(continua dal 6 marzo) ...quindi eccomi che, mentre cazzeggio alla grande, mi do all’unica altra attività del collettivo che non fosse giocare a carte: organizzare feste… feste da duemila persona, mica roba da poco. D’altronde così si dice: che la politica universitaria si fa con le feste e che con le feste si vincono le elezioni. “Panem e circenses” o meglio “alcol e circences” ma il concetto di fondo rimane lo stesso. E noi dunque a far divertire il popolo (in questo caso gli studenti) e a cercare di prender voti…oltre che a autofinanziarti. E nel settore festini la scuola del collettivo di economia era assolutamente eccezionale. Purtroppo non sempre i nobili principi guidavano le azioni: ricordo una acerrima discussione su come spendere alcuni soldi avanzati da una festa di autofinanziamento: “tenerli in cassa, magari per le elezioni a venire o andarci a fare una bella mangiata tutti insieme?” Da degli economisti cosa vi aspettereste? Beh il cibo non era malaccio ma secondo avremmo potuto mangiare meglio con quella cifra.
Contemporaneamente proseguiva una frenetica attività politica di Ateneo. A ben vedere là le cose erano decisamente diverse. Le cene di autofinanziamento non hanno mai arricchito i ristoratori toscani, e alle riunioni effettivamente dominavano i temi di interesse pubblico: resoconti del Senato Accademico dal nostro rappresentante, questioni quali affitti, alloggi, mensa eccetera. C’era di fondo una bella idea di sindacalismo studentesco alla quale sono sempre stato vicino. Comunque almeno avevo il buon gusto di tenere, almeno all’inizio, la bocca abbastanza chiusa. Sostanzialmente perché non avevo poi molto da dire e forse anche un po’ perché prima di parlare volevo cercare di capire un meglio quel di cui si trattava. Fatto sta che ho scoperto che le persone che stanno abbastanza zitte ispirano sicuramente più fiducia di chi parla. Anche perché quando si parla è più facile dire cazzate, o almeno nel mio caso è così. Quindi il silenzio mi aiutò a essere proposto come secondo di lista (su due, non scherziamo) per l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio alle elezioni di Ateneo. E io accettai sinceramente più stupito che onorato. Nessuno comunque mi aveva spiegato che era statisticamente molto poco probabile che passassi. Dove “molto poco probabile” è un dolce eufemismo per esprimere il concetto di “fottutamente impossibile”. Accettai dunque con un ingenuo entusiasmo e un poco di incredulità. Insieme a me, al primo posto in lista, si candidava Nicola, studente della facoltà di Architettura. Ora, si sa come gli architetti sian artisti e come tali imprevedibili, ma pochi si sarebbero aspettati che al momento di presentazione della lista il nostro Nicola si sarebbe svegliato male. Per presentare la nostra lista in rettorato prima delle altre infatti si facevano le corse a mattina: è cosa nota che chi è primo sulla scheda (in alto a sinistra) prende più voti ed è immediatamente riconoscibile. La mattina in cui si apriva la possibilità di presentare la lista dunque eccoci puntuali davanti ai portoni dell’ufficio preposto a portare gente, amici e conoscenti che venissero a firmare per la presentazione. Tutti i candidati ovviamente erano presenti, tutti tranne uno: il nostro Nicola che, preso da un umore improvviso, aveva deciso di non candidarsi. Immaginatevi una ventina di persone a mattino presto (dovrei forse dire prestissimo visto che eravamo tutti studenti universitari: categoria dal sonno protetto) tutte imbestialite contro una: Nicola fu velocemente convinto a non ritirare la candidatura, e non oppose molta resistenza. Ma d’improvviso mi ritrovai pure primo di lista. Fu così che la campagna elettorale prese man mano corpo. A dire il vero io non ci badavo tanto, feci qualche attacchinaggio notturno e poco più, agli amici che incontravo dicevo che ero candidato e basta. Alla fine però presi circa 700 voti che effettivamente non mi valsero l’elezione ma mi incoronarono la persona più votata nell’intera storia dell’associazione, e ancora detengo fieramente il primato.
G.J.B.
7 commenti:
Ciao, Giulio.
Mi rincresce leggere che la tua "latitanza" era dovuta al non stare bene - speravo che tu fossi felicemente a casa con amici e cari a divertirti.
Comunque, mi sono divertita moltissimo a leggere questo capitolo delle tua avventure "politiche" (oppure le tue politiche avventurose). Ho notato anche l'accenno alla "bocca chiusa", metodo usato all'esasperazione (mia) dai maschi nella mia famiglia italiana (essi sono gli anglosassoni, io sono "l'italiana"). Mi ha riportato alla tua riflessione sul silenzio ... beh, come sempre, il contesto è tutto.
Aspetterò con fiducia l'opportunità di discutere "l'autoaffermazione".
Un abbraccio grande.
laura
Ciao Giulio, tue notizie mi arrivano anche da altre fonti, quindi la lettura del blog ha per me soprattutto il gusto del testo autobiografico...che poi, siamo esserei umani, rimanda a ricercare nella memoria le proprie esperienze di candidati ed eletti. La mia più buffa è stata la carica di "proboviro" (SIC! Non esiste il corrispettivo femminile) della CGIL. La mia più impegnativa RSU (lista COBAS). E poi capoclasse alle elementari, forse la più gradita.
A parte le stupidaggini, ti voglio dire che sei sempre con me durante la mia giornata. Un abbraccio Anna M.
Ciao Giulio, incasinatissima su vari fronti ho poco tempo per leggere e scrivere ma il mio pensiero è con te comunque e sempre, un abbraccio più forte
Patrizia C.
Ciao Giulio, il trapianto è vicino..metticela tutta!!!!!! un saluto
Matteo B.
Caro Giulio, come il solito inizio la giornata guardando il blog (sì, è vero, è tardissimo, ma che siamo pensionati a fare?). La voglia sarebbe di parlare di te, del percorso di cura che va avanti, ma non voglio essere pesante e perciò ti racconterò invece di un mio recente successo "professionale". Camminavo sul marciapiede di via Gioberti, da Piazza alberti verso casa mia; davanti a me un signore di una certa età (70?) alto, dai capelli grigi, col loden, insomma una persona fine. Resto dietro a lui per un tratto: il mio passo sarebbe più veloce del suo, ma non c'è posto per passare e mi secca chiedere. A un tratto mi "sente" e mi fa strada, dicendo:"Ah, era lei che cantava". Senza averlo pensato mi sgorga uno "Scusi" consapevole del livello canoro. E lui: "Anzi,...un soprano....auguri per la scena!"
Il resto della strada verso casa l'ho percorso sollevata da terra:
Vorrei tanto che per te oggi fosse una buona giornata: Anna M.
caro Giulio, semplicemente un grande abbraccio
Patrizia C.
Ciao, Giulio.
Spero che tu sia riuscito a tornare a casa per il weekend e che tu sia riuscito a stare abbastanza bene per poterla godere ... e per poter assorbire via osmosi tutto il calore e l'amore e la forza che c'è in quella casa, insieme a tutte le onde di affetto e di auguri indirizzate a te - ovunque tu sia - dai tuoi fan/blogger/amici/stimatori.
Tieni duro e, ogni tanto, ricordati che qui siamo in tanti a tifare per te.
Abbraccio te e i tuoi.
laura
Posta un commento