mercoledì 3 dicembre 2008

3 dicembre - qualche parola qua e là

Oggi non parlerò di stagioni o di sensazioni, oggi sarò di basso profilo e volutamente tale, quindi a voi la scelta di andare avanti a leggere oppure no. Tutto questo per dirvi che è notte inoltrata, mi sto gustando un infuso alla menta caldo prima di andare a dormire e prima di questo, come se non bastasse, mi son fatto un gran mangiata che non vi sto a dire tanto che v'importa? Me la son goduta io. Però era proprio buona come adesso più o meno non me la passo poi male sebbene un po'dolorante. E allora cosa posso dirvi di questi giorni passati così intensi, di questa fine novembre-inizio dicembre che in fondo ci riguarda tutti? Ho passato momenti molto belli, molto brutti, medi, di riflessione, di noia, divertimento e quant'altro. La cena è andata alla grande e gli altri appuntamenti pure non sono poi male, anzi direi che potevano andare decisamente peggio. Il problema è: come fa uno a parlare di quella sua vita intima e assolutamente unica e banale? La mia vita per fortuna sta tornando ad essere sempre più simile a quella dei più e sta pure tornando a essere più normale, ammesso che vi sia una norma (e chi la stabilisce semmai?). Dunque eccomi qua con il mio té e le mie tre cazzate o con un amico a bersi una birra, un ordine comodo alla fine per cui il problema diventa la tesi, il lavoro, l'amore, gli affetti, quello o quell'altro e è così per tutti. Quel che credo possa salvarci è non considerare tutto questo come una perdita di tempo o come meno importante? Il dolore di un cuore infranto o l'angoscia per un futuro più o meno ben inserito nella società a cui crediamo di corrispondere sono tutt'altro che banali. Sono normali ma non sono affatto banali. A meno che poi non togliamo l'aspettativa o il desiderio comune, e se anche lo facessimo in fondo poi che noia, peggio che andar di notte. No, rimango convinto del gusto di un buon panino notturno ma il té mi si sta freddando, lo finirò veloce e poi vo a dormire. E intanto fuori un gatto che miagola, e con questo, e con questo nulla, è semplice normale, ma nient'affatto banale o almeno secondo me. Certo che ne dico di cazzate? E tu pure a leggere... bah contenti voi

Zalutiebeci

G.J.B.

4 commenti:

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
Sì, contenta me.
E, no, gustare una buona mangiata nel presente, pensare al futuro con progetti e voglia di fare, guardare al passato con serenità - non sono cose né banali, né normali.
Comunque, tu hai il dono di saper parlare di quella "vita intima e assolutamente unica e banale" in un modo intimo e unico e mai banale. Sai stimolare il pensiero e la riflessione e regalare momenti di ricognizione.
E adesso devo scappare ... perciò,
ciao for now.
BIG hug,
laura
per Patrizia: dinseess

Anonimo ha detto...

Invece, ed ormai dovresti saperlo,
ci importa tutto e molto, di te e leggere questo snodarsi di normali riflessioni su eventi normali fa bene al cuore,
Patrizia C.
sempre contenta di leggerti
meywawal saga nordica?

Anonimo ha detto...

Vederti scrivere di assolute 'banalità' mi riempie banalmente di gioia: quante volte abbiamo parlato insieme della difficoltà di godersi pienamente il banale e il quotidiano? Io non ci riesco quasi mai e dunque prendo le tue parole come un monito, come sempre del resto.
La cena è stata un successo, è vero: ma noi conteremmo di rivederci presto e dunque di organizzarne un'altra, magari un po' più ristretta...
il proffe (e scusate la latitanza degli ultimi giorni)

jaxingsh: mostro giapponese, amico di Godzilla?

Anonimo ha detto...

Non so cosa scrivere, ma non posso trattenermi, data la parola di verifica: CALMET. Un invito a noi tutti? Mi piace prenderlo così, mentre ascolto l'opera alla radio in diretta dalla Scala. Mi piacerebbe una volta andarci (non alla prima); chissà perché non l'ho mai fatto. Rispetto a questo ho cambiato atteggiamento, ora le cose non fatte mi sembrano buone possibilità per il futuro, mentre prima le sentivo come occasioni non colte. Eppure tempo davanti ne avevp di più prima: misteri dell'animo umano.
Ciao Giulio caro Anna M.