mercoledì 9 luglio 2008

9 luglio - ritorno2

Ed eccoti, di nuovo a Milano, di nuovo a Firenze. Cos'è un ritorno? Cos'è il tuo ritorno? Niente di quello che ti aspetti e poco di quello che vorresti. E' un risveglio in un Paese (il tuo) ormai distrutto. Distrutti i tuoi occhi segnati dai tristi incontri, distrutte le tue mani che son state tanto lontane e le tue braccia bucate. Le tue gambe ormai stanche dal lungo cammino fermo. Cos'è un ritorno? Un ritorno è passare i minuti a guardare una foglia e una formica e trovarci il mondo. Hai capito l'importanza del distacco, eppure non ne sei ancora padrone. Come dell'unicità: solitudine della sofferenza, sofferenza della solitudine. Eppure sei qua, la testa alta o almeno così ti illudi mentre intuisci il nostro lento sopravvivere. E sai la tua vecchia vita come mai più la vivrai. Ogni cosa ha una luce diversa, né migliore né peggiore, ma i filtri ti sembran caduti e tu sei rimasto senza lente.
Dal vivere al sopravvivere, e tanto tempo non è passato solo per te ma per l'intera terra tua. Gli amici han cambiato parole, e sguardo. E il tuo pure non è più lo stesso ma smarrito, impaurito quasi di sé stesso e di quant'altro intorno. E ora ti circonda l'interrogativo, così te ne stai nel silenzio di te stesso, rifugandoti nelle finte certezze di un pensiero lontano. Sei un privilegiato uno sventurato? Dipende solo dai punti di vista. E di nuovo dal solito bicchiere: mezzo vuoto e mezzo pieno, dal solito respiro, sospiro: mezzo vuoto e mezzo pieno. Smagrito dal guardarti intorno ti avvicini al pasto. E anch'esso è diverso. Casa non è più casa: le pareti son cambiate e i libri non ti dicon più le stesse cose lasciandoti in una solitudine critica, quasi identitaria. Oppure no... è il solo il "tu" rispetto agli altri, solo una nuova proiezione di sé verso un qualcosa, o forse verso qualcuno. Ma ormai è esistito solo il presente e ti chiedi se quel tuo petto che è stato atrofizzato ritroverà motivo. Quale passo poserà il piede, così lo stesso così diverso? E le strade e la gente e il tuo specchio...

un saluto

G.J.B.

6 commenti:

laura freeman ha detto...

Caro Giulio, un saluto anche a te. Che non sei per niente senza lente.
Che hai perso quello che io chiamo l'incoscienza della gioventù - sei cosciente, mio caro, terribilmente cosciente.
E sei poeta.
Le tue parole mi hanno colpito.
Le rileggerò. E ci rifletterò.
Ma intanto mi hanno parlato.
laura

Alex ha detto...

E' così: così è la vita, il nostro vivere. Ci si perde e ci si ritrova, in continuazione, finché qualcosa interrompe il ciclo e la nostra stanchezza. Ti leggo e mi viene in mente sempre Ulisse. Non ci se ne libera più. Dalle letture innocenti delle medie (Pindemonte) alle letture dotte in greco. E così Ulisse è in mezzo a noi e da noi parte e a noi ritorna. La dolcezza del ritorno l'inquietudine del partire. Il piacere in entrmabe le azioni. Nessuna delle quali può comprendere l'altra ma nessuna delle qualai può fare a meno dell'altra, perché senza l'altra non esisterebbe. E' la nostra vita. Accidenti a Omero che l'aveva capito e ce lo dice con parole semplici!

Anonimo ha detto...

Ed hanno parlato anche a me, le tue parole, così dolorosamente mature,così intensamente poetiche e vere.Comprendere l'importanza essenziale del distacco non è purtroppo averlo raggiunto.
Non so dire altro,troppo partecipe al tuo sentire troppo colpita.
Con grande affetto
Patrizia C.

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
Ora parto anch'io. Dovrò provare un po' di distacco e proverò a capirlo meglio e a superarlo. Combatterò lo smarrimento e per farlo ti leggerò e ti rileggerò ogni volta che posso.
Ti auguro ... ti auguro tanto, anche se è un piccolo tanto ogni tanto. Mi auguro di abbracciarti al mio ritorno, al tuo ritorno.
Io ti vedo con la testa alta, china soltanto per suonare la tua chitarra.
Da affezionatissima lettrice, ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato e che mi darai.
ibal/icab
laura

Anonimo ha detto...

Ciao Giulio, bentornato.
Francesca

Anonimo ha detto...

prova due