"e se la gente lo sa, e la gente lo sa, che sai suonare, suonare ti tocca per tutta una vita e ti piace lasciarti ascoltare...". Oggi non mi piace lasciarmi ascoltare, se sto zitto ci sono purtroppo motivi anche se più legati all'umore che al fisico. Non crediate che sia facile scrivere, farlo ti costringe a stare in piedi davanti a te stesso, a volte a percorrere e ripercorrere sofferenza. No, non scrivo tanto volentieri. Se rompo il silenzio è solo perché ho la sensazione che questo blog non appartenga solo a me ma anche ai suoi lettori. E allora quando ci sono gli altri di mezzo è un'altra cosa, e si entra forse nel campo delle responsabilità. Sarò sincero, non fosse stato per questo, avrei ceduto volentieri alla tentazione di distruggere questo spazio. Certo dopo averne fatto qualche copia cartacea (monca per altro della parte fondamentale dei vostri commenti). Ma lasciarsi andare all'istinto distruttivo, alla voglia di egoismo che ognuno a un dato punto prova, non avrebbe fatto di me altro che un debole: una persona più banale. Un vigliacco, un fuggiasco che in nome di sé stesso si sottrae alla fiducia, alla responsabilità e alla fatica d'un legame. Questi scritti d'altronde son diventati uno strumento con una sua forza, con una sua potenza. E non puoi mai conoscere le conseguenze delle tue azioni nel bene e nel male. Ma a distruzione, esperienza insegna, non segue spesso gioia. E allora che fare? Cedere all'istinto? Continuare una parola sofferta? Avevo scelto la via di mezzo: il silenzio, tuttavia sapendo che non sarebbe stato sostenibile, che si sarebbe dovuto risolvere in parola (pars costruens) o nell'eliminazione del blog (pars destruens). D'altronde dietro all'autore c'è l'uomo sebbene forse preferirebbe essere un gatto. E dietro l'uomo, dietro l'aspirante gatto cosa si cela? Dietro l'uomo si gela: di solitudine di una pace mancata, di una pace che va conquistata. Come tutto il resto d'altronde. Non vi è tregua ma solo grande fatica e ogni tanto un tintinnio leggero del bicchiere a nasconderci gli occhi. A tuffarci in quattro risate a riscuotersi dal torpore, dalla brutta caduta per un bastone spezzato, per una fiducia mancata. E allora se allo scritto vogliamo credere, crediamoci pure, a questa comunanza sottile fatta di fili di parole. Purtroppo è vero, per adoprar bene la magia bisogna saperne gli inevitabili limiti. Guai altrimenti alla presunzione da apprendisti stregoni. E allora perché non lasciar spazio a un più facile silenzio? Ma forse appunto ogni scritto è un non-luogo che ognuno di noi si porta via. E allora il limite è stato forse superato?
Verrebbe poi da chiedersi se la parola debba farsi carico della sofferenza descrivendola e magari sollevandola oppure se essa debba soggiacere per non appesantire ulteriormente il cuore del lettore o dello scrittore. Ma appunto dietro allo scrittore c'è l'uomo con le sue difficoltà, con le sue crisi, con la sua voglia di una vacanza impossibile, che cederebbe volentieri alla tentazione, al pericolo, di una vacanza da sé stesso. Un guerriero incompiuto per il quale a volte è doloroso brandire la lama, scrivere mentre batte a macchina sui tasti davanti al computer: attività sincera e quindi sofferta. Ma se è questo che mi vien chiesto, questo sia. Purché non si dica che son vigliacco, che rifuggo. Però a questo punto vorrei chiedere le armi più lucenti per le mie magie e dunque vorrei una casa editrice possibilmente di distribuzione e caratura nazionale... a me, a voi la sfida...
il vostro
G.J.B.
Verrebbe poi da chiedersi se la parola debba farsi carico della sofferenza descrivendola e magari sollevandola oppure se essa debba soggiacere per non appesantire ulteriormente il cuore del lettore o dello scrittore. Ma appunto dietro allo scrittore c'è l'uomo con le sue difficoltà, con le sue crisi, con la sua voglia di una vacanza impossibile, che cederebbe volentieri alla tentazione, al pericolo, di una vacanza da sé stesso. Un guerriero incompiuto per il quale a volte è doloroso brandire la lama, scrivere mentre batte a macchina sui tasti davanti al computer: attività sincera e quindi sofferta. Ma se è questo che mi vien chiesto, questo sia. Purché non si dica che son vigliacco, che rifuggo. Però a questo punto vorrei chiedere le armi più lucenti per le mie magie e dunque vorrei una casa editrice possibilmente di distribuzione e caratura nazionale... a me, a voi la sfida...
il vostro
G.J.B.
10 commenti:
caro Giulio.
1) grazie.
2) sei grande e sai suonare.
3) siamo stati bravi ed obbedienti e adesso siamo stati premiati.
4) nessuno crede che tu sia un codardo (come ti e' venuto un tale pensiero?).
5) l'idea che tu potresti distruggere questo blog non mi aveva mai sfiorato. Appena torno a casa dal mio stampante, stampo, stampo e stampo ancora. Non osare.
6) non credo che qualcuno qui dentro pensi che scrivere sia facile, specialmente non si pensa che scrivere come scrivi tu sia facile. (Non lo e' nemmeno per noi che rispondiamo come possiamo, nemmeno per quelli che riescono ogni tanto a scrivere qualcosa degna dei tuoi post). Se poi si considera non soltanto la forma ma anche il contenuto ...
7)grazie di non aver ceduto alla tentazione. Grazie di aver capito che hai creato un "mostro" che ha sempre fame delle tue parole e dei tuoi pensieri. Grazie di essere tornato.
un grande abbraccio
laura
Non ho mai sentito una madre dire che il parto non fosse stato doloroso (ma che emozione!);
non ho mai sentito un genitore dire che fosse stato sempre facile crescere i propri figli, vederli iniziare a camminare da soli (ma che gioia!)...
Ma che te lo dico a fa', a te che sei padre di questo blog!
E' dura ma fa pure bene, dai, sei tu che ci hai insegnato quanto sia terapeutico scrivere!
Ovvia, cedo nuovamente l'arma a chi ne sa far uso migliore di me e torno a osservare silenziosa; ma non potevo esimermi dal solito:
ohchebellogiuliohascrittoohchebellogiuliohascritto
ohchebellogiuliohascrittoohchebellogiuliohascritto
mah.. vedi un po' cosa hai creato! :P
un forte abbraccio, marghe
E' fisiologico che quando nel momento ed in maniera del tutto inaspettata uno è chiamato a sostenere una dura battaglia per la sopravvivenza, il momento in cui l'avversario gli da un po di respiro, si allentino un po' la forza d'animo e la determinazione che ti hanno sostenuto fino a quel momento. E questo il momento in cui bisogna iniziare a lottare con se stesso per non farsi sopraffarre dal torpore depressivo, anche questa è una lotta dura, ma va affrontata.
Come vedi dopo molto tempo ti scrivo ( ho debbo dire ti posto ?), non avevo più scritto perchè pur avendo apprezzato quanto da te scritto non volevo rispondere con banalità, ma ha questo punto sento la necissità di intervenire con quel minimo di esperienza di vita che mi sono fatto. FRAM
Io non sono stata obbediente, ma avevo dentro la certezza che saresti tornato.
Scrivere no, non è facile, ma tu hai questo dono di espressione mai pesante, sempre interessante,e se hai creato questo magico non luogo credo che tu l'abbia fatto perchè ne sentivi il bisogno; spero che ti abbia dato, come ha dato a noi, ma non deve diventare un dovere.
Credo che soprattutto in questo momento di "tregua?" tu abbia il diritto di seguire te stesso ma se ti fai vivo per me è un grande piacere.
E perchè poi guerriero incompiuto?
Ricorda i tempi del giro d'Italia:il traguardo ti attende, continua a pedalare, noi mostriamo gli striscioni e sopra c'è scritto: forza Giulio!
E adesso i saluti: oggi è il mio ultimo giorno di lavoro, poi vacanza e questa volta non avrò la possibilità di connettermi, ti mado un grande abbraccio
Patrizia C.
So che non hai voluto mettere nel blog il meccanismo per contare quanti collegamenti ci sono stati: se lo avessi fatto penso che tu e noi tutti ne saremo stupiti dato che credo di non essere l'unica che più volte nella giornata legge, rilegge, torna indietro. Scrivere per me si è fatto via via più difficile; mi sento un topolino di fronte ad una montagna. Non sono i problemi di stile che mi preoccupano, mi accontento di riuscire a farmi capire. I pensieri sono tanti, quasi ogni tua frase mi spingerebbe ad un commento, ma poi mi sembra che l'unica cosa che ho veramente da dirti, oltre all'affetto, è la stima mista a stupore per quello che sempre più di disveli, per come riesci ad amdare a fondo e a dircelo, magari anche solo col precetto del silenzio. E poi il desiderio di aiutarti a sostenere il peso. Vorrei che non fosse impossibile da realizzare così come la "vacanza" di cui parli.
Un grande abbraccio. Anna M.
Il tuo intervento precedente si intitolava CESURA. Io avevo letto ceNsura. Non so. Sono d'accordo con Anna: è sempre più dificile scrivere, eppure sento come il dovere di comunicare quel che mi passa per la testa, soprattutto se "provocato" da te. Forse perché è il comunicare che ci fa essere, che ti fa essere, che mi fa essere. Sappiamo che ci siamo e questo in fondo è un legame forte di affetto. Quindi nessuna censura: non facciamoci del male! Una cesura sì, perché uno ha anche il diritto di starsene un po' tranquillo di essere vacante, ma non per tanto. Quindi ben tornato dopo il taglio (e magari non lo fare più, almeno in quella forma!) Con tanto affetto.
Alex
Caro Giulio,
Come vedi, noi abbiamo bisogno di te ma anche degli altri che scrivono qui. Leggiamo le tue parole e a volte l'emozione e' tale che ci blocca, ma c'e' sempre qualcuno altro che riesce ad esprimere cio' che noi proviamo, in parte almeno. Come dice Anna, spesso ogni tua frase stimola un pensiero, una reazione ... i tuoi pezzi sono colmi di concetti e descrizioni che andrebbero analizzati e approfonditi. Ma poi c'e' l'elemento che induce un senso di pudore: la conoscenza di quello che stai passando immersa nell'ignoranza di quello che stai passando.
E Anna ha ragione anche quando parla di quante volte in una giornata torniamo qui per leggere e rileggere, sia che tu abbia scritto o no ... sperando, specialmente dopo quel post del 5 agosto, ovviamente di si.
Quando, per esempio, dopo quel post sei tornato almeno una volta, se non due, per "aggiustare" il titolo agghiaciante e sostituire quella parola con "cesura" ... e hai accorciato il testo originale ... io ho respirato un po' meglio. Non TANTO meglio ma un po'. Ho ammirato i "ribelli" che hanno fatto quello che noi tutti volevamo fare, che non hanno avuto paura.
Sei tu il generale ma anche le truppe fanno parte della storia.
BIG hug.
laura
Caro Giulio, un saluto breve per dirti che domani, con Sandro e Loretta, partiamo per una vacanza in Trentino. E' diventata la nostra seconda terra ed abbiamo voglia di mostrarla ad amici fraterni che non ci sono mai stati. Perciò non abbiamo paura della pioggia prevista: oltre ai monti sono belli anche paesi e città. Ci collegheremo da lì e speriamo che tu te la senta di scrivere(a noi e a tutti) qualcosa. Comunque ti porteremo con noi. Un abbraccio Anna M.
Caro Giulio,quello che hai costruito in questi mesi non ti concede di farti girare le palle in perfetta solitudine; il blog è stato utile per te, ma anche per tutti quelli che vi scrivono e riflettono come non accade nelle cene o in altri ritrovi. Io sono più preoccupato per quando, sul panno verde, vedrò i tuoi colpi con effetti micidiali! Ciao e che il culo sia con te! Carlo
Grazie, caro Giulio, di aver cessato la ce(n)sura (in fondo il lapsus di Alex ha una sua giustificazione: nessuno pensa che tu possa smettere di scrivere, ma che una interruzione delle riflessioni possa essere dovuta solo a forme di censura – o di autocensura). Comunque, il sollievo che si respira dai post dovrebbe convincerti che non ti sarà facile liberarti di noi, e soprattutto che le tue parole lasciano in tutti noi un'impronta ben più marcata di quanto forse ti aspettavi.
Grazie, perciò, di essere tornato indietro sui tuoi intendimenti. Hai fatto un bel regalo a tutti.
Se hai tempo, vorrei tu leggessi il Walden di Thoreau: vi sono tanti spunti e osservazioni che in modo impressionante coincidono con tante pagine del tuo blog. E mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
Un abbraccio, e ti rinnovo l'augurio di Carlo, "che il culo sia con te"! (augurio forse poco professorale, ma quando ce vò ce vò)
il proffe
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