Ed eccomi di nuovo qua tratta Firenze-Milano in una giornata di fine estate. Ma stavolta della parola mi interessa ancora parlare. Poiché il rischio e la paura di esser sibilino fino a diventar incomprensibile mi chiede di spiegar meglio. La parola è forse allora un varco che si apre, essa assume l'aspetto della speranza, dell'idea, del sé comunicato ed è base principe del rapporto umano. Essa è tanto impalpabile quanto tuttavia esistente ed è quanto più si avvicina forse alla magia (assieme in parte alla musica) perché a determinati suoni corrisponde un significato ovvero un oggetto evocato. Poche cose spaventano come la parola... la libertà di parola e così via. Essa dunque ha per altro in linea di massima due valenze, una particolare e generale, una universale e una singolare. Poiché in realtà la forza evocativa della parola è dettata solamente da un fattore esperienziale soggettivo che però viene riconosciuto come patrimonio comune e quindi comunicato. Ed è qui che la parola trova il suo trionfo e il suo stesso limite. La parola inoltre evoca eppure esiste di per sé, in quanto suono (onda sonora) o in quanto grafoma ha una sua dignità essenziale che la porta a disvelare mondi e mette in relazione emittente e ricevente. Il gioco poi che si crea tra due persone quando parlano è a ben guardarlo assolutamente affascinante, specie se tra esse c'è una qualche forma di complicità. Nel gioco a due, il linguaggio (che altro non è che espressione di sé e quindi assume una carica vitale di primaria importanza) è composito. In linea di massima il discorso si svolgerà dialetticamente e quindi attraverso una concatanezione logica di suoni che portino con sé idee, forme e concetti. A questo si accompagna il linguaggio corporeo e gestuale, quello spesso inavvertito degli odori, e infine l'intonazione ovvero il modo in cui si pronunciano le parole. Tutto questo ci appare come assolutamente spontaneo e immediato. Ma a ben riflettere l'incomunicabilità passa spesso attraverso una discrepanza tra significato e significante. Dove il significato è l'universale e il significante il singolare. E questo altro non è che usare una parola in modo consapevole- La comunicazione tra due soggetti passa se entrambi trovano un terreno comune, empatico, sul quale portare le loro parole e più in generale l'intera struttura comunicativa, da cui ne discende che se anche io non vedrò mai attraverso i tuoi occhi, posso almeno avvicinarmi a farlo. Più queste condizioni sono esaudite allora più la magia della discussione affrontata sarà forte nel suo valore evocativo e comunicativo. In realtà poi alle normali forme di comunicazione dobbiamo aggiungere una serie di strutture e sovrastrutture imposte e-o composte dalla società nella quale i due soggetti si muovono. E allora la comunicazione si compone sulle forme dell'inespresso, del non-detto. Allora là ci si addentra ancora di più sull'opinabilità e nel campo dell'impressione. E se in una discussione ci si può avvalere degli altri sistemi comunicativi, il bacio, il gesto, lo sguardo, questo è più difficile, ma assolutamente non impossibile, nella parola scritta. E poi in fondo non è fondamentale ricercare la comunicazione perfetta quanto piuttosto il passaggio di un sistema di idee. Solo allora ci si potrà accontentare ed essere soddisfatti del nostro iter. Ovvio poi che in tutto questo ogni singola parola assume una valenza, una forza e una pesantezza assolutamente particolare e differente tra linguaggio scritto e linguaggio parlato. Si potrebbe poi interessarci dei sistemi di traduzione e della capacità di dialogo indipendente. Inoltre potremmo aggiungere che in fondo il nostro personale sistema di significanti è di per sé non solo imperfetto, ma anche assolutamente portato al completamento nel sistema di significanti dell'altro. E da qui forse anche il fascino per ciò che non conosciamo, per ciò che è estraneo e quindi straniero. Dove comunque ovviamente vi sia la volontà di proseguire in una direzione di questo tipo. Tutto questo è la spiegazione di quanto volevo dire nello scorso post e credo si noti una certa differenza...magia delle parole.
di nuovo dal treno
il vostro gjb
P.S. Il sottoscritto per altro domani di sottoporrà a una dolorosa biopsia osseo-midollare e non ne ha affatto voglia... vabeh poi cosa fatta capo ha e si torna a Firenze e speriamo che i risultati sian buoni almeno
7 commenti:
ouch! ouch! ouch!
e ibal galore.
sono tornata a casa.
Sono straniera ma non, spero, estranea ... e dico che
la parola E' con te.
un abbraccio grande.
laura
Tornati da una piacevolissima dieci giorni trentina coi nostri amici da una vita, Carlo e Anna, mi trovo provocato sul mio campo, quello delle parole. Somo parole altrui che vanno normalmente interpretate e sottoposte a controllo per vedere se sono state dette, o meglio scritte, davvero come le leggiamo noi, dopo che sono state scritte da un par di millenni. Dopo un par di millenni c'è ancora qualcuno la cui voce è in grado di sollecitare la curiosità altrui. Già questo è un miracolo della comunicazione, che per capire quello che ha detto si debba perdere tanto tempo e tante energie. Ma poi ci si accorge dell'assoluta normalità di questa esigenza e della grande curiosità che anocra si prova per che ci sta intorno appunto da una vita, come certi amici, coi abbiamo pur scambiato parole di fuoco ma coi quali ormai basta uno sguardo una intonazione diversa per capirci, per non ferirci in ciò che abbiamo di diverso. Direi che abbiamo trovato un terreno comune, pur intuito, che ci aveva portati a legare fra di noi piuttosto che con altri, anche quando certe scelte fatte successivamente ci potevano distanziare. Tutto ciò è costato anche una certa fatica, fatta di affetto ma anche di intelligenza e di senso (auto)critico. Tutto passato attraverso le parole. Auguro a tutti un'esperienza così.
Il domani del tuo post è già oggi e spero che la biopsia sia ormai stata fatta e il dolore non più presente.
Viaggi in treno, puoi stare un po' a Firenze; finalmente qualche momento in cui puoi decidere qualcosa tu.
Chi come te usa la parola senza inganni svela molto di sé o almeno si offre, accetta le interpretazioni degli altri. E' questo ciò che più mi colpisce negli scrittori che amo. la disponibilità a parlare di sè, del proprio sistema di valori, di esperienze e sentimenti, in modo tanto più profondo quanto meno diretto ed esplicito. Penso di non aver mai scritto nulla non solo perché ne sono incapace, ma soprattutto per paura (oppure presunzione?).
Mi piacerebbe invece comunicarti e trasmetterti una parte almeno della tranquillità dei giorni passati in Trentino, passeggiando in sentieri poco frequentati, prendendo il sole sui prati vicino ai laghi di montagna e vivendo in un ambiente meno rumoroso, meno affollato e più verde.
Ciao Giulio, a presto Anna M.
dopo tre giorni di fuoco (al lavoro )mi sono concessa di leggere con tutta la calma e l'attenzione necessarie i tre ultimi post:il primo mi ha commosso, intenerito, fatto sorridere, lasciata ammirata per la miracolosa capacità di espressione; gli altri due:di parole si parla ed io sono in questo momento senza parole,o meglio mi sono talmente indentificata nelle tue, così puntuali, così appropriate che non so aggiungere altro se non :grande è il dono che hai, grazie di condividerlo con noi.
A presto, spero con buone notizie ed ulteriori progressi.
Ciao carissimo Giulio
Patrizia C.
Se penso "montagna" vedo le torri del Sella, se penso "viaggio" sento l'odore del treno, il sapore del chinotto che mi comprava il nonno e...mi viene fame perché una delle cose belle del viaggio era quando la mia mamma apriva il cestino con i panini. Un motivo in più per essere allegra sapendo che ormai il treno è per te il mezzo giusto per andare a Milano e ritornare presto.
Un bacio Anna M.
Meno interventi sul blog penso questa volta significhino più rapporti diretti con le persone e perciò spero che tutto continui così. Del resto per me , che sono stata via un po', è un vantaggio: ho il tempo per fare qualche visitina e rileggere con calma.
Un abbraccio. Anna M.
VEDI L'ABITUDINE.......
Comunque un saluto lo lascio
Patrizia C.
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