Allora iniziamo dalle buone notizie: QUESTO CHE HO FATTO E' UFFICIALMENTE L'ULTIMO CICLO DI CHEMIOTERAPIA: ENTRO UN MESE MI SOTTOPORRO' AL TRAPIANTO DI MIDOLLO. IL DONATORE IN POLE POSITION PARE SIA UN AMERICANO MA UN ITALIANO E UN CIPRIOTA SONO ANCORA IN LIZZA... STIAMO A VEDERE... A onor del vero ci tengo a precisare che il trapianto non avviene attraverso una semplice trasfusione non immaginatevi dunque cose cruente o miserrime per me... pare, magia del corpo umano, che le cellule trasfuse sappiano già da sole dove andare a posizionarsi. Trovo tutto questo affascinante.
Detto ciò oggi mi son fatto la lombare... spero di non avere effetti collaterali grossi che tuttavia non mi stupirebbero. Se per qualche giorno non doveste vedere il blog aggiornato beh... capirete perché. Comunque non fasciamoci la testa prima del previsto.
Per il momento sospendo un attimo la narrazione dell'ultima e terza parte delle mie elezioni, malgrado i numerosi complimenti ricevuti che sinceramente mi onorano assai... mi interrompo per ricordare qualche altro momento più o meno divertente del liceo, visto che è stato tirata in ballo la mia mancanza di rispetto per l'autorità costituita (che ancora un po'mi caratterizza), le mie sessanta assenze e quaranta entrate in ritardo... ma andiamo per ordine. Cronologico ovviamente.
Diciamo che i tempi della ribellione, covati i semi per un po'di tempo, iniziarono il terzo anno di liceo, corrispondente con i miei sedici anni... cambiai look, iniziando a portare maglioni sformati, i primi pantaloni larghi e forse i primi jeans un po'scampanati, e scarpe da ginnastica basse come voleva la moda del tempo... insomma mi feci un po' meno vittima dei gusti della mamma. Contemporaneamente nasceva la passione per Neruda, Garcia Lorca, e la poesia in generale, meglio se ispano americana. I primi amori (ovviamente tragicamente infelici), i primi brufoli, le prime contestazioni... insomma iniziò a farsi più marcata la mia individualità con tutte le contraddizioni di un adolescente. E cosa ne poteva far le spese se non il mio rendimento scolastico? Ero intimamente convinto che valesse di più leggersi una poesia di Garcia Lorca o scrivere di mio pugno piuttosto che stare a imparare a memoria la traduzione delle versione di greco da ripetere al momento dell'interrogazione e scordare il giorno dopo. Possiamo dunque affermare con una certa cognizione di causa che il mio metodo non era esattamente scolastico. Come forse ho già avuto modo di raccontarvi, passai all'anno seguente per il rotto della cuffia con quattro materie insufficienti (matematica, filosofia, greco e una quarta che mi pare fosse latino). Reputai saggiamente che era giunta l'ora di cambiare aria, visto anche il tanfo di ipocrisia stantia che caratterizzava il mio liceo. E dunque quando la vicepreside nonché mia professoressa di lettere chiamò mia madre a una chiacchierata di fine rapporto non trovò di meglio che definirmi con un certo disprezzo "un anarchico". La cosa non mi creò alcun problema e tutt'altro che dispiacere, anzi mi inorgolì pure... la reazione della mia augusta genitrice fu invece opposta: ancora oggi ritengo che fosse preoccupata e disperata sostanzialmente per un nonnulla. In fondo come si fa a dare così tanta retta a una professoressa che pronuncia la parola "anarchico" con l'erre moscia?
L'anno dopo,il penultimo, merito anche della novità di un diverso istituto, le cose andarono meglio. Respiravo un aria meno impostata e stupidamente oppressiva e la cosa mi fece riconciliare un po' con il mondo scolastico. A questo si aggiunse un via vai di supplenti di italiano che certo non mi diede le gioie di conoscere bene il Tasso e l'Alfieri ma che mi consentì qualche divertimento. Uno su tutti quando l'ultima delle supplenti (che poi fece anche le valutazioni finali) ci chiese candidamente cosa facessimo il sabato sera. Ecco subito una mia compagna tutta per bene pronta a raccogliere l'occasione per dare fiato alle corde vocali e mettersi in mostra: -io vado in discoteca-. "Ecco aperta," pensati tra me, "la fiera del banalità e della leccata di culo". Non mi sbagliavo troppo, l'intervento dopo, fatto da una mia compagna altrettanto compita fu -si, oppure usciamo tra amiche, magari andiamo al pub...- Il sorriso stampato sulla faccia a soddisfare l'insegnante. No era troppo, mancava in fondo quella faccia sporca che ci caratterizza un po' tutti quanti. Riflettei su quel che facevano davvero alcuni miei compagni, su qualche sbronza che ogni tanto mi prendevo anche io, e decisi tra me che il muro di omertà andava rotto. O forse non fu una decisione conscia, ma solo un caso. Fatto sta, che nel silenzio più totale, senza neanche alzare gli occhi dalla mia attività preferita in quelle occasioni (ovvero disegnare sul banco) esordii con un potente: - Io mi drogo- A ben vedere non era nemmeno vero, era una cazzata bella e buona, ma l'attimo di silenzio e il gelo furono di sicuro impatto. La povera supplente, giovane e presa sicuramente di sorpresa da tale risposta non trovò di meglio che da ribattere con voce calma quasi flebile: - ma non è una bella cosa- e io ancora con una freddezza che sinceramente a tutt'oggi mi meraviglia: - ma io lo faccio lo stesso...- Stavolta non ebbi risposta e a quanto mi è concesso ricordare la discussione sui nostri sabati sera non si protrasse molto oltre. Effettivamente l'irriverenza c'era quasi al limite forse della strafottenza, ma a dir la verità ho sempre cercato di farlo con una certa ironia, con fantasia, estro, con stile insomma come vorrebbe insegnarci il miglior Monicelli di "amici miei". E fu così che all'ultimo anno, quando finalmente iniziai a firmarmi le giustificazioni da solo, non ebbi più limiti. Si sa, all'utlimo anno di stare al liceo ti sei proprio rotto, io mi sentivo in un ambiente non mio: continuavo a dire e a sostenere il fatto che la mia presenza in classe era puramente accessoria se avevo assimilato le nozioni richieste. Continuo ancora ad essere di quest'avviso: facevo i compiti in classe, le intorrogazioni e studiavo (poco). In realtà a dirla tutta in alcune materie campavo anche molto di rendita su una certa simpatia che mi ero creato più grazie a occasioni di discussione con i docenti che dall'arruffianamento. E su una carta facilità di assimilazione, per esempio delle nozioni storiche mi aiutò non poco. Ma certo volevo giocare con le mie regole a iniziare dal presupposto che quel che studiavo lo facevo con i tempi e i modi che volevo io. Cosa me ne fregava a me di stare a sentire le lezioncine imparate per la maggior parte a memoria dai miei poco allegri compagni di classe? Meglio andarsi a fare una passeggiata, delle belle foto o studiare per i fatti miei quello di cui ritenevo di aver bisogno. Ricordo perfino con un certo piacere alcune mattinate passate in una sconosciuta sala di lettura vicino Santa Croce, in cui rimettevo apposto i miei appunti di Storia e Filosofia. Inframezzando l'attività con una passeggiata, una giusta pausa caffé e una conseguente fumata a seguire. Il tutto secondo i miei ritmi... quasi un sogno, specialmente quando a me si univa qualche compagno, o ancora meglio qualche compagna, di venutra. Ma non tutti i miei insegnanti approvavano la mia linea di pensiero. Accortomi di ciò questo forse aggiunse ancor più pepe al gusto di voler sfidare il potere costituito con un ironia portata quasi al limite. Basti dire che alla fine dell'anno avevo collezionato ben quattro libretti delle giustificazioni di cui almeno tre rubati dalla segreteria in un momento di distrazione del personale che li aveva lasciati incautamente incustoditi. Non persi tempo: individuato il timbro ufficiale non esitai a usarlo: ne presi una decina. Per me ne tenni tre e il resto li regalai all'intervallo a miei degni compari. Nei quattro libretti che collezionai quell'annata spiccano perle come "entrata in ritardo" con motivazione "ho incontrato il male di vivere" (cosa che per altro sottendeva a una certa verità) oppure: "accidia". Ricordo anche un più comune "cambio olio motore"... alla fine riusci comunque a cavarmela. Quanto ai libretti li conservo gelosamente e se il trambusto degli ultimi mesi non me li ha portati via sarò lieto di mostrarli appena posso ai più increduli miscredenti.
Non so se vi avevo già raccontato questi episodi, ma mi parevan comunque degni di essere ricordati in questa strana Milano, dato che ancora oggi mi regalano un sorriso come spero che lo regalino a voi. A onor del vero devo aggiungere una cosa, anche la mia insegnante di italiano di allora (finalmente era tornata quella di ruolo), benché fossi all'ultimo anno, cercò di punire tale atteggiamento di irriverente sfida e propose la mia bocciatura. Chiaramente il mio rapporto con le insegnanti di lettere nelle mura scolastiche non deve essere mai stato idiliaco. All'esame mi portò con l'insufficienza e all'orale mi chiese cose sulle quali non ero, come dire, esattamente ferrato. Ancora oggi l'interpretazione della "doppia vista" di Leopardi da parte di Walter Binni resta per me in gran parte un mistero. Ma non me ne faccio troppo cruccio in quanto ho scoperto che, eresia, si campa bene lo stesso. Di Leopardi potrei in compenso raccontarvi cose che non si studiano a scuola come per esempio che nel suo periodo di soggiorno a Roma spediva lettere al fratello in cui si lamentava dei prezzi e degli atteggiamenti delle prostitute locali... Ma queste sono altre storie che in fondo poco ci riguardano anche se forse ci farebbero apprezzare un po'di più gli autori che studiamo regalandoci anche un po' del loro lato umano.
Poco prima della mia malattia comunque ho avuto modo di riparlare con la detta professoressa, anche con un certo piacere. Ormai è diventata preside e dovevo andare quest'anno (ormai forse l'anno a venire) a insegnare fotografia nella sua scuola. Nel breve e cortese colloquio che abbiamo avuto mi disse: - a fotografare e sulle immagini sei proprio bravo.- io a ringraziare mi schermii un po'... - no, no, continuò lei, d'altronde lo sai che son sincera, a fare fotografie sei bravo... a scrivere no - Ringraziai e non dissi nulla, sebbene rimasi un po'perplesso e contrariato. Ma d'altronde cosa dovevo o potevo rispondere di fronte a tanta caparbietà?
spero vi sian piaciute anche queste di memorie e forse a domani per la terza parte delle mie elezioni... d'altronde si sa, un po'di suspance ci vuole
un abbraccio a tutti voi
G.J.B.
Detto ciò oggi mi son fatto la lombare... spero di non avere effetti collaterali grossi che tuttavia non mi stupirebbero. Se per qualche giorno non doveste vedere il blog aggiornato beh... capirete perché. Comunque non fasciamoci la testa prima del previsto.
Per il momento sospendo un attimo la narrazione dell'ultima e terza parte delle mie elezioni, malgrado i numerosi complimenti ricevuti che sinceramente mi onorano assai... mi interrompo per ricordare qualche altro momento più o meno divertente del liceo, visto che è stato tirata in ballo la mia mancanza di rispetto per l'autorità costituita (che ancora un po'mi caratterizza), le mie sessanta assenze e quaranta entrate in ritardo... ma andiamo per ordine. Cronologico ovviamente.
Diciamo che i tempi della ribellione, covati i semi per un po'di tempo, iniziarono il terzo anno di liceo, corrispondente con i miei sedici anni... cambiai look, iniziando a portare maglioni sformati, i primi pantaloni larghi e forse i primi jeans un po'scampanati, e scarpe da ginnastica basse come voleva la moda del tempo... insomma mi feci un po' meno vittima dei gusti della mamma. Contemporaneamente nasceva la passione per Neruda, Garcia Lorca, e la poesia in generale, meglio se ispano americana. I primi amori (ovviamente tragicamente infelici), i primi brufoli, le prime contestazioni... insomma iniziò a farsi più marcata la mia individualità con tutte le contraddizioni di un adolescente. E cosa ne poteva far le spese se non il mio rendimento scolastico? Ero intimamente convinto che valesse di più leggersi una poesia di Garcia Lorca o scrivere di mio pugno piuttosto che stare a imparare a memoria la traduzione delle versione di greco da ripetere al momento dell'interrogazione e scordare il giorno dopo. Possiamo dunque affermare con una certa cognizione di causa che il mio metodo non era esattamente scolastico. Come forse ho già avuto modo di raccontarvi, passai all'anno seguente per il rotto della cuffia con quattro materie insufficienti (matematica, filosofia, greco e una quarta che mi pare fosse latino). Reputai saggiamente che era giunta l'ora di cambiare aria, visto anche il tanfo di ipocrisia stantia che caratterizzava il mio liceo. E dunque quando la vicepreside nonché mia professoressa di lettere chiamò mia madre a una chiacchierata di fine rapporto non trovò di meglio che definirmi con un certo disprezzo "un anarchico". La cosa non mi creò alcun problema e tutt'altro che dispiacere, anzi mi inorgolì pure... la reazione della mia augusta genitrice fu invece opposta: ancora oggi ritengo che fosse preoccupata e disperata sostanzialmente per un nonnulla. In fondo come si fa a dare così tanta retta a una professoressa che pronuncia la parola "anarchico" con l'erre moscia?
L'anno dopo,il penultimo, merito anche della novità di un diverso istituto, le cose andarono meglio. Respiravo un aria meno impostata e stupidamente oppressiva e la cosa mi fece riconciliare un po' con il mondo scolastico. A questo si aggiunse un via vai di supplenti di italiano che certo non mi diede le gioie di conoscere bene il Tasso e l'Alfieri ma che mi consentì qualche divertimento. Uno su tutti quando l'ultima delle supplenti (che poi fece anche le valutazioni finali) ci chiese candidamente cosa facessimo il sabato sera. Ecco subito una mia compagna tutta per bene pronta a raccogliere l'occasione per dare fiato alle corde vocali e mettersi in mostra: -io vado in discoteca-. "Ecco aperta," pensati tra me, "la fiera del banalità e della leccata di culo". Non mi sbagliavo troppo, l'intervento dopo, fatto da una mia compagna altrettanto compita fu -si, oppure usciamo tra amiche, magari andiamo al pub...- Il sorriso stampato sulla faccia a soddisfare l'insegnante. No era troppo, mancava in fondo quella faccia sporca che ci caratterizza un po' tutti quanti. Riflettei su quel che facevano davvero alcuni miei compagni, su qualche sbronza che ogni tanto mi prendevo anche io, e decisi tra me che il muro di omertà andava rotto. O forse non fu una decisione conscia, ma solo un caso. Fatto sta, che nel silenzio più totale, senza neanche alzare gli occhi dalla mia attività preferita in quelle occasioni (ovvero disegnare sul banco) esordii con un potente: - Io mi drogo- A ben vedere non era nemmeno vero, era una cazzata bella e buona, ma l'attimo di silenzio e il gelo furono di sicuro impatto. La povera supplente, giovane e presa sicuramente di sorpresa da tale risposta non trovò di meglio che da ribattere con voce calma quasi flebile: - ma non è una bella cosa- e io ancora con una freddezza che sinceramente a tutt'oggi mi meraviglia: - ma io lo faccio lo stesso...- Stavolta non ebbi risposta e a quanto mi è concesso ricordare la discussione sui nostri sabati sera non si protrasse molto oltre. Effettivamente l'irriverenza c'era quasi al limite forse della strafottenza, ma a dir la verità ho sempre cercato di farlo con una certa ironia, con fantasia, estro, con stile insomma come vorrebbe insegnarci il miglior Monicelli di "amici miei". E fu così che all'ultimo anno, quando finalmente iniziai a firmarmi le giustificazioni da solo, non ebbi più limiti. Si sa, all'utlimo anno di stare al liceo ti sei proprio rotto, io mi sentivo in un ambiente non mio: continuavo a dire e a sostenere il fatto che la mia presenza in classe era puramente accessoria se avevo assimilato le nozioni richieste. Continuo ancora ad essere di quest'avviso: facevo i compiti in classe, le intorrogazioni e studiavo (poco). In realtà a dirla tutta in alcune materie campavo anche molto di rendita su una certa simpatia che mi ero creato più grazie a occasioni di discussione con i docenti che dall'arruffianamento. E su una carta facilità di assimilazione, per esempio delle nozioni storiche mi aiutò non poco. Ma certo volevo giocare con le mie regole a iniziare dal presupposto che quel che studiavo lo facevo con i tempi e i modi che volevo io. Cosa me ne fregava a me di stare a sentire le lezioncine imparate per la maggior parte a memoria dai miei poco allegri compagni di classe? Meglio andarsi a fare una passeggiata, delle belle foto o studiare per i fatti miei quello di cui ritenevo di aver bisogno. Ricordo perfino con un certo piacere alcune mattinate passate in una sconosciuta sala di lettura vicino Santa Croce, in cui rimettevo apposto i miei appunti di Storia e Filosofia. Inframezzando l'attività con una passeggiata, una giusta pausa caffé e una conseguente fumata a seguire. Il tutto secondo i miei ritmi... quasi un sogno, specialmente quando a me si univa qualche compagno, o ancora meglio qualche compagna, di venutra. Ma non tutti i miei insegnanti approvavano la mia linea di pensiero. Accortomi di ciò questo forse aggiunse ancor più pepe al gusto di voler sfidare il potere costituito con un ironia portata quasi al limite. Basti dire che alla fine dell'anno avevo collezionato ben quattro libretti delle giustificazioni di cui almeno tre rubati dalla segreteria in un momento di distrazione del personale che li aveva lasciati incautamente incustoditi. Non persi tempo: individuato il timbro ufficiale non esitai a usarlo: ne presi una decina. Per me ne tenni tre e il resto li regalai all'intervallo a miei degni compari. Nei quattro libretti che collezionai quell'annata spiccano perle come "entrata in ritardo" con motivazione "ho incontrato il male di vivere" (cosa che per altro sottendeva a una certa verità) oppure: "accidia". Ricordo anche un più comune "cambio olio motore"... alla fine riusci comunque a cavarmela. Quanto ai libretti li conservo gelosamente e se il trambusto degli ultimi mesi non me li ha portati via sarò lieto di mostrarli appena posso ai più increduli miscredenti.
Non so se vi avevo già raccontato questi episodi, ma mi parevan comunque degni di essere ricordati in questa strana Milano, dato che ancora oggi mi regalano un sorriso come spero che lo regalino a voi. A onor del vero devo aggiungere una cosa, anche la mia insegnante di italiano di allora (finalmente era tornata quella di ruolo), benché fossi all'ultimo anno, cercò di punire tale atteggiamento di irriverente sfida e propose la mia bocciatura. Chiaramente il mio rapporto con le insegnanti di lettere nelle mura scolastiche non deve essere mai stato idiliaco. All'esame mi portò con l'insufficienza e all'orale mi chiese cose sulle quali non ero, come dire, esattamente ferrato. Ancora oggi l'interpretazione della "doppia vista" di Leopardi da parte di Walter Binni resta per me in gran parte un mistero. Ma non me ne faccio troppo cruccio in quanto ho scoperto che, eresia, si campa bene lo stesso. Di Leopardi potrei in compenso raccontarvi cose che non si studiano a scuola come per esempio che nel suo periodo di soggiorno a Roma spediva lettere al fratello in cui si lamentava dei prezzi e degli atteggiamenti delle prostitute locali... Ma queste sono altre storie che in fondo poco ci riguardano anche se forse ci farebbero apprezzare un po'di più gli autori che studiamo regalandoci anche un po' del loro lato umano.
Poco prima della mia malattia comunque ho avuto modo di riparlare con la detta professoressa, anche con un certo piacere. Ormai è diventata preside e dovevo andare quest'anno (ormai forse l'anno a venire) a insegnare fotografia nella sua scuola. Nel breve e cortese colloquio che abbiamo avuto mi disse: - a fotografare e sulle immagini sei proprio bravo.- io a ringraziare mi schermii un po'... - no, no, continuò lei, d'altronde lo sai che son sincera, a fare fotografie sei bravo... a scrivere no - Ringraziai e non dissi nulla, sebbene rimasi un po'perplesso e contrariato. Ma d'altronde cosa dovevo o potevo rispondere di fronte a tanta caparbietà?
spero vi sian piaciute anche queste di memorie e forse a domani per la terza parte delle mie elezioni... d'altronde si sa, un po'di suspance ci vuole
un abbraccio a tutti voi
G.J.B.
21 commenti:
Ciao, Giulio.
Grazie per le belle notizie, per i sorrisi e la risata. Vado a letto con un inaspettato sorriso sulla bocca che non nuoce.
Dico anche l'ovvio ... la professoressa/preside si sbaglia (no, non sto parlando delle tue foto).
sogni belli.
laura
Dopo la borsa che ha chiuso con segno positivo un'altra buona notizia (ma chi se ne frega della borsa - MIBTEL ecc...!)
ciao Giulio, mi ero informata per quanto possibile, sulle modalità del trapianto, l'intelligenza delle cellule che troveranno la loro strada è davvero sorprendente.
Anche stamani mi sono divertita a leggere delle tue trasgressioni-provocazioni scolastiche, in qualche modo, forse perchè l'imminenza del trapianto è comunque un traguardo quasi raggiunto si sente nel tuo scrivere
della leggerezza,dell'aspettativa positiva, sei grande e la professoressa di lettere non aveva ben valutato la qualità delle immagini scritte.Riflessione: alla fine con tutti questi complimenti ti monterai la testa?
Ma sì montatela, un po' di sana autostima non fa altro che bene un grande bacio e buon fine settimana
Patrizia C.
Me li ricordo quei tempi... anche se certi retroscena, come quello dei libretti rubati, non li conoscevo... Ma d'altronde questo non è sorprendente, visto che io a quell'età ero profondamente immersa nell'innocenza (almeno dal punto di vista della scuola). Comunque posso testimoniare, insieme a molti altri, che le giustificazioni "accidia" e "ho incontrato il male di vivere" Giulio le ha scritte davvero...
Un abbraccio, sono felice per le buone nuove sul trapianto
Martina J.
E' vero, un sorriso me lo hai strappato. E poi tante considerazioni su come si fa l'insegnante. Non che non ci avessi già riflettuto perchè le intelligenze divergenti il problema te lo pongono, sempre che tu abbia voglia di riconoscerle. Se ti riesce di seguirne i percorsi però la gratificazione è notevole. Altra storia deve essere fare la mamma: io un po' delle storie che narri le sapevo da altra fonte e mi sento molto solidale con chi ha un figlio adolescente e non riesce a scorgere la strada che intraprende.
L'insegnante si può permettere più aperture, data l'assenza di responsabilità.
Senti, ma non è che ti sei messo a scivere per "merito" di quella professoressa? Io, come sai, mi sono messa ora a cantare perchè non hanno riconosciuto le mie potenzialità di bambina! (notizie sui cori, che intanto sono diventati due, alla prossima puntata).
Sono contenta delle notizie sulle cure; il percorso è difficile,ma va fatto e tu lo supererai alla grande.
Ti abbraccio Anna M.
P.S. bollettino sul coniuge: sta meglio. Questo perché ho avuto tre tel. dopo aver scritto che aveva l'influenza. Grande potenza del blog!
hahhahaaaa!!!! grande Giulio l'anarchico!!!! bei racconti....un saluto Matteo B.
Vincendo una innata ritrosia, ho deciso di postare un commento al tuo scritto del giorno.
Anche se competere in abilità letterarie con uno scrittore in erba è davvero difficile.
Un caro saluto dal leguleio fiorentino.
Jacopo
Ieri era il mio compleanno, e non potevo ricevere regalo migliore di questa bella notizia! Un abbraccio
Lore
che bella notizia!!! sono davvero contentissima..facci sapere come si sviluppa la cosa.
cmq giulio, che ridere, è bellissimo questo racconto della tua vita liceale!! non vedo l'ora di ammirare i famigerati libretti!!!
un abbraccio,
Roby
Caro Giulio, scrivere non mi è stato quasi mai facile, eccetto in testi ironici o sarcastici, per lo più nell'ambito sindacale e politico. La tua esposizione sulle candidature, di cui, come molti, aspetto il completamento, mi ha portato a ricordare alcune mie incursioni in politica. Direi che la fantozzata più grossa è stata nel '72. Dalla sinistra dc e dalle ACLI era nato in movimento che cercava di rompere la dc e portare una parte dei suoi votanti a sx. MPL questa la sigla e al progetto credevo. Mi ritrovai a essere non so se segretario o presidente e soprattutto candidato. Feci un intervento pubblico a Massa e Cozzile e un tentativo di comizio al mercato di Scandicci non riuscendo a distogliere nessuno da fare la spesa. Quell'anno a sx si presentarono in molti e tutti puntavano al quoziente in Lombardia. Risultato: nessuno ottenne il quoziente intero e lo Psiup non ebbe deputati, in tutto 800.000 voti a puttana. Dopo la sconfitta ci fu un fuggi fuggi per lo più da parte di chi con la politica portava il pane a casa, chi nello psi, chi all'ovile. La maggioranza scelse comunque di sciogliere il partito, io naturalmente facevo parte della minoranza che con altri resti dopo un po' costituì DP. Comunque non sarei andato in parlamento. Lo sforzo, mi sembra, fruttò 33 voti! Ciao e alle prossime cazzate, Carlo
Caro Giulio,
quella del trapianto è una notizia bellissima! Bellissima!
***
sulle elezioni, sono in trepida attesa del racconto sull'"università" ... ;)
("l'altro" leguleio fiorentino, ovviamente secondo all'amico J.:-))Mauro M.
Grande notizia quella del trapianto!!!
La cosa più bella del tuo ultimo racconto è stato ripensare a quelli anni e che la maggior parte dri tuoi skatch(o come si scrive) li ho vissuti in prima persona!!!
Ciao a presto
Fede "il Lore"
.... vado matto per le buone notizie!
per quanto riguarda gli aneddoti del liceo... beh, sono sempre spassosi... io una volta mi sono fatto trascinare fuori dall'aula con la camicia rigirata a mo' di camicia di forza urlando e scalciando, con i miei compari che chiedevano alla prof di fisica se mi potevano portare in infermeria...
Ciao Giulio,
ho provato ripetutamente a telefonarti nei giorni passati, a seguito del tuo sms relativo al donatore americano. Non ci siamo sentiti, quindi ti scrivo. In mezz'ora mi sono rimesso in pari con la lettura del blog e devo dire che questi ultimi post sono davvero notevoli, scritti con stile lucido e tagliente. Narrarsi la propria epica personale, rimestare nell'amara arcadia del liceo, susita sempre forti emozioni. Il prossimo livello di stesura è portare tutto in endecasillabi sciolti. Poi magari prova a tradurlo in esamtri latini... Ieri a Pistoia, nella nuova bellissima biblioteca pubblica (splendida, davvero, quando sono entrato mi è scappato un ingenuo: che bello pagare le tasse) ho presentato - insieme a Francesca Matteoni - ancora una volta i due libri di Franco Buffoni (http://www.francobuffoni.it/)
ossia Guerra e Più luce padre, alla presenza dell'autore e di Barontini, dell'Istituto Storico della Resistenza. Abbiamo parlato a lungo di disobbedienza civile (non solo di Thoreau), dei professori universitari che non firmarono per il fascismo, dei fatti della Sapienza, di dialogo e ragionevolezza per uno stato di diritto, di Don Milani e dell'obbedienza che non è più una virtù, dei pericoli dello stato etico... Ovviamente ti ho pensato. E mi sono rivenute in mente le celebri parole di Gramsci: pessimismo della ragione e ottimismo della volontà. Un abbraccio
Tom
Visto che siamo a fare outing liceale, che dire di quella volta che a un tratto venne a mancare la voce e la presenza del supplente di filosofia, con grossa sorpresa mia e del mio compagno di banco che non ci aspettavamo di dover per ciò interrompere la nostra partita di morra cinese?. Qualcuna ne ho subita anch'io, come quando dovetti ripescare dalla strada un gruppetto di simpatici allievi che avevano preferito fare a pallate di neve (capita così di rado a Firenze!) che ascoltare alla quinta ora del sabato la mia lezione di letteratura italiana. E un'altra molto divertente fu quando richiamato da un certo clamore mi affacciai nel lungo corridoio del liceo scientifico in tempo per vedere uno dei miei allievi, con altrui giubbotto di pelle prelevato dall'attaccapanni, a cavalcioni di un banchino, spinto da altri compagni, che simulava di guidare una motocicletta (easy rider) con tanto di vroom vroom.
All'università: un mortorio: le cose più animate sono i consigli di facoltà.
A proposito, bisognerebbe leggere "Diario di scuola" di Pennac, da pochi giorni in libreria.
Pur avendolo fatto in privato, mi complimento pubblicamente del raggiungimento della 1° tappa importante del tuo percorso terapeutico, ritengo che dopo fatto il trapianto inizi una fase di assestamento meno travagliata di quella attuale. Il commento che mi hai chiesto sulla chiaccherata politica di sabato 16, è brevissimo, PERCHE' NOI TUTTI INVECE DI ESSERE CRITICI NON CERCHIAMO DI ESSERE PROPOSITIVI ? Mi piacerebbe che tutti quelli che io definisco ben pensanti analizzassero in modo critico le malefatte della politica e dei politici, ma successivamente si facessero proposte concrete di cambiamento. Io purtroppo sono troppo datato per poter sperare di vedere dei cambiamenti radicali realizzati, ma mi piacerebbe far parte di un gruppo di persone che possano elaborare e portare avanti un nuovo sistema di società,di costituzione,di amministrazione e di organizzazione che noi vorremmo venisse applicata. so che forse è un'utopia ma pensi che quelle di Cristoforo Colombo, di Lindberg ecc. non fossero utopie, però hanno avuto le palle per portarle avanti, ciao
Caro Giulio, la storia dei libretti è spassosissima, e mi rivela un lato di te che mi avevi sempre accuratamente nascosto. Pensare che hai fatto quelle cose con alcuni che sono stati miei colleghi mi riempie di buonumore. Certo se ti avessi avuto come allievo in classe e tu mi avessi presentato una giustificazione di ritardo per 'accidia', forse ci avrei riso sopra, ma 'cambio olio motore', no non l'avrei sopportato e ti avrei fatto un cazziatone epocale. Ma lo sai, io sono un prof severo e anche un po' rigidino, pur riuscendo ad avere un buon rapporto con gli allievi (temo anche che un paio di sconsiderati vadano a studiare lettere...). E poi tutto sommato mi accorgo anch'io di avere un rapporto più saldo con gli allievi fuori dagli schemi, magari disordinati e lavativi, ma che hanno dei guizzi di intuizione e creatività che in genere i precisini non riescono ad avere. Dunque ti avrei apprezzato, come del resto ti apprezzavo da allievo privato (però, diciamola tutta, col greco ci avevi litigato da piccolo!).
Spero la domenica ti passi serena. Un abbraccio
dal prof
Da inguaribile ottimista spero che questi giorni di silenzio siano dovuti alla presenza accanto a te di Amal, degli zii (che non ho trovato a casa e perciò immagino con voi) e magari di amici con i quali passeggi per una Milano finalmente primaverile. Se non è così spero tanto che tu stia presto meglio, anche perché non credo che tu ci abbia amcora raccontato tutto.
A Firenze bel cielo luminoso, Carlo guarito, ma con la sensazione che gli sia passato sopra uno schiacciasassi. Dunque casalinghi, dopo una passeggiatina nelle ore calde.
Ti pensiamo, un bacio Anna M.
Leggo con gioia la bella notizia,
sei un grande e tienici aggiornati.
Ciro lato SUD
Ciao, Giulio.
mi mancano le tue parole ma mi sono divertita molto a leggere quelle dei tuoi fan. Anch'io, come Anna, spero che tu abbia passato un buon weekend. Anch'io ho cercato i tuoi zii e dedotto che fossero con te. Anch'io spero che tu stia bene - o almeno decentemente.
Per ora ti auguro un sonno ristoratore e sogni belli.
un abbraccio forte.
laura
Sono un po' stufo di leggere sempre le stesse cose da un paio di giorni: colpa probbilmente dei media che mi hanno abituato male. Sono talvolta affamato in modo nevrotico di novità. Intanto mi è toccato saltare la prima lezione del corso (prima si inizia prima si finisce) per un consiglio di facoltà straordinario finito nel caos. Per il resto, mi sembra già di essere ad aprile (dolce dormire) e invece siamo solo a fine di febbraio. Sarà colpa di queste giornate uggiose un po' grigie e calde. Come passatempo - roba da archivista - mi sto divertendo a scannerizzare le mie foto in B/N a cominciare dal 1971: ci sono dellel cose divertenti e sorprendenti, un po' come sfogliare un album di foto, ma meglio, perché girano da sé. E poi non sono solo le migliori (da questo punto di vista avrei qualche imbarazzo a scegliere): sono tutte e bellissime. Hanno il sapore dell'inedito. Penso che potrei utilizzarne qualcuna per fare qualche soldo. A parte questo, devo dire che le operazioni di ripetuta e prolungata scannerizzazione favoriscono il torpore, quasi come guardare la TV o leggere un buon libro. Non parliamo delle conferenze. A presto.
Alessandro
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