lunedì 4 febbraio 2008

4 febbraio - è possibile un capitalismo solidale?

Mah... partiamo da dire come sto: sostanzialmente bene oggi mi son fatto una trasfusione di piastrine e ho 300 globuli bianchi (come gli Spartani alle Termopili) per il resto tutto procede "secondo i piani". Mi fa piacere aver aspettato qualche giorno per leggere i vostri commenti. Non ultimo quello di David sul blog di ieri. Il libro da cui sono tratte le frasi è quello del Dalai Lama. Rimango convinto della verità di quelle frasi. Anche se sono da

Che altro dire in questa premessa se non che la vastità degli argomenti trattati in seguito mi fa apparire piccolo? Beh comunque mi sembra bello portare avanti la discussione che sta prendendo pieghe a mio avviso interessanti anche se a volte leggermente predicatorie forse da parte mia. Beh se io predico allora a voi piace ascoltarmi... un saluto. Nei prossimi giorni tonerò magari a parlare di altro che non sia politica e società


G.J.B.


Stamani, mentre aspettavo i risultati delle analisi del sangue, seduto su una sedia scomoda nella sala di attesa del S. Raffaele pensavo ai vostri commenti, riflettevo su quanto discusso in privata sede con diversi di voi... Cercando di trarre conclusioni che fossero il più logiche possibile e più ancora riflettendo su quale possa essere il nostro ruolo nella società contemporanea. Il fatto stesso di introddure l'idea di società appunto mi porta a pensare a "chi è il mio prossimo" e come rapportarsi ad esso. Partiamo dal presupposto che rifiuto in toto una visione in cui tutto è costruito nella mia testa e il mio prossimo non esiste neanche. Mi muoverò quindi pensando che i miei simili siano effittivamente miei simili e mi rappoterò a loro in base alla mia esperienza. Concordo dunque con Matteo quando afferma che “non fare del male a nessuno” è il primo stadio per l'eliminazione di molta sofferena. Quel “non fare agli ciò che non vorresti essere fatto a te”. Il problema è cosa vuol dire danneggiare il prossimo. In una società globale e complessa come la nostra l'interrogativo etico diventa estremamente comlicato. È presumibile pensare che in un sistema medievale le cose fossero assai più semplici. Ma un San Francesco ad oggi chi sarebbe? E come si comporterebbe? Sarebbe possibile un nuovo francescanesimo ai giorni nostri?

Non so rispondere a questi interrogativi quel che intuisco è che viviamo in un mondo il cui sistema economico dominante si chiama capitalismo liberista. Sappiamo per esempio perfettamente che buona parte degli oggetti e prodotti che usiamo tutti i giorni vengono realizzati e prodotti in situazioni di grande disagio e povertà, spesso attraverso lo sfruttamento di manodopera minorile... “non fare agli altri...” io non faccio niente di male: compro. Ma comprando alimento un sistema che non condivido o meglio che sceglie deliberatamente di provocare sofferenza a chi lavora a proprio lucro e vantaggio. “non fare agli altri...”. Il punto è “sono compartecipe della altrui sofferenza” acquistando oggetti simili? Spesso si risponde che comunque almeno le aziende “sottopagano ma portano sviluppo e lavoro”. No. Questo non è accettabile. Portano sottosviluppo e sfruttamento poiché non permettono “know-how” né tantomento hanno intenzione di migliorare le condizioni dei lavoratori.

Ancora: tutti quanti teniamo soldi in banca. La maggior parte delle banche posseggono e trattano azioni in industrie produttrici di armi. Quanto sono responsabile di quella mina antiuomo di cui l'Italia è grande esportratrice? Quanto sono responsabile di quegli arti straziati ogni giorno?

Non più della maggior parte di noi. Ma credo che in qualche misura vi sia una responsabilità drammatica che non vogliamo vedere e che ci risulta facile accettare. Anche per il senso di schiacciamento che il nostro sistema ci porta. La mancanza di scelta, di un'alternativa praticabile. Con questo non voglio negare di essere consumista, non nego di essere nato e vissuto negli agi di un sistema capitalista. Non nego affatto tutto questo. Personalmente mi sento molto come chi predica bene e razzola male e probabilmente cerco solo un sistema per “farmela tornare”, per non fare troppo lo stronzo con il mio prossimo che comunque vorrei felice sia per altruismo sia per egoismo.

Cerchiamo comunque di capire quali potrebbero essere ad oggi le condizioni per cui un individuo possa vivere felice: abbiamo detto che sostanzialmente vi sono vari livelli di importanza: in primis ovviamente salute e cibo. Credo che tutti quanti vorremmo un mondo dove nessuno muore di fame e dove tutti sono curati adeguatamente e gratuitamente in quanto “esseri umani”. Un mondo dove se sei povero non muori di leucemia. Ma così non è, anzi. L'abbondanza alimentare di cui disponiamo è enorme così come lo spreco. L'assurdità del nostro sistema disumano e disumanizzato non ci concede invece nemmeno di poter far giungere a chi ha bisogno ciò che noi scartiamo. I pasti ospedieri non consumati per esempio vengono direttamente buttati via spesso ancora imbustati. Non capirò mai perché non possano essere dati in omaggio a chiunque voglia. No. Troppo difficile.

Ancora si può dire che per un individuo è importante una casa o meglio ancora un “riparo”. Per “riparo” intendo un luogo dove dormire senza evidenti motivi di pericolo per la salute. Un luogo dove stare e dove poter allevare la prole qualora ci sia. È un dato di fatto che la “casa” sia un punto di partenza per la felicità di un individuo piuttosto che di una comunità. Infine per la piena realizzazione di un individuo è importante che trovi giusta soddisfazione nel proprio lavoro poiché da esso dipende “la casa”. E al lavoro vorrei dare attenzione. “L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Quando il lavoro è tale e quando è sfruttamento? Qual'è il limite? Le attuali leggi sul lavoro, gli stipendi e i costi del mercato immobiliare non permettono a milioni di persone di poter andarsene dalla casa dei genitori. O per farlo devono indebitarsi a vita con le banche. Effettivamente in questo caso se i genitori sono riusciti a risparmiare abbastanza denaro da poter garantire una casa ai figli ecco che il denaro cessa di essere “accomulato” e invece viene effettivamente speso per la felicità altrui. Ma questo raramente è possibile. Contemporaneamente assistiamo impassibili mentre la maggior parte delle possibilità rimangono in mano a sempre meno persone, spesso le più spregiudicate e conseguentemente le più pericolose. La classe politica che abbiamo esprime in buona parte questa tendenza.“I clandestini andrebbero presi a cannonate” ricordate queste parole di pura intolleranza? “.Non fare agli altri...”. Oggi sono stati compiuti due attentati di matrice razzista contro una moschea di Milano. Tra dire e fare non ci corre poi tanto. “Non fare agli altri...”

Concordo con Piero che bisognerebbe andare verso un superamento del comunismo e di questo capitalismo selvaggio in favore di una terza via. La necessità di una nuova via è sotto gli occhi di tutti. Non si è ancora parlato dei danni ambientali che stiamo producendo. Per la prima volta da millenni daremo ai nostri figli un mondo in cui è più difficile vivere e sopravvivere perché lo stiamo distruggendo. “Non fare agli altri...”.

Dovremmo forse allora muoverci verso una forma di “capitalismo solidale” che redistribuisca le ricchezze. Personalmente non credo che nessuno di noi avrebbe poi in sostanza grossi problemi a togliersi qualcosa di “bocca” per garantire la sopravvivenza a altri nostri simili, al nostro prossimo. Ma questo discorso andrebbe forse fatto a livello statale. E invece spendiamo milioni di euro per armare soldati e mandarli a farsi ridicolizzare nelle così dette missioni di pace. Il tutto giustificato dal “prestigio internazionale”. Scommetto che se l'Italia usasse quei soldi per progetti di cooperazione e sviluppo davvero acquisterebbe prestigio internazionale. Ma invece si pensa a non alienarsi simpatie e voti delle forze armate. Appunto una classe politica sostanzialmente schiava dei voti e collusa con chi li controlla. La differenza tra chi faceva politica alla fine della guerra e chi fa politica adesso è lampante: specchio di un egoismo sfrenato i nostri amministratori tendono ad amministrare in primis i loro beni familiari e individuali. Anche perché in un momento di crisi come questo chi fa politica in un “partito di potere” ha quasi la garanzia di uno stipendio pur senza saper fare assolutamente niente e senza lavorare. Anzi spesso i nostri politici si garantiscono consenso dando lavoro... Mi rifiuto di pensare che la politica possa essere un mestiere. Neaenche l'amministrazione della cosa pubblica lo è in toto. Ho fatto politica per diverso tempo e non ho difficoltà ad asserire che la buona parte dei nostri consiglieri comunali si troverebbe senza lavoro se non facessero politica. Ma se Beppe Grillo invece di dire “vaffanculo” avesse proposto una legge di iniziativa popolare che assicuri ai politici uno stipendio pari a quanto prendevano prima di essere eletti? Con un tetto minimo e un tetto massimo. Così che chi non ha un lavoro non percepisce: ce li vedete D'Alema e Domenici senza stipendio? E invece no Grillo si è fatto portavoce solo di un malcontento dato sostanzialmente da una crisi ideologica e ideale che può essere superata solo se contrapponiamo a un modello di sviluppo economico un diverso modello di sviluppo. Un capitalismo solidale appunto fatto appunto in ultima analisi di una redistribuzione dei beni e delle ricchezze. Continuo a pensare che una ricchezza sfrenata è a mio avviso immorale e ingiustificata. Però se si parlasse di una effettiva redistribuzione dei beni che permettera al mio prossimo di farsi una casa più facilmente avremmo paura che ci venga portato via qualcosa. Quanti voterebbero un partito che ne parli apertamente? Così come abbiamo l'impressione che ci venga portato via qualcosa quando paghiamo le tasse. Ma voi chi credete che paghi le mie cure? Le tasse. Sono le tasse che mi permettono di vivere in questo momento. Né più né meno. Non avete idea dei costi dei farmaci che utilizzo. Eppure spero che tutti concordiate che è meglio avermi vivo. Spero. No, non ho idee particolarmente rivoluzionarie da proporre, non voglio l'abolizione della proprietà privata non ho intenzione per il momento di partire missionario o di dare tutti i miei beni materiali ai poveri. Non ho intenzione di smettere di comprare ciò che voglio. Non ho mai asserito questo come non ho mai asserito di non essere consumista. Non ho mai detto che non mi piaccia mangiare prelibatezze, vivere bene, bere buoni vini, fumare buon tabacco. Nonostante questo credo che sia possibile costruire un mondo più giusto, umano, più solidale. Gli interrogativi che mi pongo sono in primis basati sul “come non fare agli altri quello che non vorrei fosse fatto a me” che mi pare un punto di partenza per cercare di essere soddisfatto di me, di essere egoisticamente felice. Anche perché ho qualche problema se mi reputo uno stronzo. Continuo a ritenere che sia possibile cercare di condurre uno stile di vita di “compromesso con il capitalismo” senza sentirsi per questo più stronzi di tanto. La botte piena e la moglie ubriaca? Forse... ma forse son talmente cretino da sostenere che ambedue gli eventi possano manifestarsi contemporaneamente, che ci volete fare? Sono un ottimista che crede in un capitalismo solidale.


8 commenti:

Anonimo ha detto...

Avanti globuli, fate meglio che alle Termopili, forza tenete duro! ;)

Scherzi a parte sono contento che tutto procede come deve. Mi ha colpito molto il tuo post di oggi, anche e soprattutto per il problema del lavoro: giusto oggi è venuto fuori che l'Italia è il peggior paese europeo in fatto di morti bianche...e la gente tanto c'ha 10 bischeri in una casa di cui preoccuparsi.
L'idea di una terza via tra comunismo e capitalismo all'inizio del terzo millennio è una cosa che dà molto da pensare, e anche da su cui riflettere seriamente!

Ciao a presto Fede "il Lore"

Francesca ha detto...

innanzi tutto mi complimento con te per essere riuscito a tradurre in parole qualcosa che da molto tempo provo anche io e che in effetti non ero così lucidamente riuscita a esporre neanche con me stessa. E quindi anche ti ringrazio. Fa piacere che qualcuno ti aiuti a chiarire i tuoi propri pensieri. Poi, in secondo luogo, ti auguro buona notte. Un abbraccio,
Francesca M.

laura freeman ha detto...

Caro Giulio,
avendo forse esagerato nel mio commento al tuo precedente post, mi limiterò a dire EVVIVA per i globuli (YES WE CAN!), a suggerirti di leggere di Muhammad Yunus e Norman Borlaug e ad augurarti che i piani continuino a procedere come pianificati.
laura

Piero ha detto...

Poche parole, sono più che convinto che la politica non dovrebbe essere un mestiere, sono più che convinto che Grillo, non abbia fatto altro che dar voce ad un malcontento diffuso, sono più che convinto che alla maggioranza della gente non vada bene questo sistema di vita con annessi e connessi in cui non mi voglio dilungare. Ma noi cosa facciamo??? quando dico cosa facciamo non intendo critiche perchè è molto semplice, ma di proposte costruttive. Negli anni mi sono avvicinato diverse volte a dei movimenti politici, mi sono reso conto che nessuno sviscerava e cercava di analizzare le cose che criticava, ma sopratutto nessuno faceva delle proposte di cambiamento radicale, lo scopo finale era sempre il solito quello di fare carriera politica con la speranza di vincere la lotteria di poter entrare in parlamento ecc...
Ripeto la domanda ma noi cosa facciamo ? perchè non cerchiamo, ed io mi coinvolgo per primo, di scambiarci le nostre opinioni, di mettere i nostri cervelli sotto pressione per vedere se è possibile far scaturire qualche proposta innovativa. Ripeto penso che la stragrande maggioranza delle persone non sia soddisfatta del genere di vita che conduciamo, ma penso che dovremmo essere noi ad elaborare e a proporre delle idee innovative, i nonstri politici non hanno alcun interesse a cambiare le cose anzi cercano di continuare a mantenere lo status quo e continuare a prenderci per il culo. Parliamone, mi sembra che tutti noi si abbia il solito comune denominatore, vediamo di elaborare qualche idea innovativa a cerchiamo di portarla avanti

Anonimo ha detto...

Buon giorno Giulio, sono alcuni giorni che non mi faccio viva perchè come ho già detto solo al lavoro dispongo del mezzo, ed al lavoro in questo periodo ho veramente tanto da fare, ho giusto il tempo per leggere, ed ogni volta rimango colpita dall'accuratezza e profondità delle tue considerazioni, manca il tempo per scrivere quello che suscitano in me.Sono contenta che tutto si stia svolgendo in modo regolare, ti penso e ti auguro tutto il bene
Patrizia C.

David ha detto...

salve julius & blog. Intanto, miss laura freeman, nessuna offesa per me dai tuoi commenti dell'altra volta. Anzi, alla fine sono convinto che si possa arrivare a risultati simili con metodi diversi. Quanto ho scritto non era detto con cattiveria, ma si', con un certo e deciso intento critico.
Te julius hai detto la solita valanga di cose giuste (piccola precisazione, il ritenere che una realtà esterna ai tuoi sensori non esista, non significa che non esista il tuo prossimo, by the way).
Non sai quanto mi sono ossessionato ultimamente sul tema del vivere senza ledere, senza offendere e recare danno. Proiettando la cosa dal privato (rapporti interpersonali) al pubblico (politica estera, missioni di pace; esportazione della democrazia col napalm). Guarda, se ragioni per assoluti la conclusione non è rosea. Non puoi eliminare al 100% la sofferenza che le tue azioni comportano. Senno' finsci come i santoni che non si tagliano i capelli per non uccidere i pidocchi. Dato che non puoi essere buono al 100%, se cerchi un comportamento totalmente e pienamente coerente, non ti resta che essere una merda globale. Cosa non sempre facile. Ragionando per percentuali relative, invece, la situazione migliora. Diciamo che in un anno di risparmi in banca alimenti il traffico di un industria bellica che fornisce prodotti che in quell anno seccano o feriscono 10 persone. Il fondatore dell industria invece si prende la responsabilità di, magari, 50 anni di "attività", risultante in, diciamo, 1000 tra morti e feriti (sto sparando numeri a caso). Te hai fatto l'1% di danno, lui il 100%. Questa percentuale per te è accettabile? Se si', basta, se no, metti i soldi sotto i mattoni. Ma intanto sai quello di cui parli, e non sei uno zombie. Poi comincia a fare i conti con nutella, tabacco ecc. Io, comprando chitarre di cartone made in china, quanti morti sul lavoro avro' causato?
Io le mie percentuali le accetto, magari un giorno cerchero' di ridurle.
Paghe ai politici: pienamente daccordo. Loro pero' potrebbero obiettarti che, solo per fare una riunione e mettere daccordo una giunta su una discarica, ci vogliono 4 ore. E quel tempo chi glielo paga? Magari nel frattempo potevano vendere panini al lampredotto guadagnando i begli euroni. Io lavoro in un ambiente dove si fanno 300 riunioni al giorno; secondo me uno spreco di tempo. Eppure qualche meeting è necessario.
Capitalismo solidale: una bella teoria. Esattamente quello che io intendo quando dico che dovremmo mescolare il sistema americano con quello di alcune sinistre europee.
Ma non so se funzionerebbe. Voltaire diceva che uno deve coltivarsi il suo orticello. Forse facendo quello e con un po' di approssimazioni successive (che so, votare turandosi il naso la prima volta, turandoselo unpo' meno la seconda ecc), uno arriva ad avere qualceh risultato. Dico, ieri sera sono stato a un concerto, alle nove è iniziato, alle dieci e trenta è finito, alle undici e dieci in punto ero a casa, avendo attraversato TUTTA parigi, fatto un cambio di metro' e aspettato a una stazione! a firenze col cazzo, se aspetti l ataf.

Anonimo ha detto...

Giulio,hai mai sentito parlare della "Carta dei doveri" e dell'ICHD di Trieste?
Ti raccomando di dare uno sguardo in Internet , così la prossima volta che ci vediamo a Monza parliamo del dodecalogo laico di oltre 60 premi Nobel....
Non si può più parlare di soli Diritti.... Giddens a proposito della Terza via dice : nessun diritto senza responsabilità!

Anonimo ha detto...

Caro Giulio, ho perso un'altra volta il post! Visto che per i bischeri non c'è paradiso, provo a ridire, sintetizzando.
Le tue parole e i commenti di quelli che immagino tuoi coetanei mi colpiscono per la sostanziale vicinaza a quello che anche la mia generazione ha pensato. In un punto vedo la principale differenza: nella vostra attenzione all'individuo, al piccolo. Molti di noi la praticavamo, ma nella teoria prevaleva sottolineatura del generale (ogni riunione cominciava dalla situazione internazionale...).
Gli interrrogativi sono gli stessi, con da parte vostra forse maggiore consapevolezza della difficoltà a dar voce politica (in senso alto, ma anche in pratica) alle esigenze morali.
Stasera qui è l'ultimo di Carnevale, perciò cenetta a due con cenci. Li faccio ottimi, seguendo la ricetta di mammà; se li vorrai assaggiare sono buoni anche fuori dalle date regolamentari.
Lo sai che il tuo carnevale, col rito ambrosiano, dura fino a sabato? Baci spero con allegria. Anna M.