sabato 1 marzo 2008

1 Marzo - finalmente...

Sono stati giorni duri e difficili questi ultimi, su diversi fronti, non ultimo quello personale, che, proprio perché personale lascerò sospeso. Vi basti sapere che le cose vanno meglio e mentre Marzo batte alle porte di questo 2008 sto scrivendo abbastanza contento e positivo da quel di casa mia. Casa mia, quella vera, quella dove siete anche voi: due giorni nella mia (nostra) Firenze non sono abbastanza ma sono quanto per ora mi è concesso. Giorni difficili vi dicevo, fatti di lontananze, una stanchezza pressante e molti ricordi, rivalutazioni. Se dovessi descrivere come son stato vi direi semplicemente disteso nel letto sonnecchiando o ricordando i volti, gli episodi, e poche valutazioni sul presente o sul futuro. Non so se siano state le coperte, o la stanchezza o la natura stessa del ricordo che sottende alla solitudine, non sono in grado di comprendere bene come la natura fisica delle cose si compenetrasse con quella psicologica, o quanto fosse il contrario quanto fosse la mente a intralciare il fisico con la memoria di quel che è stato... strano sapore ha il ricordo: una quasi sensazione, e la coscienza precisa di essere stato felice. Lirismo spicciolo di queste parole da cui vorrebbe forse trasparire la mia passione per la musica e le atmosfere del tango argentino... lasciamo dunque un tono dato forse dalle nuvole qua fuori in favore di uno slancio nuovo che ammicchi al trapianto che devo andare a fare: quando?Non si sa ancora quando, domenica pomeriggio sono di nuovo su, lunedì controlli e analisi, martedì a fissare la data credo e poi... e poi...
lascio sospeso e mi getto su questi momenti di vita strana in cui a parte il gonfiore degli occhi e qualche crampo alle mani sto abbastanza bene. Lascio sospeso come i racconti sulle elezioni e sulla scuola, lascio sospeso come quel che riguarda la politica, lascio sospeso perché a volte serve silenzio e ricordo per poter riflettere e dare giusto slancio alla parola. Lascio sospeso perché c'è tempo, perché in fondo credo che siamo portati fin troppo spesso a tempi non nostri. Rispondo così a chi dice del bisogno di continuo aggiornamento a cui il vorticare di notizie ci ha improvvidamente abituato. Ammansendoci e lasciandoci lontani dalla pausa di riflessione, da quel momento di assestamento, di malinconia, di ricordo, di solitudine, di "bagno di tomba" che serve per poter andare avanti al meglio...
che ci volete fare? oggi mi sono svegliato retorico
(ma non voglio rileggere il brano, in parte perché mi fa fatica e voglio andare a farmi la doccia, in parte perché son curioso di vedere quel che ne viene fuori... chissà se si capisce qualcosa dicchè volevo dire)

a presto

G.J.B.

4 commenti:

Martina J. ha detto...

Ogni volta che leggo un tuo post tendo a cercare e isolare le cose che mi risuonano, che hanno a che fare con il mio vivere in questo momento. Una strana forma di egoismo forse? ^_^ Mi dispiace per la malinconia e la stanchezza che hai patito; a parte questo, per me il problema di gestirsi liberamente e autonomamente il tempo è un tema importante, che ha a che fare con la fiducia nel futuro e con il timore di perdere occasioni. Da quando sono all'università ho approfittato spesso della malattia (nella forma innocua e sopportabile dell'influenza) per ritagliarmi un po' di spazio per riposare e pensare a me stessa, per non sentirmi eternamente inseguita dai miei doveri. Sono belle riflessioni queste, grazie per averle condivise con noi. Un abbraccio, Martina J.

laura freeman ha detto...

Caro Giulio,
scrivo con un velo di incertezza (forse era questa una parte di quello che volevi comunicare?). La tua piccola sfida (che è arrivata dopo l’affermazione verissima di “a volte serve silenzio”) ha suscitato in me un senso di cautela. Certo, penso di capire cosa intendi – ma so che interpreto ciò che scrivi con il mio bagaglio personale.
Ogni tanto, mia sorella, una lavoratrice indefessa, si concede una “mental health day”. Un tipo di promemoria per sé del fatto che esista anche un mondo al di fuori del lavoro. Un intervallo, una pausa. Spero che queste due giornate a casa siano per te l’equivalente di una “mhd” e che ti aiutino nel tuo dover stare disteso, sospeso, sotteso.
E mi auguro che la doccia ti abbia fatto sentire pulito.
un grande abbraccio, anche ai tuoi.
laura

Alessandro ha detto...

Il silenzio serve a dare ragione del suono: quindi va tutto bene: è tutto nella norma. Ogni tanto tuttavia è bene rammentarlo prima di tutto a noi stessi. Le persone che non sanno staccare (e ne conosco) mi fanno un po' paura, come quelli che vanno in un un posto mai visto armati di mappe e guide. Non dico andare sempre senza cartine a guide, ma a volte ci si deve concedere la sensazione di non sapere esattamente dove si è per trovare poi da soli, con le nostre forze, la strada giusta. Qualche volta la strada giusta, poi, non risulta essere quella da noi prevista. Ho esplorato così Firenze quando ero ragazzino e parecchia campagna toscana (in motocicletta, con quella motocicletta!). E a Parigi ho scoperto il giardino delPalais Royal che moi si aprì da uno oscuro andito da me imboccato senza sapere dove andavo a finire in tutta la luce e la bellezza di un mezzogiorno di luce. Allo stesso modo ho anocra netta la visione della Certosa del Galluzzo dalla via delle Campora in un pomeriggio rubato allo studio ma dedicato tutto a me. Cosa stessi studiando, in compenso, non lo ricordo. E sul tre a zero alla Juventus (ogni tanto mi concedo anche questo), accompagnato a una visita domenicale alla mostra di Rosai, ti auguro una buona notte.

lapo ha detto...

Carissimo Giulio,
non pensare che ti abbiamo dimenticato.
Ti pensiamo col cuore e con la mente.
Abbiamo letto questo tuo periodo assai difficile e l'intelletto poco può accettare questa tua situazione, anche se vissuta da te con estremo coraggio. Ma non avevamo dubbi: sei una persona straordinaria. E andrà tutto bene.
Abbiamo una gran voglia di rivedere qualche tua fotografia.
Quando sarà, sarà una festa.
Qui a Firenze, oggi, mercoledì, c'è un poco di sole. Ma dicono durerà poco.
A presto, carissimo, a presto.

Gabriella - Mariella