giovedì 27 marzo 2008

27-28 Marzo TELEGRAFICAMENTE

Ora, siccome non si sa mai quando le cose succedono, dice che il trapianto me lo dovrebbero far domani 28 marzo... per ora io ho visto giorni migliori ma non sto poi malaccio... oggi spero di essermi fatto l ultima chemio della mia vita. Il vitto è immangiabile, come se non peggio di sempre. Vabeh vi evito le lamentele. Sono molto stanco in questi giorni le chemio mi han sfiancato e come potrete intuire l'umore non è sempre dei migliori...

beh a presto

G.J.B

sabato 22 marzo 2008

22 marzo - nessuna intenzione di mollare

no no, non ci siamo capiti: la mia fantasia sul mare non era una nostalgia ma una bella e vitale voglia di futuro... l'animo malinconico mio fa un po' parte di me da sempre, e ne son contento altrimenti non potrei apprezzare il Tango argentino. Comunque per quanto mi riguarda non ho alcuna intenzione né di cazzeggiare né di mollare... ho passato momenti brutti in questi mesi, momenti in cui fose sono stato un po'sconfortato ma non è certo questo il caso... non mi spaventa troppo il tempo qua dentro, ha ragione un amico mio che di posti da cui non si esce presto ne sa qualcosa purtroppo. Egli mi disse più o meno queste parole: "i giorni peggiori sono i primi tre o quattro, poi ti abitui ai ritmi." Credo sia abbastanza vero... Poi detta tra noi queste dovrebbero essere le ultime chemio e la cosa mi rende sempre abbastanza felice, fanculo se mi ricadono i capelli fa niente... aspetto con ansia il midollo cipriota e con ancora maggiore ansia il mio ritorno a Firenze. E fareste bene a aspettarlo anche voi, perché sarà un evento: non crediato che mi sia dimenticato delle feste promesse... Feste, Rave, insomma quel che sarà e vi assicuro che ci sarà da divertirsi e da bere per tutti... tutti... nessuno escluso... Insomma no, non proprio intenzione di mollare ora, non è proprio il mio stile... Per altro oggi mi son tolto il catetere vecchio che s'era infettato. Un grande chirurgo o un ottima anestesia o ambedue le cose mi han evitato ogni forma effettivamente preoccupante di dolore... ma non mi risparmieranno una cicatrice... Si dice che ogni guerriero ne abbia almeno una, le ferite di battaglia diventan fregi di coraggio e forza d'animo oltre che fisica... Non ho certo intenzione di sottrarmi alla tradizione, le armi come ho già detto si guadagnano sul campo, e poi chissà che non sia una buona occasione per farsi un piccolo tatuaggio... non si sa mai? Insomma ho intenzione di divertirmi di fare il possibile... ah a proposito oggi i libri della tesi non sono stai ancora toccati... non mi biasimate che mi son fatto due chemio una quantità imprecisata di antivirali e antibiotici uniti appunto a oltre un'ora di sala operatoria. In realtà l'intervento è durato molto meno, ma tra aspettare il chirurgo, prepararsi, raggiungere la sala... insomma s'è fatto quattro chiacchiere in allegria con gli infermieri e gli aiuti del chirurgo. Per altro mentre iniziavano a incidere mi potevo pure ascoltare i Led Zeppelin nello stereo... gran cosa: la dovrebbero usare più spesso la musica perché effettivamente è distensiva per i nervi, o almeno per me è stato così... credevate comunque forse che mi fossi rammollito???
Insomma qui non è un gran bello stare ma si pensa volentieri al dopo... per altro non credo di aver mai pensato il classico "perché proprio a me?" in fondo tale pensiero è esempio di un egoismo unico, al limite credo si possa pensare perché le malattie? Ma allora prima ci sono i danni causati dall'uomo (stavolta la maiuscola non se la merita) guerre, sottosviluppo... per la verità ho pensato che in buona parte del mondo non si può curare una malattia come la mia...quindi... no "perché proprio a me?" non me la son mai sentita di dirlo, se la volete sapere come la vedo "a me perché sono chiunque altro", per lo stesso motivo per cui sono il prossimo del mio donatore e per tanti altri motivi che è inutile stare ad elencare. Qui comunque si parla di libero arbitrio e altro. La visione più bella del Dio dei cattolici me la dette Don Zanotelli in un intervista quando gli chiesero che immagine avesse di Dio dopo tutto quello che aveva visto e lui ne parlò come di una madre affranta che stringe al petto il figlio malato. In una canzone di De André sempre tratta dall'antologia di Spoon River si dice invece nella canzone "un blasfemo" "(e Dio) per paura che non ormai non avessi padroni (l'uomo) lo fermò con il tempo e inventò le stagioni". Oggi è la Santa Pasqua e in una mail mi han detto che non credono che sia risorto... a dir la verità non credo sia importante, credo nel significato simbolico di tale festa e ne ho il massimo rispetto. Per quanto mi riguarda comunque sono lontano da una visione che contempli un Dio Creatore... ma queste sono altre storie e forse altre religioni, molto vicine, molto lontane sicuramente importanti...
Per ora mi risulta più semplice pensare alle feste che faremo insieme...

buonanotte dal vostro combattente

G.J.B.



il vostro

G.J.B.

venerdì 21 marzo 2008

21 marzo - una primavera difficile, un Venerdì Santo...aspettando che risorga

E oggi invece no, oggi non ci si annoia... tra cattive notizie, cateteri e nuovi ospiti, tra uova, e venerdì santo oggi non ci annoia. Le cattive notizie non ve le sto a spiegare perché principalmente non riguardano il sottoscritto però vi posso dire che mi han messo un nuovo catetere perché il mio aveva fatto il suo tempo e iniziava a fare infezione...quindi, quindi eccomi con un nuovo coso che mette in comunicazione le mie vene con l'esterno... beh anestesia locale, una buona dose di paura e una bella sudata, qualche punto da togliere nei giorni prossimi venturi. Ora l'indolenzimento sta piano piano passando mentre la musica suona nelle mie orecchie per coprire la televisione che il mio compagno di stanza sta guardando. Sono da poco passate le nove di sera, l'ora non è così malinconica come potrebbe sembrare, trovo ben peggio quando cala la sera e il cielo si tinge di porpora, allora sì, quando ancora non han portato da mangiare o l'han portato da poco e l'odore non è dei migliori, come d'altronde l'appetito essendo le sei e mezza, sette. Allora sì che la malinconia scende e si posa sulle povere cose che caratterizzano le stanze d'ospedale. Tra bottiglie di plastica, e i libri sul comodino ci si avvolge in una nostalgia del giorno che finisce. Poi cala la notte e una nuova veste sembra posarsi sul reparto, una veste fatta di silenzi, di dottori di guardia, di una giornata che per fortuna per molti è finita poiché non è proprio bello stare in ospedale. E io sono qui preso tra la televisione e la musica ad ascoltare Guccini, che sembra confarsi particolarmente a questa giornata. Come dicevo ho anche un nuovo compagno di stanza che mi sembra abbastanza simpatico. Anche se non abbastanza da meritarsi un pezzo dell'uovo di cioccolata che mi è stato portato... già... arrivano anche qui. A parte tutto era anche buono ed è stata una delle poche note dolci della giornata, che comunque appunto sta volgendo al termine per lasciare lenta il posto al sonno e al sogno. Domani mi attende l'inizio di una nuova chemioterapia, l'ultima a quanto dice, cinque giorni, uno di riposo e poi il trapianto... e via... verso un nuovo midollo, una vita che spero finalmente lontana dagli ospedali. Volete sapere cosa mi manca? Mi mancano le stelle d'estate e, strano a dirsi, mi manca il mare. Curioso perché non sono mai stato un amante del mare... ma pure mi manca. Non certo di fare il bagno, ma quella tranquillità di certe sere d'estate, dove la malinconia porpora del tramonto non si fa sentire o è avvolta da un bicchiere di bianco frizzantino, che quel sole ti pare di poterlo bere, e sei là, la spiaggia vicina, i gabbiani e il rumore del mare... Non c'è quasi nessuno per le strade perché si stan facendo la doccia o si stan preparando per il dopo. E allora è bello non fare nulla, ma proprio nulla, se non fumare e bere quel vinello frizzantino famoso... so che son sogni da paziente ospdalizzato, ma tant'è, mi manca il mare e non me ne vergogno... mi manca lo sciaguattio delle onde e perché no? Forse anche il caldo, il sole e le belle ragazze... qualcos'altro? Forse è troppo, forse è solo un po' di pace... la auguro a tutti ma anche questo forse è un augurio banale... eppure sentito, di cuore.


G.J.B.


P.S. Cara Anna, sulle “operette morali” di Leopardi ne so molto poco, ho fatto un esame sulle prime dieci canzoni e me lo ricordo come uno degli esami più noiosi che io abbia mai avuto modo di preparare, tant'è che poi feci il cambio e andai via da Lettere per studiare Storia Contemporanea.


20-21 Marzo - il secondo giorno...

BUONA PRIMAVERA A TE LETTORE DI QUESTE RIGHE CHE QUANDO LEGGERAI SARA' GIA' IL 21!


Un ricovero può essere in tanti modi: questo è stato il mio secondo giorno da ricoverato del mio secondo ricovero “lungo”: intendendo per “lungo” un ricovero che durerà dai venti giorni (seee... ti piacerebbe caro Giulio), a un mese... Qualcuno di mia conoscenza mi ha detto che un mese passa alla svelta, e in fondo credo che abbia ragione, ciò però non toglie nulla al fatto che ho passato questo giorno a rompermi tremendamente i coglioni (mi perdonerete il francesismo). Strano come la pigrizia si attacchi in fondo nella parte più profonda di noi... alla fine, a ben vedere potrei usare tutto questo tempo che ho a disposizione per fare moltissime cose. Volendo avrei ancora un sacco di cose da scrivere, sicuramente tre o quattro libri molto belli che giaciono con le loro ricchezze qui accanto a me sul comodino. Volendo potrei impegnarmi in qualche gioco elettronico del quale non sono sprovvisto... eppure no, in fondo niente di tutto questo riesce a colmare un piccolo vuoto e allora cosa di meglio se non guardare il cielo azzurro dalla finestra? Curioso, ma è stata una delle mie attività preferite quest'oggi. Per domani mi organizzerò e cercherò di farmi portare i libri della tesi, ma la giornata è passata così: a guardare le nuvole strapparsi e ricomporsi, a aspettare semplicemente domani, lamentandomi forse eccessivamente di un ricovero fatto precauzionalmente troppo presto dato che inizierò la mia chemioterapia solo domani l'altro. Ah inoltre pare che le cellule del sottoscritto abbiano la proprietà di essere simpatiche al resto del mondo, e in fondo nella mia colonna vertebrale non si deve stare così male se è vero che oltre al nostro donatore americano, anche il nostro caro donatore cipriota è estremamente compatibile con il sottoscritto. Insomma c'ho anche un donatore di riserva (spero vivamente di non averne bisogno) e pare che proprio sul filo del rasoio il prescelto sarà il cipriota... dunque le mie speranze che il misterioso midollo venisse da Chuck Norris sono così d'improvviso sfumate nel nulla.

Beh credo che me ne potrò fare una ragione...


G.J.B


P.S. sulla questione dell'autoaffermazione ci si potrà forse tornare in seguito, stasera mi sembra un po'troppo impegnativo...

mercoledì 19 marzo 2008

19 marzo - Dal S.Raffaele 1 giorno di ricovero

Il reparto al secondo piano dell'Ospedale San Raffaele di Milano oggi ha aperto le sue porte al sottoscritto. Adesso mi trovo sul letto in una stanza dipinta di una tonalità verde tenue. Sono solo al momento e la cosa mi fa pure piacere: il trapianto è fissato in via definitiva il 27 e tra due giorni inizio le chemioterapie. Le ultime finalmente. Per ora il problema maggiore è chiaramente la noia che tutto assorbe e tutto avvolge. Una giornata passata lentamente, quasi come centellinata attraverso l'inattività delle sue ore. E adesso siamo a fine. Dal corridoio provengono voci femminili e si possono ascoltare le altrui sventure, o meglio si è quasi costretti a farlo visto il tono di voce tenuto: c'è chi è stato ricoverato per la prima volta, ed è all'inizio di questa malattia infame.

Vi risparmierò per il momento le fosche e drammatiche tinte che si potrebbero usare per descrivere il cibo ospedaliero a meno che non raggiunga momenti di tele intensità da necessitare ulteriori lamentele da parte mia. Per ora vi basti sapere che non è esattamente quel che si dice “buono”...

ah a proposito, volevo rispondere a Laura sull'autoaffermazione. Essa può a mio avviso avere risvolti abbastanza negativi, specialmente in politica. Credo che vi debba essere un giusto equilibrio tra coscienza critica e spirito collettivo, ma credo anche che lo spirito collettivo sia da anteporre all'individualismo. La realizzazione dell'individuo in politica si dovrebbe trovare prima di tutto nel successo delle idee condivise piuttosto che delle idee personali. La politica all'interno di un partito si basa forse proprio su questo delicato equilibrio, tra affermazione del proprio modo di vedere e di intendere le cose e quello degli altri iscritti. L'autoaffermazione spesso rischia di trasformarsi in arrivismo nella visione spasmodica di sé stessi.

Detto ciò qui l'ora si sta facendo tarda, mi sento un po' solo ma tant'è...meno male ci siete voi e vostri messaggi...


G.J.B.


lunedì 17 marzo 2008

lunedì 17 marzo - uno smidollamento in meno

Come previsto e previdibile stamani han proceduto al mio smidollamento... per la verità è stata una giovane dottoressa l'incaricata in questione. Mai sì dolce pulzella è stata tanto poco "delicata" con il sottoscritto, per farla breve: m'han fatto un male cane. Però è passata e quindi tant'è... bello comunque sentirvi un po' via blog, non sapete il piacere che mi fa anche perché qua purtroppo mi sento un po'sperso, un po'solo... vabeh, ancora le corse per venirmi a trovare purtroppo però non le posso aprire perché tra due giorni (ormai praticamente un giorno) mi ricoverano. Io mi sto preparando. Libri rigorosamente rivestiti di cellofan (o come si scrive) e connessione a internet, nella speranza di trovare un compagno simpatico (certo che uno come Graziano sarà difficile).
Oggi non ho tanta voglia di scrivere... però mi ha fatto un gran piacere rileggervi tutti quanti!
Grazie

il vostro

G.J.B.

P.S. Nei prossimi giorni chissà, magari rispondo alla famosa domanda di Laura e chiudo con queste benedette candidature (manca l'ultima)

domenica 16 marzo 2008

16 Marzo - finalmente (del trapianto, dei conigli e di tante altre cose)

Salve! E'passata una settimana dall'ultimo post su questo blog e la domanda mi sorge spontanea... sarò mancato ai miei affezionati lettori? Ovviamente spero di si, almeno un po' altrimenti che affezione c'è? E ora però sta a me rispondere alle domande... dove ero finito? e dove sono adesso? Perché non ho scritto?. Come è facile prevedere i colpi di coda della chemio mi han tenuto nuovamente lontano dalla scrittura e dal blog: più che altro mi ha accompagnato una stanchezza inaudita...poco male comunque che almeno non ho sofferto, Adesso le vanno meglio anche se non so ancora per quanto...perché??? Innanzitutto perché domani mi aspirano il midollo dall'osso sacro che è meglio se non ci penso. Allora passiamo al secondo motivo: perché se tutto va bene (e tutto deve andare bene) forse finalmente ci siamo: il donatore americano si è rivelato essere ottimamente compatibile con il sottoscritto (quasi fosse mio fratello) e quindi eccoci: in uno dei giorni 26-27-28 IL TRAPIANTO!!! Questo significa che il 20 (circa) iniziano con una bella chemio che mi elimini praticamente tutto il midollo: la chemio assoluta, l'armageddon del mio midollo, "u chemiune" detto alla siciliana, una cosa da veri duri, roba che stenderebbe Stallone (l'attore non il cavallo...ma anche sui cavalli si potrebbe aprire qualche scommessa)... insomma una cosina di quelle delicate e leggere preparata apposta apposta per me. Appena un po' di più di una camomilla prima di andare a letto. Tutto ciò dura due giorni, poi si passa all'eliminazione dei linfociti che invece avviene attraverso... non ci crederete mai: attraverso i conigli. Non che mi mettono un coniglio vicino che mi mangia i lonfociti, no... e neanche mi trasferiscono in una conigliera. No, prendono però i linfociti dei conigli, ne fanno un siero e indovinate un po'? Mi iniettano tutto in vena (una cosa nuova che non succede praticamente mai). I linfociti dei conigli si attaccano ai miei e li neutralizzano... non mi chiedete come fanno perché non lo so. Io mi limito a riportare quanto a me spiegato in precedenza... a questo punto però dovremmo chiederci: " dopo il trapianto, che ne sarà di me?" Ovvero: inizierò a saltallare per le vie di Milano chiedendo a ogni ragazza che passa "ehi, carota?"... oppure forse nascerà un nuovo supereroe: Rabbit-Man, l'uomo coniglio? Lo scopriremo solo vivendo... intanto direi che per stasera vi ho detto abbastanza. O quantomeno ci siamo rimessi in contatto, in marcia, in un cammino che non ci è concesso diverso...

a presto

G.J.B.

P.S. Domani mattina, se vi capita, mentre prendete un caffé, oppure se il cielo è sereno e si mostra azzurro ai vostri occhi, o banalmente mentre guidate nel traffico infernale di un qualche viale, se vi capita, fermatevi un attimo... e pensate che in quella stessa mattina io faccio un aspirato del midollo (pratica di cui vi risparmio la descrizione ma da tutti considerata dolorosa). E in quel momento sappiate che c'è qualcuno che prenderebbe volentieri il vostro posto.

domenica 9 marzo 2008

9 marzo - continua dal 6 marzo (le mie elezioni V)

mi spiace la mia latitanza ma è dovuta a cause di forza maggiore in quanto continuo a non sentirmi molto bene: stanchezza, vertigini e quant'altro hanno accompagnato gli ultimi tre o quattro giorni. Per quanto riguarda l'autoaffermazione è cosa da trattare con un minimo di approfondimento, quindi nei post futuri... ed ora ecco a voi il continuum del racconto del 6 marzo

(continua dal 6 marzo) ...quindi eccomi che, mentre cazzeggio alla grande, mi do all’unica altra attività del collettivo che non fosse giocare a carte: organizzare feste… feste da duemila persona, mica roba da poco. D’altronde così si dice: che la politica universitaria si fa con le feste e che con le feste si vincono le elezioni. “Panem e circenses” o meglio “alcol e circences” ma il concetto di fondo rimane lo stesso. E noi dunque a far divertire il popolo (in questo caso gli studenti) e a cercare di prender voti…oltre che a autofinanziarti. E nel settore festini la scuola del collettivo di economia era assolutamente eccezionale. Purtroppo non sempre i nobili principi guidavano le azioni: ricordo una acerrima discussione su come spendere alcuni soldi avanzati da una festa di autofinanziamento: “tenerli in cassa, magari per le elezioni a venire o andarci a fare una bella mangiata tutti insieme?” Da degli economisti cosa vi aspettereste? Beh il cibo non era malaccio ma secondo avremmo potuto mangiare meglio con quella cifra.

Contemporaneamente proseguiva una frenetica attività politica di Ateneo. A ben vedere là le cose erano decisamente diverse. Le cene di autofinanziamento non hanno mai arricchito i ristoratori toscani, e alle riunioni effettivamente dominavano i temi di interesse pubblico: resoconti del Senato Accademico dal nostro rappresentante, questioni quali affitti, alloggi, mensa eccetera. C’era di fondo una bella idea di sindacalismo studentesco alla quale sono sempre stato vicino. Comunque almeno avevo il buon gusto di tenere, almeno all’inizio, la bocca abbastanza chiusa. Sostanzialmente perché non avevo poi molto da dire e forse anche un po’ perché prima di parlare volevo cercare di capire un meglio quel di cui si trattava. Fatto sta che ho scoperto che le persone che stanno abbastanza zitte ispirano sicuramente più fiducia di chi parla. Anche perché quando si parla è più facile dire cazzate, o almeno nel mio caso è così. Quindi il silenzio mi aiutò a essere proposto come secondo di lista (su due, non scherziamo) per l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio alle elezioni di Ateneo. E io accettai sinceramente più stupito che onorato. Nessuno comunque mi aveva spiegato che era statisticamente molto poco probabile che passassi. Dove “molto poco probabile” è un dolce eufemismo per esprimere il concetto di “fottutamente impossibile”. Accettai dunque con un ingenuo entusiasmo e un poco di incredulità. Insieme a me, al primo posto in lista, si candidava Nicola, studente della facoltà di Architettura. Ora, si sa come gli architetti sian artisti e come tali imprevedibili, ma pochi si sarebbero aspettati che al momento di presentazione della lista il nostro Nicola si sarebbe svegliato male. Per presentare la nostra lista in rettorato prima delle altre infatti si facevano le corse a mattina: è cosa nota che chi è primo sulla scheda (in alto a sinistra) prende più voti ed è immediatamente riconoscibile. La mattina in cui si apriva la possibilità di presentare la lista dunque eccoci puntuali davanti ai portoni dell’ufficio preposto a portare gente, amici e conoscenti che venissero a firmare per la presentazione. Tutti i candidati ovviamente erano presenti, tutti tranne uno: il nostro Nicola che, preso da un umore improvviso, aveva deciso di non candidarsi. Immaginatevi una ventina di persone a mattino presto (dovrei forse dire prestissimo visto che eravamo tutti studenti universitari: categoria dal sonno protetto) tutte imbestialite contro una: Nicola fu velocemente convinto a non ritirare la candidatura, e non oppose molta resistenza. Ma d’improvviso mi ritrovai pure primo di lista. Fu così che la campagna elettorale prese man mano corpo. A dire il vero io non ci badavo tanto, feci qualche attacchinaggio notturno e poco più, agli amici che incontravo dicevo che ero candidato e basta. Alla fine però presi circa 700 voti che effettivamente non mi valsero l’elezione ma mi incoronarono la persona più votata nell’intera storia dell’associazione, e ancora detengo fieramente il primato.


G.J.B.



giovedì 6 marzo 2008

6 marzo - e ripaleremo di elezioni (le mie elezioni IV)

Vi avevo promesso che vi avrei narrato anche di altre disavventure elettorali e così sarà. Avevo dunque raggiunto ormai le agognate sponde dell’università: obiettivo raggiunto passando con il minimo necessario ma nel tempo previsto, senza perdere neanche un anno. E ora? Ora c’era da scegliere l’università e ora ci sarebbe stato da fare sul serio. O così almeno sembrava… ma se è vero che chi nasce tondo non diventa quadrato, allora chi nasce con la spalla tonda non avrà mai le spalle quadrate e tanto meno il culo: già, il così detto “culo quadro” che prende la forma della sedia per le ore passate sui libri. No, non è il mio caso e ovviamente non lo sarebbe diventato. Però mi illudevo che sarebbe potuto essere così e dunque perché non iscriversi al corso di laurea in “sviluppo economico e cooperazione internazionale”? Eccomi dunque matricola in economia e già precettato in “SU! Sinistra Universitaria” associazione di chiara ispirazione politica. Correva l’anno 2002, neanche il tempo di mettere piede nella bella sede di Villa Favard che mi ritrovo a essere instradato da amici e vecchi compagni di liceo verso la politica universitaria e verso il “P.I.R. Prodotto Interno Rosso” il collettivo di economia. Vengo inoltre condotto a fumose riunioni serali nelle case del popolo di cui divento assiduo frequentatore, e sostanzialmente conosco compagni e amici che ancora oggi probabilmente leggono queste righe. A guardarla a posteriori la cosa migliore era il cuore che veniva messo nelle nostre vaghe idee, la cosa peggiore forse la voglia di autoaffermazione che ha coinvolto molti e sicuramente troppo anche il sottoscritto. Il risultato sicuramente era abbastanza scadente, avremmo potuto fare molto meglio e di più, ma forse parlo per me e tant’è… E mentre la sigaretta iniziava a farsi strada sempre più frequentemente anche tra le mie labbra (questa è la riprova che la politica fa male alla salute) le elezioni universitarie si avvicinavano. Ma prima di parlare di candidature o di altro è giusto raccontare cosa era il P.I.R. e cosa le riunioni serali. Sostanzialmente “SU! Sinistra Universitaria” è un associazione nata da una delle solite divisione che regolano da sempre i rapporti tra le sinistre. Non siamo arrivati a spararci addosso come nelle giornate di Barcellona ma poco c’è mancato. Ora pare che le fratture vadano a ricomporsi ma in fondo non ci riguarda poi troppo. Ci interessa invece sapere che “SU!” è un’associazione che svolge funzione di coordinamento tra i collettivi di varie facoltà: un momento di raccolta per gli studenti impegnati nella vita politica di tutto l’Ateneo fiorentino. Quindi sostanzialmente uno studente “impegnato” sarebbe andato un pomeriggio la settimana alle riunioni di collettivo, in cui si dibattevano i problemi di facoltà e una sera a settimana alle riunioni di “Sinistra Universitaria” in cui si dibattevano i problemi di Ateneo. Sostanzialmente una cosa da masochisti e da gente che non ha di meglio da fare. Comunque alla fine ci si divertiva anche perché uno studente come me interpretava la cosa in questo modo: “i pomeriggi li passo in facoltà a giocare a carte nella stanza del collettivo di economia che è quasi una bisca, ogni tanto preparo un esame, e nel frattempo la sera vado alle riunioni di “Sinistra Universitaria” che in fondo anche se ci si spacca le palle a sentire i resoconti del Senato Accademico la compagnia non è poi così male”. Ero decisamente un tipo poco serio (non che ora sia tanto meglio), così come poco serio era il “Prodotto Interno Rosso”. A parte pochi, sicuramente la minoranza, realmente interessati a fare politica, per gli altri il collettivo era semplicemente un luogo: una stanza d’angolo con due belle finestre nella quale si poteva liberamente fumare e in cui si ritrovavano gli amici. Niente a che vedere con la politica. E da che mondo e mondo il passatempo, anzi no, l’occupazione principale di quella manica di sgangherati era giocare a carte e prendersi per il culo vicendevolmente, ma soprattutto giocare a carte. Si trovava chi, fin da mattina (non troppo presto), teneva le carte, usuratissime, in mano e il “tressette” è stata la prima cosa che mi è stata insegnata quando ho messo il naso dentro l’uscio. I veri dolori sono arrivati dopo quando il sottoscritto e altri due di cui non faccio il nome per evidenti motivi abbiamo avuto l’insana idea di soppiantare il poker al “tressette”, con ricadute facilmente immaginabili. Ma queste sono altre storie, forse altrettanto avvincenti, ma assolutamente immorali, quindi… (continua...)


G.J.B.



martedì 4 marzo 2008

4 marzo - il donatore e il suo prossimo

ieri sono stato tutto il giorno a giro per Milano con i miei amici e a sera ero a cena fuori. Sono stato benissimo, ho avuto modo di stare in buona compagnia e di fare ottima conversazione. E in questi giorni in cui si aspetta il trapianto la conversazione non può che cadere sul nostro appuntamento. Dobbiamo dare per assodato il fatto che io non saprò mai l'identità del donatore. Queste sono le regole. Ovviamente chiunque non accetti supinamente la cosa è legittimato a porsi delle domande a riguardo: "perché non sapere l'identità del donatore?" che sottende a un: "è giusto che non si sappia?"... prima di ieri sera un buon senso istintivo mi aveva portato a rispondere semplicemente "sì" senza però neanche esattamente trarne una motivazione profondo. Per me era così, "a naso" era anche giusto così e così finiva la cosa. No, troppo semplice. Anche perché mentre la data del fatidico giorno si avvicina, anche gli interrogativi crescono... e come non essere grati a colui che, dall'altra parte dell'Oceano, si sottoporrà a un noioiso intervento al fine profondo di essermi tanto utile da salvarmi la vita? Come non essere immensamente riconoscenti, come avere debito più grande? Appunto, come avere debito più grande? Ecco perché, a mio avvviso, non è bene conoscere direttamente il donatore: poiché un debito di tale fatta è un peso con il quale è estremamente difficile confrontarsi in un qualunque rapporto umano, il rischio di storture sarebbe estremamente alto. Non solo, la cosa più bella di questo momento è forse in fondo proprio il fatto di non conoscersi, ma esclusivamente di riconoscersi. Riconoscersi come simili, come esseri umani, come prossimi. Il rapporto enormemente importante che si instaura tra me e il mio donatore è forse reso ancora più prezioso e grande dal fatto che è semplicemente un rapporto tra essere umano e essere umano. In fondo poco ci importa del sesso, della razza, delle idee politiche, della religione, e di ogni altra distinzione... non importa al donatore non importa a chi riceve. E poche cose sono tanto grandi quanto il gesto che andremo a compiere. E il fatto di non conoscersi e che l'identità verrà preservata nascosta ai due assume ancora maggiore rilevanza in quanto esclude il rapporto a due, ma postula e implica un rapporto superiore e più profondo: quello tra simili, tra prossimi. Altro aspetto dell'eccezionalità del gesto, è che esso avviene in fondo, in condizione di totale assenza di giudizio. Indipendentemente da chi io sia, da quel che ho fatto, da quel che voglio fare o farò, io ho la possibilità di avere il mio trapianto, senza alcun giudizio etico di sorta. Il che mette realmente per una volta, gli individui in condizione di parità: per una volta non ci sono giudici. Contemportanemente una situazione del genere sposta la mia gratitudine per la possibilità che mi è concessa di continuare a vivere, verso il mio prossimo. Poiché io sono il prossimo del nostro donatore americano, l'unico modo che ho per essergli grato è comportarmi conseguentemente verso il prossimo mio, alimentando dunque un circolo virtuoso, che spero e penso possa in fondo andare a influire anche sul nostro statunitense. Nostro o nostra, poiché appunto come si è visto per il donatore si dovrebbe usare il neutro, caso che purtroppo nella nostra bella lingua viene a coincidere con il maschile. Dove vanno i nostri sforzi adesso? Vanno verso il donatore che deve essere in forza e in salute e che non abbia intoppi nel mandare le sue cellule a Milano... poi starà al mio organismo dimostrare di essere realmente tollerante, tanto da accettare come proprio, un midollo che originariamente non lo sarebbe. In fondo il rigetto non potrebbe essere visto come una forma estrema di xenofobia? Beh per quanto mi riguarda porte aperte... a tutti, perché? Perché sono il mio prossimo...

vi auguro una buona notte

G.J.B.


domenica 2 marzo 2008

2 marzo - back in milan

Sono nuovamente a Milano, nella mia stanza, confortato da due giorni a Firenze di cui avevo sinceramente bisogno. I giorni della settimana scorsa, come ho detto sono stati duri: costretto nel letto dalle chemio ho sentito il peso della solitudine, lasciando per altro il racconto delle elezioni incompleto. Prima però voglio rincuorare chi si può preoccupare per il sottoscritto: i due giorni a casa hanno significato molto, ne ho approfittato per chiarire aspetti personali vari, e soprattutto per stare con amici vecchi e nuovi, guadagnando per altro un ottima forma di pecorino e ben due cipolle. Il risultato? Che ieri per somma gioia mia ho mangiato ottimamente, minore era la gioia di chi mi stava vicino, ma volete mettere il gusto di una buona cipolla cruda?

A parte tutto, oggi vi faccio partecipi di un altro capitolo delle mie elezioni. Le mie elezioni (o sputtanature come qualcuno le potrebbe chiamare) cap. IV. Ma in fondo almeno così rispondo al mio buon amico Piero, che l'altra volta diceva, a proposito di lamentele di mala politica, che dalle parole bisognerebbe passare ai fatti. Le mie elezioni infatti sono state sempre un tentativo (mal riuscito) di tradurre le idee, le critiche espresse in un azione politica concreta. Sostanzialmente comunque, dato per assodato che il sistema va cambiato, il problema è: come riuscire nell'ardua impresa: “è possibile riuscire a cambiare il sistema dal suo interno?” e ancora: “fino a che punto è accettabile il compromesso con le regole della politica?”. Se vi fosse una risposta sola, unica, cruda e univoca il gioco sarebbe fatto, la linea tracciata il dado tratto e il dardo scagliato... no, troppo semplice. Perché non ci complichiamo un po' le cose? Personalmente ritengo la questione estremamente spinosa. E infatti su questi interrogativi vi lascio perché la quarta parte de “le mie elezioni” va trattata con cura e ora son troppo stanco per farlo al meglio...


Un bacio a tutti e un abbraccio particolare a quelli che stanno a Tavarnuzze


G.J.B.


P.S. Ho seri problemi con la connessione... la cosa dovrà essere risolta al più presto...

sabato 1 marzo 2008

1 Marzo - finalmente...

Sono stati giorni duri e difficili questi ultimi, su diversi fronti, non ultimo quello personale, che, proprio perché personale lascerò sospeso. Vi basti sapere che le cose vanno meglio e mentre Marzo batte alle porte di questo 2008 sto scrivendo abbastanza contento e positivo da quel di casa mia. Casa mia, quella vera, quella dove siete anche voi: due giorni nella mia (nostra) Firenze non sono abbastanza ma sono quanto per ora mi è concesso. Giorni difficili vi dicevo, fatti di lontananze, una stanchezza pressante e molti ricordi, rivalutazioni. Se dovessi descrivere come son stato vi direi semplicemente disteso nel letto sonnecchiando o ricordando i volti, gli episodi, e poche valutazioni sul presente o sul futuro. Non so se siano state le coperte, o la stanchezza o la natura stessa del ricordo che sottende alla solitudine, non sono in grado di comprendere bene come la natura fisica delle cose si compenetrasse con quella psicologica, o quanto fosse il contrario quanto fosse la mente a intralciare il fisico con la memoria di quel che è stato... strano sapore ha il ricordo: una quasi sensazione, e la coscienza precisa di essere stato felice. Lirismo spicciolo di queste parole da cui vorrebbe forse trasparire la mia passione per la musica e le atmosfere del tango argentino... lasciamo dunque un tono dato forse dalle nuvole qua fuori in favore di uno slancio nuovo che ammicchi al trapianto che devo andare a fare: quando?Non si sa ancora quando, domenica pomeriggio sono di nuovo su, lunedì controlli e analisi, martedì a fissare la data credo e poi... e poi...
lascio sospeso e mi getto su questi momenti di vita strana in cui a parte il gonfiore degli occhi e qualche crampo alle mani sto abbastanza bene. Lascio sospeso come i racconti sulle elezioni e sulla scuola, lascio sospeso come quel che riguarda la politica, lascio sospeso perché a volte serve silenzio e ricordo per poter riflettere e dare giusto slancio alla parola. Lascio sospeso perché c'è tempo, perché in fondo credo che siamo portati fin troppo spesso a tempi non nostri. Rispondo così a chi dice del bisogno di continuo aggiornamento a cui il vorticare di notizie ci ha improvvidamente abituato. Ammansendoci e lasciandoci lontani dalla pausa di riflessione, da quel momento di assestamento, di malinconia, di ricordo, di solitudine, di "bagno di tomba" che serve per poter andare avanti al meglio...
che ci volete fare? oggi mi sono svegliato retorico
(ma non voglio rileggere il brano, in parte perché mi fa fatica e voglio andare a farmi la doccia, in parte perché son curioso di vedere quel che ne viene fuori... chissà se si capisce qualcosa dicchè volevo dire)

a presto

G.J.B.