lunedì 23 giugno 2008

23 giugno - la rivoluzione dei meloni arancioni

Che dire? Siamo dalla parte sbagliata della barricata, più di una volta in passato mi son detto ma non potevo nascere in Spagna? E invece son nato in Italia e quindi sì, mi piace il calcio, mi piace guardarlo e mi piace forse anche di più giocarlo... o meglio mi piaceva perché passi i tempi del liceo a giocare dappertutto ma preferibilmente sull'asfalto di quello duro che quando cadi ti distruggi (ho ancora le cicatrici sulle mani). Poi arrivi all'università inizi ad averci la ragazza, una cazzata e un'altra ti impigrisci e smetti di giocare... non sapete in realtà adesso la voglia che avrei di farmi una bella partita coi miei amici. Comunque ieri han vinto gli Spagnoli: pare che gli spagnoli ultimamente siano un po'più avanti di noi e noi invece apparteniamo a quella difficile categoria degli sconfitti. Mica facile appartenere a 'sta categoria. E soprattutto poterlo fare a testa alta. Per esempio adesso ci voglion proprio mogi mogi, ma noi alla faccia loro rideremo aspettando fiduciosi la futura rivoluzione dei meloni arancioni...
no non sto delirando, o forse sì, appena un pochino. Ma che ci volete fare troppa libertà dà alla testa e anche le parole possono sembrar libere sciolte ormai dai loro legacci. In realtà avrei voluto parlare degli sconfitti in maniera diversa, più bella, poetica o quant'altro ma adesso, quando mi son messo davanti a questo schermo, mi è venuto questo e di questo ci dovremo accontentare per ora. Che si scrive a uno quasi-sano? Boh... quello che vi pare. E io da quasi-sano quasi quasi mi lamenterei del caldo...

un saluto

il vostro

G.J.B.

13 commenti:

laura freeman ha detto...

Caro, Giulio. Anch'io contro il caldo - sfiata anche chi è sano-sano.
Non so commentare il calcio. Capisco la tua voglia di giocare una partita con gli amici; non capisco tutto l'ambaradan che lo circonda. E devo ammettere che trovarlo "in my face" costantemente mi urta.
Per quanto riguarda la sconfitta, non vorrei soccombere alla tentazione americana di romanticizzare la sconfitta e la lotta per il successo, ma mi piacerebbe sentire la tua opinione - e quella degli altri partecipanti - riguardo alla definizione di "sconfitta". Penso che prima di tutto sia necessario chiarire il tipo di sconfitta - temporaneo, permanente, grande, piccola, ecc. ecc. - per poter fare qualche commento interessante. Lancio la palla.
Ti lascio (per andare ad inventare qualcosa per cena che non richiede l'uso di forno o fornelli) con questa affermazione di Benjamin Franklin:
"Uomini e meloni hanno questo in comune, che dal di fuori non si capisce se sono buoni."
Ciao for now.
laura

Anonimo ha detto...

Sul calcio l'unica cosa che penso è: meglio essere eliminati dagli spagnoli che da tedeschi o olandesi; in fondo ci somigliano e in più hanno Zapatero. Il figlio di una nostra cara amica (magari lo conosci Lorenzo Giuduci) ha con altri messo in piedi una serie di iniziative: "Agorà" si chiama il gruppo, che tra l'altro si occupa anche del problema della violenza negli stadi. Non te ne so parlare bene,ma è interessante, tra l'altro hanno fatto un incontro pubblica la settimana scorsa. Cercherò notizie per te e se hanno (come è ovvio) un sito te lo segnalerò.
Spero che tu passi una notte Ciao Anna M.

Mana ha detto...

Mmm mentre guardavo la partita sono riuscito davvero ad emozionarmi. Arrivati ai rigori la tensione era tale che cominciavo ad avere riflessi compulsivi, mi uscivano improperi irripetibili dalla bocca, e tracannavo birra senza sosta.
Rigore: gol.
Rigore: sbagliato. Pork!
Rigore: gol.
Rigore: gol.
Rigore: parato! La gioia era enorme.
Rigore: gol! Sì!!!
Rigore: gol.
Rigore: sbagliato!
Siamo fuori!
La tristezza ha raggiunto il suo picco e poi è scemata. Nell'arco di dieci secondi stavo guardando lo schermo di piazza Ghiberti, e non me ne fregava davvero più nulla.
Non ho la stoffa dell'ultras.

By the way, a 'sto punto,
FORZA GERMANIA!!!

Alex ha detto...

Per uno che è, o è stato, molto competitivo, l'idea della sconfitta è tale che toglie la voglia di gareggiare. Però, anche se non si gareggia, si può perdere lo stesso. Forse è meglio così, perché almeno non si è fatta la fatica di trovasrsila gara, il terreno di gara, l'avversario. Ma perdere non signifca mai perdere la propria dignità, anxche perché un sconfitta può costituire l'occasione per una nuova gara e per una successiva vittoria, se dalla sconfitta abbiamo imparato qualcosa. Qualcosa che non sta nei "segni", che possono come non possono ripetersi, e quindi è utile tenere presenti solo fino a un certo punto, quanto piuttosto sta nel nostro atteggiamento di fronte alla vita. E si può ancora perdere, ma come diceva Dante a proposito di Brunetto Latini? Mi fa troppo caldo e mi sto accorgendo di prendere un tono filosofico che in genere rifuggo. E poi, in attesa dei fochi, come dice il nostro adagio (vox populi ...): san Giovanni 'un vole inganni: evviva il popone (macché melone d'Egitto e di Padania)!
Alex

Anonimo ha detto...

Uf!!! Non sai che solievo sapere di poter gironzolare per l?ospedale senza rischiare di incontrarti....ciao! Emanuela (inf)
PS:ma ti pare che ora tutte le volte che mangio il melone mi vieni in mente?!Che sbatti!!!

Anonimo ha detto...

Giulio carissimo, eccomi di nuovo al lavoro dopo una vacanza tanto più breve tanto più apprezzata.
Aprire il blog,leggerti, leggere i commenti,è veramente come tornare piacevolmente in famiglia.
Dei tanti spunti offerti ne coglierò alcuni; così, un po' a casaccio.Ad esempio per quanto riguarda il calcio una volta di più sono simile ad Anna: non riesco a mantenere l'attenzione e così è vero, forse mi perdo una possibilità.La tua piacevole pigrizia, il dandismo di cui ci parla il proffe, ed anche il " diritto di mugugno" mi sembrano sani e positivi sintomi di raggiungimento di una qualità di vita migliore.Veniamo alla sconfitta: non sono mai stata competitiva pertanto per me la scofitta se ci penso può essere solo quella, conosciuta e sofferta,legata alle aspettative, ai progetti di vita che non sono riuscita a raggiungere, a realizzare.Sconfitta grande per me ma che si è piano piano trasformata in una crescita, in una presa di coscienza di me stessa che mi fanno essere quella che sono adesso:serena il più delle volte, spesso contenta,con un'autostima che prima non avevo e che è un bene prezioso.
A presto,
Patrizia C.

Alex ha detto...

Ci sono ricascato, come tutte le volte che il 24 di giugno sono a Firenze: come un grullo col naso all'aria a guardare i fochi, né più belli né più brutti della volta prima. Ma tant'è: siamo un po' primitivi e fanciullini. Però, non erano poi male!
Alex

Anonimo ha detto...

I fuochi vanno guardati dal greto dell'Arno, in mezzo alla folla che dice "Uhh" e "per me erano meglio quelli dell'anno scorso" "no, ti sbagli sono meglio quest'anno". E poi quelli che vanno sulla riva sono normali, quasi un po' pratoliniani. A me stare in mezzo alla gente a volte dà il senso di soffocare, ma per i fuochi non c'è altro modo. Così ieri sera sono stata contenta di cenare piacevolmente su un bel terrazzo in Via delle Forbici, con cari amici, ma i fuochi, da lontano, non sapevano di niente: poco rumore, niente odore... sarei stata delusa se non lo avessi saputo in anticipo e scelto la compagnia invece dei fuochi. L'anno prossimo si vedrà.
Un bacio Anna M.

Anonimo ha detto...

Ormai non posso più pensare al melone separato dai tuoi racconti su questo frutto che per noi toscani è il popone! Che bello sentirti lamentare del caldo, non hai fiatato in momenti ben più duri, finalmente si torna alla normalità! Che tempi le partite in piazza della vittoria, eravate sempre a brandelli...
Bacioni eleo

Anonimo ha detto...

E' questo l'effetto
dell'assuefazione? Non riuscire a spengere il computer senza aver dato un 'occhiata al blog e senza mandarti un saluto? Attrazione fatale, certo non dannosa. Fa ancora molto caldo e noi ci dibattiamo, chiedendoci se sia morale tenere acceso il condizionatore e stare bene, contribuendo però al riscaldamento del pianeta. E' inutile, come in tanti altri consumi, cediamo, accampando età e salute. Ma si può davvero cambiare senza ANCHE uno sforzo individale di volontà?
Sinceramente credo di no.
A te e a chi vuol dire la sua: ho passato tutta la mia vita lavorativa a chiedere di aprire le finestre. Vinceva sempre chi le voleva chiuse perché altrimenti aveva freddo (non parlo di giorni caldi come ora, quando invece la teoria dei vasi comunicanti (sic!) ci insegna a tenerle chiuse). Ma perché il diritto di chi ha freddo prevale sempre su quello di chi ha caldo? Non potrebbero coprirsi un po' di più e cambiare l'aria? Certo, questioni idiote, ma che complicano la vita. Ed è bello quando a complicare la vita sono queste le questioni.
Buonanotte. Stai per la Russia o la Spagna? Baci Anna M.

Anonimo ha detto...

Davvero impossibile non affacciarsi sul blog, bella dipendenza comunque, per niente dannosa, anzi fertile.
Ieri, dopo una visita ai miei anziani genitori, sono andata alla Coop: freddo siberiano e stamani sono piena di doloretti.
Sono contraria a:
- troppo riscaldamento in inverno, meglio appunto un golf in più
- ventilatori ( già più innocui)
- uso smodato di aria condizionata:
come per tante altre cose siamo entrati in un giro vizioso, riscaldiamo l'ambiente e per rinfrescarci consumiamo energia e lo riscaldiamo ancora di più.
Io personalmente non soffro troppo ne'il caldo ne' il freddo, comunque sì, un po' di buona volontà e di riflessione non guasterebbero.
Questo in generale, ovviamente, non sono così talebana da condannare e rifiutare i vantaggi del progresso basta non abusare.
E dopo queste riflessioni di personale buonsenso ti mando un saluto grandissimo, sperando che tu possa trascorrere queste calde giornate tutto circondato dal caldo affetto prima di tutto della tua famiglia e poi dal nostro.......
si rischia il soffocamento?!
Patrizia C.

Anonimo ha detto...

Ciao, Giulio, è un'ora insolita, questa, per me, per salutarti: di solito sono quella della buonanotte, ma poichè rischiamo di rimanere privi di linea telefonica e di internet per alcuni giorni, ti mando ora un saluto affettuoso, io che sono, come molti altri, vedo, una blog-dipendente. Spero che Milano sia più fresca della Firenze di questi giorni, dove fra esami, riunioni, compleanno di mamme ottantenni con annesso recupero e accompagnamento di zie novantenni ho passato dei giorni caldissimi, confortati, almeno a casa mia e della mia mamma, dall'aria condizionata (che però usiamo in modo contenuto, lo dico a proposito di quanto affermava Anna e dei relativi sensi di colpa). Probabilmente trascorreremo il fine settimana in Casentino, in casa di amici, e ti penseremo anche lì, come sempre. Evviva l'arancio dei meloni (o poponi, come vuole Sandro, ma l'espressione è meno musicale) che per me ha ormai sostituito il giallo dei limoni! Un abbraccio a te e ai tuoi.
Loretta M.

martina j. ha detto...

Ciao Giulio, sono felice di sentirti finalmente quasi-sano! Da questo capirai che non leggo il blog troppo spesso. E ho i miei buoni motivi... Sono a Berkeley, California, da tre settimane! (Per studiare.) Un saluto dagli States (decisamente non assolati, da queste parti! Oggi e' calata la nebbia...) Martina J.