Posto che credo che chi ha freddo vince su chi ha caldo perché chi ha freddo rischia di ammalarsi al contrario di chi ha caldo...
Cos'è che rende un Uomo felice? Sto quasi-bene appunto e sono totalmente isolato dal mio ormai vecchio mondo. Lo stare male per sua intrinseca natura annebbia il pensiero o meglio lo concentra su un desiderio di finirla con quello stato... dopodiché lo stare male lascia spazio a uno stare quasi-bene e dopo i primi giorni il pensiero torna libero di spaziare verso ogni méta possibile. Il che è giusto e naturale e rende anche felici se sostanzialmente la vostra sistemazione vi soddisfa. Sostanzialmente sto in casa la mia attività di maggior rilievo consiste nel ricordare, mentre il maggiore scambio affettivo che ho è per la maggior parte rappresentato da questo blog. Lascio a voi il compito di intuire altre considerazioni che risulterebbero altrimenti volte a suscitar pena e magari di cattivo gusto. Però se qualcuno ha una giornata per venirmi a trovare gliene sarò grato.
Qualche tempo fa ebbi modo di scrivere questo su un quadernetto dato che stare al computer mi crea problemi agli occhi, ve la ripropongo così avete da leggere qualche cazzata in più:
Se c'è qualcosa sulla quale ho pochi dubbi è quella di appartenere a una minoranza. Insieme comunque a molti altri. Appartengo a una minoranza fortunata sia da un punto di vista economico (tanto globalmente quanto all'interno del Paese). E appartengo culturalmente a una minoranza (non nel senso che faccio parte di un' elite che ha letto tanti libri, quanto piuttosto che non sento né vedo diffusa la mia cultura intesa anche come modus vivendi). Ma qui il problema si fa più complicato per la difficoltà di quantificazione della seconda affermazione.
Un tempo l'appartenenza culturale era più facilmente riconducibile a delle "case politiche" di riferimento: il vecchio socialismo, il comunismo, l'azionismo e anche la Democrazia Cristiana si ponevano a rappresentare un modello per vivere. Vi era dunque un rapporto in parte bilaterale, in cui all'individuo, al particolare corrispondeva l'ideale, il generale. Ancora adesso ci si attacca a categorie passate, poiché ancora siamo stati incapaci di crearne di nuove. E si è virato verso una deriva personalistica in cui è il "leader" a dare il nome al modo di fare o alla corrente politica di riferimento (le "primarie" sono l'apogeo di questo costume dilagante). A quello delle "case politiche" dunque si è sostituito" un modello di improbabili "capi famiglia" privi in realtà di ideali costanti di riferimento. I risultati si presentano per esempio in due formazioni che presentano programmi molto simili tra loro alle elezioni. E i "leaders" hanno tale arroganza da voler spazzare via ogni forma di aperta opposizione. Sia essa all'interno di un Paese o di un partito. Quali siano i rischi per l'impianto democratico è sotto gli occhi di tutti, con una divisione dei poteri e delle competenze ormai fattasi estremamente labile. E in questo quadro matura e cresce un clima di ovvia disillusione antipolitica che pone la maggior parte della popolazione in una posizione di vessazione e di sconfitta. Sia essa di destra o di sinistra. Un senso generale di sbando che alimenta un caos favorendo di nuovo il venir meno delle istituzioni democratiche. Si sa, che la risposta la si cerca spesso ne "l'Uomo della Provvidenza" o "l'Uomo Forte" che dir si voglia.
Mi chiedo quanto spazio ci sia per una strenua ed eroica resistenza e quanto invece ci si possa chiudere in una rassicurante torre d'avorio. a farci i cazzi nostri e "al culo tutto il resto" come dice Guccini.
a presto
da una desolata solitudine
G.
domenica 29 giugno 2008
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13 commenti:
Bentornato a scriverci e grazie degli spunti di riflessione. Per risponderti ho bisogno di un po' di tempo, quello necessario a rileggerti un paio di volte. Faccio così: la prima volta bevo il tuo nuovo post e spesso non posso fare a meno di intervenire per dire "ti ho letto, sono con te".
Poi, durante la giornata ritorno, leggo i commenti, a volte intervengo scrivendo, più spesso elaborando i tuoi pensieri nella mente e portandoti a spasso con me nelle cose che faccio. Naturalmente non sempre ho tanto tempo, ma il tempo è -come stai sperimentado sulla tua pelle- una questione relativa (ad es. quando mi ostino a leggere un libro che non mi va non trovo mai tempo per leggere, altrimenti le pagine corrono via senza che il passare del tempo sia percepito).
Anche io penso di far parte di molte minoranze; quella forse a cui più tengo è quella delle persone che hanno tra sé rapporti leali e limpidi, che sono capaci di scambi affettivi e intellettuali.
Mi piace anche far parte di una maggioranza che però ha molte caratteristiche delle minoranze: quella del genere femminile.
Ciao Giulietto, spero che un po' di appetito tra caldo e terapie tu riesca a conservarlo.
Un abbraccio. Anna M.
Ciao Giulietto
Caro Giulio,
come hai ragione. I fatti questi giorni, l'arroganza dello Psiconano, l'indignazione da salotto (o da timbratura del cartellino) della presunta opposizione (eccetto il colorito Di Pietro) ci fanno vergognare di essere italioti, di preoccuparci delle ferie, di ritrovare un po' di entusiasmo solo per una partita (22 uomini che passano la maggior parte della loro vita in mutande, sapida definizione di La Penna che colsi in fac quando ero studente). Far parte di una minoranza è cosa nobile, lo è ancor di più quando ciò si traduce, come nel tuo caso, in serio impegno per cercare di allargarla questa minoranza, di renderla infine maggioranza. Hai una forza nelle tue parole che mi colpisce sempre e che mi fa sentire ancora più forte il desiderio di rivederti in azione qui fra noi. Intanto ti immagino passeggiare in quei giardini artificiosi, sguardo benevolo al mondo e severo verso quel contesto di falsa felicità. Mi ricordi un moralista classico, un Montaigne giovane ma già avvertitamente amaro. Grazie di quel che dici.
Continua farci riflettere.
(Ma naturalmente goditi anche i giorni a casa, le docce, un gelatino ogni tanto, e qualche bistecchina, che ti fa di molto bene).
Il liqueproffe (=proffe liquefatto)
Caro Giulio, mi dispiace che ti senti solo... Se potessi ti verrei a trovare e farebbe un gran bene anche a me, perche' e' da qualche mese ormai che sono alle prese con un isolamento emotivo che non viene meno, nonostante gli sforzi miei e degli altri. Naturalmente anche essere soli in un paese straniero contribuisce in maniera molto naturale al senso di solitudine. (E con questo non mi permetto di lamentarmi: e' un privilegio enorme avere l'opportunita' di vivere un'avventura come questa.) Scusa se mi butto sul personale e ignoro i tuoi spunti, sempre interessanti, di riflessione generale, ma si tratta di una mia tendenza spontanea che non riesco a modificare, anche se il senso di responsabilita' verso la societa' in cui vivo diventa sempre piu' pesante. Non so che altro dire, per il momento... saluti dalla mia solitudine fortunata. Martina J.
Caro Giulio,
il titolo del tuo ultimo post mi ha freddato (cosa non del tutto sgradito con il clima qui a Firenze). Poi leggo e trovo il tuo solito talento che elabora il pensiero, rendendo il particolare universale. Hai spaziato dal biblico al politico, dalla solitudine alla felicità alla riflessione. Non credo che tu possa considerarti parte di una minoranza con questo post (ma capisco e ricordo le altre volte in cui hai parlato di essere parte di una minoranza fortunata). Anche chi non è perseguitato o esiliato soffre di solitudine, più o meno spesso, più o meno intensamente. “Ognuno sta solo sul cuor della terra.”
Più che a Montaigne, mi hai fatto pensare a Rousseau, alle sue “Fantasticherie di un camminatore solitario” e alla frase “l’avversità è un grande maestro ma si fa pagare caro”.
Poi, non sono d’accordo che chi ha freddo vince su chi ha caldo … chi ha freddo può proteggersi; chi ha caldo non ha scampo.
Per quanto riguarda la politica, capisco la disillusione (anche se io attualmente sono in una fase di speranza forse illusoria) e temo la categorizzazione; vorrei soltanto che si riuscisse a far emergere i loro lati umani ed essenziali.
Devo scappare … sono in piedi dalle 6 e ti ho letto e riletto … e avrei voluto scrivere meno sinteticamente.
Intanto ti abbraccio.
laura
p.s. tanti saluti e ringraziamenti ad Alex che ha raccolto la mia piccola sfida sulla sconfitta. Vorrei dirgli che deve gareggiare sempre. Perdere non significa essere sconfitto - almeno non sempre. Ma, come ho già detto, non parlo volentieri del calcio.
laura
Bentornato anche da parte mia, Giulio caro.
Sono incasinatissima al lavoro: mi gira letteralmente la testa anche perchè ho avuto di nuovo a che fare con l'esagerata aria condizionata di una banca non ho quindi l'atteggiamento mentale giusto per intervenire.
Ma voglio che tu sappia che come sempre ti penso, ti porto nel mio cuore, ed anche io come Laura sono stata colpita leggendo il titolo.
Ma davvero non è giornata, non so per ora dire altro.
L'affetto però è grande
Patrizia C.
Da una calda firenze, un pensiero notturno ed un abbraccio.
Jacopo
Ciao Giulio, la noia è un buon segno vivila come la pace del guerriero! A Quando la vita di prima? Bacioni Eleo
Sono molto contenta del tuo felice rientro a casa... la quiete dopo la tempesta o la tempesta dopo la quiete, dipende dall'interpretazione spazio-tempo.
Era di Firenze anche Idolina Landolfi, figlia del grande Tommaso Landolfi che mi piace far ricordare nel tuo splendido blog. Tanti auguri Giulio. Con affetto
Flavia Pala
un veloce passaggio e non posso fare a meno di lasciare un segno, anche se inconsistente come.....
un alito di vento, leggero, che ti carezza
Patrizia C.
Caro Giulio, anche io ti mando un salutino, prima di uscire per andare a stapparmi un orecchio; infatti ieri sono andata in piscina con Federico (altro pensionato) e, come ogni tanto mi capita, sono diventata sorda. Un otorino mi ha detto che ho il cerume come i muratori: duro come se fosse impastato con la calcina.
Il vero motivo per cui ti scrivo è un certo senso di colpa: avevamo già deciso di venire a Mi, ma ora che si è stabilizzato questo forte caldo afoso non me la sento. Ovviamente la causa è il mio iperprotettivismo nei confronti di C., che temo possa risentire delle situazioni climatiche un po' eccessive. Probabilmente sono fisime, ma ho deciso che per vivere decentemente bisogna anche accettare le proprie debolezze, pretendere da se stessi degli sforzi, ma non oltre il limite che ci permetta di stare relativamente tranquilli. Sono stata involuta, ma penso che capirai. Del resto questo caldo esagerato si attenuerà; la cosa migliore sarebbe poi che tu potessi passare qualche giorno qui...lo spero e te lo auguro con tutto il cuore.
Vado, tra poco risentirò i rumori del mondo: sarà un bene? Baci Anna M.
E ce lo viene anche a raccontare l'Anna che è andata in piscina con quell'altro pensionato! Questo vorrei poterlo pensare invece che scrivere e basta,; infatti anch'io sono andato in piscina stamani con Loretta (un'altra pensionata): ma devo dire, io che pensionato non sono, ci ho provato gusto tipo quello del bambino che ruba la marmellata. Naturalmente alla faccia di Brunetta: tanto c'era lui ieri in facoltà a raccattare tesi e laureandi nevrotici e poi sull'autobus per tornare a casa! Detto questo, visto che oggi a Siena si corre il palio, mi sono venute in mente un paio di dee dei Senesi sul vinecere e sul perdere che sono piuttosto interessanti. La prima è che se si perde, pazienza: l'importante è che non vinca il tuo diretto nemico. La seconda, invece, gira intorno al fatto che, se si perde, è meglio arrivare ultimi che secondi. La prima mi sembra molto medievale, la seconda invece dimostra, secondo me, una grandezza d'animo enorme, che ci fa capire tutto sommato (ma anche la prima, in fondo)che si gareggia sempre con noi stessi e che , capperi, con noi stessi saremmo proprio dei coglioni a perdere: come minimo vorrebbe dire che non conosciamo il nostro avversario. Vorrei sentire cosa ne pensano altri.
Alla faccia della privacy (la mia) vorrei comunicare a tutti quelli che non ho potuto raggiungere per email che il numero di telefono mio (e di Loretta) è cambiato. Ora è : 055 9065546.
Il tuo discorso politico merita più di una nota di colore (o di calore).
Alex
Ciao, caro Giulio, riprendo il mio spazio notturno, dopo aver risposto alle e-mail di alcuni studenti (sono una pensionata sui generis, tutt'ora in servizio attivo) e mentre cerco di cogliere una leggera brezza che proviene dalla porta finestra dello studio: il caldo e la stanchezza si fanno comunque sentire (nonostante la breve parentesi della piscina), e non aiuta il suono insistente di un allarme di automobile, fenomeno frequente nelle notti estive, almeno nel mio popoloso quartiere.
Il tuo pensiero lucido e di grande spessore mi colpisce come sempre, e come sempre mi trovo inadeguata nel cercare parole consolatorie per l'amarezza che esprimi: posso solo ricordarti che la tua solitudine è una solitudine affollata da tante persone che ti leggono e ti sono vicine, molte più di quante tu non immagini. Mi sono ritrovata a contare almeno dieci persone che guardano quotidianamente o quasi il tuo blog di cui tu ignori, credo, l'esistenza, e che sono in qualche modo "segnate" dalle tue parole: è come se le tue riflessioni si trasformassero nel sasso lanciato in un grande specchio d'acqua e dessero luogo ad una serie infinita di cerchi concentrici. Non so dirti dove arriveranno, ma danno luogo comunque a un movimento. Mi accorgo che ho scritto anche troppo, e ti mando la solita affettuosa buonanotte.
Loretta M.
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