Un guerriero dal volto segnato, un uomo dal volto sperduto. E i ricordi a farti compagnia. Si vive così in una dimensione particolare fatta di un controllo continuo di ogni azione tua e altrui. Sei conscio dei rischi che temi e rispetti. E allora passi per la via tra la gente calcolandone gli spazi, calcandone il passo. D'improvviso ti fermi, ora quasi corri. Sei salvo mentre di nuovo ti regoli per non avere nessuno vicino. E a chi ti conosce consegni un bacio a distanza, un abbraccio mozzato. Così te ne vai a spasso, per strade tanto attese. Ti muovi finalmente nel tuo corpo, con il tuo corpo. Lo riacquisti: il movimento, i muscoli, il sorriso. E ti piace star nudo sul letto all'aria della sera. Attraverso le cicatrici ti rendi conto dell'enorme fortuna che hai, attraverso i tuoi passi dell'enorme libertà. Ma intanto ti accorgi di come ti sei abituato alla disciplina di come questa sia stata fondamentale, di come lo sia ancora. C'è qualcosa di marziale quindi nelle tue azioni: ti svolgi secondo precisa etichetta, e tutto quanto obbliga a una costante presenza a te stesso. I tuoi movimenti controllati, neanche una mano alla bocca, nessuna mossa scomposta. L'orario nei suoi limiti rispettato, e la distanza. Molte le analogie alla guerra, troppe. Allora pensi a quei piccoli bambini soldato e a chi ti dice: "guariranno". Non c'è prezzo e non c'è sconto come nel lamento infantile che sentivi in ospedale, e alzavi il volume per non ascoltare. Troppo tardi, ti è entrato dentro e sai che è troppo simile al tuo per poterlo ignorare. A nessuno tutto questo, a nessuno l'augureresti mai. E ti volti ora indietro, ora che torni e ti chiedi quel che è stato, quel che è rimasto. Trovi spazio per il sorriso, per il piacere. Stai abbandonando pian piano quella diffidenza per un mondo che si era fatto forzatamente alieno. Mentre riprendi il contatto capisci che non c'era modo di farlo prima. Ti sei allontanato da tutto per non lasciare altri spazi, hai dovuto dimenticare, hai dato fuoco a quel che era perché non fosse più e non ti potesse nuocere. Ritirandoti e lottando, ora finalmente ti riposi e inizi a ripartire. Non c'era tempo di farlo prima. Non c'era tempo a guardar ferita e neanche per sentirla. Si doveva continuare la lotta. E adesso che questa si fa diversa, sicuramente meno dura, adesso che forse il nemico si ritira, adesso ti guardi un po' attorno. Ancora sei accaldato, la testa pesante e il respiro a riprender fiato. Dove hai combattuto intorno a te giace il tempo passato. Senza abbassare la guardia, capisci: sai che ti sei comportato bene, sei fiero di te stesso: hai la testa alta mentre ti tocchi un braccio per sentirlo intero. Ora, forse per la prima volta, sai cosa vuol dire... E allora capisci che non vuoi perder tempo perché come tu dici "il tempo è poco" e la frase ti scappa con una naturalezza tale da essere disarmante persino per le tue stesse orecchie. Cerchi la coscienza delle tue azioni, una parola sottoposta all'equilibrio nel pensiero. E per trovarlo quell'equilibrio ti affidi anche alla soddisfazione effimera come pulire a sera quella pipa nera, la tua preferita. Persa e ritrovata, fedele compagna del prima dove prima è un tempo remoto. Quella è la tua pipa e nel fornello ci vedi il ritorno, nel tenerla in mano senti la ricostruzione. Anch'essa insieme al resto è testimonianza concreta del fatto che ci sei ancora, che sei ancora vivo: il senso del tatto.
Mentre vai avanti sì, forse uno sguardo cade all'indietro ma meglio un presente in cui accorgi che ci prendi gusto. E ci prendi gusto ad esser te stesso. Se ti chiedevi una sfida ti sei convinto: forse sai meglio, con amara consapevolezza, fin dove puoi arrivare. Pur cercando di restar lontano dalla trappola della presunzione e della sicumeria ti chiedi incerto del tuo raccontare, del tuo essere. Qualcuno ti guarda stupito, qualcun'altro interessanto. Qualcuno, ne sei certo, pure annoiato: a volte te stesso. Intanto hai l'ammirazione di molti, ma non ti senti certo un eroe. Un bravo combattente, quello sì. A chi ti ha detto che hai avuto coraggio rispondi che son le circostanze che rendon l'uomo coraggioso. Ripensi alla paura che avevi degli aghi.
Alla consapevolezza s'accompagna il dovere del ricordo, assieme a quello d'allegria. E la tua esperienza si fa un filo, che vorresti accompagnasse nel labirinto perché accanto a te resta l'amarezza, la maledizione di essere solo uno dei tanti, e tanti ancora dopo di te.
G.J.B.
Mentre vai avanti sì, forse uno sguardo cade all'indietro ma meglio un presente in cui accorgi che ci prendi gusto. E ci prendi gusto ad esser te stesso. Se ti chiedevi una sfida ti sei convinto: forse sai meglio, con amara consapevolezza, fin dove puoi arrivare. Pur cercando di restar lontano dalla trappola della presunzione e della sicumeria ti chiedi incerto del tuo raccontare, del tuo essere. Qualcuno ti guarda stupito, qualcun'altro interessanto. Qualcuno, ne sei certo, pure annoiato: a volte te stesso. Intanto hai l'ammirazione di molti, ma non ti senti certo un eroe. Un bravo combattente, quello sì. A chi ti ha detto che hai avuto coraggio rispondi che son le circostanze che rendon l'uomo coraggioso. Ripensi alla paura che avevi degli aghi.
Alla consapevolezza s'accompagna il dovere del ricordo, assieme a quello d'allegria. E la tua esperienza si fa un filo, che vorresti accompagnasse nel labirinto perché accanto a te resta l'amarezza, la maledizione di essere solo uno dei tanti, e tanti ancora dopo di te.
G.J.B.
8 commenti:
Splendido! Hai superato te stesso.
Segnato ma NON sperduto.
grazie.
laura
Buongiorno Giulio! L'uomo che ha affrontato con forza una esperienza così dura, il poeta/scrittore che ce la narra facendoci sentire una così forte empatia perchè capace di trovare parole che toccano il cuore e la mente è lo stesso che rideva, bambino, in una scatola di cartone trascinata per il soggiorno della casa di vacanze a Arabba! Come sono contenta di averti visto crescere. Un bacio Anna M.
Caro Giulio, ho capito in questi giorni cosa vuol dire crescere e la sua importanza: puoi giocare a stecca senza prolunghe e non è poco!Per le metafore guerresche che non sono il massimo non mi faccio problemi: lotta, scontro, eliminazione fanno parte della nostra vita biologica quotidiana "normale". Per te c'è un enorme supplemento. quando si dice la sorte. Ciao, fagiolone. Carlo
Sai ho letto ora i tuoi ultimi scritti....e al posto di una lama mi son confusa con "il lama"...quello con l'aria beota e la bava che cola...potere delle parole....del resto non commento se no te la tiri più del necessario!!
saluti emanuela
Ciao Giulio,che piacere e gioia e commozione leggerti.Questa crescita faticosa e dolorosa ci ha dato molto,sono contenta di averticonosciuto anche se in questa forma, in questa circostanza.
Patrizia C.
sempre dall'ELBA
io in questa forma ancora ancora... in questa circostanza me lo risparmiavo volentieri.
baci
Giulio
Effettivamente............hai ragione
ribaci
Patrizia C.
Caro giulio in queste poche frasi che hai scritto è racchiuso un universo, ti auguro siano il colophon di un tuo libro "Ti sei allontanato da tutto per non lasciare altri spazi, hai dovuto dimenticare, hai dato fuoco a quel che era perché non fosse più e non ti potesse nuocere. Ritirandoti e lottando, ora finalmente ti riposi e inizi a ripartire."
sublime, bacioni eleo
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