Una delle prime sensazioni di quando sei finalmente fuori è strettamente connessa con la paura: gente, folla facce, volti e gambe che ti passano troppo veloci accanto... poi senti per la prima volta un po' di vento al quale ti riabitui subito e ti chiedi se ti mancava. Poi prendi cammini con le tue gambe verso quel mondo che prima vedevi dalla finestra. È tutto assolutamente normale, naturale, fa parte delle cose e degli eventi... Poi la stanchezza si fa spazio ed insieme ad essa una riscoperta graduale del piacere di essere di nuovo libero. Mentre aspetti godi di quella pace intorno data dal volo di una rondine, da un soffio di vento, dal sentire la radio. E aspetti e mentre aspetti ti rendi conto di come ti senti rotto: la cicatrice che hai sul petto è davvero testimonianza di qualcosa...rimarrà sulla tua pelle. Così adesso guardi fuori e osservi a metà tra il divertito e quello che se l'aspetta il buffo siparietto fatto dal padre di famiglia che mentre scende dal suo scooter con il bambino per la mano guarda il culo alla giovane signorina poco lontana...
Quando arrivi finalmente a casa non ne hai più di energie, peggio che dopo una partita di calcio. Sia fisicamente che mentalmente, neanche apprezzi troppo quello che hai, che puoi fare. Sei solo terribilmente stanco e poco vale tutto il resto. Come il famoso eroe sei arrivato alla fine del viaggio, adesso devi sondare il terreno, stare attento a qualche nuovo pericolo e nel mentre devi riposare. Pagare il dazio delle ferite subite cosciente che nel mentre la tua nuova città ti aspetta e il popolo dietro... ma il popolo dietro sei tu stesso e qualcosa ti sorprende. Hai finalmente ripreso aria, sei uscito dall'acqua, hai rivisto il sole. I polmoni affannati, l'acqua nelle orecchie e nel naso. I muscoli ti dolgono. Ti guardi intorno. Cosa rimane dopo una guerra? Cosa rimane del popolo che ti ha seguito, quali le perdite? E i nemici uccisi? Non hai avuto mai tempo di onorare i tuoi lutti, non hai avuto modo di accogliere al mondo i nuovi nati. E ora ti siedi, e mentre la stanchezza piano piano si allontana, sei su quella pietra, a guardare fisso l'orizzonte. E ora ti muovi meno affannato, mentre i polmoni riprendono respiro regolare e cerchi dov'è la riva...
Da dove si riparte, quando tutto è stato spazzato via... Non ho punti di riferimento e la nuova città che devo fondare dove la posiziono? È tutto troppo cambiato, ti senti lontano. È tutto troppo lontano, ti senti cambiato.
Fare un punto della situazione per poi... Dove scavare il solco che sarà il limitar delle tue mura? Nulla si dice... e mentre intorno tutto tace l'intimità tende alla solitudine
Il vostro cipriota con la sua Isola lontana
Giulio
7 commenti:
Caro Giulio,
sai cosa mi è venuta in mente mentre ti leggevo? Che quello che descrivi deve assomigliare tanto tanto alle sensazioni di un bimbo appena nato.
Tutto troppo veloce - un'altra verità profondissima. Tu hai vissuto in un'altra dimensione e così percepisci meglio di noi la nostra.
Ha ragione Alessandro quando dice che scrivi con chiarezza e pacatezza della politica (quasi sempre!), ma devo confessarti che quelle che mi emozionano di più sono le tue parole sulla condizione umana - quelle che parlano del particolare e del generale.
Avevo cominciato a scrivere qualcosa riguardo alle citazioni che hai potuto ri-inserire, di quello che la sinistra dovrebbe essere (chi si oppone allo status quo e chi propone), della mancanza d'immaginazione (vedi chi ha creato le strade e gli isolati di Barcellona senza poter immaginare un semaforo ma pensando che se anche allora - 100 anni fa - c'erano soltanto poche carrozze, era POSSIBILE che il numero di carrozze aumentasse e che poteva servire avere strade larghe ed angoli smussati, di manovratori e manovrati. E' comodo essere manovrati a volte.
Devo scappare ... ma, da buona, affezionata, assuefatta lettrice,
tornerò.
un grande abbraccio.
laura
p.s. la musica era "a sinistra"?!?
Anche io sono affascinata da come riesci a parlare di ciò che vivi trasformandolo in qualcosa di comune a noi tutti. Con l'autorevolezza che ti sei conquistata sul campo ci aiuti a riflettere, a riordinare pensieri ed emozioni vissute e lo fai, il che per me non guasta, con una scrittura tesa ed efficace.
Visto che hai scritto di pomeriggio, penso che stamattina non sia andata troppo male.
A presto! Anna M.
Giulio,
solo un commento rapido sulla nuova veste del Blog (ho la cucina allagata da due giorni...): bellissima, la foto, l'impresa, la grafica. Come ti avevo detto al telefono, trovo in te una profondità di pensiero che insieme mi racconsola e mi rende orgoglioso.
A poi
il proffe
Questo momento così intimo anche se svelato, commuove, merita rispetto,le riflessioni che suscita sono a loro volta condivisione, ma con un qualche pudore a parlarne.
Ma Itaca è lì che ti aspetta, forse in parte mutata perchè tu la vedrai con animo mutato l'importante è comunque sapere che c'è.Ciao, riposa , recupera, stai bene
Patrizia C.
Anche per me le tue riflessioni più intime sulla condizione umana sono le più emozionanti. Io di letteratura non so quasi niente, ma per me questo è la prova del tuo talento nello scrivere. Spero che continuerai a nutrirlo. Un abbraccio da Martina J.
Come fa uno che si dichiara cattolico apostolico romano a condividere ed approvare il divorzio, l'interruzione volontaria di gravidanza, non credere alla verginità della madonna e quant'altro fa parte dei principi basilari del cattolicesimo. Come fa una persona di sinistra a non mettere in pratica quelli che sono i pricipi basilari della sinistra. Pressappochismo questo e quello che impera sono sicuro che se ci fosse stata in questi anni più onestà intellettuale ( e non solo), ci saremmo risparmiati il Berlusconi ed il berlusconesimo. Penso proprio tu abbia ragione quando dici che se la sinistra fosse stata più propositiva avrebbe catturato anche molti elettori di destra. Purtroppo a da quando ho votato la prima volta che ho dovuto fare mia la frase corrente, ti parlo di tantissimi anni fa, ci si tappa il naso e si va a votare. Il tuo scritto del 27 che naturalmente ho bevuto, non mi fraintendere, quando dico bevuto intendo come un intenditore di vino centellina ( non me ne intendo) un Brunello di Montalcino e ti sa dire tutto, anche del retrogusto, che ancora non ho capito cosa è. Altrettanto io ho fatt6o con il tuo scritto del 27. Facciamolo funzionare questo cervello, ci è stato dato a posta. Forse oggi sono stato un po' confusionario, ma come ben sai non ho l'abitudine di rileggermi. Ciao
Possono i lettori tentare di orientare lo scrittore con i loro desideri? Ci provo: mi piacerebbe capire se il tuo rapporto con la città che hai intorno è cambiato. Certo che sì, mi dico, ma come? e poi quale città? il tuo in questo momento è -credo- uno sguardo molto particolare e mi piacerebbe vedere un pezzo di Milano tramite i tuoi occhi di adesso.
Ieri ho visto i tuoi zii e da loro ho saputo che il Pec, luogo delle mie acquoline in bocca infantili, esiste ancora.E il Galli? Facevano pralines con marzapane di cui ho un gran bel ricordo.
Oggi c'è un bel sole, spero anche per te in tutti i sensi. Anna M.
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