ci sono dei giorni in cui sei più stanco di altri, dei periodi interi in cui lo sei... ci sono esistono e sono ciclici. Ci sono momenti, assurda chimica del cervello in cui tanto lo sai che qualunque cosa tu faccia ti pare in fondo un po'inutile e banale. E questo senso poi viene leggermente amplificato dalla pioggia che cade incessante. E così un bel giorno ti trovi a novembre a non saper esattamente che fare e neanche perché sei là, a parlare delle solite cose e a vedere le solite facce. Semplicemente non lo sai e ti chiedi se in fondo non sei te a essere poco interessante e non i discorsi o le facce di chi intorno. Oppure è il luogo? Oppure è la città che in fondo è tua e ti appartiene ma ti appare vecchia e classista e alla fine pure un po'noiosa. La conosci bene la città e un grande amore non lo si rinnega mai, ma per quelle strade mentre le percorri sei inquieto e quel guardare non trova pace e non si ferma ma fugge cerca un nuovo orizzonte e non lo trova, cerca di alzare la testa e non ci riesce. E però allo stesso modo neanche ci si riesce mai a staccare, no? Sennò che grande amore sarebbe, e allora rimane un alternarsi, un dondolarsi indeciso: un cordone ombelicale che se ti si attorciglia intorno rischia di strozzarti. Ci son giorni in cui si è più stanchi e in cui ti senti come dopo tanto vagare. Poi per me ha ragione quell'amico mio che dice che Firenze è perfetta se stai bene ma non aiuta per niente se c'hai qualcosa che non va. Ma d'altronde è così che va un po' per tutto. Resta la solidarietà, un po'd'amicizia e la pazienza, il sapere che in fondo qualunque cosa, così per sempre non potrà durare e troverà un suo svolgersi. Un'equilibiro precario che in fondo a volte gioca anche a favore e che però ora non mi toglie la stanchezza né la voglia di andare a letto. Ma poi non è neanche che uno si possa lamentare perché alla fine quello che ho è tanto sia dal punto affettivo che materiale, è questo inizio mese, questo dicembre che tende alla nebbia, all'indefinito e anche un po'alla fatica dell'anno. Son le giornate che si accorciano e bla bla bla... le solite cose i ragionamenti da vecchini o da domenica sera. E tutto un gran trambusto intorno per che cosa poi? Sì in fondo ho lottato per questo e son pure contento di averlo fatto, mi manca qualcosa ma si dice che sia natura dell'uomo essere insoddisfatti. Prima non era così, ma prima erano altri tempi e alla fine ero un altra persona e beato me che me la son goduta almeno. Penso a quel ragazzo di quindici anni morto sparato dalla polizia. Avrei potuto essere io a tante manifestazioni qua in Italia, o tanti miei amici... mah...
Buonanotte
G.J.B.
mercoledì 10 dicembre 2008
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
4 commenti:
Ciao, Giulio.
Purtroppo mi sono riconosciuta anche in questo post. Purtroppo temo che molti si riconosceranno. Purtroppo ... ma forse non è proprio un "purtroppo". Forse è un grazie al ... a te che riesci a cogliere le mie sensazioni, e così facendo aiutarmi a sentirmi meno sola ... forse è proprio questo che mi piace da morire del leggere. Una fuga NELLA realtà, non dalla realtà.
Comunque, forse sono ancora un po' addormentata ... perciò per ora ti saluto, augurandoti (che dormi ancora spero)uno di quei sogni belli belli che ti accompagnano con una sensazione vaga ma piacevole per tutta la giornata seguente.
Un GRANDE abbraccio.
laura
per Patrizia: "skyloq" ... più o meno una descrizione di quello che facciamo chiacchierando virtualmente
Ciao Giulio,
giornate, periodi così capitano; a tutti? Non lo so, a me di sicuro.
E penso che nessuna città, nessun luogo, niente e nessuno possa davvero aiutarti se qualcosa non va.Sappiamo anche bene che non ci si può lamentare,l'autocommmiserazione non paga, l'unica via penso sia l'accettazione di un modo di essere: chimica del cervello? consapevolezza? insostenibile leggerezza dell'essere?
Anche oggi pioviggina e questa città che anche io amo, e come non amarla, è la nostra, e così bella; è sporca però, faticosa a volte ostile.
Mi capita di invidiare chi vi giunge da visitatore, ne scopre la bellezza e se ne va, magari con il desiderio di tornare per conoscerla meglio.Davvero discorsi sonnacchiosi da domenica sera .....
Patrizia C.
rucce..... a volte
no anzi flumegle bà
firenze città perfetta quando si sta bene? perfetta per cosa? per il senso di vuoto orgoglio che trasuda da ogni muro, per l'arrogante inanità di chi la governa e la sfrutta ogni giorno, la umilia e la violenta?
l'ennui che provi, caro Giulio, è di tutti coloro che aprono gli occhi in questa città. E tu sei uno fra questi. Io continuo a pensare che i tuoi momenti di sconforto e di abbandono, i tuoi dubbi e le tue paure abbiano sempre un fondo che viene da lontano, da quel dono discutibile di vedere oltre le cose. Laura ha ragione: riesci a rendere chiare molte cose, a esprimere meglio di noi quel che tutti un po' proviamo. So che questo non ti racconsola.
Ma almeni sappi che non sei solo e che contribuisci e rendere meno soli gli altri.
un abbraccio dal proffe
P.S. 'nesse': cioè il mostro di Locche Nesse: i dinosauri veri siamo noi...
Rientrare a Firenze dopo una tre giorni napoletana, intensa e avvolgente, come sempre, e questa volta intrisa di una pioggia incontenibile, mi ha provocato un momento di spaesamento, un attimo di sospensione, prima del ritorno ad una normalità un po' stanca (l'età e i ritmi del viaggio si fanno sentire) in questa città che continuo ad amare anche se la "soffro" (capisco bene Gianfranco). Leggere il tuo post e ritrovare la consueta sintonia fa parte del ritorno a casa.
Buonanotte, caro Giulio, un abbraccio.
Loretta M.
elegues: elegie notturne?
Posta un commento