avviso nel blog, perché questo blog pieno di vita, di umanità di solidarietà credo rappresenti ormai una sorta di comunità allegra, se la mia percezione, come spero, non è errata questo appuntamento è sostanzialmente e paradossalmente una boccata d'aria dove trovare qualcosa di diverso da una prospettiva bigia e attanagliante... Appesantire il blog con le elezioni, beh credo che l'avremmo trovato tutti un po' troppo triste. Non è qualunquismo quanto piuttosto un senso di lasciarci uno spazio “fuori”, un'ora d'aria , qualcosa di diverso, che ci accomuni, ci contraddistingua, ci lasci pensare che in fondo il nostro prossimo non è solo quella carogna del collega. Non so, è difficile per me parlare di qualcosa che in fondo ho creato in parte io, ma ho davvero la netta impressione che questo blog tragga la sua forza, la sua ispirazione anche da questo... sarei comunque curioso di conoscere la vostra percezione a riguardo... curioso come ormai tante persone, ma tante davvero, lo leggano a volte sarei curioso di sapere quante, ma in fondo è meglio di no... perché sempre quantificare? Perché abbiamo sempre bisogno del numero, ultima certezza? Secondo me come i vecchi si appoggiano al bastone noi ci appoggiamo ai numeri, cercandovi conforto... per questo quando mi si chiese se volevo un counter delle visite ho risposto di no. Per una volta in una società in cui anche la virilità si misura in centimetri, 'fanculo alla nostra mania di quantificare tutto quanto. L'importante è la percezione che abbiamo delle cose. Studiando l'unico esame in cui ho preso trenta (antropologia) ho scoperto che in alcune società il concetto di numero era semplicemente 1, 2, tanti... ovvero più di due. Un bel casino direte voi. Eppure... eppure tra qualche giorno ci sarà la conta dei voti e una nuova coalizione guiderà questo sciagurato Paese. Forse alcuni di voi si aspettano da me un cenno, una mossa, una parola a riguardo. Cosa volete? Un appello al voto? Gli appelli al voto li fanno i politici e io ho qualche problema a farlo, più che altro perché in questa situazione l'appello sarebbe quasi al non-voto. Non nel senso di non andare a votare (se proprio a quel punto meglio restituire la scheda), quanto in senso “montaliano”. Provengo da una cultura per la quale è importante sempre andare votare e ancora sono convinto, non tanto del potere del mio voto, quanto della necessità di scegliere. E in questo caso purtroppo ciò che mi rimane è solo Montale: “codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e io non voglio al governo chi è xenofobo e razzista, non ci voglio chi vuole riscrivere i libri di Storia, non voglio l'illegalità diffusa e impunita... con i miei limiti credo di essere una persona per bene e non mi sento molto rappresentato... appunto, parliamo d'altro via parliamo di questo senso di solidarietà che anche qui in ospedale si respira, ma sapete che gli infermieri si contendono la nostra stanza? Davvero: ci dicono tutti che entrare da noi è una boccata d'aria e così anche per noi, a volte qualcuno si trattiene anche un po' più del necessario per finire un discorso iniziato poco prima, o per stare ancora un po' a scherzare con noi. Anche il “sergente” alla fine del suo inevitabile cazziatone abbozza quasi sempre un sorriso bonario. Non si può dire la stessa cosa ovviamente per tutti quanti ma questo sostanzialmente si rivela un piccolo mondo che scorre ci scorre intorno. Un mondo fatto di regole e di orari abbastanza precisi, un mondo regolato e regolare che alla fine è in parte rassicurante.


Sono curioso di vedere i vostri commenti...


per stasera vi saluto, a presto


il vostro


G.J.B.



P.S. Oh Lore, gli è Leopardi altro che Dante


venerdì 11 aprile 2008

giovedì 10-11 aprile (notte) - un punto sulla situazione

Eccoci allora, ci sono diverse cose di cui poter parlare: iniziamo da quelle leggere. Incredibile la capacità di adattamento dell'Uomo e la capacità di familiarizzazione che si instaura tra le persone (sarebbe da approfondire l'argomento). Voglio solo dire che sono qui da ormai direi tre settimane se non ho perso il conto dei giorni precisi e alla fine qui ho ricreato una specie di rifugio, in cui, in fondo, non si sta così male... piano piano piccoli accorgimenti aiutano come per esempio il trucco dei sughi monoporzione da mettere nella pasta all'olio. È bello anche il clima che si è creato con gli infermieri in particolare due o tre: sono giovani e un due risate o due parole quando vengono si fanno quasi sempre... appunto la bellezza sta anche nella capacità di stabilire rapporti umani nuovi per quanto ovviamente con il vizio di forma di una situazione costretta come la mia.

Per il resto la salute è discreta come anche il morale, acciacchi giornalieri, stanchezza, dolori vari e nei posti più impensati sono purtroppo un po' l'ordine del giorno, ma c'è da dire che sono contenuti e quindi facilmente sopportabili... L'altra cosa particolare è la tensione e l'attenzione che comunque contraddistingue questo momento. Non parlo di tensione e attenzione in maniera negativa, quanto piuttosto di un senso di responsabilità continuo che ti porta a dover controllare continuamente atteggiamenti e movimenti comuni. In questo periodo finché il nuovo midollo non avrà attecchito bene (ovvero per circa almeno un altro mese o due) il pericolo maggiore è rappresentato dal rischio infettivo (tocco ferro e corna e quanti altri gesti scaramantici possibili) che può degenerare con conseguenze non piacevoli. E' dunque necessaria la massima attenzione, fino ad adesso non mi sono mosso dai miei 100 Globlui Bianchi (ogni giorno faccio l'appello: Primo Bianchi presente, Ottavio Bianchi c'è e così via...) spero che il nuovo midollo attecchisca al più presto anche perché i tempi iniziano a essere quasi maturi. Detto ciò l'altra cosa a cui stare attenti è il Graft Versus Host Disease, ovvero che le celluline trapiantate attacchino altri organi anche questo pericolo viene di solito considerato di minore entità solo dopo 3 mesi dal trapianto. Insomma, meno male che qui non ci sto così malaccio perché mi sa che ancora una decina di giorni buoni se tutto va bene ce li schiaccio, ma l'importante in realtà non è il tempo quanto piuttosto la qualità del tempo che deve essere la migliore possibile: voglio solo dire che in primis viene lo star bene fisicamente, conseguentemente di solito viene lo star bene psicologicamente e così via in un circolo virtuso. Speriamo duri, io da parte mia ce la metto tutta. A parte ciò di elezioni politica e quant' altro se ne parla domani pure se volete... che altro vi posso dire, venitemi a trovare se volete che mi fa tanto piacere ma solo se siete sani (l'insanità mentale non è considerata in questo caso, altrimenti sai quanti ne dovrei escludere)


statemi bene la fuori e non scalmanatevi troppo che tra un po'ho intenzione di tornare... (ovviamente più forte, più bello e più rompicoglioni che mai)... quasi quasi inizio subito a rompervi, ma 'sto statuto arriva o no? Oh leguleio, leguleio mio perché di tanto inganni i figli tuoi? (vediamo chi coglie la citazione)... vatti a fidare degli avvocati di oggi! Scherzi a parte, c'ho anche qualche ideuzza per organizzare un po' di cose varie a iniziare da cene e found-raising per altre associazioni in attesa di formare per bene la nostra e che si stabilizzi il tutto... ma queste sono altre storie, forse fantasticherie di un ricoverato...

e mentre fantastico penso a come sarà la mia vita dopo tutto questo...


baci baci (immunodepressi)

il vostro


G.J.B.


lunedì 7 aprile 2008

7 aprile - mah...sto bene, oggi son pigro

si si sto abbastanza bene non ci si può certo lamentare. O meglio ci si può sempre lamentare in ogni situazione di innumerevoli cose, ma non voglio che sia il mio caso e poi appunto, nei limiti ovvi di un ricovero va tutto bene, quindi che c'è da dire? Poi stasera non ho troppa voglia di scrivere, oggi è una giornata pigra e come tale va presa e rispettata... vi sembrerà strano ma vi sono giornate pigre anche in ospedale, quelle in cui te ne vuoi stare a letto, tranquillo, tranquillo, a sonnecchiare e guardare fuori il cielo azzurro... poi le visite di rito, qualche infermiere con cui scambiare due parole, e un certo ottimismo di fondo per il futuro, con tanti progetti, mille e una cose da fare e appunto una bella pigrizia sul groppone... oggi è andata così, beh però mi faceva piacere salutarvi e immagino rincuorarvi sul mio stato di salute psicofisico che mi sembra buono.

a presto, a quando sarò meno pigro...


baci...

G.J.B.

venerdì 4 aprile 2008

4 aprile - novità

Vestito di chiaro, la barba ricresciuta così come i capelli mi iniziano a invadere di nuovo il mio volto. Adesso seduto a gambe incrociate sul letto, spalle alla porta, me ne sto quieto mentre ascolto la dolce bossanova di Joao Gilberto. Davanti a me le due finestre incastonate nel tenue verde ospedaliero di cui è dipinta la stanza lasciano intravedere un bel cielo azzurro. Lasciano intuire quel “fuori” che non mi appartiene ormai da diversi giorni. Ma mi sono organizzato, ogni giorno di più. Rosario camionista siciliano che mi ha tenuto compagnia in questi ultimi giorni se n'è finalmente andato. Dico finalmente non tanto per il fatto che fosse antipatico (si è visto ben peggio), ma quanto perché ha stazionato in queste stanze per due mesi e quindi immagino che per lui sia stata una liberazione. Degna di nota la sua abitudine di appoggiare i piedi sullo stesso piano sul quale mangiava... beh per quanto mi riguarda invece mi preoccupo di usare norme igeniche strettissime visto i rischi. Oggi ho disinfettato e pulito tutto quanto sta più spesso a contatto con le mie mani. Anche perché qui la sterilità e la pulizia lasciano leggermente a desiderare. Comunque non vi sono per il momento motivi di particolare ansia: sostanzialmente fino ad ora non ho avuto grosse complicazioni di sorta, ormai anche gli effetti dell'ultima chemioterapia sembrano essere andati a svanire ed eccomi dunque qui tranquillo in reparto. Sì, direi che gli ultimi giorni sono passati all'insegna di una tranquillità finalmente ritrovata e di una serenità della quale si sentiva francamente bisogno. Non vi sono momenti di particolare noia preso tra le letture, la visione di qualche film a sera e poi ogni tanto scrivo. Quando posso, specie a mattina visto che non è che si dorma molto, ascolto musica e cerco di rilassarmi. Di dormicchiare, magari immaginando di essere altrove tipo in una spiaggia di Bahia. Oppure guardo il cielo, spesso soleggiato e azzurro per fortuna e mi incanto dietro ai movimenti ipnotici delle gru che con i loro ganci che si muovono al vento costruendo e componendo velocemente proprio davanti alle mie finestre. La nota più dolente continua ad essere il cibo. Per il primo ormai sono abbonato al riso o alla pasta in bianco. Poiché sono sconditi peggio di tanto non possono essere... altre notizie? Le infermiere? Io preferisco le dottoresse o, ancor meglio le studentesse in tirocinio, ma queste sono altre storie. A parte tutto comunque il personale infermieristico mi sembra abbastanza attento. E come in tutte le situazioni, poiché l'Uomo è animale sociale, anche qui ci sono le antipatie e le simpatie... per le antipatie sono tutte concentrate su uno che avrebbe dovuto fare il sergente, la cui cortesia lascia quanto meno a desiderare. Per le simpatie vanno a Max (Massimiliano), infermiere novello mio coetaneo, preciso e appunto, ottima persona con la quale fare volentieri due battute, tanto che ci siamo riproposti di farci una birra insieme quando sarò fuori di qua... speriamo presto. Già. Oggi siamo al +7 ovvero è passata la prima settimana dall'infusione del nuovo midollo. È il periodo più critico (ho 200 Globuli Bianchi) ma si avvicina forse anche il momento di attecchimento per il quale ci possono volere dai +10 ai +17 giorni circa... Quindi insomma iniziamo a fare il tifo... o meglio continuiamo. Per altro vorrei apportare qualche modifica al blog a iniziare da quel che sarà il video (o meglio la canzone del giorno) giusto per condividere un po'di musica assieme, sempre che vi faccia piacere e che vi fidiate dei miei gusti... beh a presto insomma e continuiamo così...


G.J.B.


P.S. L'altro giorno, ho pure scitto un po'di tesi, ci credereste?

martedì 1 aprile 2008

1 aprile - e quindi uscimmo a riveder le stelle

Una terra desolata e una nave, galeone dalle vele nere e lacere che la solca sospesa su un cielo cinereo... Non vi so dire da dove venga questa sorta di "visione" d'incubo che mi ha accompagnato qualche giorno fa.
Perché un quadro casca dal chiodo? Perché d'improvviso qualcosa cede, smette di funzionare come fino a un momento prima, perché proprio in quel momento? E'un caso? E'un disegno più grande come un mosaico di cui siamo piccoli tasselli? Forse è banalmente quel che si dice un guasto meccanico? Oppure tutto era previsto? E ancora in che percentuale si misura quel "come stai?" che a pensarci troppo potresti impazzirci dietro a atroci crisi identitarie in considerazione della dicotomia della natura umana fatta di fisico e pensiero...
Vi sono forse scrigni dentro a ognuno di noi che è bene non aprire, tesori tanto misteriosi quanto profondi e pericolosi. Sono assolutamente convinto che per vivere "bene" non si debba mai spingersi troppo in là.... vi sono cose molto oscure che pure fanno parte dell'animo umano, la quotidianietà spesso interviene per salvarci dall'orlo di quell'abisso che inconsciamente e incoscientemente possiamo incontrare tutti i giorni. Quell'Ulisse che tanto ritorna nelle nostre letterature va fermato a favore di qualcos'altro la pena che attende chi pecca di "ubris" è tanto grave quanto pesante. Anche il solo fatto di guardar giù, nel nostro profondo dà spesso le vertigini. In linea di massima credo che la cosa faccia talmente paura che tendiamo a ignorare il problema, a non vederlo, a fare come se niente fosse. Ma quella spada di Damocle che pende sulle nostre teste l'abbiamo ben intuita nel barlume notturno che illumina i nostri giacigli. Così si fugge e si sfugge nel sonno, ora nel senso letterario ora nel sonno della ragione o forse nel sogno della ragione a cui per fortuna i nostri sensi ci riportano... E dunque vi sono momenti in cui un uomo provato mette male un piede, inciampa, eppure... il movimento era quello giusto il piede flesso in avanti la gamba aveva quasi completato la falcata. Cos'è successo allora? E' forse colpa della strada, un cedimento del terreno? Un errore di valutazione delle distanze? E ci si trova per terra, non necessariamente con il culo per terra, ma anche con la schiena, o il petto e le mani? Hai messo le mani avanti a coprirti il viso? Oppure lo spuntone aguzzo ti ha ferito e ancora sanguini, magari dalla testa stavolta. Fa male, fa molto male. E ti ritrovi a doverti rialzare la fatica è ancora maggiore rispetto a quando si deve continuare... sì, forse è stato uno scherzo della stanchezza a farti mettere quel maledetto piede in fallo. Fatto sta che un passo falso l'hai fatto e ora volente o nolente, innocente o colpevole, ne pagherai le conseguenze. Come chiunque altro come mai nessun altro al posto tuo. Perché sei tu che ti alzi la notte con il viso e l'umore disfatto e non hai la forza di riprenderti. Neanche una lacrima sul tuo volto, su quegli occhi che prima portavi fieramente a sfidare il mondo. L'ambizione? Sì, ti si confaceva, e i pensieri le prospettive, le aspirazioni... è un diritto? Così dice... eppure a te non sta andando poi così bene... sei per terra e stai leccando il pavimento di un sudicio piccolo bagno d'ospedale. Devi alzare la testa se ne vuoi uscire, devi farlo se vuoi uscirne... e per andare dove? La domanda sorge nel momento meno opportuno così come ogni cosa scomoda, e ti colpisce al collo piegandolo ulteriormente per reazione. Devi...se vuoi...dove... e lo specchio che ti hanno messo davanti non ti inganna quando non ti riconosci nemmeno, gli occhi, dove sono i tuoi occhi? Sono gonfi e pesti, non si riposa mai bene in ospedale... non ti interessa più come né dove solo quando... quando finirà tutto questo?
Una frase spiccava subito dopo la seconda guerra mondiale in una Roma lacerata su un muro di Transtevere si leggeva la scritta: "andatevene via tutti lassatece piagné da soli"... E non ti rialzi, stai là, mentre non aspiri più a nulla se non a farla finita velocemente, o come meglio puoi... ti trascinerai bocconi? Non ti interessa, o forse si, dice che si chiama istinto di sopravvivenza o di conservazione... io ci credo poco è solo una scusa, una delle tante per cercare di far luce negli antri oscuri che ci formano. E allora? Allora decidi che torni a letto, il giorno dopo, poiché è presumibile che ci arriverai ci penserai. Ora torna pure ai tuoi incubi inquieti e cerca di... di niente, neanche di continuare. Hai mollato e lo sai. Le coperte sono sudate o no? oppure non capisci perché anche il letto ti fa quest'effetto. Ti sveglierai altre volte durante la notte, è quantomeno la regola. Ciò che è inquietante è che non hai nemmeno toccato il fondo sai pure questo, ammesso che vi sia un fondo, una fine plausibile... un fondo... una fine... è quello allora che stai cercando? Quando verso le cinque del mattino l'infermiere ti viene a svegliare, ti chiedi solo "ma perché? Perché lo fa?" e ti lasci fare tutto quanto: in fondo sai che ogni resistenza è vana e non sa di fine. Comunque te ne stai zitto e lasci la domanda a giacere nel tuo cervello tanto la risposta è inutile e a ben vedere anche la domanda... poco conta, quel che conta è che ti stanno là a toglierti il sangue come ogni altra mattina da ormai troppo tempo a questa parte. La siringa si riempie il tubo del catere lascia defluire il sangue e, ormai sbloccato, il flusso scorre copioso nelle provette...
il sole sorge, per te come per tanti altri, e non ci fai nulla, però la sola idea di toccare alcunché di cibo, ti repelle. Una repulsione psicologica o fisica? Dov'è il confine? In fondo non è importante... e se proprio vuoi iniziare a scavare, questo non è un pallido inizio... cosa farà quel personaggio che dimora in te? Come si comporterà e come reagirà? Ancora stimoli dall'esterno, comunque intanto non mangi e non lo farai fino al giorno dopo, quando divorato dai succhi gastrici li vomiterai tutti insieme sul letto, con una certa dignità che ti lascia allibito... non un lamento, ti dicono di respirare con il naso e lo fai non una parola... e già sei tornato nella norma, nel torpore dei tuoi sensi comuni in una dimensione diversa e non sai neanche tu come ci sei finito? Eppure adesso stai molto meglio, anche l'umore è risalito e quando tuo zio ti viene a trovare riesci pure ad abbozzare una parvenza di sorriso, qualcosa che ti distrae...
Sono passate diverse ore da un momento in cui hai solo appena potuto assaporare l'abisso che si cela sotto di te. Hai ripreso il cammino, e sei per qualche motivo strano, pure rinfrancato, l'aria ti sembra più fresca, il fardello che porti meno pesante e perché allora non darsi alla compagnia di Sciascia piuttosto che iniziare la tesi?
E così adesso posso consigliare la lettura di "a ciascuno il suo" piuttosto che iniziare a parlarvi della propaganda e grafica politica in era contemporanea...
non rileggerò quel che ho scritto, ho scritto di getto e a occhio credo che abbia una certa potenza descrittiva... forse... ma in fondo non è importante e come ho già avuto modo di dire, certi scrigni van tenuti chiusi e alcune porte è bene non sapere dove possono portare. Un labirinto, una terra desolata, una nave dalle vele nere...

il vostro G.J.B.