Non è solo la solitudine ma l'ineluttabilità di essa. Sono le tue cicatrici, quelle di chi continua ad essere come era per coerenza e amore di sé stesso. Per volger lo sguardo un attimo lontano perché lo sguardo che volgi vicino e al tuo vicino non ha realtà alcuna. Sai di rapporti amari, sei quasi un personaggio pubblico o magari teatrale e ti comporti fin troppo come tale. Hai assaggiato una realtà dura e ne sei conscio. Ma è solo una delle tante, e sei conscio anche di questo. Senza far troppi sconti a sé stesso perché farne agli altri? E in una dimensione dove il dolore non è assoluto ma personale, meglio allora far finta di niente e fuggire via. O essere consapevoli fin dall'inizio della necessità dei rapporti umani, come dell'utopia della loro realizzazione, qualora essa non sia l'hic et nunc. L'immediato ché in fondo nient'altro conta. E il tuo immediato adesso si fa la luce che rischiara la camera o le ombre delle mani sulla tastiera che si fan simbolo della fatica. Contemporaneamente sai anche che in fondo è solo una dimensione di guado, tra uno stato d'animo e l'altro, un momento in cui senti e calchi semplicemente di più il silenzio tra le parole. E se è solo un momento, anche quello passerà sebbene sia esemplificativo di una parte del tuo essere che in fondo ti avvolge sempre, come la voglia ora di ridere, ora di sorridere: la voglia di vivere, quella che ti fa andare avanti. Sei vivo... sei vivo e sei contento di esserlo, sei vivo e sei solo, e non sei contento di esserlo. E la paura, le paure ti rattrappiscono le gambe e ti rendono duro il sentire: conscio che due solitudini non faranno una compagnia...che peccato!
G.J.B.
venerdì 3 ottobre 2008
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8 commenti:
Caro Giulio,
oh, le lezioni di vita. La presa di coscienza delle montagne russe e dei guadi. Io sto ancora lavorando per capire ed assorbire nel mio essere ciò di cui tu scrivi. Fortuna mia, sfortuna tua o vice versa? O sei un nuovo Obi-Wan Kenobi?
Buona giornata.
laura
Un guado sì il momento, i momenti in cui soffri la solitudine, ma quanto lontana sembra la riva e qunto profonda l'acqua
Un bacio
Patrizia C.
Obi-Wan?
No preferisco Myrddin o Merlino, il saggio, il folle, il mago, il bardo...
Merlino e la dama del lago
G.J.B.
ok, sempre e comunque caro Giulio.
Mi ero promessa di non ingolfare il tuo blog con i miei commenti ... ma mi diverte troppo (e se poi intervieni tu, diventa una sfida!).
Allora ... forse non sarai un fan di "Star Wars", ma intanto ...
1)è generalmente riconosciuto che Obi-Wan è comunque un quasi diretto discendente da "Merlino" (o, se vogliamo essere più precisi, dal concetto secolare del "saggio" di cui ambedue sono esempi). [vedi
"Obi-wan bears a striking resemblance to a more famous Wise Old Man character, Merlin of the King Arthur legends"
http://www.castlebooks.com/obi-wan-kenobi.htm - fra tanti altri esempi che ti posso citare.]
2) Il tuo "Myrddin" era sì un bardo che è impazzito ma "Merlino" era principalmente la creazione di Geoffrey of Monmouth nella sua "Vita Merlini" ed era basato sul tuo Myrddin Wyelt ed un altro personaggio interessante di quell'epoca di nome Ambrosius Aurelianus. Il consonante "d" è stato cambiato in "l" perché il nome non assomigliasse troppo ad una parola francese volgare ma molto conosciuta anche allora.
3) Non menzioni un altro aspetto spesso collegato con Merlino ... la profezia (ma qui bisognerebbe indagare un po').
4) LA DAMA DEL LAGO?!?!!? No, no, no! Mai e poi mai!
5) Ti consiglio "A Connecticut Yankee in King Arthur's Court" di Twain.
Comunque ...
un saggio deve per forza essere almeno un po' folle, perché altrimenti come farebbe a vedere quello che gli altri non vedono (ed anche vice versa, probabilmente).
Un bardo è sicuramente anche un po' mago ... come tu ci insegni.
Ecco ho fatto ... basta ... mi darò una regolata e farò la brava per un po'. Le mie scuse a tutti.
laura
Merlino, il bardo o il mago o lo scrittore, e la scrittura o meglio la parola è base della magia.
Ma Merlino è anche il chiaroveggente che compie il suo destino e lo porta a termine indipendentemente dal risultato finale. Egli sa che la Dama del Lago finirà per intrappolarlo e userà i suoi insegnamenti contro di lui, ciò nonostante non si esime dal compito...
una volta sentii dire che un bravo scrittore coglie e scrive ciò che è nell'aria e nei tempi...me lo disse Clara Sereni se non sbaglio. Mi verrebbe da dire che l'aspirazione di uno scrittore è cogliere ciò che è nell'aria e nel tempo. Quanto alla Dama del Lago il discorso si fa lungo. Comunque sia quella di Merlino mi appare ad oggi una delle figure più belle e meno sviscerate dalla letteratura contemporanea. Sarebbe bello scriverne un giorno
a presto
G.J.B.
P.S. è un peccato che gli altri non si uniscano a questo salotto virtuale
È sull'hic e il nunc che si dovrebbe riflettere. È vero che arriva sempre in momento in cui siamo terribilmente soli e a volte questo momento dura molto, sembra anzi trarre forza dalla sua accecante brutalità. Ma i rapporti che hai/abbiamo stabilito se non possono colmare quest'abisso, almeno un ponticello ce lo gettano sopra. E non sono contingenti, sono pervicaci e solidi, come dimostra il blog.
Che poi tu sia Obi-Wan (o Merlino), magari tuo malgrado, non credo ci siano dubbi: ma a me piace la tua capacità di essere al contempo un quasi-dandy un po' capriccioso, affezionato anche ai piccoli piaceri della vita.
Saggio sì, ma con Nesquick*!
Un abbraccio forte
il proffe
*(che non so nemmeno se si produce più).
"E'un peccato che gli altri non si uniscano a questo salotto virtuale": le tue parole non lasciani scelta. Mi sono chiesta, in questi ultimi giorni, perchè mi venisse meno spontaneo intervenire (non è cambiata invece l'abitudine di collegarmi e leggere). I motivi credo siano più d'uno, ma il principale è il non voler interrompere, in qualche modo, un flusso di scrittura sempre più intimo e nello stesso tempo "universale" (riesco a spiegarmi? io non sono una scrittrice!). Anche pudore nei riguardi di ciò che chi invece sa usare le parole di sé sempre più svela.
Solitudine per me è anche una conquista, faticosa sì, ma capace di generare forza. Magari perché, come dice il proffe ci sono tanti ponticelli....
Un abbraccio Anna M.
E va bene, accettiamo la provocazione! (non lo si dovrebbe mai fare, perché è troppo bello bello vedere schiattare chi ci prova in tutti i modi). La solitudine è un bel tema, come la libertà l'amore la morte e qualcosa d'altro. Ha il guaio di interessarci tropo da vicino e, come una giornata di pioggia, di durare troppo. Certo poi quando c'è il sole è molto più bello e apprezzabile. Ma se non si passa dalla pioggia non si apprezza il sole. Scilla e Cariddi? Problemi di eqwuilibrio dinamico (meglio che instabile)? Sì. Poi alla fine della giornata di pioggia ci si accorge che non era poi tanto male. Il nostro problema è che siamo troppo in mezzo ai rumori, quelli veri, il borbottio della motocicletta (o il ruggito, fa lo stesso). Ma quando sei proprio solo in mezzo al deserto (mi è capitato) ti accorgi del rumore che il sangue fa passando nelle vene e allora non ti senti più solo sei in compagnia della più detestabile persona: te stesso. E allora capisci che devi imparare a conviverci. Se impari a fare questo non sarai più solo perché dovunque andari e sarai, in qualunque condizione esistenziale tu sarai, gioia tristezza, giramento di coglioni e altro sarai sempre in compagnia o, per lo meno sarai in grado di stbilire un ponticello che ti unisce agli altri. Mi rendo conto che è un'esperienza personale e in quanto tale irripetibile,a è anche una testimonianza che è possibile spuntarla: basta non mollare (e non uso questo verbo a caso).
Alex
P.S. Quanto a Merlino mi dichiaro incompetente: il ciclo bretone, per formazione, mi è sempre parso roba da favolette in confronto a Omero. A proposito stamani ho letto sul Corriere on line una simpatica notizia sul ritrovamento del punto di sbarco dei Romani in Britannia, colrelativo commneto del giorenalista del Times dove si dice che tutto sommatoi Romani vanno ringraziati perché grazie a loro gli inglesi non hanno tutti i capelli rossi come i gallesi (se fossi gallese mi incazzerei un po')e bevono vino invece che birra e hanno l'acqua calda e i cessi col sifone. Questa constatazione fa sì che noi (per i Romani) non siamo costretti a chiedere scusa per averli invasi. Avrebbe potuto Aaggiungere anche l'uso delle posate a tavola (ma questo non è merito dei Romani).
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