domenica 1 giugno 2008

1 giugno - ...pazienza e pazienti

Sono ancora in ospedale a fare cure, chiuso in una stanza, di nuovo a scrivervi. Non so dirvi se la mia sia esattamente “pazienza”. O meglio sicuramente lo è ma in un'accezione forse diversa dal senso ampio dato comunemente. Sicuramente non c'è un aggettivo migliore per indicare una persona ricoverata in ospedale. Il “paziente” infatti, altri non è che uno che deve sopportare un iter per quanto lungo esso sia, appunto con pazienza. Per fare un esempio di vita comune si è tutti un po' dei “pazienti” quando si è incolonnati nel traffico. In fin dei conti, se il traffico è di quelli veri allora la sensazione può essere simile. Da punto A voglio arrivare a B. Per B ho un unica strada sulla quale, in linea di massima, non posso influire. Questo che inizia è l'ottavo mese di cure dagli inizi di novembre 2007, siamo a giugno del 2008. Tanti mesi, tanto traffico, tanta pazienza. E so per esempio che dovrò star qua almeno un altra decina di giorni. La pazienza è forse la capacità dell'Uomo di sopportare una situazione spiacevole rapportandosi alla sua percezione temporale. Potrei continuare facendo filosofia spicciola da ospedale ma non ne ho sinceramente voglia. Non so però se vi siete accorti di come si sia andata diradando la frequenza di aggiornamento del blog... casualità, direte voi o magari non ha voglia... non è propriamente una mancanza di voglia direi piuttosto che la latitanza è dettata da altri motivi. Fortunatamente fisicamente la sofferenza è davvero poca se non nulla. Direi più che ho fastidi. Ma allora di che vi parlo? Di pazienti giornate ospedaliere o di un unghia che mi dà noia? Non sarebbe evasivo, e in fin dei conti neanche troppo interessante a meno di non provar gusto nei guai altrui. Vi potrei parlare dei miei sogni, ma i sogni si tessono su tele di ragno e si ha un certo riguardo nel mostrarli agli altri... vi potrei raccontare di quel che mi manca, di quel che era la mia vita prima, di qualche ricordo, ma il rischio è di girarmi il coltello nella piaga... e allora aspetto, con pazienza, quel giorno in cui potrò dire che sono uscito, che sto bene, che son tornato a casa. Quel giorno in cui vi potrò guardare negli occhi o raccontare le emozioni belle della nuova vita che mi attende... io aspetto con pazienza quel momento, certo che non sia troppo distante e nel mentre so di scriver poco, perché in fondo adesso s'accompagna poco la parola...


a presto


G.J.B.




13 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Giulio resisti, dalle tue parole si vede la voglia di uscire a vedere le stelle! Ti auguro di essere a buon puno, esci presto he ci sono tanti bei fil che devi vedere.
baci eleonora

Roberta ha detto...

Devi pazientare, se no che paziente sei? E' una citazione da un film di Totò, ma contiene anche un po' di verità. Anch'io sono un paziente e infatti sto pazientando da circa una settimana (in confronto a te sono un pivello). Ho infatti anch'io assaggiato l'ospedale (day hospital) ma ora l'ospedale me lo sono portato a casa da martedì. Non che stia malissimo, però i punti che mi hanno messo dopo avermi legato la vena spermatica (varicocele: roba da ragazzi; evidentemente si vede che sono giovane) mi tirano. Giovedì però me li levano e spero di tornare normale (si fa per dire). Tutto questo per spiegare che ho una pallida idea di quel che dici e per giustificare la mia assenza dal blog, ma non dal pensarti. Anzi, nella breve esperienza ospedaliera mi sei venuto in mente molto spesso per quel che dicevi dei rapporti che creano fra malati e fra malati e personale. In termini di tempo, basta veramente poco per arrivare all'essenziale. E se tutto il mondo se ne stesse in un ospedale, o magari facesse anche solo finta, non sarebbe tutto di guadagnato? Alex

Anonimo ha detto...

Per uno strano caso informatico sono diventato Roberta (la chirurgia non c'entra. Spero di rimediare presto in modo da riacquistare la mia identità.
Alex

Anonimo ha detto...

Stringi i denti, Jay....

Claudio Gani ha detto...

E comunque a me Contador sta un pò sulle balle.....mah...

Anonimo ha detto...

Oggi festa della repubblica (o Repubblica?); cielo grigio magari anche metaforico.
Non mi piace l'uso invalso, dato il dilagare delle privatizzazioni, di chiamare clienti coloro che accedono ai servizi medici e ospedalieri proprio perchè il richiamo alla pazienza mi è sempre sembrato il più pregnante. Purtroppo.
Faccio il tifo perchè i giorni che ti separano dall'uscire passino più veloci e leggeri possibili e ti mando un grande abbraccio. Anna M.

Anonimo ha detto...

Caro Giulio, anche se ci scrivessi solo della tua noia, del tedio, di mille luoghi comuni (comuni? ma lo sono davvero? non è ogni esperienza unica, nel dolore come nella gioia?), ti leggeremmo con avido piacere. Ma questo già lo sai (e comunque è bene ricordarlo, a te e a noi).
Festa della repubblica (la maiuscola non se la merita proprio) sorda, passata a correggere compiti (con alcune perle in verità: "circospezione" = ispezione dei dintorni... Varrone è un dilettante al confronto), a meditare sul tempo che passa, ai cambiamenti che stanno per accadere (sai a quel che mi riferisco), alla fatica fatta per arrivare in cima a una modesta salita [a proposito: Contador sta un po' sulla balle anche a me], e a pensarti, molto.
il 12 e 13 sono a Mi per un convegno, e indovina un po' cosa faccio il 14 mattina?
il proffe

Anonimo ha detto...

Ci hai spiegato, e sono convincenti, le ragioni per cui il tuo scrivere si è diradato, ma una cosa non so: ti va di leggerci? Io per esempio ti rileggo spesso (e va bene sia che il post nuovo sia quelli vecchi), ma mi trattengo dall'intervenire perchè mi sembra futile ciò che potrei dirti. Certo vorrei che tutti i giorni sapessi quanto ti penso, o meglio ti porto con me nelle cose che faccio e nei pensieri.
Parli di ottavo mese, quasi il tempo di una ri-nascita.
Baci Anna M.
PS Pensa come sono infantile: continuo ad essere affascinata dalle combinazioni di lettere per la verifica parola: quella che sto per battere mi pare belle come certe festività ebraiche...ugmishw

Anonimo ha detto...

Giulio caro anche a me è venuta subito in mente la scena dal film di Totò, ma vedo che sono stata preceduta;tutta la comprensione del mondo per la poca voglia di scrivere, tutto il tuo impegno rivolto ad avere pazienza appunto, ma anche io mi chiedo come Anna: ti fà comunque piacere che via via scriviamo anche in coda a post non di giornata? Per me è un modo di esprimerti il costante pensiero che ti rivolgo, la partecipazione, poi aspetto fiduciosa augurandomi buone notizie.
Un bacio grande
Patrizia C.

Daniela ha detto...

Ciao, non ci conosciamo: stavo facendo un po' di surfing sulla rete alla ricerca di qualcuno che come me avesse affidato le sue emozioni da malato ad un blog ed ho trovato te! Sono una ragazza di 38 anni, ho tre figli, una vita fantastica ed una amica che non mi abbandona più da 6 lunghissimi mesi: la leucemia (mieloide acuta, per la precisione). Sono in cura da dicembre scorso "arruolata" nel protocollo AML-12: due cicli di chemio molto duri (induzione e consolidamento), un ciclo meno pesante per la raccolta autologa delle cellule staminali, ed un ultimo in preparazione al trapianto. Adesso mi trovo nel limbo: ho raccolto le staminali (con intervento chirurgico dalle creste iliache) ed attendo che decidano la data del trapianto. Sto vivendo la mia vita di leucemica con tutta la forza e la determinazione che ho trovato in me stessa: sono sempre stata piena di salute, amante della vita (e se l'ho donata per 3 volte, vorrà pur dir qualcosa...), ma la botta iniziale è stata davvero molto dura. Come si fa ad accettare di essere "mortali"? E come si accetta una malattia con prognosi di un anno? Mi sembra di capire che sei un po' più giovane di me, ma sai io ero già in piena crisi dei 40 (anticipata) mi ci mancava la mia amica "Luce" per perdere definitivamente la bussola. In realtà, come mi sembra che sia successo a te, non mi sono scoraggiata più di tanto: certo mi sono posta un sacco di domande, ma alla fine ho accettato il mio destino e non ho mai perso la speranza di farcela. Combatto con rabbia e convinzione: ti pare che un incidente come questo può fermarci? Ti auguro un grosso in bocca al lupo e se ti va vieni a visitare il mio blog: www.cambiaredirezione.blogspot.com

Anonimo ha detto...

E noi speriamo che quel giorno per te arrivi presto.. :)
Un bacio,
Roby

Antonella ha detto...

ciao giulio,
aspetto anch'io con "pazienza" il momento in cui tu ci potrai guardare negli occhi e raccontare come stai.
aspetto il momento in cui tu sia fuori dall'ospedale per una visita a milano. appena ci sei fammi un fischio e prendo il treno!
intanto sappi che in questa attesa non sei solo, ogni giorno il pensiero corre a milano alla tua forza.
ti abbraccio,
A.

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
Oggi do il bentornato a me stessa! :)
Sono felice di ritrovare te e tutti gli altri tuoi sostenitori, più una nuova amica a cui, ovviamente, facciamo un enorme in bocca a lupo.
Le tue parole sull'essere paziente e sul destino del paziente di essere un paziente paziente mi hanno fatto riflettere sulla parola "sentire" - multifunzionante in italiano, divisa in settori (to taste, to touch, to hear, to smell, to feel) in inglese - e su quelle che sono le tue percezioni del sentire e come continuano a cambiare per te, a secondo del giorno, delle medicine, del momento. Immagino che quelle percezioni siano intense anche quando sembrano svanite, come una gamba amputata.
Immagino questo per il modo in cui tu scrivi e comunichi con noi – rendendo il personale universale, il “banale” profondo. Una qualità del tuo scrivere e perciò del tuo essere di cui ho già parlato. Tu non senti soltanto, fai anche sentire.
E’ un po’ che non ci parli di quello che stai leggendo. Se non hai tanta voglia, posso consigliarti “Firmino” di Sam Savage (“Firmin” in inglese) … per una piccola distrazione.
I miei studenti mi aspettano fra poco; devo scappare … ma tornerò, tornerò. E’ una promessa/minaccia!
Un abbraccio grande.
laura