E allora alla relazione si accompagna il caffè, l'ora non dormita ma non di meno vissuta e l'ora dormita male per quel che hai vissuto, per quel che han vissuto. E a mattina si accompagna il vestito, ora troppo grande, ora non è più il tuo, o è il tuo in modo diverso. Mentre noti di come stenti a riempirlo noti anche il piacere di sceglierlo, della possibilità di scelta che si apre in un banale armadio. Quella possibilità che geloso hai cercato di tenerti anche altrove, quando l'identificazione tra oggetto e soggetto si è fatta inevitabilmente meno chiara. E allora l'abito, che in fondo si fa più o meno banale perché è l'evidente involucro di un uomo nudo, la veste sottende al corpo e il corpo alla mente. O viceversa? Hai le cicatrici sul petto, le vedi solo tu ma lo sai e hai le cicatrici nella mente, non le vedi solo tu, ma le sai. Cicatrici appunto che in fondo iniziano a parlare al passato e fan sì che speri che rimangan tali. Che altra pelle vedano e a altra pelle s'accostino, che altri pensieri vedano e in altri occhi si perdano. Così dunque te ne vai ricercando, ricreando, le gambe smagrite e l'idea viva di voler riprendere, di volersi riprendere. Ti accorgi allora di come un ricordo allieti il presente e possa esser terreno fertile per un altro futuro, per una birra, per qualcosa che tanto non controlliamo. E di questo ormai ti sei convinto, l'hai capito forse di lasciar andar le cose e come in un continuo ciclo biologico così sta la tua mente. Si sa della fertilità di quel che è bruciato e di come il verde si stagli sul grigio cenere. Dunque un braccio, un muscolo, si fa questione di pazienza e intanto ti godi quel tuo corpo, quel tuo essere, che ti si svela finalmente sì segnato ma non invaso. E pervade allora l'attività quotidiana, la camminata semplice, un bicchiere di vino e la ricerca del bordo del bicchiere. La scelta dunque si presenta e si ripresenta nella sua inquietante, magnifica forza. L'impegno si rifà tale e così l'appuntamento al quale tendi incredibilmente a una puntualità. Perché adesso è tuo piacere farlo. E così il resto.
.G.J.B.
ps. in tutto questo son pure sbarcato su FaceBook... maledetti programmatori con le loro droghe, come se un blog non bastasse.
.G.J.B.
ps. in tutto questo son pure sbarcato su FaceBook... maledetti programmatori con le loro droghe, come se un blog non bastasse.
1 commenti:
Ciao, Giulio. Ho letto e riletto il tuo post prima di osare un piccolo commento. QUANTO mi e' piaciuto! TANTO TANTO mi e' piaciuto. "Come vestire la propria pelle" ... lo scopo della vita, raccontato con una tale eleganza.
Evviva il tuo piacere.
Dopodomani torno in Italia ... come vorrei farlo in treno!
un grande abbraccio.
laura
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