lunedì 25 febbraio 2008

lunedì 25 febraio - dopo un po'di silenzio

mi piacerebbe dirvi che se non ho scritto è stato perché me la stavo spassando... mi piacerebbe rispondere alle vostre mail invece ho un deposito di mesi, mi piacerebbe aver risposto alle vostre telefonate e magari avervene fatte anche io. Mi fa piacere comunque sentirvi e scrivervi queste due parole, per il momento veloci. Non ho avuto modo e voglia di scrivere, un po'forse perché abbisognavo di un po' di silenzio ma credo in realtà più che altro per effetti collaterali che mi hanno letteralmente steso in catalessi a letto (o sul divano) facendomi dormire o "riposare", un numero incredibile di ore al giorno. Ovvialmente ogni attivià che fosse più impegnativa di guardare un film la sera o di mangiare è stata bandita. Anche adesso fatico un po' a scrivere... che palle 'sti medicinali di merda. Beh spero di star meglio nei prossimi giorni o magari nelle prossime ore...

baci

G.

giovedì 21 febbraio 2008

21 febbraio - buone nuove e altre ricordi aspettando la terza parte

Allora iniziamo dalle buone notizie: QUESTO CHE HO FATTO E' UFFICIALMENTE L'ULTIMO CICLO DI CHEMIOTERAPIA: ENTRO UN MESE MI SOTTOPORRO' AL TRAPIANTO DI MIDOLLO. IL DONATORE IN POLE POSITION PARE SIA UN AMERICANO MA UN ITALIANO E UN CIPRIOTA SONO ANCORA IN LIZZA... STIAMO A VEDERE... A onor del vero ci tengo a precisare che il trapianto non avviene attraverso una semplice trasfusione non immaginatevi dunque cose cruente o miserrime per me... pare, magia del corpo umano, che le cellule trasfuse sappiano già da sole dove andare a posizionarsi. Trovo tutto questo affascinante.

Detto ciò oggi mi son fatto la lombare... spero di non avere effetti collaterali grossi che tuttavia non mi stupirebbero. Se per qualche giorno non doveste vedere il blog aggiornato beh... capirete perché. Comunque non fasciamoci la testa prima del previsto.

Per il momento sospendo un attimo la narrazione dell'ultima e terza parte delle mie elezioni, malgrado i numerosi complimenti ricevuti che sinceramente mi onorano assai... mi interrompo per ricordare qualche altro momento più o meno divertente del liceo, visto che è stato tirata in ballo la mia mancanza di rispetto per l'autorità costituita (che ancora un po'mi caratterizza), le mie sessanta assenze e quaranta entrate in ritardo... ma andiamo per ordine. Cronologico ovviamente.

Diciamo che i tempi della ribellione, covati i semi per un po'di tempo, iniziarono il terzo anno di liceo, corrispondente con i miei sedici anni... cambiai look, iniziando a portare maglioni sformati, i primi pantaloni larghi e forse i primi jeans un po'scampanati, e scarpe da ginnastica basse come voleva la moda del tempo... insomma mi feci un po' meno vittima dei gusti della mamma. Contemporaneamente nasceva la passione per Neruda, Garcia Lorca, e la poesia in generale, meglio se ispano americana. I primi amori (ovviamente tragicamente infelici), i primi brufoli, le prime contestazioni... insomma iniziò a farsi più marcata la mia individualità con tutte le contraddizioni di un adolescente. E cosa ne poteva far le spese se non il mio rendimento scolastico? Ero intimamente convinto che valesse di più leggersi una poesia di Garcia Lorca o scrivere di mio pugno piuttosto che stare a imparare a memoria la traduzione delle versione di greco da ripetere al momento dell'interrogazione e scordare il giorno dopo. Possiamo dunque affermare con una certa cognizione di causa che il mio metodo non era esattamente scolastico. Come forse ho già avuto modo di raccontarvi, passai all'anno seguente per il rotto della cuffia con quattro materie insufficienti (matematica, filosofia, greco e una quarta che mi pare fosse latino). Reputai saggiamente che era giunta l'ora di cambiare aria, visto anche il tanfo di ipocrisia stantia che caratterizzava il mio liceo. E dunque quando la vicepreside nonché mia professoressa di lettere chiamò mia madre a una chiacchierata di fine rapporto non trovò di meglio che definirmi con un certo disprezzo "un anarchico". La cosa non mi creò alcun problema e tutt'altro che dispiacere, anzi mi inorgolì pure... la reazione della mia augusta genitrice fu invece opposta: ancora oggi ritengo che fosse preoccupata e disperata sostanzialmente per un nonnulla. In fondo come si fa a dare così tanta retta a una professoressa che pronuncia la parola "anarchico" con l'erre moscia?

L'anno dopo,il penultimo, merito anche della novità di un diverso istituto, le cose andarono meglio. Respiravo un aria meno impostata e stupidamente oppressiva e la cosa mi fece riconciliare un po' con il mondo scolastico. A questo si aggiunse un via vai di supplenti di italiano che certo non mi diede le gioie di conoscere bene il Tasso e l'Alfieri ma che mi consentì qualche divertimento. Uno su tutti quando l'ultima delle supplenti (che poi fece anche le valutazioni finali) ci chiese candidamente cosa facessimo il sabato sera. Ecco subito una mia compagna tutta per bene pronta a raccogliere l'occasione per dare fiato alle corde vocali e mettersi in mostra: -io vado in discoteca-. "Ecco aperta," pensati tra me, "la fiera del banalità e della leccata di culo". Non mi sbagliavo troppo, l'intervento dopo, fatto da una mia compagna altrettanto compita fu -si, oppure usciamo tra amiche, magari andiamo al pub...- Il sorriso stampato sulla faccia a soddisfare l'insegnante. No era troppo, mancava in fondo quella faccia sporca che ci caratterizza un po' tutti quanti. Riflettei su quel che facevano davvero alcuni miei compagni, su qualche sbronza che ogni tanto mi prendevo anche io, e decisi tra me che il muro di omertà andava rotto. O forse non fu una decisione conscia, ma solo un caso. Fatto sta, che nel silenzio più totale, senza neanche alzare gli occhi dalla mia attività preferita in quelle occasioni (ovvero disegnare sul banco) esordii con un potente: - Io mi drogo- A ben vedere non era nemmeno vero, era una cazzata bella e buona, ma l'attimo di silenzio e il gelo furono di sicuro impatto. La povera supplente, giovane e presa sicuramente di sorpresa da tale risposta non trovò di meglio che da ribattere con voce calma quasi flebile: - ma non è una bella cosa- e io ancora con una freddezza che sinceramente a tutt'oggi mi meraviglia: - ma io lo faccio lo stesso...- Stavolta non ebbi risposta e a quanto mi è concesso ricordare la discussione sui nostri sabati sera non si protrasse molto oltre. Effettivamente l'irriverenza c'era quasi al limite forse della strafottenza, ma a dir la verità ho sempre cercato di farlo con una certa ironia, con fantasia, estro, con stile insomma come vorrebbe insegnarci il miglior Monicelli di "amici miei". E fu così che all'ultimo anno, quando finalmente iniziai a firmarmi le giustificazioni da solo, non ebbi più limiti. Si sa, all'utlimo anno di stare al liceo ti sei proprio rotto, io mi sentivo in un ambiente non mio: continuavo a dire e a sostenere il fatto che la mia presenza in classe era puramente accessoria se avevo assimilato le nozioni richieste. Continuo ancora ad essere di quest'avviso: facevo i compiti in classe, le intorrogazioni e studiavo (poco). In realtà a dirla tutta in alcune materie campavo anche molto di rendita su una certa simpatia che mi ero creato più grazie a occasioni di discussione con i docenti che dall'arruffianamento. E su una carta facilità di assimilazione, per esempio delle nozioni storiche mi aiutò non poco. Ma certo volevo giocare con le mie regole a iniziare dal presupposto che quel che studiavo lo facevo con i tempi e i modi che volevo io. Cosa me ne fregava a me di stare a sentire le lezioncine imparate per la maggior parte a memoria dai miei poco allegri compagni di classe? Meglio andarsi a fare una passeggiata, delle belle foto o studiare per i fatti miei quello di cui ritenevo di aver bisogno. Ricordo perfino con un certo piacere alcune mattinate passate in una sconosciuta sala di lettura vicino Santa Croce, in cui rimettevo apposto i miei appunti di Storia e Filosofia. Inframezzando l'attività con una passeggiata, una giusta pausa caffé e una conseguente fumata a seguire. Il tutto secondo i miei ritmi... quasi un sogno, specialmente quando a me si univa qualche compagno, o ancora meglio qualche compagna, di venutra. Ma non tutti i miei insegnanti approvavano la mia linea di pensiero. Accortomi di ciò questo forse aggiunse ancor più pepe al gusto di voler sfidare il potere costituito con un ironia portata quasi al limite. Basti dire che alla fine dell'anno avevo collezionato ben quattro libretti delle giustificazioni di cui almeno tre rubati dalla segreteria in un momento di distrazione del personale che li aveva lasciati incautamente incustoditi. Non persi tempo: individuato il timbro ufficiale non esitai a usarlo: ne presi una decina. Per me ne tenni tre e il resto li regalai all'intervallo a miei degni compari. Nei quattro libretti che collezionai quell'annata spiccano perle come "entrata in ritardo" con motivazione "ho incontrato il male di vivere" (cosa che per altro sottendeva a una certa verità) oppure: "accidia". Ricordo anche un più comune "cambio olio motore"... alla fine riusci comunque a cavarmela. Quanto ai libretti li conservo gelosamente e se il trambusto degli ultimi mesi non me li ha portati via sarò lieto di mostrarli appena posso ai più increduli miscredenti.
Non so se vi avevo già raccontato questi episodi, ma mi parevan comunque degni di essere ricordati in questa strana Milano, dato che ancora oggi mi regalano un sorriso come spero che lo regalino a voi. A onor del vero devo aggiungere una cosa, anche la mia insegnante di italiano di allora (finalmente era tornata quella di ruolo), benché fossi all'ultimo anno, cercò di punire tale atteggiamento di irriverente sfida e propose la mia bocciatura. Chiaramente il mio rapporto con le insegnanti di lettere nelle mura scolastiche non deve essere mai stato idiliaco. All'esame mi portò con l'insufficienza e all'orale mi chiese cose sulle quali non ero, come dire, esattamente ferrato. Ancora oggi l'interpretazione della "doppia vista" di Leopardi da parte di Walter Binni resta per me in gran parte un mistero. Ma non me ne faccio troppo cruccio in quanto ho scoperto che, eresia, si campa bene lo stesso. Di Leopardi potrei in compenso raccontarvi cose che non si studiano a scuola come per esempio che nel suo periodo di soggiorno a Roma spediva lettere al fratello in cui si lamentava dei prezzi e degli atteggiamenti delle prostitute locali... Ma queste sono altre storie che in fondo poco ci riguardano anche se forse ci farebbero apprezzare un po'di più gli autori che studiamo regalandoci anche un po' del loro lato umano.
Poco prima della mia malattia comunque ho avuto modo di riparlare con la detta professoressa, anche con un certo piacere. Ormai è diventata preside e dovevo andare quest'anno (ormai forse l'anno a venire) a insegnare fotografia nella sua scuola. Nel breve e cortese colloquio che abbiamo avuto mi disse: - a fotografare e sulle immagini sei proprio bravo.- io a ringraziare mi schermii un po'... - no, no, continuò lei, d'altronde lo sai che son sincera, a fare fotografie sei bravo... a scrivere no - Ringraziai e non dissi nulla, sebbene rimasi un po'perplesso e contrariato. Ma d'altronde cosa dovevo o potevo rispondere di fronte a tanta caparbietà?

spero vi sian piaciute anche queste di memorie e forse a domani per la terza parte delle mie elezioni... d'altronde si sa, un po'di suspance ci vuole

un abbraccio a tutti voi

G.J.B.


mercoledì 20 febbraio 2008

20 febbraio - serenità e le mie elezioni (parte II)

Iniziamo dalla notizia e quasi mi fa paura scriverlo che l'umore è abbastanza buono. Malgrado cattive nuove ovvero che domani mi aspetta una "lombare" e il rischio di effetti collaterali quali mal di testa, fotofobia e dolori muscolari vari sia alto, ciò, incredibilmente non mi scoraggia particolarmente. Non vi so dire il motivo preciso di tale atteggiamento sereno nei confronti di questa esistenza, diciamo che è il risultato di un accettazione faticosa del dolore fisico come parte di essa scollegato però dal dolore mentale che forse è da temere pure di più... Cerco dunque di mantenermi in equilibrio precario di serenità, composta da un certo distacco e dalla certezza che la cosa che maggiormente mi può aiutare è combattere l'ansia e l'isteria nei confronti di un futuro che appunto ancora non esiste. Spero di avere la forza di non cedere quando starò male conscio che la condizione di dolore fisico è passeggera e mutevole, come tutto d'altronde. In realtà se si riesce appunto a eliminare l'ansia data dalla paura del dolore fisico, oltre a dare prova di un certo carattere, si può riuscire soprattutto a vivere con una certa serenità anche questa fase di malattia. Anche in passato mi sono reso conto che l'attenzione al presente insieme alla certezza della "vacuità" delle cose mi ha portato un certo giovamento al quale probabilmente sto cercando di nuovo di affidarmi. Forse paradossalmente mi inquieta quasi lo svelare dei processi mentali che fanno giungere a una certa serenità. E allontaniamoci dunque da tali intime cose per dirigerci verso la seconda (ma non ultima) parte delle mie candidature. Innanzitutto scusandomi verso chi legge le cose in tempi brevi, come coloro che hanno lasciato i primi quattro commenti. E'infatti vero che la prima stesura, per quanto ben scritta, spesso venga pubblicata senza nemmeno essere riguardata (mi perdonate?)... il fatto è che per scrivere, specialmente per farlo bene (se non al meglio), si necessita di un certo labor limae e di almeno tre momenti di revisione. Il giorno dopo a mente fredda sarebbe ancora meglio. Ora ad esempio ho corretto e migliorato il precedente post: scorre meglio, ha meno ripetizioni ed è più ricco di particolari. In sostanza a mio avviso arriva di più e dice meglio quello che vorrebbe dire... fatta questa premessa mi avvio alla stesura del continuum della storia delle mie candidature che annoverano una sola vittoria: quella a rappresentante di classe l'ultimo anno di liceo. A onor del vero prima di proseguire nella narrazione vi dirò anche degli indiscutibili vantaggi del potere: "il potere logora chi non ce l'ha" disse una volta qualcuno che porta il mio stesso nome. Ne ebbi riprova quando all'inizio di una noioisissima ora di lezione di latino, fui convocato in presidenza. Gli occhi della classe mi si puntarono addosso come dire: "cosa hai combinato?" e io pure mi feci la medesima domanda. Ma l'interrogativo si trasformò in invidia quando me ne tornai un ora dopo carico di panini... sostanzialmente il forno per distribuire le merende agli intervalli era stato deciso in gara d'appalto ma l'ultima parola spettava agli studenti. E dunque i loro rappresentanti erano stati chiamati in causa come assaggiatori ufficiali. Ancora non so se fu maggiore il piacere della mangiata o di perdere l'ora di latino. Al secondo anno di liceo comunque, per quanto deluso dalla inutilità delle mie proteste sul fumo, avevo messo su una lista mia... quattro persone in lista, un programma non male non bastarono all'affermazione delle nostra idee. Di nuovo la democrazia ci diede per sconfitti. Quell'anno non feci ricorso ad alcuna merenda, ma le mie doti di affabulatore erano ben poca cosa e per quanto avessi lavorato come un mulo l'anno precedente per la scuola, prendendo parte attivamente alla vita studentesca, la cosa non fu premiata. Ricordo che non fu un disastro, ma non ebbi affermazione anche in virtù di una lista molto forte che portava avanti idee simili alle mie attingendo al mio bacino di voti. Almeno passarono due miei amici... comunque sia la vera ennesima disfatta la ebbi in consiglio di classe, quando presi un voto: il mio. E su quel voto, forse qualcuno ricorderà ancora, si aprì un piccolo giallo. Per motivi a me arcani era considerato cattivo costume votarsi da soli. Personalmente non ci vedo né ci vedevo assolutamente niente di male in virtù del fatto che se il voto è espressione di fiducia e uno non ha fiducia nemmeno in sé stesso, in chi ce la deve avere? Vero è che può essere un atto di galanteria tra contendenti votarsi reciprocamente, ma in fondo come si vide, nessuno aveva avuto tale riguardo per me... l'avrei dovuto forse avere io per gli altri? Il sentire comune tuttavia non riteneva consono votare sé stessi e dunque io, conscio del rischio di prendere avere poco consenso, e conscio del fatto che i voti erano riconducibili tramite la grafia a chi li aveva espressi, non trovai di meglio che camuffare il mio modo di scrivere. Il risultato è noto, il mio migliore amico su cui potevo contare era a casa ammalato e il mio voto fece segnare l'unica crocetta sotto il mio nome alla lavagna dei candidati... Quando, a elezioni finite, partì la caccia a chi aveva dato quel voto solitario e fui ovviamente accusato di esseremi auto-votato la mia difesa fu strenua. Negai tutto portando a riprova che la grafia non mi apparteneva. Essa effettivamente risultò diversa e il basso stratagemma funzionò: la dignità fu salvata e l'incidente presto dimenticato. A dire il vero mi rendo conto adesso di come sarebbe stato molto più degno difendere la mia scelta che in fondo niente aveva di male, e spero che mi perdoneranno i miei compagni di allora per una piccola bugia che rese più tollerabile l'ennesima sconfitta... delle vittorie in fondo non c'è gran gusto a parlare. Curioso però come ogni anno successivo al secondo, in tutte e due le scuole che ho visitato, fui indicato tra i papabili per la rappresentanza di istituto. Probabilmente alla terza volta ce l'avrei pure fatta: avevo raggiunto l'età minima e l'esperienza necessaria per ispirare un po'di fiducia, ma a dirla tutta mi ero rotto... in fondo la battaglia persa sul fumo mi aveva convinto che i rappresentanti di istituto contano il giusto e avevo dunque perso quella lena che aveva caratterizzato il primo anno. Anche il lavoro per la scuola nel secondo anno era venuto meno. Dov'era la coerenza nel presentarsi se non avevo alle spalle una solida base di fatti creati con la fatica dell'anno prima? Ricevetti un solo complimento per tale coeranza dal mio amico Jacopo allora ancora non surfer: -ce ne fossero di più di persone come te!- mi disse per i corridoi del primo piano. Me le ricordo ancora tali parole e le porto strette al cuore, la sorte vuole che sabato io e lui fossimo, insieme agli altri legulei e Piero, a fare lo Statuto e ragionar di politica. Tornano invece a tempi più remoti il mio impegno di allora si profuse più verso i giornalini studenteschi, le riunioni di redazione e verso altre cariche. Solo l'ultimo anno, quando ormai avevo cambiato scuola, mi dedicai di nuovo alla rappresentanza intesa sempre più come una sorta di sindacalismo. Strenue battaglie per i diritti veri o presunti dei miei compagni. E in tal caso il ruolo migliore era rappresentante di classe. Il mio eloquio si era fatto migliore e effettivamente la capacità di rompere i coglioni era evidente a tutti quando mi mettevo a discutere con i professori. A mio vantaggio avevo il fatto che il rispetto per l'autorità, da non confondere con il rispetto per la persona-professore, non l'ho mai avuto (purtroppo o per fortuna). Le discussioni furono arroventate e forse portarono anche qualche frutto se qualche tempo fa un email ricevuta in occasione della mia malattia ricordava ancora con piacere che io ero stato l'unico a difendere una mia compagna in difficoltà durante un'interrogazione di matematica. A mio svantaggio avevo a fine anno sessanta giorni di assenza e quaranta entrate in ritardo. Però quando c'ero funzionavo...o almeno ancora ne ho l'illusione.

un bacio, sperando che gli effetti collaterali mi permettano di scrivervi presto la mia terza puntata.

G.J.B.

P.S. Ma se scrivo queste cose, come faccio a scrivere la tesi? mi chiedo cosa sia più importante scrivere, per ora, poiché sono un pigro e un godurioso, mi son sempre dato a ciò che mi dava maggior piacere e costava meno fatica, ma in fondo forse nella mia condizione mi è concesso... o anche questa è una scusa ma tant'è!

martedì 19 febbraio 2008

19 febbraio - febbre e candidature

E così eccoci di nuovo qua, io sono nel mio letto, sotto le coperte, al caldo. Di là i miei genitori passano il tempo come tante altre volte, aspettando domani. Domani quando inizierò una nuova chemioterapia. Eppure non è detto poiché un po' di febbre cammina sulla mia fronte. Staremo a vedere cosa diranno i medici. Non so tuttavia se, per merito della febbre o per quel ritorno alla routine, almeno il morale oggi è abbastanza buono. Perché dico per merito della febbre? Perché mi fa sentire leggermente come tutti quanti, e in nulla per ora si differenzia dalle mie precedenti febbri, poiché le attività che svolgo ora sono esattamente le medesime delle altre volte. Ammettendo che stare tutto il giorno senza far niente sia un'attività. Comunque tant'è, ed eccoci dunque, in compagnia delle mie linee di temperatura che purtrppo non se ne vogliono andare, a scrivere, come promesso giorni fa, la storia delle mie candidature... almeno passo un po'di tempo.

Quando mi scontrai per la prima volta con il dolore della democrazia avevo circa sette o otto anni, a dir la verità non ero io candidato, ma un disegno. La maestra aveva infatti deciso di indire un concorso di disegni raffiguranti Babbo Natale. Il vincitore avrebbe avuto l'onore e il prestigio di vedere il suo elaborato usato come copertina dell'album natalizio di classe (o qualcosa del genere). Ovviamente il vincitore sarebbe stato proclamato a insindacabile giudizio degli altri bambini. Volevo assolutamente vincere e così il giorno precedente alla presentazione delle immagini mi misi di buona lena e a mattino seguente potevo vantare ben tre disegni da presentare. La mia unica avversaria ne aveva presentato soltanto uno: avevo la vittoria in tasca. O almeno così pensavo. Ma si sa, le bambine a quell'età son più brave in tutto (solo a quell'età?), e i miei tre disegni, effettivamente troppo vuoti non ebbero neanche un voto. Una sconfitta enorme, una vera e propria disfatta. Il suo disegno era onestamente notevolmente migliore di ognuno dei miei: ricco di palline ben colorate, un bell'albero verde che occupava mezza pagina e un Babbo Natale rosso a bianco che svettava nell'altra metà. Era insomma riempito in ogni suo spazio da splendidi colori. I miei elaborati erano invece vuoti e forse tirati un po'via, diciamo, se volessimo usare un eufemismo, che rispondevano a un'estestica dove si prediligeva la mancaza, il vuoto al pieno, il bianco del foglio all'immagine. Dovetti insomma riconoscere l'ignominosa sconfitta, una sconfitta giusta ma non per questo meno bruciante. In una volta imparai il dolore e la forza della democrazia e che la qualità è più importante della quantità. Beh lezioni di vita che però spesso si scordano. Come quando diversi anni dopo, avevo circa dodici anni, andavo a dire in giro che volevo fare il politico, ispirato dai testi di Bob Dylan. E'evidente a tutti come un bambino che legge i testi di Bob Dylan e dice di voler fare il politico o è precoce o è pazzo e comunque sia è sicuramente disadattato, ma questo non bastò a farmi abbandonare le mie idee (son sempre stato caparbio e testardo). Il risutato fu che, appena arrivato al liceo, mi presentai come rappresentante di istituto. Non vi starò a raccontare una campagna elettorale terrificante fatta quasi tutta da ricatti del tipo “o mi dai un morso della tua merenda o non ti voto” (quando si dice il bullismo). Alla fine, merende a parte, presi ben quattordici voti tra cui qualcuno raccattato nelle classi degli ultimi anni per simpatia e coraggio: una specie di voto di protesta che probabilmente fin da allora attiravo. Il risultato per giunta era quasi promettente in una scuola da quattrocento persone, ma allora non la presi tanto bene, poiché nella mia follia mi ero candidato per vincere e la delusione era in considerazione dell'impegno profuso e della quantià di cibo elargita. Ricordo ancora che il mio programma elettorale era incentrato sul tema della rappresentanza dei primi due anni: ovvero sul fatto che i ginnasi non erano rappresentati. Avevo fatto un lavoro politicamente perfetto cercando e individuando un preciso target elettorale. Ma ho imparato a mie spese che con le merende al liceo non ci si crea consenso e che dei programmi elettorali spesso sia i politici che gli elettori se ne fregano dato che tanto non sono vincolanti. Eppure secondo me rimangono una delle poche cose su cui si può dare un voto. La mia lista comunque arrivò terza (su tre liste) ma abbastanza ben piazzata da far eleggere un suo rappresentante. Bisogna sapere che i rappresentanti di istituto durano in carica circa da dicembre a dicembre dell'anno scolastico successivo e la sorte volle che l'anno dopo i due che erano in lista con me non fossero più nella mia scuola. Chi che era stato eletto era passato all'università, e l'altra ragazza prima di me aveva cambiato scuola. Poiché i candidati in lista erano tre la reggenza era dunque finalmente mia. Mi sarei potuto battere per i diritti degli studenti, o così almeno pensavo prima di partecipare al mio primo ed unico consiglio di istituto. Un consiglio fatto di approvazione di bilancio e dall'annosa questione della porta sul giardino. La detta porta era l'accesso all'esterno che gli studenti usavano all'intervallo per andarsi a fumare una sigaretta in santa pace senza uscire dalle mura scolastiche e senza per questo doversi rintanare nei bagni. Ma si sa come l'ipocrisia regni sovrana nella nostra società e nelle scuole non meno che altrove. Dunque, se gli studenti fumavano, non dovevano farsi vedere dai passanti, perché quale sarebbe stata l'immagine della scuola? Il preside preoccupato non tanto dalla salute degli allievi, quanto dalla cattiva pubblicità, si era dunque adoperato per chiudere la porta sul giardino. Il risultato era stato che i giovani tabagisti usavano i bagni per soddisfare la loro esigenza di nicotina e che entrare in un bagno qualunque equivaleva a entrare in un banco di nebbia puzzolente lasciato dalle sigarette. Il puzzo di fumo inoltre impregnava così profondamente ogni fibra degli abiti indossati (mutande comprese e non sto scherzando) che bisognava lavarli per mandarlo via, a perenne memoria di quando prendesti l'infausta decisione di andare a pisciare. Quando feci notare in consiglio di istituto l'assurdità e le conseguenze della decisione di chiudere la porta sul giardino mi fu risposto che non era vero e che comunque si sarebbe smesso di fumare anche nei bagni... ma nel mentre avevo rotto talmente tanto i coglioni che mi ero pure fatto assicurare che anche i professori avrebbero smesso di fumare all'intervallo. Ovviamente nulla di ciò avvenne. La porta del giardino rimase chiusa, i professori continuarono a fumare all'intervallo e i bagni rimasero pieni del fumo di studenti che non si dovevano vedere. Era la prima di tante rassicurazioni fatte a vuoto che avrei sentito. Se si fosse fatto metà delle cose che di cui ho avuto rassicurazione oggi Firenze sarebbe un'altra città. A volte mi chiedo se la gente mi dà ragione come la si dà ai cretini? Beh su questo interrogativo fine della prima parte delle storie mia candidature...se vi è piaciuta questa puntata e vi interessa il seguito non avete che aspettare a giorni SOLO SU QUESTO BLOG!!!


il vostro

G.J.B



lunedì 18 febbraio 2008

18 febbraio - Un eroe stanco

A volte mi sento il ricordo di me stesso e mi chiedo se quel "me stesso" sia solo un ricordo. L'attuale situazione mi costringe in una sorta di claustrofobia mentale dalla quale risulta estremamente difficile scappare. Se dovessi dare un immagine visiva direi che mi trovo a metà di uno stretto tunnel del quale stento a vedere l'uscita, pur sapendo razionalmente che c'è. Un tunnel stretto spinoso e senz'aria in cui avanzo temporalmente. Ho passato più della metà della giornata di oggi a stare a letto perché sarebbe stato totalmente indifferente fare qualunque altra cosa, stare in qualunque altro posto. O almeno questo è quello che ritenevo. Il vostro eroe inizia a vacillare... Mi sono alzato solo per andare in ospedale, farmi bucare una vena cosa che ho tollerato malissimo. Credo che irrazionalmente avrei voluto difendere strenuamente l'integrità del mio braccio... il dolore di farsi bucare è stato molto più mentale che fisico. Uno psicologo forse sarebbe più bravo nello spiegare tale reazione: a me non viene in mente altro che quel braccio disteso, il laccio emostatico intorno al braccio, quella puntura e sentire il sangue che scivola via e con esso cos altro? Mi sento sconfitto in partenza mentre ancora una volta dichiaro che non voglio più stare così. La medicina mi si sta rivelando sempre più nel suo aspetto di "sevizia a fin di bene" e questa Milano a dirla tutta assume sempre più un sapore amaro di esilio, di breve e temporaneo confino. E mentre scrivo mi chiedo se non sto esagerando, poiché credo nel peso delle parole, mi chiedo se non risulto eccessivo pensando ai tanti che ben di peggio sopportano e hanno dovuto sopportare... penso ai rinchiusi ingiustamente, a chi davvero ha subito l'esilio, magari per idee politiche, a chi ha conosciuto la tortura. Penso al mio Neruda e a Sepùlveda, penso a Guantanamo e ai suoi orrori. Penso ai miei nonni che furono separati dalla guerra e mio nonno deportato in un campo di lavoro in Germania. Ma il pensiero dell'altrui sofferenza non allevia certo la mia al limite mi mostra la strada. Mi può forse mostrare un modo per andare avanti, se altri sono passati da esperinze ben peggiori perché io non dovrei farcela a superare questa? Eppure il presente rimane triste. Oggi, dopo la sconfitta dell'ago mentre tornavo al mio dormitorio e mi preparavo a riprendere un sonnecchiare lungo durato quasi per l'intero pomeriggio ripensavo a una canzone. Non era una grande canzone e forse qualcuno ne ricorderà il ritornello:"wake me up when september ends"... e pensavo a quanto avrei voluto addormentarmi perché poi qualcuno mi potesse svegliare a fine settembre appunto, e dirmi: "è andato tutto bene"... un lungo sonno. Rifugiarsi nei sogni mi pare a volte l'unica via di fuga possibile. Mi sono anche chiesto come sarebbe stato imbottirmi di psicofarmaci per cercare un po' di pace e mi son tornate a mente le parole del Dalai Lama: "naturalmente, quando le nostre menti sono particolarmente irrequiete ricorriamo a dei tranquillanti per avere un po'di sollievo e di momentaneo riposo. E così, senza più pensieri, ci rilassiamo. Ma come lo fanno i maiali quando si addormentano nel fango." Un maiale nel fango? Mi chiedo quanti problemi avrei ad esserlo... e su questo interrogativo fastidioso cambio argomento parlando di porcate vere. Riporto da "l'Espresso" di questa settimana che solo oggi ho avuto modo di guardare: "in altre parole l'accusa ha la sensazione che a Firenze esista una sorta di cupola che si spartisce quasi legalmente i lavori, ma per ora non lo può dimostrare"... curioso eh? L'articolo riguarda la spartizione degli appalti nei lavori pubblici a Firenze. Ve lo consiglio, come vi consiglio l'editoriale di Giorgio Bocca: "un nuovo socialismo" che non sottende ad altro se non a quello che io ho chiamato "capitalismo solidale": "al posto del libero mercato il socialismo della sopravvivenza arriverà speriamo, al mercato possibile. Mettendo fine al mercato libero dell'autodistruzione, degli sprechi, dei furti, per passare al mercato ragionevole dei consumi compatibili con le risorse, del benessere esente dagli sprechi e dalle competizioni insensate. E alla rinuncia a una cultura di stampo militare, fatta di continue conquiste e continui riarmi".
Secondo voi "l'Espresso" legge il mio blog?

il vostro eroe stanco (e quindi forse più profondamente umano... come se l'essere più profondamente umano cambiasse assai...)

G.J.B.

P.S. Venitemi a trovare se potete, ve ne sarò grato...

P.P.S. Alcune persone riescono a fare la differenza, la mia tristezza che mi ha indotto a un sostanziale mutismo è stata in realtà spezzata dalla mia piccola dolce metà che ovviamente al pensiero di me bell'addormentato fino a settembre è inorridita comprendendo ma allo stesso tempo facendomi rendere conto dell'egoismo di tale pensiero quando con estrema naturalezza ha esclamato: "e io che faccio? No, io voglio il mio Giulio, io che faccio senza di te?"... grazie Amal... grazie

domenica 17 febbraio 2008

17 febbraio - II EDIZIONE (Cosi fan tutti...)

bastano poche righe per tornare alla realtà delle cose, pochi accenni a come sono state le vacanze per smascherare uno scrittore riottoso: il re nudo. Nudo perché parlare di politica è un ottimo sistema per nascondere la propria umanità. Non un cenno alle vacanze, non un cenno al rientro a Milano... solo politica. Un'ottima via di fuga, un dribbling a sé stessi a significare cosa? Non certo un post tanto corretto quanto freddo come quello che seguirà, scritto oggi pomeriggio appena tornato a casa. Ma da sé stessi non si scappa questa non è certo una novità, il fatto è che non mi piace lamentarmi. Avrei potuto scrivere di cosa vuol dire tornare via da casa tua e di come sia evidente che casa tua è il posto dove si trovano le persone che ami. Avrei potuto dire della paura che ho, (perché ce l'ho un po') non tanto di questo ciclo di chemio quanto di un trapianto che non ha ancora data ma che sembra ormai imminente... avrei potuto dire di quel senso di indifferenza per ciò che ti circonda che scatta a difesa. In fondo l'indifferenza è un ottimo sistema per affrontare le cose brutte. Ma so dirvi di per certo che alla lunga è un'arma a doppio taglio, un meccanismo psicologico pericoloso perché gioca sul gusto della vita, sul senso che si dà alle cose e alle azioni. Avrei ancora potuto dire... e invece no oggi quando son tornato ho scritto le seguenti parole che molti di voi avranno già letto e ovviamente quasi nessuno commentato. Dico ovviamente perché mi rendo conto dell'anafettività del testo da me proposto... un'anaffettività volta a non lamentarmi poiché non ho in simpatia e stima chi si lamenta: una canzone popolare siciliana cantata da Ginevra Di Marco mi ha accompagnato in tutti questi mesi e nei momenti più difficili: "tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia u bastone e tira fora li denti!". Ho sempre avuto a cuore questa canzone, non sarebbe mia intenzione lasciarmi andare ora... a presto

G.J.B.

ed eccoci qua di nuovo a scrivere da quel di Milano incerto se affrontare o no quello spinoso argomento che è la politica. Qualche tempo fa dissi che divideva gli uomini, mi è stato risposto da più parti che non è vero, che anzi li unisce, e anche questo è vero... dunque? dunque che dire? Non lo so mettetela come vi pare ma la politica continua ad essere cosa delicata specialmente in Italia... qualucuno qualche tempo fa mi ha detto che alcuni discorsi da me fatti sono qualunquisti. Ho pensato molto alla cosa e effettivamente penso che possano essere una buona base per il qualunquismo. Ma cosa ci posso fare se ritengo che una parte tutt'altro che esigua della nostra classe dirigente (e dico dirigente non solo classe politica) agisca ai limiti della legalità e ben oltre i confini di una moralità accettabile? Il qualunquismo poi è privo di una reale proposta politica: ben altri blog sono qualunquisti, dire "vaffanculo" è qualunquista. Vengo da cinque anni di politica nei partiti e da una scuola politica che per tradizione ha l'abitudine di fare proposte e non solo sterile polemica. Quello di una "capitalismo solidale" fatto di uno stato sociale forte, di una redistribuzione dei beni e della conseguente riorganizzazione del mondo del lavoro, di una società solidale e tollerante verso le fasce deboli della popolazione (intendo per popolazione non solo quella che risponde ai canoni di cittadinanza, includendo quindi anche gli immigrati), forse è una bella utopia ma è quanto più si discosta dal qualunquismo. E' evidente che si va poco lontano se la classe politico-dirigente agisce in buona parte secondo regole che continuo a reputare inaccettabili date sostanzialmente da un sistema in cui non solo non vi è certezza della pena, ma vi è quasi garanzia dell'impunità. Il governo appena passato è caduto su una questione di famiglia, e quando si è parlato dei reati contestati la risposta è stata: "ma così fan tutti". Una politica navigata come la presidente della regione Campania, non aveva remore a dichiarare in televisione che il 90 per cento dei primari della sua regione avevano tessere dei DS e l'altro 10 della Margherita. Se è facilmente immaginabile che la signora abbia gonfiato le cifre, altrettanto vero è non mi risulta difficile credere che vi sia anche più di un fondo di verità. E ritengo, per la mia esperienza, che la Toscana e Firenze nelle loro amministrazioni non facciano troppa eccezione. Non voglio dire che i miei ex compagni di partito sono tutti dei corrotti. Non penso questo e penso che vi siano molte persone oneste. Ma è vero che il malcostume, quando non il malaffare, viene in larga parte tollerato. Difficile che venga avversato, un po'per impossibilità un po' devo ancora capire perché... In un famoso suo articolo Pasolini scrisse di sapere i nomi dei responsabili di una serie di nefendezze, ma di non avere le prove. Noi siamo arrivati a un punto in cui le cose sono talmente chiare che le prove ce le possiamo anche avere. Ma siamo spesso nell'impossibilità di sfruttarle. Giustizialismo? Forse...

E ora invece parliamo d'altro voi che avete fatto per 'sta tramvia...forse qualcuno abituato alle mie "sparate" si sarebbe aspettato un'indicazione di voto o almeno che vi dicessi come votavo io...e invece nulla. Infatti non sono andato a votare. Perché? Innanzitutto perché volevo salutare la mia nonna prima di partire, secondo di poi perché sono convinto che il progetto di per sé abbia la sua ragion d'essere ma il problema è questo: -ma voi li dareste da fare i lavori di casa vostra all'amministrazione Domenici?- Io no... e quindi non gli darei da fare neanche quelli della mia città.

A presto...magari domani vi racconto davvero qualche storiella sulle mie precedenti candidature...ehhe sono gustose fidatevi.


G.J.B.

P.S. No, che non mi abbatto... però che palle sta malattia di merda

P.P.S. Siccome siamo forti e non cazzeggiamo grazie agli infaticabili Piero a Fulvio, Jacopo, Mauro e Silvia nel mio breve periodo fiorentino abbiamo quasi licenziato lo statuto dell'associazione!!!!!


giovedì 14 febbraio 2008

14 febbraio - vacanze e logorii

Oggi parlerò di altro, oggi sono in vacanza... Già! In vacanza e s'è visto, dato che negli ultimi giorni il blog sembra avermi seguito, quasi come se in questa metà febbraio ci fosse effettivamente bisogno di un momento per riprendere fiato. Ed effettivamente per me ce n'è e ce n'era proprio bisogno. Che cos'è il logorio di chi è malato? "Curarti" mi è stato detto "è il tuo lavoro". Beh, quantomeno non posso dire di essermelo scelto, perché non è un lavoro simpatico... Non so se queste siano ferie pagate, comunque spero di non dover pagare troppo di contributi. A parte tutto cos'è la vacanza da una malattia? Ovviamente per capirlo bene si deve entrare purtroppo in quelle pagine difficili che costituiscono il famoso logorio. Un logorio per come lo intendo io (fa rima), è una bestia viscida che come la goccia che cade sempre uguale, colpisce piccola, lenta, inesorabile e quotidiana. Una bestia orrenda che prova e stanca non nell'immediato: cose che prima ti sembrava pure di non sentire, ma sul periodo medio-lungo. Sono cose per giunta di cui difficilmente ci riesce ad accorgere e a lamentare, talmente minute sulle quali non si può farci niente eppure condizionano irrimediabilmente la tua giornata. Una corsa non fatta per esempio, perché per me spesso è difficile correre. E come spiegare quel che si prova quando giorno dopo giorno ti accorgi che quando sudi non puzzi più come prima, che perfino il tuo odore è cambiato, perché quando sudi, tradudi chemio e puzzi in modo diverso? Allora la malattia assume un odore e tu, inevitabilmente, ti senti puzzare di malato. O cosa dire di tutti quei piccoli buchi, tra prelievi e punture, a cui ogni giorno le braccia sono sottoposte, portandone gli evidenti segni in più o meno violacei lividi? E quel che è sinceramente angosciante è l'ospedale, quello che rappresenta i tuoi unici impegni, perché il resto non hai niente da fare. L'ospedale che è il tuo orologio e la tua agenda (per fortuna non la tua rubrica), che scandisce i tuoi ritmi e ti dice cosa puoi e non puoi sperare. L'ospedale con la sua doppia valenza di guarigione e pesantezza della cura. Ecco non ne puoi più dell'ospedale sopratutto quando neanche la notte ti lascia da solo e si insinua nei tuoi sogni. Ho sognato l'ospedale tutte le notti per quasi due settimane: il mio ambiente? Qual'è effettivamente il mio ambiente e la mia condizione? Ricordo di aver fatto rimaner assai male la mia dolce metà parlando di me stesso, neanche con troppa amarezza, come di "un leucemico". "Tu sei Giulio, non un leucemico, sei Giulio in un corpo malato che presto guarirà, ma per me sei e rimani Giulio" queste furono pressapoco le sue parole.
E intanto ti guardi allo specchio e ti vedi ormai da mesi pelato, senza neanche un capello a memoria e ricordo costante della condizione in cui versi. So di non star male ma vorrei che fosse una scelta ma che scelta è possibile quando è un ospedale a decidere perfino quel che puoi e non puoi mangiare? Un ospedale e non un dottore, perché i dottori (son tanti quelli che ti girano intorno) vengono spesso anch'essi fagocitati in una dimensione spersonalizzata e spersonalizzante, per lasciare spazio a un'entità pulsante e vivente: l'ospedale. La vacanza è scappare da tutto questo, limitarsi a dover prendere una dozzina di pasticche il giorno, ma tirate giù quelle in fondo hai finito! E pure i sapori sembrano tornati normali mentre le gengive han smesso di sanguinare lasciando l'aroma salato del sangue a un ricordo!
Stare in vacanza significa sentire un po'di vita che torna a fluire, è uno spicchio di normalità, un assaggio di guarigione che ti rinfonde forza e energia... questa è una vacanza... e adesso me la sto godendo. Una birra con gli amici, una cena in pizzeria e poco altro. Quanto basta per distrarsi per guardare da un altra parte e poi alzare lo sguardo e vedere quelle nubi all'orizzonte con un occhio meno pesante, meno affaticato... Buone Vacanze a tutti voi! Godetevela!

un bacio

G.J.B.

lunedì 11 febbraio 2008

11 febbraio - in risposta ai giorni precedenti

Anche oggi giornata abbastanza stancante. Ma questa è una stanchezza diversa dovuta alla fatica accumulata nel passeggiare. E chi passeggia, com'è noto sta discretamente bene. Anche in virtù del fatto che mi aspetta una settimana di "vacanza" da aghi, punture e roba varia che sinceramente a lungo andare stancano (lascio a un'altra volta le considerazioni sul logorio di una malattia tanto lunga)...
Vorrei ora riprendere da alcuni commenti vostri dei giorni scorsi, se mi sarà lasciato il bene di rispondere come vorrei perché la palpebra già cala e il corpo si fa caldo ammiccando al letto.
Io, al contrario di Piero, rileggo quasi sempre quanto scritto, almeno una scorsa veloce più che altro per evitare fastidiose ripetezioni o errori vari... in genere comunque qualcosa sfugge sempre. Altre volte effettivamente apporto modifiche e tagli più pesanti in quanto ritengo che la parola o il periodo usata non esprimessero al meglio quento da me cercato. Più raro che modifichi il senso periodo, anzi tendo a ricercarne una fedeltà maggiore nella correzione. Una fedeltà maggiore, una struttura più elegante, fermo restando che ciò che maggiormente conta è il concetto o la sensazione che voglio rendere. Quello, come già detto, tendo a non modificarlo e anzi le correzioni maggiori nascono in virtù di esso. Ritengo quindi le correzioni preziose alleate. Tanto preziose quanto faticose. Purtroppo spesso la pigrizia è tale da indurmi a lasciare fare, a far cavalcare il testo lasciando ai lettori il compito di correggere le bozze.

Stabilito ciò che concerne le norme stilistiche da me usate passiamo ad altro argomento poiché questo non mi sembra di grande interesse ad esser sincero. Meglio parlare di cinema? Mah proviamoci. Ho un certo amore per il cinema e come tutte le cose che si amano parlarne è laborioso... e quindi vi giro la domanda cos'è per voi il cinema (attendendo che mi venga voglia di tirar giù qualcosa come per la radio). Ultimamente io non posso andare al cinema perché non posso frequentare luoghi affollati e allora eccomi comunque che magicamente sono riuscito a vedere "leoni per agnelli" videoproiettato sul muro di casa... già... buon film. Ve lo consiglio. Per altro parla proprio di quella guerra in Iraq e anche di quel tema della scelta che fin dall'inizio ha caratterizzato questo blog. E parla della politica americana che non sembra essere troppo dissimile per certi aspetti da quella di casa nostra.

Obama? Beh, vi dirò che anche io lo preferisco innanzitutto per le posizioni contro la guerra prese fin da subito... personalmente credo che più che di novità si dovrebbe parlare di modernità o almeno mettersi d'accordo su quanto vuol dire "nuovo". Non credo che il partito democratico americano sia un partito particolarmente innovativo e non credo che in fondo sulle questioni di carattere economico finanziario disti molto dal partito repubblicano. Credo che le due figure Clinton/Obama rispondano a esigenze diverse che l'America si trova a dover affrontare. Da un lato il bisogno di certezze e di concretezza rappresentanto da Hillary. Credo per altro che il suo essere donna possa essere un ulteriore forma di rassicurazione. Dall'altra Obama che per molti simboleggia l'occasione di una accelerazione verso la modernità e di nuovi orizzonti... ritengo che il motto stesso "yes we can" rappresenti in realtà un rilancio, un nuovo slancio. Due modi plausibili ma sostanzialmente molto diversi per rispondere al momento di difficoltà che gli USA sembrano attraversare. Curioso che ciò avvenga nel seno di un unico partito.

Interessante anche come parlando della politica italiana e della degenerazione di essa nessuno abbia menzionato i partiti né nel bene né nel male. Rimando a altre volte quel che si potrebbe dire sul ruolo dei partiti nella nostra società. Ritengo comunque che il teatrino a cui abbiamo assistito e assistiamo a riguardo della legge elettorale e delle allenze in vista delle elezioni sia sufficientemente eloquente... una frase che mi ricordo diceva "beato il popolo che non ha bisogno di eroi" ( non ricordo però chi l'ha detta e qui chiedo aiuto)... potrei sostituire il termine "eroe" con il termine "leader" e il risultato ad oggi non cambierebbe... Noi non siamo quel popolo e l'unico eroe che abbiamo avuto è stato rappresentato da un signore di settant'anni che invece della maschera di Zorro porta la bandana e si fa i lifting. In questo ho apprezzato Prodi come anti-eroe. E ora invece gli si è anteposto un eroe buonista messo a capo di un sistema che con i bambini d'Africa tanto amati dal nostro buonista ha molto poco a che vedere... personalemente mi sono rotto un po'degli eroi. La cosa da evitare in tutto questo, il pericolo maggiore, è il rischio di cadere in un populismo spicciolo, in qualunquismo da quattro soldi che mi sembra cavalcato perfettamente da Grillo... verrebbe certo da chiudersi in un'indifferenza delusa, in una sorta di depressione politica... Mi sovvengono queste parole (qui vi sfido a dirmi di chi sono senza cercarle su internet) "Vivo, sono partigiano perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti"... Quel "vivo" è la parte più importante, credo che siamo chiamati naturalmente a una dimensione vitale della politica, che per i miei gusti mal si concilia con quell'"odio"... ma ritengo comunque che l'insegnamento delle parole sia comunque profondo e tuttora valido.

Per quanto riguarda il "Bogani for president"... non posso ringraziare per l'attestato di stima e sentirmi onorato per le parole spese che fanno crescere il mio "ego" e mi pongono in cariche per fortuna al momento molto distanti. Ho difatti sempre avuto paura di me stesso, dei lati "ambiziosi" del mio carattere, che per onestà verso di voi non posso negare di avere, o di aver avuto... ma è altrettanto vero che ho cercato di far viaggiare il treno sui binari precisi di quelle che erano le mie convinzioni profonde. Sono comunque stato candidato diverse volte per cariche più o meno varie. I risultati sono stati alterni sebbene non sia mai stato eletto quindi probabilemente è meglio se mi dedico a altre attività e ne traggo le dovuto conseguenze (perseverare diabolicum)... nei prossimi giorni però magari vi racconto delle mie avventure e disavvanture sulle elezioni che son divertenti...

Ah un'ultima cosa, ritengo che una redistribuzione dei beni che abolisse i trenini sarebbe assolutamente disumana... ma anche su questo avremo modo di tornare

Per quanto riguarda il presente ci tengo a questa settimana di vacanza che mi aiuti a riprender fiato e questo è quanto di importante...

un abbraccio

G.J.B.

10 febbraio - Due giorni difficili

Rieccomi, no, non sono sparito e per mia fortuna e forse vostra sfortuna continuo a scrivere questo blog... "ma dove eri finito" direte voi? Ho avuto due giorni: venerdi` e sabato assai difficili. Tutto a causa della raccolta di cellule staminali. Il processo di raccolta e` una procedura abbastanza semplice: dopo averti infilato un ago in un braccio e uno nell'altro si attaccano i rispettivi aghi a una macchina. La macchina in questione si presenta una specie di grosso mobiletto bianco con varie manopole e tubi vari e serve a centrifugare il sangue. Il processo in questione non e` esattamente indoloreper l'organismo. Diciamo che farsi un paio di trasfusioni dopo e` quasi scontato. E allora eccomi il venersi` pomeriggio mentre mi trasfondono piastrine seduto nella stanza. Arrivano tre dottori i quali con sguardo non cosi` serano ma voce tranquilla mi dicono che a causa di un errore (umano?) dovro` ripetere il giorno dopo il procedimento. Vi lascio immaginare la mia gioia. Ho finito di trasfondere alle venti e trenta, sono tornato a casa ho mangiato qualcosa e mi sono messo a dormire... il giorno seguente alle otto ero di nuovo in ospedale e neanche un'ora dopo ero di nuovo attaccato alla macchina. Finito il processo di raccolta il caso ha voluto che vi siano stati problemi tecnici e burocratici per i quali ho passato tutta la giornata a aspettare trasfusioni in un reparto d'ospedale. Sono uscito dopo 14 ore dal mio ingresso alle ore 22. La trasfusione piu` lunga della storia. Efficienza milanese? Vabeh questo il motivo per cui non ho scritto ne' controllato mail in questi giorni. Oggi l'ho impegnato a ripendermi ed ora sono stanco e vado a dormire. Conto di sentirci domani

Buonanotte

il vostro

G.J.B.

giovedì 7 febbraio 2008

7 febbraio - giornata di sonno

Oggi giornata non semplice rincoglionito dalla codeina e dagli analgesici per dolori dati da altri medicinali...ho dormito quasi tutto il giorno. Scriverò poco stasera credo di aver scritto abbastanza ieri anche se aspettavo una maggiore partecipazione nei commenti. Spero che il silenzio non sia dovuto a disperazione... meglio se è dovuto ad altro o se non concordate.
Credo forse sia venuto davvero il momento di lasciare per un attimo da parte la politica che come ho già detto mi spaventa perché divide gli uomini...

Sul fronte ASSOCIAZIONE: si sta realizzando lo Statuto con lo staff di legulei che ho la fortuna di vantare tra i miei amici... aspettiamo dunque.

A presto

G.J.B.

mercoledì 6 febbraio 2008

6 febbraio - Amara terra mia

Quel che più mi spaventa più di ogni altra cosa della politica è che divide gli uomini e li mette l'uno contro l'altro e che spesso richiede un "pelo sullo stomaco" e un annichilimento dell'anima di rara portata. La rincorsa all'inutilità è spesso il pane quotidiano del politico, tra comunicati stampa e riunioni inconcludenti il primo obiettivo è sopravvivere politicamente, e fare la proprio apparizione sui giornali. Poi c'è tutta la parte della rincorsa ai voti, si vale in primis per i voti che si è in grado di portare o in grado di controllare. Non per le idee. La clientela e la gestione organizzata del consenso diventa quindi il pane quotidiano del politico. Vi sono infine i rapporti con gli altri membri appartenenti allo stesso partito che però fanno riferimento a clientele diverse o nel migliore dei casi a clientele che la pensano diversamente. E là le prime divisioni. In seconda battuta arrivano le divisioni con gli altri partiti. Personalmente mi sono allonato proprio un anno fa da questa politica che mi sembrava vacua e fatta di niente. Mi rendo conto forse adesso delle motivazioni profonde che mi han costretto a lasciare... allora diciamo che agii semplicemente di istinto. La mia sfiducia nel partito (i Democratici di Sinistra) era tale però da portarmi in quella direzione. Perché sfiducia? Per la gestione della cosa pubblica. Sostanzialmente nessuno si è indignato particolarmente al momento in cui i nostri amministratori si auto-assegnano "consulenze" per mantenersi. In un partito queste cose si sanno e guarda caso le consulenze assegnate sono tutte quasi tutto a uomini politici di cui la maggior parte non hanno nemmeno conseguito la laurea. Sto parlando di migliaia di euro, non di noccioline. Sfido chiunque a dire che non è vero. Personalmente non so se tale atteggiamento sia legale (l'arresto della moglie de nostro ex ministro della Giustizia mi fa supporre di no), ma sicuramente è eticamente schifoso. Non dubito che le persone chiamate a svolgere quelle "consulenze" abbiano effettivamente lavorato onestamente e per il bene comune. Ma dubito che ci fossero solo loro capaci di tale cosa. Dubito anche che le consulenze non siano state create appositamente per dare soldi a uomini fedeli che "tengono famiglia" e quindi in qualche modo vanno pur mantenuti. Sull'assegnazione dei posti nei vari consigli di amministrazione sarebbe meglio astenersi dal parlare... insisto sula mia proposta di togliere l'obolo ai politici o meglio di retribuirli in base al lavoro che svolgevano prima. Prendevi 1.200 euro prima e tanti te li passa lo Stato adesso... ne prendevi 4.000, altrettanti te ne passa lo Stato al momento in cui vieni eletto. Con un tetto massimo a 5.000 euro netti al mese. Che bastano per campare bene al giorno d'oggi. Il fatto è che persone come il sindaco di Firenze, laureato in filosofia e politico di mestiere non avrebbe più da mantenersi e si dovrebbe cercare un lavoro... il che non mi dispiacerebbe... non so se queste siano proposte innovative, certo una legge di iniziativa popolare in questo senso sarebbe interessante e almeno sarebbe un segnale.
Per quanto riguarda la redistribuzione dei beni non è certo un idea nuova, anche se mai applicata. Ritengo tuttavia che sarebbe una cosa giusta, me ne sono convinto diversi anni fa quando ho avuto occasione di assistere a una delle cene più sfarzose della mia vita in una bellissima villa a Fiesole da cui si domina tutta Firenze. Alla cena tra senatori, assessori e uomini di varia caratura ero presente anche io, da buon infiltrato... le portate erano quanto mai abbondanti. Ricordo di essermi fatto un ottima scorpacciata di trippa in umido, unico a osare mangiarla, mi chiedo ancora per quale motivo... fatto sta che da quella cena me ne sono andato con la certezza ben radicata in me che si sarebbe dovuti andare verso una redistribuzione dei beni. Non è una proposta innovativa ma è quanto secondo me sarebbe necessario. Altrettanto si potrebbe parlare delle politiche per la casa. E qui l'amministrazione locale ha pesanti responsabilità: possibile che nessuno si occupi di calmeriare o controllare i prezzi degli affitti? Una stanza singola a Firenze oltre a essere al nero costa mediamente 400 euro... e l'amministrazione locale cosa ha fatto in quasi 10 anni di governo? Proposte concrete dici tu Piero... proposte concrete significherebbe politiche concrete e invece la sinistra dei professori si trincera sull'importanza della democrazia partecipativa e parla di partecipazione. Forse sarebbe il caso di parlare prima di casa e lavoro. Ma come può un amministrazione che si dice di sinistra permettersi essa stessa di sfruttare i lavoratori? Credo di poter asserire con un certo margine di sicurezza che un guardiano notturno all'ATAF (ovvero l'azienda dei trasporti fiorentina) viene assunto attraverso lavoro precario e pagato circa 800 euro al mese... e l'ATAF di chi è? E' un'azienda la cui proprietà appartiene per la maggior parte al comune di Firenze in cui nel consiglio di amministrazione siedono i "para-politici" di cui si parlava prima. E intanto i lavorarori vengono trattati così: 800 euro al mese niente ferie pagate niente contributi e guai se protesti. "non fare agli altri..." l'amministrazione che ho votato si diceva di sinistra. Non abbiamo detto che la felicità di un individuo e quindi di una società ha per base lavoro e casa?
All'ultimo congresso dei Democratici di Sinistra non sono andato a votare. Facevo parte di chi sosteneva la mozione di Gavino Angius vicepresidente del Senato. Era circa un anno fa quando mi son trovato a dividere con lui una cena in una casa del popolo, era venuto a presentare la sua mozione. parlammo per poco tempo faccia faccia e in privata sede ma abbastanza perché gli chiedessi: - Ma come faccio io a restare in un partito che non ha più una etica? Perché ai congressi nessuno parla più di questione morale? Sono stato in Calabria e parlando con i membri delle cooperative di Libera che lottano contro la mafia, quando parlavano dei DS ne parlavano come un partito i cui membri sono spesso collusi con la mafia e i cui eletti non sono persone esattamente pulite... come il vice capogruppo regionale (o il capogruppo stesso) che aveva ricevuto un avviso di garanzia da poco- Fu allora che Gavino mi guardò e amaramente mi rispose - Magari fosse solo in Calabria!-. Sono rimasto senza parole allora e lo riamango anche ora... non ho votato la mozione Angius al congresso e anzi non ho votato proprio perché non volevo più essere parte di quel partito. Attualmente non ho tessere e sono alquanto disilluso, ma la voglia di tornare in "prima linea" sarebbe tanta. Mentre sento sempre più persone intorno a me che stanno raggiungendo un livello di indignazione tale da non volersi presentare alle urne alle prossime elezioni. Li capisco. Io andrò a votare ma li capisco. Credo che Piero abbia ragione nel momento in cui ci spinge a fare riflessione e elaborazione e a non fare solo inutile e sterile polemica, la rivolta di per sé non serve a niente se non avremo qualcosa un'alternativa valida. Il fatto è che in Italia si è smesso anche di fare elaborazione politica. Ovvero c'è difficoltà a trovare scritti, articoli, pensiero insomma che sia realmente propositivo. Paul Ginsborg è stato forse uno dei pochi a farla con "il tempo di cambiare". Ma per quanto il libro sia interessante mi pare leggermente lontano dalla realtà. Dovremmo forse tornare a parlare di diritto alla casa, di lavoro, di immigrazione, e perché no?... Di giustizia. Il problema è che io potrò ben poco quando tra qualche mese l'ex presidente della regione Sicilia, condannato per mafia sarà eletto parlamentare. Potremmo forse al contrario anche in questo caso rimuovere l'immunità parlamentare attraverso una legge di iniziativa popolare. Ma è vero che in Italia la giustizia funziona bene con i più disgraziati. Ma i nomi eccellenti sono solo la punta di un iceberg... quanti nostri amministratori hanno processi pendenti? Il magnifico Rettore dell'università è attualmente indagato insieme a colui il quale è stato per molto tempo preside della facoltà di Scienze Politche e che attualmente dirige l'Istituto di Scienze Umane, scuola di "eccellenza" fortemente voluta dal sindaco di Firenze. Infatti l'ex preside è uomo ascrivibile alla "sinistra" tant'è che l'istituto di Scienze Umane è ampiamente finanziato con fondi pubblici come ammette anche laNazione (questo l'articolo ). Il figlio del rettore intanto ha vinto un posto a medicina, il cui concorso era tale da indurre un indagine su due membri della commissione (questo l'articolo del corriere della sera) e sullo stesso preside di medicina. Eppure il nostro rettore è stato regolarmente rieletto. Al termine del mandato si vocifera che uno dei possibili successori possa essere l'attuale preside di medicina, che oltre, a quello per il figlio del rettore, ha diversi altri processi pendenti. Non nutro più la speranza che nessuno di questi personaggi possa finire in galera anche se riconosciuto colpevole... come non nutro speranza di vedere l'ex presidente della regione Sicilia dietro le sbarre... cosa propongo di alternativo? Non lo so... credo innanzitutto come notava Piero che si debba continuare a fare produzione, discussione e eleaborazione politica. Una elaborazione che in Italia si è interrotta. Partendo da teorie economiche alternetavie al capitalismo liberista sfrenato, partendo come diceva Laura da esperienze come quella del microcredito di Yunus, insomma da esperienze sociali politiche ed economiche diverse dalla nostra, e dalla voglia individuale e collettiva di costruire un'alternativa. Il problema è dove coltivare queste idee e questi dibattiti... quale il contenitore adatto ad ospitarle?
A onor del vero comunque tanti momenti brutti e difficili di indignazione che mi son trovato a vivere nella mia esperienza di vita politica, ne corrispondono anche alcuni di soddisfazione o di sincera ammirazione tra questi una dedica di Ingrao su una bandiera... da vecchio comunista quale è mi scrisse su una bandiera che conservo gelosamente: "alla gioventù rossa perché cambi il mondo". Io non mi sento affatto comunista e non so se sono "rosso" mi interessa anche poco, diciamo che ho le mie idee e so perfettamente che vorrei che le cose andassero in modo diverso. Ma un messaggio del genere da un una persona di oltre novant'anni non me l'aspettavo davvero... eppure. Il fatto poi che Ingrao sia e viva secondo categorie a mio avviso ormai superate non è influente per la chiarezza del messaggio. A proposito delle catergorie superate in questo senso bisognerebbe davvero andare oltre a divisioni superflue fatte da divisioni superabili che ritengo idiote. La questione non è più solo nei termini di "destra" o di "sinistra". Non può rimanere confinata a tali semplificazioni. Credo che stiamo combattendo una battaglia più grande che non può e non deve essere persa. Sogno altrettanto una politica che non divida gli uomini ma li unisca. La mia dolce metà qui accanto mi chiede di cosa parlo "di sogni" rispondo io e lei mi dice che sono un gran sognatore... lo prendo per un complimento mentre penso a un libro di Sepùlveda che ho proprio qui accanto: "il potere dei sogni"... lo prendo per un gran complimento. Le figure politiche che ho sempre avuto in maggior riferimento sono Neruda e Allende oltre che Gandhi. Sarei curioso di capire meglio l'operato di Nehru in India che mi sembra abbia agito in un modo interessante. Già negli anni '60 si parlava di terza via e Nehru appunto ne è stato uno dei principali esponenti. Rifuggo invece da ogni forma violenta di politica. La violenza mi sembra invece abbia caratterizzato fin troppo le generazioni precedenti alla mia. La primaria grandezza di Allende è stata quella di realizzare riforme sociali enormi in favore degli "ultimi" senza l'uso delle armi, non parliamo di Gandhi... spezzare la forma più avanzata di socialismo applicato nel 1973 è stata la risposta degli USA e dell'esercito. Dico la più avanzata perché le riforme sociali che sono state proposte da Allende erano nel pieno rispetto della democrazia e della legittimità popolare. Non implicavano l'uso delle armie ma del rispetto e delle parole: ... "la historia es nuestra y la hacen los pueblos"...

a presto

G.J.B.

P.S. Non so di preciso cosa ho scritto poiché non rileggerò questo post per il momento... mi perdonerete dunque qualche errore di ortografia. Ora una bella fonduta mi chiama.

martedì 5 febbraio 2008

5 febbraio - brevi

oggi ho letto del Buthan che ha come interesse primario l'aumento della FIL... ovvero della Felicità Interna Lorda da tenere in gran considerazione prima ancora del PIL...
Pare che le nostre discussioni stiano suscitando grande interesse e ne sono contento... però adesso sono anche stanco poiché ho lavorato buona parte della giornata. Vorrei inoltre lasciare il tempo anche ai lettori distratti o ai commentatori lenti di partecipare ai dibattiti aperti quindi spero che continuiuate a commentare e a leggere i commenti del 4febbraio. Conseguentemente non scriverò tanto, se non per dirvi che sto discretamente mentre mi dedico al mio "otium".
Vi do una grande "buonanotte" e prendo commiato da voi... ah dimenticavo: in tutto questo ambaradan stiamo redigendo lo Statuto dell'associazione... spero che presto potremo essere operativi e iniziare auto-finanziamento e tesseramento.

il vostro

G.J.B. dagli occhi stanchi

P.S. chi si ricorda del verso "anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti"?

lunedì 4 febbraio 2008

4 febbraio - è possibile un capitalismo solidale?

Mah... partiamo da dire come sto: sostanzialmente bene oggi mi son fatto una trasfusione di piastrine e ho 300 globuli bianchi (come gli Spartani alle Termopili) per il resto tutto procede "secondo i piani". Mi fa piacere aver aspettato qualche giorno per leggere i vostri commenti. Non ultimo quello di David sul blog di ieri. Il libro da cui sono tratte le frasi è quello del Dalai Lama. Rimango convinto della verità di quelle frasi. Anche se sono da

Che altro dire in questa premessa se non che la vastità degli argomenti trattati in seguito mi fa apparire piccolo? Beh comunque mi sembra bello portare avanti la discussione che sta prendendo pieghe a mio avviso interessanti anche se a volte leggermente predicatorie forse da parte mia. Beh se io predico allora a voi piace ascoltarmi... un saluto. Nei prossimi giorni tonerò magari a parlare di altro che non sia politica e società


G.J.B.


Stamani, mentre aspettavo i risultati delle analisi del sangue, seduto su una sedia scomoda nella sala di attesa del S. Raffaele pensavo ai vostri commenti, riflettevo su quanto discusso in privata sede con diversi di voi... Cercando di trarre conclusioni che fossero il più logiche possibile e più ancora riflettendo su quale possa essere il nostro ruolo nella società contemporanea. Il fatto stesso di introddure l'idea di società appunto mi porta a pensare a "chi è il mio prossimo" e come rapportarsi ad esso. Partiamo dal presupposto che rifiuto in toto una visione in cui tutto è costruito nella mia testa e il mio prossimo non esiste neanche. Mi muoverò quindi pensando che i miei simili siano effittivamente miei simili e mi rappoterò a loro in base alla mia esperienza. Concordo dunque con Matteo quando afferma che “non fare del male a nessuno” è il primo stadio per l'eliminazione di molta sofferena. Quel “non fare agli ciò che non vorresti essere fatto a te”. Il problema è cosa vuol dire danneggiare il prossimo. In una società globale e complessa come la nostra l'interrogativo etico diventa estremamente comlicato. È presumibile pensare che in un sistema medievale le cose fossero assai più semplici. Ma un San Francesco ad oggi chi sarebbe? E come si comporterebbe? Sarebbe possibile un nuovo francescanesimo ai giorni nostri?

Non so rispondere a questi interrogativi quel che intuisco è che viviamo in un mondo il cui sistema economico dominante si chiama capitalismo liberista. Sappiamo per esempio perfettamente che buona parte degli oggetti e prodotti che usiamo tutti i giorni vengono realizzati e prodotti in situazioni di grande disagio e povertà, spesso attraverso lo sfruttamento di manodopera minorile... “non fare agli altri...” io non faccio niente di male: compro. Ma comprando alimento un sistema che non condivido o meglio che sceglie deliberatamente di provocare sofferenza a chi lavora a proprio lucro e vantaggio. “non fare agli altri...”. Il punto è “sono compartecipe della altrui sofferenza” acquistando oggetti simili? Spesso si risponde che comunque almeno le aziende “sottopagano ma portano sviluppo e lavoro”. No. Questo non è accettabile. Portano sottosviluppo e sfruttamento poiché non permettono “know-how” né tantomento hanno intenzione di migliorare le condizioni dei lavoratori.

Ancora: tutti quanti teniamo soldi in banca. La maggior parte delle banche posseggono e trattano azioni in industrie produttrici di armi. Quanto sono responsabile di quella mina antiuomo di cui l'Italia è grande esportratrice? Quanto sono responsabile di quegli arti straziati ogni giorno?

Non più della maggior parte di noi. Ma credo che in qualche misura vi sia una responsabilità drammatica che non vogliamo vedere e che ci risulta facile accettare. Anche per il senso di schiacciamento che il nostro sistema ci porta. La mancanza di scelta, di un'alternativa praticabile. Con questo non voglio negare di essere consumista, non nego di essere nato e vissuto negli agi di un sistema capitalista. Non nego affatto tutto questo. Personalmente mi sento molto come chi predica bene e razzola male e probabilmente cerco solo un sistema per “farmela tornare”, per non fare troppo lo stronzo con il mio prossimo che comunque vorrei felice sia per altruismo sia per egoismo.

Cerchiamo comunque di capire quali potrebbero essere ad oggi le condizioni per cui un individuo possa vivere felice: abbiamo detto che sostanzialmente vi sono vari livelli di importanza: in primis ovviamente salute e cibo. Credo che tutti quanti vorremmo un mondo dove nessuno muore di fame e dove tutti sono curati adeguatamente e gratuitamente in quanto “esseri umani”. Un mondo dove se sei povero non muori di leucemia. Ma così non è, anzi. L'abbondanza alimentare di cui disponiamo è enorme così come lo spreco. L'assurdità del nostro sistema disumano e disumanizzato non ci concede invece nemmeno di poter far giungere a chi ha bisogno ciò che noi scartiamo. I pasti ospedieri non consumati per esempio vengono direttamente buttati via spesso ancora imbustati. Non capirò mai perché non possano essere dati in omaggio a chiunque voglia. No. Troppo difficile.

Ancora si può dire che per un individuo è importante una casa o meglio ancora un “riparo”. Per “riparo” intendo un luogo dove dormire senza evidenti motivi di pericolo per la salute. Un luogo dove stare e dove poter allevare la prole qualora ci sia. È un dato di fatto che la “casa” sia un punto di partenza per la felicità di un individuo piuttosto che di una comunità. Infine per la piena realizzazione di un individuo è importante che trovi giusta soddisfazione nel proprio lavoro poiché da esso dipende “la casa”. E al lavoro vorrei dare attenzione. “L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Quando il lavoro è tale e quando è sfruttamento? Qual'è il limite? Le attuali leggi sul lavoro, gli stipendi e i costi del mercato immobiliare non permettono a milioni di persone di poter andarsene dalla casa dei genitori. O per farlo devono indebitarsi a vita con le banche. Effettivamente in questo caso se i genitori sono riusciti a risparmiare abbastanza denaro da poter garantire una casa ai figli ecco che il denaro cessa di essere “accomulato” e invece viene effettivamente speso per la felicità altrui. Ma questo raramente è possibile. Contemporaneamente assistiamo impassibili mentre la maggior parte delle possibilità rimangono in mano a sempre meno persone, spesso le più spregiudicate e conseguentemente le più pericolose. La classe politica che abbiamo esprime in buona parte questa tendenza.“I clandestini andrebbero presi a cannonate” ricordate queste parole di pura intolleranza? “.Non fare agli altri...”. Oggi sono stati compiuti due attentati di matrice razzista contro una moschea di Milano. Tra dire e fare non ci corre poi tanto. “Non fare agli altri...”

Concordo con Piero che bisognerebbe andare verso un superamento del comunismo e di questo capitalismo selvaggio in favore di una terza via. La necessità di una nuova via è sotto gli occhi di tutti. Non si è ancora parlato dei danni ambientali che stiamo producendo. Per la prima volta da millenni daremo ai nostri figli un mondo in cui è più difficile vivere e sopravvivere perché lo stiamo distruggendo. “Non fare agli altri...”.

Dovremmo forse allora muoverci verso una forma di “capitalismo solidale” che redistribuisca le ricchezze. Personalmente non credo che nessuno di noi avrebbe poi in sostanza grossi problemi a togliersi qualcosa di “bocca” per garantire la sopravvivenza a altri nostri simili, al nostro prossimo. Ma questo discorso andrebbe forse fatto a livello statale. E invece spendiamo milioni di euro per armare soldati e mandarli a farsi ridicolizzare nelle così dette missioni di pace. Il tutto giustificato dal “prestigio internazionale”. Scommetto che se l'Italia usasse quei soldi per progetti di cooperazione e sviluppo davvero acquisterebbe prestigio internazionale. Ma invece si pensa a non alienarsi simpatie e voti delle forze armate. Appunto una classe politica sostanzialmente schiava dei voti e collusa con chi li controlla. La differenza tra chi faceva politica alla fine della guerra e chi fa politica adesso è lampante: specchio di un egoismo sfrenato i nostri amministratori tendono ad amministrare in primis i loro beni familiari e individuali. Anche perché in un momento di crisi come questo chi fa politica in un “partito di potere” ha quasi la garanzia di uno stipendio pur senza saper fare assolutamente niente e senza lavorare. Anzi spesso i nostri politici si garantiscono consenso dando lavoro... Mi rifiuto di pensare che la politica possa essere un mestiere. Neaenche l'amministrazione della cosa pubblica lo è in toto. Ho fatto politica per diverso tempo e non ho difficoltà ad asserire che la buona parte dei nostri consiglieri comunali si troverebbe senza lavoro se non facessero politica. Ma se Beppe Grillo invece di dire “vaffanculo” avesse proposto una legge di iniziativa popolare che assicuri ai politici uno stipendio pari a quanto prendevano prima di essere eletti? Con un tetto minimo e un tetto massimo. Così che chi non ha un lavoro non percepisce: ce li vedete D'Alema e Domenici senza stipendio? E invece no Grillo si è fatto portavoce solo di un malcontento dato sostanzialmente da una crisi ideologica e ideale che può essere superata solo se contrapponiamo a un modello di sviluppo economico un diverso modello di sviluppo. Un capitalismo solidale appunto fatto appunto in ultima analisi di una redistribuzione dei beni e delle ricchezze. Continuo a pensare che una ricchezza sfrenata è a mio avviso immorale e ingiustificata. Però se si parlasse di una effettiva redistribuzione dei beni che permettera al mio prossimo di farsi una casa più facilmente avremmo paura che ci venga portato via qualcosa. Quanti voterebbero un partito che ne parli apertamente? Così come abbiamo l'impressione che ci venga portato via qualcosa quando paghiamo le tasse. Ma voi chi credete che paghi le mie cure? Le tasse. Sono le tasse che mi permettono di vivere in questo momento. Né più né meno. Non avete idea dei costi dei farmaci che utilizzo. Eppure spero che tutti concordiate che è meglio avermi vivo. Spero. No, non ho idee particolarmente rivoluzionarie da proporre, non voglio l'abolizione della proprietà privata non ho intenzione per il momento di partire missionario o di dare tutti i miei beni materiali ai poveri. Non ho intenzione di smettere di comprare ciò che voglio. Non ho mai asserito questo come non ho mai asserito di non essere consumista. Non ho mai detto che non mi piaccia mangiare prelibatezze, vivere bene, bere buoni vini, fumare buon tabacco. Nonostante questo credo che sia possibile costruire un mondo più giusto, umano, più solidale. Gli interrogativi che mi pongo sono in primis basati sul “come non fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me” che mi pare un punto di partenza per cercare di essere soddisfatto di me, di essere egoisticamente felice. Anche perché ho qualche problema se mi reputo uno stronzo. Continuo a ritenere che sia possibile cercare di condurre uno stile di vita di “compromesso con il capitalismo” senza sentirsi per questo più stronzi di tanto. La botte piena e la moglie ubriaca? Forse... ma forse son talmente cretino da sostenere che ambedue gli eventi possano manifestarsi contemporaneamente, che ci volete fare? Sono un ottimista che crede in un capitalismo solidale.


3 febbraio - un giorno di relax

La discussione si sta facendo molto interessante almeno per me. In virtù della vastità e dell'importanza degli argomenti trattati mi riserbo di affrontarli domani. Oggi sono stanco, ho passato una splendida giornata a casa dei miei zii di Monza. Un ottimo pranzo a base di pesce ci ha accolti. La tavola ben imbandita, la tovaglia bianca al cui centro si potevan trovare buone pagnotte farcite con olive e altrettanto pane ai cerali. Pane che è subito servito a accompagnare l'antipasto composto da involtini di gamberi (prosciutto, salvia e gamberi) e molluschi serviti in conchiglia. Il tutto non si poteva non sposare con un buon bianco. Mio zio, cuoco eccezionale, aveva poi ben pensato di far seguire l'antipasto a una vassoio di spaghetti seppioline e totani. E neanche i crostacei potevan mancare all'appello: una portata di scampi ben rosolati al forno in cui affondare le nostre golose forchette anticipavano in realtà un inzimino a base di bietole. Due secondi eccellenti dunque prima della frutta (una pera per me, fragole per gli altri) e al dolce. L' inframezzo tra frutta e dessert non poteva però non esser colmato da un buon "porto" dal color rosso rubino. Allo stesso modo la"cioccolato e pere" non poteva esser lasciata sola. E quindi cosa di meglio se non le bollicine dello champagne per sposarsi con il sapore intenso del cacao? Non contenti tra lo splendore dei cristalli di boemia ci siam concessi due "cenci" e qualche frittella.
Beh se vi è piaciuta questa descrizione e vi ha fatto venir "gola" come nelle mie intenzioni, pensate allora che non era niente.
Quel che più ho gustato è stata la compagnia dei miei commensali, l'affetto dei miei parenti.
Il piacere semplice di stare insieme. Ottimo pranzo, certo! Ma da soli non sarebbe mai stato così ottimo.

a presto

il vostro

G.J.B.

P.S. Ho lasciato volutamente qualche giorno il post n.100 perché mi sembrava meritasse. Per chi non l'avesse ancora fatto ne consiglio la lettura, almeno dei commenti.

venerdì 1 febbraio 2008

1 Febbraio - IL CENTESIMO

Son qui a rileggere il blog che vi ripropongo nella sua prima stesura poiché essendo già stato commentato non me la sento di toccarlo... però posso aggiungere e dirvi che mi sembra di essere un po'troppo predicatorio,banale e pomposo in certi punti... quindi vi prego di aver pazienza: le intenzioni erano buone. Che altro aggiungere se non che sto bene e che domenica mi aspetta di nuovo un ottimo pasto dai miei zii di Monza... fortune mica da tutti!!! Dai domani cercherò di fare meglio questo blog.

G.J.B.


Questo è il centesimo "post" che pubblico su questo blog... non so perché ma mi sembrava una cosa carina da ricordare, come una sorta di ricorrenza o di compleanno. Per giunta una ricorrenza che cade giusta giusta perché oggi voglio affrontare delle questioni importanti o che per lo meno a me paiono tali. Non sapevo come iniziare e la ricorrenza mi ha salvato, ma adesso il problema rimane e io ve la butto là, sperando di ottenere la vostra attenzione e la vostra riflessione conseguente. Fin da quando sono entrato in reparto e da quando mi hanno diagnosticato la malattia sapevo non sarei rimasto la persona che ero... la "durezza" dell'impatto, il trauma della malattia, del reparto e dell'isolamento, del doversi confrontare con direttamente con la caducità della nostra esistenza, sono cose che ci mettono di fronte a noi stessi. Già dopo quindici giorni di reparto potevo dire a mio fratello: "altro che analisi, quindici giorni qui dentro valgono più di anni di psicoterpia" o per lo meno per me è stato così. Le scelte che ho fatto sono sotto gli occhi di tutti voi e di chi mi sta vicino. Ancora: vi ho già detto di come, nel mio "delirio" dell'asparaginasi , avessi trovato la chiave della felicità e il senso della vita: rispettivamente la chiave della felicità era far felice il mio prossimo, questo mi avrebbe dato piacere (e quindi felicità) e altrettanto avrebbe fatto per chi mi stava vicino in quel momento. Il senso della vita era dunque: "dare e trarre massima gioia possibile dagli altri" ora correggerei "dal mio prossimo" introducendo qui il concetto di prossimo sulla cui disquisizione rimando ad altri momenti (e vi rimando anche a "chi è il mio prossimo" ottimo libro di Adriano Sofri che sto leggendo in questi giorni...un saluto particolare a chi me l'ha portato che oggi compie gli anni e a chi mi ha scritto la dedica che ho apprezzato tantissimo). La questione del dare felicità agli altri è secondo me di notevole interesse. So perfettamente che esistono molte persone il cui "ego" è tanto forte da voler vivere come se gli altri non esistessere, calpestando e distruggendo la vita altrui. Ritengo e spero tuttavia che la maggior parte delle persone non sia così (forse sono ottimista) e so di per certo che la maggior parte dei miei lettori non sono così e non vogliono essere così. Per voi dunque la vita altrui ha un valore e acquisisce importanza. Conseguentemente l'amore per gli altri ha valore e fare felice un'altra persona è una cosa che è importante e che ci rallegra. Abbiamo dunque un aumento esponenziale della nostra e altrui felicità. Se tutti fossero così sostenzialmente vivremmo in un mondo "perfetto" fatto di amore e soliderietà. Vedete nel momento stesso in cui io scrivo queste parole la mia speranza è che esse vi possano aiutare a farvi stare meglio e questo già di per sé mi rende felice. Mi fa sentire utile, da cui discende l'utilità di svolgere bene il proprio lavoro, o le proprie azioni. Nel mio caso il mio "lavoro" è scrivere. Ma anche quando fotografo, piuttosto che quando creo la grafica di un sito la mia speranza è che questo possa in futuro portare giovamento e utilità a qualcuno. Utilità mi rendo conto di carattere prevalentemente estetico, ma non per questo meno importante (spero). Ovviamente un infermiere o un medico hanno un approccio molto più diretto sulla loro utilità. Il vero problema però è dato dal fatto che mi pare che siamo educati a andare esattamente nella direzione opposta rispetto a quella dell'amore e della felicità. Educati da un sistema socio-economico che non ci vuole così, che non ci vuole felici. Il sistema occidentale, consumista e capitalista non funziona a mio avviso per questo: in quanto crea quella che potremmo definire un'illusione di necessità. Siamo per esempio portati ad indentificarci con quello che possediamo, che indossiamo, che abbiamo intorno. E siamo portati a desiderare ancora e ancora e ancora senza mai poter trovar pace... siamo portati a pensare solo a noi stessi, al nostro bisogno di consumare. Ma se eliminassimo per un po' il concetto di "nostro" dalle nostre (quelle sì) vite, ci renderemmo forse conto che staremmo meglio. Sostanzialmente abbiamo tutto quello che ci serve. Praticamente nessuno di noi soffre la fame, per nostra fortuna non sappiamo neanche cosa vuol dire "soffrire la fame", abbiamo una scelta alimentare ampissima, abbiamo la presenza dei nostri "cari" e dei nostri "amici", abbiamo la possibilità di comprendere e di volere. Per la maggior parte di noi la casa non è un problema. Abbiamo sostanzialmente la possibilità di essere felici. Forse io parlo da persona "fortunata" che certo non ha mai avuto problemi economici. Ma davvero stare in isolamento in reparto, tornare a casa e non trovare più nulla di "tuo" perché era stato tutto messo via, mi ha posto di fronte a una condizione non ordinaria che forse disvela le cose nel loro reale valore. Posso essere "attaccato" a un oggetto nella misura in cui questo mi ricorda qualcosa o qualcuno... ma anche se l'oggetto andasse perso il ricordo rimarrà. E certo un oggetto difficilmente vale la mia sofferenza e tanto meno quella altrui. Vale molto di più la mia possibilità di far felice il mio prossimo. Assumendo questo valore per giunta supererò anche buona parte delle "paure" che ci contraddistinguno. A iniziare dalla paura dei ladri. In realtà le uniche mie "paure" più profonde (sentimento comunque negativo) riguardano al momento l'incolumità mia e altrui. Certo se mi entrano i ladri in casa non mi fa piacere ma non metterei mai a rischio la mia e altrui incolumità per un oggetto.
Ma se ci rendiamo conto di questo il sistema va in crisi, non c'è mercato se non c'è inappagamento, se non c'è bramosia, cupidigia e a ben vedere, egoismo. E' di oggi la notizia (che per giunta ci riguarda) di un indagine del Viminale sul consumo di droghe tra i giovani. L'articolo lo trovate QUI l I risultati non mi hanno stupito, e sono purtroppo un segno evidente della malattia che affligge la nostra società. I giovani drogati non sono "sbandati", vengono da buona famiglia, sono istruiti, vengono da famiglie che garantiscono una "sicurezza economica". Hanno tutto sostanzialemente. Non rubano per comprarsi la droga perché i soldi li prendono da mamma o papà al limite spacciano un po'. Ma i soldi ci sono, sono garantiti e avanzano pure... non rinunciano all'ipod. Hanno il computer, il motorino, bei vestiti. Sono comunemente ragazze e ragazzi borghesi esattamente come me e come molti dei miei amici... eppure se ci parli son depressi, stanno male, sono infelici. Non necessariamente questo sfocia nella droga o nella depressione (anche se vi sono buone probabilità) ma sfocia in un senso di incompiutezza della vita che è molto duro da sopportare. A questo bisogno aggiungere delle assurde "regole sociali" o "imposizioni mentali" che spesso ci costruiamo. Spesso siamo portati in nome di dettami predisposti a rinunciare ai nostri e alle nostre legittime aspirazioni. "Siamo condannati al realismo" come diceva Neruda nel suo discorso per il Nobel. Io mi rendo conto di esser stato per molto tempo schiavo delle mie paure, dei "dettami sociali" ai quali non riuscivo a sottrarmi, quella di scegliere la facoltà di lettere (lettere=futuro da disoccupato) per esempio è stata una scelta molto sofferta anche in virtù della formazione e tradizione scientifica a cui la mia famiglia fa riferimento. Ma lo è stata anche in virtù del fatto che con una scelta simile non mi "garantivo" un lavoro... o meglio non mi garantivo sostanzialmente l' "accomulazione di denaro". Vi voglio proporre adesso alcuni brani tratti da un libro che sto leggendo (ne sto leggendo più d'uno insieme):

"nella società contemporanea si tende a credere che possiamo realizzare tutti i nostri desideri attraverso cose materiali; in particolare soldi e proprietà sono considerati quanto di meglio ci sia per sentirsi sicuri. Invariabilmente leghiamo tutte le nostre speranze e ci rifugiamo in qualcosa di esteriore pensando che in questo modo allevieremo il nostro dolore e ci garantiremo la felicità. Poniamo la nostra fiducia in oggetti materiali e così nascono in noi attaccamente e ossessioni estremamente tenaci (...) il risultato è che non ci sentiamo mai soddisfatti." Ancora: "la nostra condizione di esseri umani ci fa dipendere gli uni dagli altri. Siamo animali sociali e dobbiamo interagire reciprocamente. Eppure sembra che abbiamo perduto ogni sentimento di affetto in questa nostra interdipendenza. La nostra società non considera molto l'amore o quantomeno sembra non prestargli particolare attenzione. Con i beni materiali in cima a tutti i nostri desideri non c'è da dire sull'importanza dell'amore verso i nostri simili. Mancando di un simile sentimento incanaliamo tutte le nostre energie nell'accomulare sempre più denaro. Ed essendo concentrati solo sullo sfruttamento e sul controllo illimitato degli altri, sempre in competizione serrata, alla fine ci troveremo impegolati in una situazione senza via d'uscita. In un tale contesto il principio dell'amore verso i nostri simili diviene moneta fuori corso. Eppure senza l'affetto e l'amore non esiste felicità all'interno della famiglia, tra le coppie, tra genitori e figli. (...) Le circorstanze ci impongono di guardare al bene dell'intera umanità e di tutto il pianeta. (...) Quello che abbiamo perso, o che non abbiamo mai avuto, è il sentimento della cooperazione e della condivisione. (...)" Ancora: "Per noi esseri umani, penso che la priorità consista nel cercare il modo di essere per evitare la sofferenza e trovare la felicità delle nostre menti. (...) Nella mia vita ho sperimentato molti momenti di gioia e tristezza e ho incontrato notevoli difficoltà. Ma quando penso ai momenti difficili vedo che c'è stata almeno una cosa che mi ha sempre dato speranza nonostante le avverse circostanze. Nel profondo del mio cuore sentivo che la mia esistenza aveva uno scopo: aiutare il prossimo (...). Quando ho dovuto affrontare situazioni dolorose, mi ha infuso coraggio e mi ha fatto sentire che la speranza non si deve mai perdere, che si può lavorare anche nelle più avverse delle condizioni. E quindi ho provato un senso di soddisfazione tramite il quale sono in grado di trovare, in modo del tutto spontaneo e naturale, piccoli livelli di rilassamento, pace mentale e fisica"

con queste parole ovviamente non mie credo di potermi accomiatare per oggi da voi miei lettori affezionati... spero nel vostro perdono per la lunghezza ma credo che ne valesse la pena. Abbiamo credo messo talmente tanta "carne al fuoco" che potremo andare avanti a ragionare di questi argomenti per giorni... e intanto tanto per giocare non vi dico di chi sono le parole che avete appena letto (ve lo svelerò nei prossimi giorni)... secondo voi sono di un rivoluzionario? Di un ex-sessantottino? di un comunista? di un religioso? Del Papa? Di Ghandi? Del Dalai Lama? Di John Lennon? Di Guccini? Di Sepulveda? Di Neruda? Di Bertinotti? Di Sofri? Di Fassino? Del Subcomandante Marcos?

il vostro affezionato

G.J.B.

P.S. Con l'affetto che mi avete dimostrato al momento della malattia e che stiamo continuando a condividere mi avete davvero aiutato tanto... GRAZIE

P.P.S. Nota di colore: pare che il buon Pablo che io cito spesso non avesse piacere di finire sulle labbra del nostro ex-ministro della Giustizia (un democristiano che cita il segretario dei Partito Comunista Cileno ma figuriamoci!!!) e così la poesia che Mastella ha citato qualche giorno fa dando le dimissioni non l'ha scritta il nostro Poeta. E' un falso attribuito erroneamente al Nobel per la lettura... eheheh. Non so perché ma mi fa piacere...

31\01 notte - una bella giornata

oggi me la son presa pigra e di svago... è venuta a trovarmi la mia dolce metà troppo presto ripartita perché con la tosse non mi si deve star vicino. Ma il solo fatto di averla vista, l'aver potuto star con lei, mi ha rallegrato e riscaldato: un fiore rosso in un campo di grano. E allora all'amore è dedicata questa pagina di blog augurando a tutti un sentimento come il mio.

il vostro

G.J.B.