martedì 4 marzo 2008

4 marzo - il donatore e il suo prossimo

ieri sono stato tutto il giorno a giro per Milano con i miei amici e a sera ero a cena fuori. Sono stato benissimo, ho avuto modo di stare in buona compagnia e di fare ottima conversazione. E in questi giorni in cui si aspetta il trapianto la conversazione non può che cadere sul nostro appuntamento. Dobbiamo dare per assodato il fatto che io non saprò mai l'identità del donatore. Queste sono le regole. Ovviamente chiunque non accetti supinamente la cosa è legittimato a porsi delle domande a riguardo: "perché non sapere l'identità del donatore?" che sottende a un: "è giusto che non si sappia?"... prima di ieri sera un buon senso istintivo mi aveva portato a rispondere semplicemente "sì" senza però neanche esattamente trarne una motivazione profondo. Per me era così, "a naso" era anche giusto così e così finiva la cosa. No, troppo semplice. Anche perché mentre la data del fatidico giorno si avvicina, anche gli interrogativi crescono... e come non essere grati a colui che, dall'altra parte dell'Oceano, si sottoporrà a un noioiso intervento al fine profondo di essermi tanto utile da salvarmi la vita? Come non essere immensamente riconoscenti, come avere debito più grande? Appunto, come avere debito più grande? Ecco perché, a mio avvviso, non è bene conoscere direttamente il donatore: poiché un debito di tale fatta è un peso con il quale è estremamente difficile confrontarsi in un qualunque rapporto umano, il rischio di storture sarebbe estremamente alto. Non solo, la cosa più bella di questo momento è forse in fondo proprio il fatto di non conoscersi, ma esclusivamente di riconoscersi. Riconoscersi come simili, come esseri umani, come prossimi. Il rapporto enormemente importante che si instaura tra me e il mio donatore è forse reso ancora più prezioso e grande dal fatto che è semplicemente un rapporto tra essere umano e essere umano. In fondo poco ci importa del sesso, della razza, delle idee politiche, della religione, e di ogni altra distinzione... non importa al donatore non importa a chi riceve. E poche cose sono tanto grandi quanto il gesto che andremo a compiere. E il fatto di non conoscersi e che l'identità verrà preservata nascosta ai due assume ancora maggiore rilevanza in quanto esclude il rapporto a due, ma postula e implica un rapporto superiore e più profondo: quello tra simili, tra prossimi. Altro aspetto dell'eccezionalità del gesto, è che esso avviene in fondo, in condizione di totale assenza di giudizio. Indipendentemente da chi io sia, da quel che ho fatto, da quel che voglio fare o farò, io ho la possibilità di avere il mio trapianto, senza alcun giudizio etico di sorta. Il che mette realmente per una volta, gli individui in condizione di parità: per una volta non ci sono giudici. Contemportanemente una situazione del genere sposta la mia gratitudine per la possibilità che mi è concessa di continuare a vivere, verso il mio prossimo. Poiché io sono il prossimo del nostro donatore americano, l'unico modo che ho per essergli grato è comportarmi conseguentemente verso il prossimo mio, alimentando dunque un circolo virtuoso, che spero e penso possa in fondo andare a influire anche sul nostro statunitense. Nostro o nostra, poiché appunto come si è visto per il donatore si dovrebbe usare il neutro, caso che purtroppo nella nostra bella lingua viene a coincidere con il maschile. Dove vanno i nostri sforzi adesso? Vanno verso il donatore che deve essere in forza e in salute e che non abbia intoppi nel mandare le sue cellule a Milano... poi starà al mio organismo dimostrare di essere realmente tollerante, tanto da accettare come proprio, un midollo che originariamente non lo sarebbe. In fondo il rigetto non potrebbe essere visto come una forma estrema di xenofobia? Beh per quanto mi riguarda porte aperte... a tutti, perché? Perché sono il mio prossimo...

vi auguro una buona notte

G.J.B.


4 commenti:

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio. E grazie. Leggerti oggi è stato un modo veramente splendido per iniziare la giornata. Sia sapere della tua bella giornata ieri, sia leggere le tue riflessioni sul "prossimo". E sono sicura che il sassolino che tu hai lanciato arriverà lontano.
BIG hug.
laura

Anonimo ha detto...

Sul tuo essere tollerante credo che nessuno abbia dubbi, perciò accoglierai senz'altro bene il dono che ti viene fatto.
La gratuità del gesto del donatore pone, come sempre, una domanda non banale: qual è l'impulso che ci spinge a compiere gesti positivi verso gli altri? Non so rispondere, anche se mi sembra che , più o meno assopito, faccia parte dell'essere persone (poi mi verrebbe da riflettere sulla differenza di genere, ma te lo risparmio). Personalmente mi sembra di fare qualcosa quando "dono" il mio tempo, perché questa è per me la cosa più preziosa che abbiamo. E poi è buffo, non ci poniamo problemi sulla donazione di sangue, non ci chiediamo da chi venga: allora è solo una questione di frequenza del dono, di minore invasività delle operazioni che servono alla donazione?
La riflessione sull'opportunità o meno di sapere chi è il donatore mi rimanda alla difficoltà di molti figli adottati che non riescono a riconoscersi senza avere notizia delle proprie origini biologiche.
Forse si tratta solo di rendersi capaci di accettare un dono, di non volerne discutere la gratuità e mi sembra che capire, come hai fatto tu, che siamo parte di una catena, sia l'atteggiamento più positivo.
Un bacio Anna M.

Anonimo ha detto...

Al di là delle buone notizie, di cui sono molto contento, questo penso sia il tuo articolo più bello per quello che esprime. Concetti come la generosità e l'altruismo si sono un pò persi ultimamente, ma tu hai saputo esprimere veramente bene quello che vogliono dire.

Un abbraccio a presto

Fede "il Lore"

Anonimo ha detto...

Leggo ora le tue parole così chiare e belle, semplici ed essenziali: non c'è niente da aggiungere, caro Giulio, siamo fiduciosi insieme a te nell'attesa.
Un abbraccio affettuoso a te e ai tuoi.
Loretta M.