martedì 7 ottobre 2008
7 ottobre - avvertenze per capirsi
voglio fare solo qualche rettifica che ovviamente è necessaria dopo uno sfogo che spesso si vien fraintesi e gente che non c'entra nulla si sente coinvolta... quel che voglio dire è che un rapporto per me non si esaurisce nel "ah non rischi di morire domani, allora ok, scusa c'ho da andare..." e che semplicemente sto facendo le mie valutazioni, nel bene e nel male di come si stanno comportando le persone a me attorno. E' chiaro che se c'è un momento in cui gli amici ti dovrebbero stare vicino magari è proprio questo invece di stare a farsi i cazzi loro. Con questo non ce l'ho né con chi si sposa, né con chi lavora, né con chi prepara l'esame da avvocato o ha da badare a un bel bambino o fa qualunque altra attività rispettabilissima. Meno amico chi si dice e si sente vicino e se ne strabatte sostanzialmente sputando magari qualche sentenza o qualche frase d'occasione poi ti guarda un po' compassionevole si accerta che non muori domani e torna ai suoi affari che tanto il suo l'ha fatto. Con chi ti dice no, ma davvero mi sei nel cuore e poi quando lo chiami perché in fondo anche tu c'hai creduto che fosse così neanche capisce che anche solo cinque minuti del suo tempo, un consiglio, una parola, un messaggio, una qualunque cazzata sono diversi dalla sostanziale indifferenza per come te la passi oltre al risultato di un analisi. Tutto qua. Poi è difficile da spiegare e sono anche stanco, semplicemente a volte senti la gente che se ne frega altre senti una persona vicina... e non sempre l'amicizia viene confermata purtroppo in questa seconda sensazione. Tutto qua... a discapito devo dire che persone che mi erano piuttosto lontane si son preoccupate del sottoscritto molto di più di quanto mi sarei aspettato. Poi ve l'ho detto è un discorso estremamente complesso e complicato e per giunta ancora aperta con me stesso... quindi vabeh finiamola qua che sono anche un po' stanco. In pratica son rimasto deluso dall'atteggiamento di due o tre persone... ma tant'è capita
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14 commenti:
Caro Giulio,
non è stato facile seguirti oggi ... post postati e spostati e apostrofati ... tutto da solo hai fatto!
Ti saluto prima di coricarmi.
A domani.
un GRANDE abbraccio.
laura
ho avuto una lunga e intensa giornata, diciamo che il blog di oggi era una conversazione tra me e tre o quattro persone che si son sentite tirate in causa da quanto scritto ieri e come tutte le discussioni non son facili da seguire da occhi esterni... il blog è anche questo d'altronde sennò che divertimento ci sarebbe? tanto varrebbe comprare un libro no? diciamo che oggi non era G.J.B. che parlava ma semplicemente Giulio
anche a te un GRANDE abbraccio
Giulio
Caro Giulio,
una lunga e intensa giornata e un'altra notte tarda. Apprezzo questo messaggio tantissimo, specialmente l'abbraccio. Grazie.
A risentirci/ritrovarci presto.
il solito, ma sempre molto sincero, GRANDE abbraccio.
laura
Caro Giulio, accolgo il tuo sfogo e lo faccio mio. Sei molto giovane e forse è la prima volta che la vita ti delude, ti mette alla prova. Ed è una prova molto dura: non ti è capitato che la tua ragazza ti abbia lasciato per il tuo migliore amico. La morte ha bussato alla tua porta e ti ha preso per mano, ti ha accompagnato per mesi, ti ha fatto l'occhiolino ed ha tentato di convincerti a seguirla. Ma tu hai resistito. Si può dire che per questo tu sia stato un eroe? Credo di no. Hai fatto quel che dovevi, come potevi. La vita, ahimè, non tornerà più quella di prima e gli amici non capiranno. Del resto tu avresti capito? Io no! Se non ci fossi passata non avrei capito... E' ovvio che ti chiedano come stai: hanno paura di sapere cosa provi? Dimmi, in quanti ti hanno fatto questa domanda in questi lunghi mesi? A me in pochi. E tanti sono stati quelli che continuavano a chiamarmi chiedendomi: "Si stanno alzando i valori?". Che cazzo di domanda: ma se anche torno ad un emocromo normale, quanto sei sicuro che torni ad una vita normale? Io neanche un po'! E quelli che ti dicono: "Chissà che sarebbe successo se non ti fossi ammalata". A saperlo. Ma vaffanculo mi sono ammalata: fammi vedere che sei capace di fare, come riesci a starmi accanto. Certo è difficile, l'anima della compagnia ora vomita, sta male, non ha capelli... ma soprattutto combatte su un altro fronte: sta lì in trincea con la morte accanto e vede cedere i suoi nuovi compagni di viaggio e si spaventa, perchè quel cedimento potrebbe, presto o tardi, essere anche il suo. Sua non è più la normalità fatta di vita e di rincorse alla vita. E chi ce la fa a correre? Se tutto va bene ho 7 di emoglobina. Ma tu "amico" che continui a chiedermi "Come stai?" hai mai provato ad affrontare la giornata con 7 di emoglobina? No? Ed allora che vuoi capire, che ti rispondo a fare? Mi tengo tutto per me e faccio finta di essere il tuo eroe senza macchia e senza paura, ma dentro di me piango per me che mi sono ammalata e per te che non puoi più capirmi. Per te che ho amato, ma che nel momento giusto non hai saputo contraccambiare. Ed allora, sai che ti dico?, provo ad amarmi da sola come non ho fatto finora.
I conti, mio caro, hai ragione tu, non si fanno più alla fine. Abbiamo un mutuo da pagare e il tasso è variabile: i conti vanno fatti giorno per giorno... per arrivare a fine mese. Ma il nostro mese è fatto ormai di giornate singole. Rendiamole "uniche", cerchiamo di dar loro un senso irripetibile. Non ci resta che questo, ora che agli occhi del mondo siamo dei sopravvissuti: vivere la vita dentro di noi cercando la giusta spinta per arrivare a domani: prepara la tesi, magari non ti servirà a un cazzo, come dici tu, ma vuoi mettere il gusto di avercela fatta in una cosa che fa parte anche della vita dei non malati?
In bocca al lupo e fai la scimmietta solo se ti aggrada, altrimenti fai il bradipo, la gazzella, il leone e scegli il tuo animale giorno dopo giorno...
Giulia R.
Caro Giulio e cara Giulia,
duro l'intervento di Giulia, ma molto potente, molto chiaro e molto giusto.
Vorrei soltanto ricordarvi che anche chi vi sta vicino ha il cuore spezzato, cerca di sopravvivere, paga un mutuo con il tasso variabile ed è comunque grato per i momenti in cui riuscite a sfogarvi un po' oppure sorridere un po'.
La solitudine è di tutti.
un abbraccio sempre GRANDE.
laura
Laura, sei fantastica. Hai una sensibilità che ti permette di capire. Purtroppo siete in pochi...
Un abbraccio GRANDE,
Giulia
Cara Giulia (e scusami, Giulio, per l'utilizzo del tuo blog per motivi diversi dai soliti),
prima di tutto, grazie di cuore per le tue parole fin troppo gentili. Apprezzo più di quello che tu possa sapere il tuo complimento (ci sono, sai, sempre "altre" persone che non sono per niente d'accordo!).
Ho esitato molto prima di rispondere perché sto veramente esagerando con i miei interventi, ma l'ansia colpisce ognuno in modo diverso.
La mia esperienza è che spesso ci sono più persone che capiscono di quello che pensiamo. Ma la comunicazione è una brutta bestia.
Spero, comunque, di poterti incontrare di persona per qualche scambio d'idee, opinioni, convinzioni, e quant'altro.
LA CENA sarebbe una bella occasione!
Ma spero di incontrarti specialmente per scambiare un VERO (cioè non virtuale)
GRANDE abbraccio.
laura
mah che dirti Giulia... stavolta lo faccio io quello senza parole e siccome a me zitto non piace starci mai troppo liquiderò la cosa in due battute come si fa quando non si sa che dire... a me sotto i 7.5 trasfondevano e comunque di simpatia la mia ex-ragazza mi ha lasciato ormai da qualche mese, magari non per il mio migliore amico, magari pure per un coglione qualunque comunque tant'è...e finché sto male è vero non lo capisci come sto... adesso che sto meglio lo potresti pure capire...no?
Baci
Giulio
Caro Giulio, compaio meno, ma ci sono sempre,e vorrei essere fra gli amici che "rispondono" ma quasi non ci conosciamo e per età non posso certo essere una tua amica.
Quello che hai scritto, lunedì? l'ho letto solo oggi ( sono stata via due giorni)mi ha suscitato davvero il desiderio di abbracciarti;quanta sofferta e meditata umanità in quello sfogo!
Ti abbraccio di nuovo
Patrizia C.
Ho fatto bene a non intervenire: a parte la manutenzione del computer resasi necessaria dalla presenza di un migliaio di virus (a detta della tecnica (= tecnico donna), difficile capire come facesse ancora a funzionare) quello che avrei voluto dire dopo averci pensato è già stato detto da Giulia, con molta più autorità. Bisognerebbe stamparci quelle parole e meditarci sopra tutte le mattine e tutte le sere, perché danno un senso alla vita
Ai reduci dal lager ci sono voluti anni per riuscire a parlare; gli altri non volevano sapere cosa davvero era accaduto. Certe esperienze sono uniche e le possiamo comunicare forse con le parole (e tu riesci a farlo, almeno per la mia sensibilità), ancor più con gesti e sguardi.
Ho avuto difficoltà a scriverti, in questi ultimi giorni, perché le mie, di parole, le sento inadeguate e perchè mi sembra, data la differenza di generazione, di invadere un campo non mio. A quelli della tua età tocca comunque vivere in tempi molto più difficili di quelli che mi hanno vista giovane donna, perciò mi guardo dal giudicare. Per te si è aggiunta un'esperienza che travalica l'età e stravolge la vita, non solo il viverla, ma perfino il definirla. Ed io che autorità ho per parlare?
Mi viene solo voglia, oltre che di abbracciarti, di dirti che il tuo non era il solo modo di reagire ed invitarti a non temere di essere estremo.
A presto Anna M:
Caro Giulio,banalmente la malattia angoscia in maniera unica e indivisibile chi ce l'ha; gli altri ti possono essere vicini e qualcuno farà anche l'impossibile per renderti il quotidiano almeno fisicamente vivibile, ma non sono te e anche chi è malato, lo è stato, lo sarà, nemmeno lui/lei è te. Tu come tutti sei un originale ed è un dato incontrovertibile. I tuoi amici non possono capire perchè hanno la fortuna di non essere malati e se per sculo lo fossero sarebbero malati diversi da te. D'altra parte cosa si chiede ad un malato? Come sta è la domanda di rito, che può anche non essere espressa, tanto è sottintesa. E' vero che si può dare ad un amico il nostro tempo e significa molto. Spero che siano tanti e certo le delusioni bruciano, altra ovvietà. Io non sono un tuo amico, sono amico dei tuoi genitori e ti ho visto crescere senza fare nulla. Quel che posso fare è cercare di prendere una palla col stecca; se hai voglia di non pensare per qualche ora ai conti, al futuro, all'amore, io ci sono. Ciao, fagiolone, e trattati di lusso! Carlo
era un bel pezzo che non leggevo il blog......
un salutone!
Matteo B.
Be', se non altro sei riuscito a tirar fuori un po' di umanità e questo ci unisce e ci rende un po' uguali, pur con tutte le differenze, che ci sono, sottolineate da Carlo. E ognuno dà agli altri della sua umanità quello che può, quello che pensa on lo sia utile, anche se poi non lo sarà davvero e se in cambio ottiene qualcosa, bene, altrimenti bene lo stesso ho lo speranza che qualcosa di positivo si produca comunque. Non mi sento particolarmente malato, anche se l'asma mi affligge da quando avevo sedici anni e garantisco che rimanere senza fiato, fare una fatica bestia a inghiottire aria, senza avere la pompetta miracolosa che mi porto sempre dietro, mi fa sentire a volte come penso si senta un pesce fuor d'acqua, ma so ovviamente,
e ho fatto e faccio tuttora esperienza di persone che stanno assai peggio di me. E' frustrante perché non ci puoi fare nulla e ti tieni qualcosa che ti rode dentro anche quando ti sembra di non pensarci e ritieni chi è già morto immensamente più fortunato: già perché morire si deve e penso sia lieve: il peggio è vivere. E quindi bisogna imparare a vivere. Ma per oggi basta così.
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