domenica 24 agosto 2008

24 agosto - dalla parola

E dunque ecco la parola a cercar di varcare il dubbio e a chieder certezza. Come in una città ancora spopolata quando ti muovi tra le vie e le finestre chiuse, aperte solo agli interrogativi: lo sguardo è al panorama o all'altezza che ti separa dal suolo?
Le gambe ancora incerte a andar da sole cercano il viso noto tuo, o riflesso o ricordo.
E dunque ancora malgrado tutto rimane il fascino, l'oscuro assurdo del non detto, della notte letta tra le righe, nel gesto non svolto. La parola allora si fa consapevole ed è bilanciata in quanto tale dai tuoi confini, dal suo limite. Il verbo che lega eppure si frange di fronte all'evidenza del fatto e si spinge si sporge a voler varcare il dubbio. Dove esso è appunto la difficoltà e la linearità astrusa del rapporto umano nelle sue infinite possibilità e sovrastrutture, e nell' infinità del caso: della realtà che facilmente supera la fantasia. Eppure si cerca di indovinare come in un tiro di dadi. E se è vero che il risultato più probabile della somma di due dadi è sempre sette, allora è anche vero che il tiro si cela e la cifra assume il fascino del nuovo giorno.
Così l'uomo gioca a dadi in una scommessa continua, in un azzardo a sé stesso che in fondo lo completa e lo costringe alla dinamicità. E mentre il dado rulla si sta intanto allora a chiedersi quale sia la posta in gioco, in un gioco di sguardi, di errori, di orrori e di parole non dette, rilanci non fatti. L'avversità al rischio si fa segno palpabile della tua voglia di vivere, là dove il rischio implica il mettersi in gioco appunto, lo svelare e l'andare a vedere. Fin quando poi il gusto di giocare non supera la posta che poi si fa effettivamente fin troppo variabile e di valore soggettivo. Così la parola assume significato diverso di bocca in bocca, di labbro in labbro di riga in riga pur disfacendosi e ricomponendosi in un pensiero continuo. Ma quando la sensibilità, tra due, assume disparità di valore allora si apre un nuovo dramma e il discorso si fa fantasma, la lettera tentenna facendosi pencolante: quasi a elemosinare un bastone di sicurezza, un terreno comune a cui aggrapparsi. Vecchia cieca che brancola la parola però forse ha importanza in sé stessa ed è esistita in quanto evocata per quanto soggettivamente. Accade dunque che essa si faccia magia e arma e si esercita allora la forma più basilare di telepatia attraverso la scrittura quando comunque essa genera l'idea e dall'idea l'oggetto, il fatto. Magia e arma, benda e lama. E per quanto il gesto possa non essere necessariemente consequenziale allora prende corpo la consapevolezza del limite quella che a ognuno di noi richiede di vivere il suo silenzio sia esso più o meno pressante. E quel silenzio sottende sì alla solitudine come la parola all'uscir di casa a muovere il primo, il secondo, il terzo passo, fin dove hai voglia fin dove è possibile fin dove ci s'abbadona ad altro per fortuna e la falcata stentata a volte, sicura a volte si fa pur sempre gesto vera quanto può essere vero tutto il resto, e tanto esistente quanto resistente.
scritto in un bel bar davanti a un'ottima torta
il vostro goloso
gjb

4 commenti:

laura freeman ha detto...

Caro Giulio,
il luogo scelto per quest'ultimo post promette bene. Ne sono contenta.
"Varcare il dubbio" ... e superarlo, pur con una falcata stentata, promette altrettanto bene.
La prossima volta ti scrivo da Firenze.
un abbraccio grande.
laura

Anonimo ha detto...

Ciao Giulio,
sono tornata e la prima cosa che sto facendo, dopo aver aperto le finestre e dato un'occhiata alla mole di lavoro che mi attende è farti una visita, più tardi con calma, se avrò tempo,leggerò,intanto un abbraccio, grande, e.........sono contenta di averti ritrovato
Patrizia C.

Anonimo ha detto...

ho avuto solo il tempo di fare una veloce lettura trasversale,mi ha colpito che tu abbia viaggiato in treno:puoi dunque mescolarti al volgo! Grande progresso mi pare.
Il resto lo leggerò con calma
Ciao ciao
Patrizia C.

Anonimo ha detto...

Tornata a casa, dopo una vera vacanza -giorni cioè in cui sono riuscita a staccare, a sentirmi leggera, quasi senza pensieri negativi- eccomi subito davanti allo schermo e ti ritrovo. Una prima lettura, tipo l'assetato alla fonte. Domani con calma ricomincerò. Certo se ora fai lo scrittore, si capisce però che da giovane facevi il poeta. Abbracci con dieci giorni di arretrati, Anna M.