domenica 27 aprile 2008

27 - La sfida politica e personale - voi mi mettete alla prova come scrittore e io ora vi metto alla prova come lettori... oh vediamo un po' !

Mi scuso con chi ha letto il nuovo post prima delle 20.31. Mi sono accorto solo ora che i brani che avevo selezionato di Sepùlveda era stati tagliati per motivi imprevisti... adesso la pubblicazione è completa. Per quanto riguarda la musica a sinistra era stata tolta perché "pesante" da caricare (per lo meno con la connessione che avevo in ospedale... ma la rimetterò ogni tanto). Ora vi lascio al post redatto nella sua completezza.


Stamattina mi sono svegliato piuttosto riposato, ho fatto una buona colazione grazie a un buon biscotto leggermente speziato (al chiodo di garofano direi), specialità di origine siciliana. Curioso il nome dei biscotti in questione:“I babbi” da inzuppare nel caffè-latte (come si scriverà?)... sì, buoni. Dissertazioni culinarie a parte, ho avuto modo di leggere un articolo di Bocca su l'Espresso riguardante i suoi maestri e il modo di scrivere. Interessante. Come interessante è un libro passato quasi inosservato “Raccontare, Resistere” una conversazione-intervista tra Luis Sepùlveda e il giornalista Bruno Arpaia. Conversazione in cui si sviscerano vari temi tra cui alcune pagine su quelle che dovevano essere le sfide della sinistra. Il libro, per i tempi a cui corre la politica oggi, potrebbe dirsi assolutamente obsoleto e superato, in quanto redatto nel 2002. Ma al contrario di altri libri del genere l'ho trovato più lungimirante di quanto ci potessimo aspettare, specialmente in merito alle sfide e ai problemi della “sinistra”. Scrivo “sinistra” tra virgolette perché parto dall'assunto che molte cose vadano ridefinite. Come appunto afferma lo stesso scrittore cileno: “storicamente e simbolicamente (...) la sinistra è quella che si oppone allo status quo, che propone qualcosa di diverso e di possibilmente migliore rappresentando una parte della società che non si trova a uo agio nell'assetto politico dato (... adesso) in fondo ci si scontra per amministrare lo stesso sistema. Finora, per la sinistra si è trattato di far partecipare gli esclusi al benessere sociale, però adesso sembra aver dimenticato le basi etiche su cui si fonda (...) la sinistra dalla destra ha imparato solo ad accontentarsi di governare il sistema dato (...ma) è vero, ammettiamolo una buona volta oggi abbiamo solo i rudimenti di un'alternativa a questo sistema. (...) è lì l'errore: nella mancanza di immaginazione nell'incapacità di dire concretamente realisticamente cosa volevamo realizzare (...). La sinistra è sempre stata troppo cartesiana: ha creato modelli interpretativi del mondo e se quei modelli non riuscivano a rendere conto della realtà era quest'ultima ad essere sacrificata. La sinistra non ha quasi mai osato elaborare proposte immaginative”

Ho tagliato e riadattato molto, il discorso continuerebbe e sarebbe in realtà abbastanza più articolato e complesso. Un'altra frase infine mi ha colpito in cui Sepùlveda cita Rodotà: “Oggi invece, come ha scritto Stefano Rodotà siamo arrivati : – a una democrazia senza popolo – in cui le elezioni non sono più un mezzo per eleggere i rappresentanti del popolo, ma solo per scegliere un leader. E tra un'elezione e l'altra ai cittadini è richiesto un assoluto silenzio per non disturbare il manovratore”. Il Partito Democratico nasce proprio da questa cultura. Secondo me ne è la perfetta espressione ed è questo uno dei motivi per cui continuo a diffidarne. Ma è stato un gioco comunque a cui nessuna parte della “sinistra” ha voluto sottrarsi. Le primarie sono il tripudio di tutto questo: tre candidati, tre leaders: Bertinotti, Prodi, Mastella (l'insieme della triade ha determinato la situazione a cui siamo oggi con Prodi nel mezzo a cui va la maggior parte della mia simpatia). Comunque sia tutti quanti si sono prestati a una lettura che invece avrebbe da essere tutt'altro che scontata. Non sono affatto convinto del sistema delle primarie, perché le vedo come una risposta fasulla, un oro degli stolti. Per altro ho partecipato personalmente (come candidato) alle primarie in Toscana. Dice: “anche tu ti sei prestato?” Sì... ma in modo un po' particolare, per inesperienza e quando mi resi conto fui praticamente obbligato a non ritirare la candidatura (la parte 7 de “le mie elezioni” avrebbe dovuto parlare di quell'esperienza. Ma ancora non è stata scritta e tant'è). Però riuscii almeno a dire la mia: che quelle primarie erano una farsa ed è bastato una piccola intervista su la Repubblica di Firenze per garantirmi 300 voti nella provincia di Firenze. La cosa più grave è stata che ancora ad oggi non ho trovato nessuno in grado di contraddirmi a riguardo, specie negli apparati dirigenti. Mi ricordo che ne parlai con P.J. che mi fece notare il carattere giovanilistico forse dell'intervista, che comunque non smentiva la veridicità di quanto da me asserito e infine che sperava che un giorno sarebbe potuto cambiare e che quello poteva essere un primo passo verso qualcosa di nuovo. Mi sono interrogato fino ad oggi su cosa ribattere a riguardo. Rispondo adesso ritenendo che le primarie non sono un esempio di democrazia accettabile in quanto sono l'esempio di una democrazia senza popolo. In compenso sono state abolite le preferenze, ma questa è un'altra storia. Dall'altra parte in compenso (quella di ciò che sarebbe dovuta essere la Sinistra l' Arcobaleno) non è stata data una risposta alternativa. Vi è stata quella mancanza di immaginazione di cui parlava Sepùlveda. Io ho ancora voglia di immaginare un modello di società diverso, un'alternativa e credo che siano in molti quelli che la pensano come me, in questo mi definisco una persona di “sinistra”. Perché ho scelto di cercare un'alternativa. Un'alternativa che però non mi è stata offerta: il comportamento dei dirigenti mi ha molto insegnato. La sinistra DS, come d'altronde buona parte delle forze politiche alternative (mi riferisco agli altri partiti) sono stata sempre impegnate a cercare di raggiungere “fascistamente” secondo la definizione di “fascista” di Sciascia la protezione dei propri interessi. Per esempio ci si è più rivolti a cercare le proprie quote nei consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate che a proporre un modello alternativo. So di per certo che un paio d'anni fa all' ATAF i guardiani notturni erano pagati circa 800-900 euro al mese. La cifra è quasi al netto credo perché il modello contrattuale era quello di un contratto a progetto (quando dovrebbe essere lavoro dipendente ovviamente). Dove sia l'amministrazione di “sinistra” non è dato sapere. È inutile fare manifestazioni e grandi proclami contro il precariato, sventolando falce e martello se poi sottopaghi e sfrutti i tuoi stessi dipendenti. Ma vi è forse una colpa ancora maggiore che paradossalmente gioca a discolpa. Sono convinto che la maggior parte delle persone di “sinistra” che siedono in consiglio comunale fossero nella più completa ignoranza della cosa, in compenso quelle stesse persone hanno accettato (alcune spero ob torto collo) i provvedimenti sulle consulenze. Questi sono piccoli esempi, cartine di tornasole. Si è forse parlato un po' troppo di diritti poco accennando ai nostri doveri. Dal dovere del rispetto del pubblico, al dovere di rappresentanza degli “ultimi”(chi è l'ultimo oggi???), al dovere dell'alternanza e del rispetto verso il mio prossimo. Emblematico quanto accade nel sindacato. La mia lettura da “esterno” di questa realtà vede un sindacato sostanzialmente spaccato in due testo, anzi arroccato da una parte a difendere posizioni indifendibili o meglio a conservare quei diritti (sacrosanti) o a volte privilegi (meno sacrosanti) raggiunti dai nostri genitori. Allo stesso tempo si guarda al mondo del lavoro precario. Se non sbaglio le previsioni indicano che a breve (nei prossimi 5 anni) i contratti di lavoro precario in Toscana supereranno il numero di quelli di lavoro dipendente. In famiglia quando in tavola c'è un certo quantitativo di cibo esso vada diviso in parti il più eque possibile in modo che tutti si sfamino. Se non ce n'è abbastanza almeno che tutti magari patiscano la fame nello stesso modo ma nessuno rischi di morire di inedia. Non è popolare né carino certo dire alla propria categoria “smetti di attingere troppo al piatto”, ma il dare sempre la colpa “ai padroni” è una visione cretina e inadatta (specialmente nel mondo della piccola impresa). Se non vogliamo davvero ricreare un nuovo proletariato di precari, bisogna anche rinunciare al proprio saper dire “no” nel nome dei nostri figli.

So di aver molto scritto e forse poco proposto, forse sono stato pure vagamente populista e demagogico manifestando una critica forse facile che però non vuole affatto essere sterile. La faccio ora perché, ottimista, spero che si possa cogliere questo momento di ripensamento per ridefinire una reale alternativa di società che ad oggi nessuno rappresenta. Spero si possa imparare dagli errori o che alimentando la conversazione si arrivi infine a un punto di accordo, a una organizzazione che possa parlare realmente. Vedete a mio avviso il problema ha iniziato a porsi proprio con Berlinguer: gli anni '80 sono finiti con la caduta epocale del muro di Berlino. Ma gli anni precedenti stavano iniziando a stabilire in Italia e nel mondo occidentale ciò che è andato coincidendo con una sorta di “arricchimento facile” segnato da un liberismo sfrenato che sembrava non dar da pagar dazio. Ci stiamo iniziando ad accorgere ora delle devastazioni che questo atteggiamento ha prodotto. Per altro sconquassando definitivamente l'assetto societario per cui l'ultimo (che dovrebbe essere il soggetto principe della sinistra) ha iniziato a venir meno. Il proletario non era più in fondo tale, e mal disposto a rinunciare a una fetta di quella manna dal cielo consumista. Chi sono i nuovi ultimi? E come agisco nel concreto per la difesa di questi? Da questo interrogativo credo che la sinistra debba ripartire, allora ritornerà forse a rappresentare qualcosa e a smettere di essere un bel simbolino elettorale che mette tanto colore sulla scheda. Per altro quel che si vede tutti i giorni è che i “nostri” ultimi stanno per certi versi meglio dei veri ultimi: quelli del Sud del mondo. Ultimo è forse chi non vede rispettati i propri diritti fondamentali. Ultimi sono gli immigrati (forse i più ultimi), ultimi sono gli omosessuali che non vedono riconosciuta dalla legge la loro unione, ultimo è chi ha subito violenza (intendendo violenza in senso ampio) e lo Stato non ha garantito certezza della pena per chi ha fatto violenza regalando anzi un senso di impunità. Ultimo è chi non può realizzare le proprie aspettative base: avere una famiglia e poter vivere con dignità. Ultimo è chi sarà ed è costretto dalla violenza di un modello di sviluppo senza regole. Penso per esempio ai problemi di impatto ambientale che il modello neo-liberista crea. Questi sono alcuni esempi di ultimi. Saranno i primi nella nuova agenda che vogliamo andar costruire? Una nuova agenda che deve avere appunto la pretesa di rappresentare e quindi di dare una risposta certa a quella mancanza di democrazia di cui si accennava sopra. Non si può cadere nell'errore di una democrazia senza popolo né sta a noi presentarla. E allo stesso tempo sarebbero forse da mettere in agenda i doveri che vogliamo avere nei confronti della comunità. Questo aspetto in particolare è venuto meno. Il dovere di un rappresentante nei confronti della comunità. In primis dello Stato, in secundis dei propri elettori e solo in ultima istanza di sé stesso. Compito difficile quello del rappresentante. Non si parla più molto dei doveri dei rappresentanti dandoli per scontati, tantomeno essi sono seguiti nel concreto. Forse sono un moralista ma credo che da qui venga anche lo scollamento con la società di cui oggi la politica nella sua interezza è testimone. Il chiudersi in segreterie di partito, senza più aver riferimento né nel mondo del lavoro, né ormai neanche più in quello della società civile (intendendo per essa quella parte dell'elettorato di “sinistra” rappresentato da alcuni ceti intellettuali, e dal mondo dell'associazionismo) ha a mio avviso dato il colpo di grazia. Si dia spazio a chi rappresenta qualcosa, istanze, idee di un alternativa possibile. Vogliamo chiamare quest'alternativa “sinistra”... chiamiamola pure così. Ma credo che una politica seria, congruente e soprattutto concreta in questi settori attirerebbe anche tanto elettorato di “destra”.

Perché parlo ora di tutte queste cose? Perché fanno parte di quella parte di “vita normale” alla quale purtroppo si può pensare e ci si può appassionare solo se non si ha altro di più urgente da fare. Perché in linea di massima mi appassionano e non ho troppa voglia di parlare di cosa si prova una volta usciti da un'ospedale... un ultimo appunto a riguardo di quel “sto iniziando a rilassarmi leggermente” che ho usato qualche giorno per spiegare la mancanza di scritti (oggi ho rimediato). A onor del vero quel “leggermente” non rappresenta una celata paura di lasciarsi andare, ma quella di chi “convalescente” è un po' acciaccato e sa che non può ancora lasciarsi andare. Comunque come vedete sto bene un po' come dopo una brutta febbre si sta in casa per riguardarsi e ancora si risente dei postumi così io. Ma la febbre è ormai scesa e quei giorni passati a casa, aspettando la guarigione definitiva, in fondo non si va né a scuola né a lavorare...


beh... per il momento è tutto, così imparate a lamentarvi che non scrivo (sono curioso di sapere quanti e quali saranno i prodi che sono arrivati a legger queste righe. Insomma aspetto commenti


Baci


Giulio “il Cipriota”



9 commenti:

Anonimo ha detto...

Quando io ero bambina (non ti mettere a fare il conto, possiamo anche iniziare con once upon a time) una semplice tonsillite con febbre -ne soffrivo spesso- si curava non solo con gli antibiotici (sì, gli amenricani ce li avevano già portati!), ma anche con diversi giorni di letto, dopo essere sfebbrati, e poi di riposo a casa. Tempi lenti di recupero avevano a mio parere un buon risultato a livello sociale (i bambini evitavano di attaccarsi continuamente tutto l'un l'altro) e psicologico: dovevi imparare a passare il tempo con pochi mezzi, senza TV, senza compagne/i e anche ad assaporare la noia, arte sommamente complessa e credo ormai obsoleta.
Certo la tua situazione è diversa,magari fosse una tonsillite! Ma concedere al corpo e alla mente il tempo di recuperare è più difficile in una società che ha fatto dell'efficienza un dio. Per quale scopo poi essere efficienti?
Il tuo post l'ho letto con cura, ma per rispondere entrando nel merito lo devo anche digerire, perciò rimando alla prossima puntata. Intanto sono contenta che tu abbia avuto voglia e forze per scrivere a lungo e ti abbraccio. Anna M.

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
Che sfida! Hai iniziato sfidandoci e hai concluso più o meno nello stesso modo!
Rispondo con “Riguardati!”.
Hai usato due parole, “sterile” e “rappresentante”, che mi hanno colpito perché ambedue contengono due significati opposti, connotazioni sia positive che negative. Oh, le parole!
Quando parli di “imparare dagli errori”, mi sembri molto ottimista. Quando parli del fatto che non ci sono “più ultimi”, molto realista.
Di primarie e consulenze non ho voglia di parlarne, né le competenze per farlo.
Però mi azzarderò un po’ per quanto riguarda i doveri. Sono scomodi. Anche pretendere che vengano rispettati è scomodo. Come lottare per diritti che noi diamo per scontato (mangiare, dormire sotto un tetto, andare a scuola, votare) è “scomodo”.
Intanto, noi ci accomodiamo … senza nemmeno pagar dazio.
Cambio argomento … la musica è sparita! Diritti d’autore?
Ti auguro una buona serata, una buona notte, una buona settimana. Tanto so che tu sai che tutti è relativo.
un grande abbraccio.
laura
p.s. mi sbaglio o la citazione mancava davvero?

Anonimo ha detto...

Incredibile ma vero, ho letto tutto il tuo post!!!!!! clap clap clap..
Seriamente, è stata una lettura interessantissima e mi ha fatto riflettere molto.. Complimenti! :)
Alla sfida però rinuncio in partenza: non ho la forza psico-fisica per commentare decentemente! ;)
Quindi ti mando un bacio e ti abbraccio forte..
Roby

Anonimo ha detto...

Per poter commentare in modo adeguato il tuo lungo scritto ci vorrebbe tempo ed il lunedì mattina lavorativo post ponte non me ne lascia molto...
Credo che più che di destra- sinistra, si debba parlare di potere-antipotere.
La "sinistra", intesa come forza riformista, ha smesso di essere tale quando ha ottenuto il potere:
che si tratti di un grande potere (in unione sovietica); che si tratti di un piccolo potere (enti locali in alcune regioni d'italia).
Il "potere", infatti, modifica -rectius corrompe- perché non può essere mantenuto se non a costo di tradire l'ideale di partenza.
E credo che "Animal Farm", al proposito, sia insuperabile nel rendere tale dinamica.
A presto.
Jacopo

Anonimo ha detto...

La prima cosa che faccio, quando rientro al lavoro il lunedì è di aprire la finestra del blog:che bella la nuova immagine di apertura,l'orizzonte che indichi e che ti attende, superata la tempesta, penso con te che potrà essere davvero migliore di quello tramontato: nuove consapevolezze, approfondita sensibilità.Anche io,diligente ho letto tutto, e per ora dico solo che è davvero una brutta realtà questa democrazia senza popolo, ed adesso dico una cattiveria: il popolo, ben ammaestrato da ci lo vuole così ha altro per la testa: nuove macchine , nuovi cellulari, e alla sera la televisione da cui prendere i modelli per apparire.
Ho rubato gà troppo tempo al lavoro ti saluto per ora con ancora negli occhi l'azzurro del mare
Patrizia C.

Alessandro ha detto...

Non ce l'ho fatta a legere tutto quello che hai scritto, ma nell'insieme mi pare molto ragionevole, purtroppo. Reduci da una tre giorni (forse due) di pausa e di fuga, non posso non apprezare il nuovo lokk del blog, con tanto di mare e di copriota in evidenza. Nel mare di Cipro, del resto, è nata Afrodite e scusa se dico poco.
Alex

Anonimo ha detto...

buon giorno Giulio,
oggi a Firenze abbiamo un tempo novembrino: pioggerellina uggiosa e anche freddo,posso immaginare che anche a Milano non sia il massimo, ma il cielo azzurro sullo sfondo della tua foto è comunque una promessa, in tutti i sensi.
Dunque altra sconfitta a Roma, ma almeno per me c'è la magra consolazione che non abbia vinto Rutelli,il rampante, e mi chiedo: che avrei fatto, fossi stata romana? Forse non avrei votato,non so.Impigrita dal tempo e da un lieve malessere (frescata domenica dopo aver sudato)devo comunque riprendere il lavoro, ti abbraccio
Patrizia C.

Martina J. ha detto...

Deeeeeh, Giulio, cos'è questo post lunghissimo? Finora sono stata prode e ho letto tutto quello che scrivevi (anche se con un certo ritardo), ma stavolta per il momento passo...
Sono felice di sapere che ti hanno "liberato" (forse anche senza le virgolette). Anche io sono in una fase di liberazione, di altro tipo ovviamente, sto per fare un viaggio importante e spero di trovare la forza di superare alcuni miei limiti...
Per il momento ti abbraccio, spero che potremo vederci prima o poi. Martina J.

Alessandro ha detto...

Credo di aver letto tutto quanto hsai scritto, sia pure a pezzi e bocconi. E' stata dura, devo ammetterlo. Forse avrei fatto meglio a farmi una bella stampata. Tutta la mia ammirazione per la pacatezza e la chiarezza della scrittura. Forse non sono nemmeno sempre d'accordo con te, ma vorrei non esserlo con tanti altri di cui mi piacerebbe conoscere il pensiero, se l'avessero. A volta ho l'impressione che il problema sia qui. In margine a Roma: con un papa tedesco, un sindaco Alemanno non dovrebbe fare troppa specie.
Alex