mercoledì 20 febbraio 2008

20 febbraio - serenità e le mie elezioni (parte II)

Iniziamo dalla notizia e quasi mi fa paura scriverlo che l'umore è abbastanza buono. Malgrado cattive nuove ovvero che domani mi aspetta una "lombare" e il rischio di effetti collaterali quali mal di testa, fotofobia e dolori muscolari vari sia alto, ciò, incredibilmente non mi scoraggia particolarmente. Non vi so dire il motivo preciso di tale atteggiamento sereno nei confronti di questa esistenza, diciamo che è il risultato di un accettazione faticosa del dolore fisico come parte di essa scollegato però dal dolore mentale che forse è da temere pure di più... Cerco dunque di mantenermi in equilibrio precario di serenità, composta da un certo distacco e dalla certezza che la cosa che maggiormente mi può aiutare è combattere l'ansia e l'isteria nei confronti di un futuro che appunto ancora non esiste. Spero di avere la forza di non cedere quando starò male conscio che la condizione di dolore fisico è passeggera e mutevole, come tutto d'altronde. In realtà se si riesce appunto a eliminare l'ansia data dalla paura del dolore fisico, oltre a dare prova di un certo carattere, si può riuscire soprattutto a vivere con una certa serenità anche questa fase di malattia. Anche in passato mi sono reso conto che l'attenzione al presente insieme alla certezza della "vacuità" delle cose mi ha portato un certo giovamento al quale probabilmente sto cercando di nuovo di affidarmi. Forse paradossalmente mi inquieta quasi lo svelare dei processi mentali che fanno giungere a una certa serenità. E allontaniamoci dunque da tali intime cose per dirigerci verso la seconda (ma non ultima) parte delle mie candidature. Innanzitutto scusandomi verso chi legge le cose in tempi brevi, come coloro che hanno lasciato i primi quattro commenti. E'infatti vero che la prima stesura, per quanto ben scritta, spesso venga pubblicata senza nemmeno essere riguardata (mi perdonate?)... il fatto è che per scrivere, specialmente per farlo bene (se non al meglio), si necessita di un certo labor limae e di almeno tre momenti di revisione. Il giorno dopo a mente fredda sarebbe ancora meglio. Ora ad esempio ho corretto e migliorato il precedente post: scorre meglio, ha meno ripetizioni ed è più ricco di particolari. In sostanza a mio avviso arriva di più e dice meglio quello che vorrebbe dire... fatta questa premessa mi avvio alla stesura del continuum della storia delle mie candidature che annoverano una sola vittoria: quella a rappresentante di classe l'ultimo anno di liceo. A onor del vero prima di proseguire nella narrazione vi dirò anche degli indiscutibili vantaggi del potere: "il potere logora chi non ce l'ha" disse una volta qualcuno che porta il mio stesso nome. Ne ebbi riprova quando all'inizio di una noioisissima ora di lezione di latino, fui convocato in presidenza. Gli occhi della classe mi si puntarono addosso come dire: "cosa hai combinato?" e io pure mi feci la medesima domanda. Ma l'interrogativo si trasformò in invidia quando me ne tornai un ora dopo carico di panini... sostanzialmente il forno per distribuire le merende agli intervalli era stato deciso in gara d'appalto ma l'ultima parola spettava agli studenti. E dunque i loro rappresentanti erano stati chiamati in causa come assaggiatori ufficiali. Ancora non so se fu maggiore il piacere della mangiata o di perdere l'ora di latino. Al secondo anno di liceo comunque, per quanto deluso dalla inutilità delle mie proteste sul fumo, avevo messo su una lista mia... quattro persone in lista, un programma non male non bastarono all'affermazione delle nostra idee. Di nuovo la democrazia ci diede per sconfitti. Quell'anno non feci ricorso ad alcuna merenda, ma le mie doti di affabulatore erano ben poca cosa e per quanto avessi lavorato come un mulo l'anno precedente per la scuola, prendendo parte attivamente alla vita studentesca, la cosa non fu premiata. Ricordo che non fu un disastro, ma non ebbi affermazione anche in virtù di una lista molto forte che portava avanti idee simili alle mie attingendo al mio bacino di voti. Almeno passarono due miei amici... comunque sia la vera ennesima disfatta la ebbi in consiglio di classe, quando presi un voto: il mio. E su quel voto, forse qualcuno ricorderà ancora, si aprì un piccolo giallo. Per motivi a me arcani era considerato cattivo costume votarsi da soli. Personalmente non ci vedo né ci vedevo assolutamente niente di male in virtù del fatto che se il voto è espressione di fiducia e uno non ha fiducia nemmeno in sé stesso, in chi ce la deve avere? Vero è che può essere un atto di galanteria tra contendenti votarsi reciprocamente, ma in fondo come si vide, nessuno aveva avuto tale riguardo per me... l'avrei dovuto forse avere io per gli altri? Il sentire comune tuttavia non riteneva consono votare sé stessi e dunque io, conscio del rischio di prendere avere poco consenso, e conscio del fatto che i voti erano riconducibili tramite la grafia a chi li aveva espressi, non trovai di meglio che camuffare il mio modo di scrivere. Il risultato è noto, il mio migliore amico su cui potevo contare era a casa ammalato e il mio voto fece segnare l'unica crocetta sotto il mio nome alla lavagna dei candidati... Quando, a elezioni finite, partì la caccia a chi aveva dato quel voto solitario e fui ovviamente accusato di esseremi auto-votato la mia difesa fu strenua. Negai tutto portando a riprova che la grafia non mi apparteneva. Essa effettivamente risultò diversa e il basso stratagemma funzionò: la dignità fu salvata e l'incidente presto dimenticato. A dire il vero mi rendo conto adesso di come sarebbe stato molto più degno difendere la mia scelta che in fondo niente aveva di male, e spero che mi perdoneranno i miei compagni di allora per una piccola bugia che rese più tollerabile l'ennesima sconfitta... delle vittorie in fondo non c'è gran gusto a parlare. Curioso però come ogni anno successivo al secondo, in tutte e due le scuole che ho visitato, fui indicato tra i papabili per la rappresentanza di istituto. Probabilmente alla terza volta ce l'avrei pure fatta: avevo raggiunto l'età minima e l'esperienza necessaria per ispirare un po'di fiducia, ma a dirla tutta mi ero rotto... in fondo la battaglia persa sul fumo mi aveva convinto che i rappresentanti di istituto contano il giusto e avevo dunque perso quella lena che aveva caratterizzato il primo anno. Anche il lavoro per la scuola nel secondo anno era venuto meno. Dov'era la coerenza nel presentarsi se non avevo alle spalle una solida base di fatti creati con la fatica dell'anno prima? Ricevetti un solo complimento per tale coeranza dal mio amico Jacopo allora ancora non surfer: -ce ne fossero di più di persone come te!- mi disse per i corridoi del primo piano. Me le ricordo ancora tali parole e le porto strette al cuore, la sorte vuole che sabato io e lui fossimo, insieme agli altri legulei e Piero, a fare lo Statuto e ragionar di politica. Tornano invece a tempi più remoti il mio impegno di allora si profuse più verso i giornalini studenteschi, le riunioni di redazione e verso altre cariche. Solo l'ultimo anno, quando ormai avevo cambiato scuola, mi dedicai di nuovo alla rappresentanza intesa sempre più come una sorta di sindacalismo. Strenue battaglie per i diritti veri o presunti dei miei compagni. E in tal caso il ruolo migliore era rappresentante di classe. Il mio eloquio si era fatto migliore e effettivamente la capacità di rompere i coglioni era evidente a tutti quando mi mettevo a discutere con i professori. A mio vantaggio avevo il fatto che il rispetto per l'autorità, da non confondere con il rispetto per la persona-professore, non l'ho mai avuto (purtroppo o per fortuna). Le discussioni furono arroventate e forse portarono anche qualche frutto se qualche tempo fa un email ricevuta in occasione della mia malattia ricordava ancora con piacere che io ero stato l'unico a difendere una mia compagna in difficoltà durante un'interrogazione di matematica. A mio svantaggio avevo a fine anno sessanta giorni di assenza e quaranta entrate in ritardo. Però quando c'ero funzionavo...o almeno ancora ne ho l'illusione.

un bacio, sperando che gli effetti collaterali mi permettano di scrivervi presto la mia terza puntata.

G.J.B.

P.S. Ma se scrivo queste cose, come faccio a scrivere la tesi? mi chiedo cosa sia più importante scrivere, per ora, poiché sono un pigro e un godurioso, mi son sempre dato a ciò che mi dava maggior piacere e costava meno fatica, ma in fondo forse nella mia condizione mi è concesso... o anche questa è una scusa ma tant'è!

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Giulio, intanto un grand in bocca al lupo per la lombare di domani!!!

E poi quella storia del voto "contraffatto" non me lo ricordavo! Sei un genio!!! Comunque ti sei dimenticato di scrivere uno dei motivi fondamentali di quei sessanta giorni di assenza l'ultimo: avevi incontrato il male di vivere!!! Confermo la tua genialità!!!

Un abbraccio ciao a presto

Fede "il Lore"

Ps: ci stiamo organizzando in 2/3 per venire a trovarti e portarti un pò di sana fiorentinità!!!

Anonimo ha detto...

Ciao Giulio, stasera a letto presto per tenere compagnia al coniuge mezzo ammalazzato (influenza per ora leggera, speriamo che il vaccino lo protegga). Carlo ti ha mandato per mail un articolo dal Manifesto di ieri perché ci sembrava interessante il libro di cui parla.
Sono contenta che tu sia su di maorale. A presto, Anna M.

Anonimo ha detto...

Sui sessanta giorni di assenza vorrei maggiori dettagli (sono pur sempre un proffe...), ma la curiosità può essere insana in questi casi.
Quel che mi colpisce è la pervicacia nell'affrontare i perversi (talora) meccanismi della democrazia: il vecchio Bob, bisogna dirlo, ti ha segnato profondamente! Mi chiedo se in parlamento qualcuno abbia usato lo stesso trucco del voto mascherato, anche se temo che tutti conosciamo già la risposta.
Il racconto del disegno è strepitoso, ma lo è ancor di più il tentativo di riscattare a livello estetico quei disegni: quella bambina ti perseguita ancora! rassegnati, le bambine disegnano sempre meglio, bisogna tu te ne faccia una ragione. Mi hai fatto tornare alla memoria i miei disegni di quando ero all'asilo (da me frequentato solo a cinque anni, per casalinghitudine coatta): ero l'unico a non saper scrivere il mio nome (non scherzo) e firmavo i disegni col cognome in stampatello. Avevo però riempito le pareti, illudendomi di essere un piccolo Giotto. Convinzione rafforzata alle elementari, dove avevo cominciato a fare disegni che illustravano metafore, tipo "il cammello è la nave del deserto" (e giù un legionario sul cammello) e così via (guardavo un sacco di fil di avventura ed ero come una spugna, assorbivo tutte le parole che non conoscevo). Solo alle medie, di fronte a un severo prof di disegno, mi sono reso conto di essere un assoluto incapace: e ancora non mi sono ripreso.
Resta valido quel che ci siamo detti prima sulla chat: ben lieto di essere superato.
Un abbraccio
il prof

Alessandro ha detto...

Apprendo con apprensione dell'influenza di Carlo, ma lasciamo perdere e facciamo prima a lui gli auguri di pronta guarigione e poi gli scongiuri. Dunque, mi sono molto divertito a leggere le tue esperienze di democrazia, diverse dalle mie ma non nei risultati personali. Sono d'accordo con te sull'autovoto, una pratica che ho sempre osservato, per gli stessi motivi che dicevi tu e che, se non erro, diceva anche Churchill: siamo in buona compagnia. Una vittoria la ricordo, però, proprio in qualità dio rappresentante dei genitori della classe di Francesca al Dante, la quale classe non era mai andata in gita per ben quattro anni, stante la indisponibilità degli insegnanti. Essendo stato da quella parte del mondo ben capivo tale atteggiamento, ma essendo stato anche figlio e scolaro, essendo di buona memoria, capivo benissimo anche lo stato d'animo degli studenti che volevano andare in gita. Affrontai dunque il discorso osservando che se era una questione educativa non si vedeva perché una parte della scuola doveva esserne esclusa, se poi gli insegnanti ritenevano che non fosse una questione educativa, avevano il loro consesso dove esprimersi in tal senso e modificare di conseguenza le decisioni dell'istituto in proposito. Visto che ciò non era avvenuto si dovevav concludere che anche per gli insegnanti la gita faceva parte dell'educazione e quindi non si poteva escludere la classe da un progetto educativo consacrato dall'istituto. Non è un riassunto, anzi, probabilmente usai anche meno parole di quelle che ho scritto qui. Con mia somma meraviglia e dei rappresentanti degli studenti la mia orazion picciola fu accettata e con mio esborso di denaro, oltre a quello degli altri genitori, gli studenti di quella III liceo poterono vedere il Belgio e assaggiare la cioccolata ivi prodotta. Vittoria di Pirro? Ancora non lo so.

laura freeman ha detto...

Caro Giulio ti scrivo … ti scrivo anche se vista la giornata che ti aspetta ho un forte senso di pudore (parola usata da una delle poche persone che scrivono sul tuo blog che io conosco e parola molto eloquente, dal mio punto di vista, per descrivere le sensazioni che provo ogni volta che scrivo, nonostante la tua ospitalità) e anche se ci sono troppi argomenti da affrontare (ho ben presente che non ho ancora risposto a David, ma posso dirgli soltanto che non ho MAI voluto W, ho sofferto TANTO con W come “presidente” e spero CON TUTTO IL CUORE che adesso riusciremo a levarlo di torno con tutto i suoi nessi e connessi) … tanti argomenti, dalla politica ai ricordi, alla scuola, al mondo, alla vita, al dolore, alla sofferenza, alle speranze (che, come dice Obama, non sono l’equivalente “dell’ottimismo cieco”). Cosa scelgo?
Scelgo una cosa “neutrale” (si vede tanto che sono di origini anglosassoni dato l’uso eccessivo di virgolette?), cioè potrà sembrare neutrale considerando tutte le altre categorie, ma siccome sono insegnante e madre di due figli che hanno fatto la scuola qui in Italia, non è per niente neutrale per me.
Da genitore ho fatto la rappresentante di classe per quasi tutti gli anni di scuola dei miei figli. Sia alle elementari che alle medie che alle scuole superiori sono rimasta sconvolta dagli altri genitori: alle elementari perché i genitori si parlavano sopra e tutte le riunioni erano un bailamme (per forza i bambini “urlavano” in classe!) e perché i genitori non volevano che le bambine giocassero a calcio. Alle medie è andato un po’ meglio, ma c’era sempre confusione e mancanza di rispetto nei confronti degli altri (a mio umile avviso). Alle superiori non è andato. Per una classe (inizialmente) di 30 studenti il primo anno si sono presentati 12 genitori. All’ultimo anno eravamo in tre, due dei quali i rappresentanti. Scrivevo resoconti. Cercavo sostegno per i ragazzi e gli insegnanti. Nada de nada.
E gli insegnanti? Be’, devo dire che ci sono stati alcuni splendidi … ma la maggior parte era scoraggiata, disinteressata, annoiata, egoista, schierata oppure sclerata. Succede dappertutto. Accuso, comunque, loro e l’impostazione della scuola italiana di una sola vera colpa, quella di tarpare le ali ai loro allievi. Uno dei problemi maggiori che ho con i miei studenti è quello di convincerli che offrirsi volontari non è una condanna per la vita. Che provare e sbagliare non è un problema. Che è così che si impara.
Ho approfittato troppo della tua ospitalità e perciò chiudo qui.
Cambiando argomento, aggiungo soltanto che, capendo fin dove posso il tuo “vacillare” (e “tunnel stretto, spigoloso e senz’aria” mi aiuta molto a capire), ti prego di sentirti come una canna di bambù, che si piega ma non si spezza.
Un forte abbraccio.
laura
p.s. riguardo al “buco nel braccio integro” … purtroppo non credo che il tuo braccio potesse essere davvero ancora “integro”, perciò deduco che quel buco fosse la goccia che fa “vacillare” il vaso!

Piero ha detto...

Mi sei piaciuto, non sono sufficientemente acculturato per esprimere un giudizio su come scrivi, ma a me sei piaciuto davero. Diverse volte mi sono dovuto usare violenza per terminare di leggere libri nei quali gli autori raccntavano la loro vita, che palle, sono arrivato alla fine perchè un libro una volta che hai iniziato a leggerlo non puoi abbandonarlo, o almeno a me non riesce, forse perchè spero sempre di trovare qualche cosa di interessante nelle pagine successive, io sono della teoria che non siamo noi a scegliere i libri, ma sono i libri a sceglierci, quindi hai l'obbligo di leggerli tutti. Tornando a te mi piace come scrivi, mi diverte scrivi in modo fluente, ma sopratutto si manifesta in ogni rigo il tuo temperamento ironico, ogni tanto dici anche delle cose basilari, come quella del rispetto delle autorità, che io condivido in pieno. E' la prima volta che mi complimento con te per il tuo modo di scrivere, ma ti dirò il tuo scritto del 20 febbraio l'ho bevuto, mi sono divertito, continua. Per quanto riguarda la spinale, quando ero all'università di usava dire invece che in bocca al lupo in culo alla balena, mi piace di più.FRAM

Anonimo ha detto...

Ciao Giulio, di sicuro il dolore mentale può fare più male di quello fisico e condivido il sollievo per questo momento di "serenità" ovviamente ti sono vicina anche nel pensiero della lombare di..oggi, ormai.
Ho parlato da poco con Anna per avere notizie di Carlo (anche lui sempre nei nostri cuori) e come sempre abbiamo parlato anche di te, ti fischiano le orecchie , a volte? o meglio tutta questa corrente di affetto e partecipazione riesce a trasmettersi con onde positive fin là dove sei?
Mi sono divertita a leggere la storia delle tue candidature e già dall'ironia della seconda puntata si capiva la qualità dell'umore.Se adesso ti piace fare questo penso che tu abbia tutto il diritto di concedertelo anche se a scapito della tesi, e poi il tuo pubblico si diverte di più!A presto
Patrizia C.

Anonimo ha detto...

Certo, caro Giulio,non dovevi proprio essere un alunno comodo per i tuoi professori: uno di quelli che quando li adocchi in una classe liceale ti evocano subito "croce e delizia". Però vale la pena di incontrarli, ne ho ancora qualche ricordo degli anni lontani in cui insegnavo alle superiori.
Quanto alle rappresentanze, la mia vita ne è stata piena, di tipo vario e assortito, tanto che alla fine, e forse sempre troppo tardi, ho deciso (è una decisione recente) di rappresentare solo me stessa, e non mi trovo affatto male, anche se non ho ancora realizzato pienamente gli effetti del cambiamento.
Una rappresentanza però la ricordo in modo particolare: io e Sandro eletti rappresentanti degli studenti nel consiglio d'istituto all'università nel'68. (Sandro per la verità si candidò su mia pressione anche al consiglio di facoltà e fece parte del primo nucleo di studenti entrati in consiglio con diritto di voto).
Dopo quarant'anni posso dire che è stata una bella rappresentanza!
Un abbraccio affettuoso
Loretta M.