domenica 2 marzo 2008

2 marzo - back in milan

Sono nuovamente a Milano, nella mia stanza, confortato da due giorni a Firenze di cui avevo sinceramente bisogno. I giorni della settimana scorsa, come ho detto sono stati duri: costretto nel letto dalle chemio ho sentito il peso della solitudine, lasciando per altro il racconto delle elezioni incompleto. Prima però voglio rincuorare chi si può preoccupare per il sottoscritto: i due giorni a casa hanno significato molto, ne ho approfittato per chiarire aspetti personali vari, e soprattutto per stare con amici vecchi e nuovi, guadagnando per altro un ottima forma di pecorino e ben due cipolle. Il risultato? Che ieri per somma gioia mia ho mangiato ottimamente, minore era la gioia di chi mi stava vicino, ma volete mettere il gusto di una buona cipolla cruda?

A parte tutto, oggi vi faccio partecipi di un altro capitolo delle mie elezioni. Le mie elezioni (o sputtanature come qualcuno le potrebbe chiamare) cap. IV. Ma in fondo almeno così rispondo al mio buon amico Piero, che l'altra volta diceva, a proposito di lamentele di mala politica, che dalle parole bisognerebbe passare ai fatti. Le mie elezioni infatti sono state sempre un tentativo (mal riuscito) di tradurre le idee, le critiche espresse in un azione politica concreta. Sostanzialmente comunque, dato per assodato che il sistema va cambiato, il problema è: come riuscire nell'ardua impresa: “è possibile riuscire a cambiare il sistema dal suo interno?” e ancora: “fino a che punto è accettabile il compromesso con le regole della politica?”. Se vi fosse una risposta sola, unica, cruda e univoca il gioco sarebbe fatto, la linea tracciata il dado tratto e il dardo scagliato... no, troppo semplice. Perché non ci complichiamo un po' le cose? Personalmente ritengo la questione estremamente spinosa. E infatti su questi interrogativi vi lascio perché la quarta parte de “le mie elezioni” va trattata con cura e ora son troppo stanco per farlo al meglio...


Un bacio a tutti e un abbraccio particolare a quelli che stanno a Tavarnuzze


G.J.B.


P.S. Ho seri problemi con la connessione... la cosa dovrà essere risolta al più presto...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Buon giorno Giulio, che dire, per ora di getto mi viene solo in mente che comunque questo insolito ( perchè praticamente non ti conosco ) legame che si è creato con te è forte e coinvolgente, ti penso sempre, che questa settimana porti cose sopportabili e proficue , un bacio
Patrizia.C.

Anonimo ha detto...

Oggi in biblioteca ho preso in prestito un libro pensando a te. Si intitola La traversata di Milano ed è di Maurizio Cucchi, che io non conosco (la mia ignoranza non mi stupisce per fortuna), ma dal retro copertina scopro essere traduttore e poeta. Spero mi dia qualche spunto per proporti una Milano migliore di quella che stai vivendo.
Noi siamo stati sul lago di Garda col sole e le montagne innevate intorno.
Ti auguro anche io una settimana il più possibile leggera. Riguardo allo scrivere, mi sembra assolutamente ovvio che i tempi siano i tuoi; i lettori non devono condizionarti. E poi, in crisi di astinenza abbiamo un sacco di materiale da rileggere! A presto. Anna M.

Alessandro ha detto...

La sfida che lanci è impegnativa: specialmente in periodo di elezioni. Avrei qualcosa da dire, ovviamente, ma aspetto che qualcun altro scopra le sue carte. E poi non vorrei essre preso troppo sul serio. Caèpita anche a te, a voi, di essre preseo sul serio su cose per le qiali non ve ne potrebbe importare di meno, mentre su quelle a cui tenete moltissimo gli altri non sono disposti a spendere nemmeno un inarcar di sopracciglio?
Alessandro

Piero ha detto...

Ultimamente ti ho un po' trascurato, ma davvero ho avuto tanto da fare, nel leggere la tua del 2 non posso fare a meno di invidiarti il pecorino, diventata a casa mia merce proibitaperchè purtroppo con l'età avanza anche il colesterolo., pensa che diversi anni or sono ero andato a scuola da un pastore sardo ( tal Ghisu), non so se era implicato nei sequestri di persona. Risultato avevo imparato a fare il formaggio, l'ho fatto per un pò di tempo fintanto che la Rita me l'ha proibito perchè diceva che gli impuzzolentivo la casa, se non sbaglio la tua zia l'ha assaggiato. Comunque mi ricordo ancora del rapporto che avevo instaurato con il Ghisu, le due cose più difficili sono state fargli credere che ero Sardo anche io, diceva che un vero sardo doveva saper parlare in dialetto, quando finalmente mi ha creduto voleva che lo studiassi, l'altro dubbio gli è venuto quando sapendo il mio mestiere, voleva che lo aiutassi a far partorire una mucca. Purtroppo poi la mia carriera di formaggiaio è naufragata per il divieto della Rita, non ho più visto il Ghisu, viveva in una spece di casa colonica ridotta quasi a rudere vicino alla Metro, ogni qualvolta mi capita di passare do uno sguardo, ma mi sembra non ci sia più nessuno. Per oggi chiudo di quello che hai citato nel tuo scritto ne parleremo in seguito. Un abbraccio