lunedì 18 febbraio 2008

18 febbraio - Un eroe stanco

A volte mi sento il ricordo di me stesso e mi chiedo se quel "me stesso" sia solo un ricordo. L'attuale situazione mi costringe in una sorta di claustrofobia mentale dalla quale risulta estremamente difficile scappare. Se dovessi dare un immagine visiva direi che mi trovo a metà di uno stretto tunnel del quale stento a vedere l'uscita, pur sapendo razionalmente che c'è. Un tunnel stretto spinoso e senz'aria in cui avanzo temporalmente. Ho passato più della metà della giornata di oggi a stare a letto perché sarebbe stato totalmente indifferente fare qualunque altra cosa, stare in qualunque altro posto. O almeno questo è quello che ritenevo. Il vostro eroe inizia a vacillare... Mi sono alzato solo per andare in ospedale, farmi bucare una vena cosa che ho tollerato malissimo. Credo che irrazionalmente avrei voluto difendere strenuamente l'integrità del mio braccio... il dolore di farsi bucare è stato molto più mentale che fisico. Uno psicologo forse sarebbe più bravo nello spiegare tale reazione: a me non viene in mente altro che quel braccio disteso, il laccio emostatico intorno al braccio, quella puntura e sentire il sangue che scivola via e con esso cos altro? Mi sento sconfitto in partenza mentre ancora una volta dichiaro che non voglio più stare così. La medicina mi si sta rivelando sempre più nel suo aspetto di "sevizia a fin di bene" e questa Milano a dirla tutta assume sempre più un sapore amaro di esilio, di breve e temporaneo confino. E mentre scrivo mi chiedo se non sto esagerando, poiché credo nel peso delle parole, mi chiedo se non risulto eccessivo pensando ai tanti che ben di peggio sopportano e hanno dovuto sopportare... penso ai rinchiusi ingiustamente, a chi davvero ha subito l'esilio, magari per idee politiche, a chi ha conosciuto la tortura. Penso al mio Neruda e a Sepùlveda, penso a Guantanamo e ai suoi orrori. Penso ai miei nonni che furono separati dalla guerra e mio nonno deportato in un campo di lavoro in Germania. Ma il pensiero dell'altrui sofferenza non allevia certo la mia al limite mi mostra la strada. Mi può forse mostrare un modo per andare avanti, se altri sono passati da esperinze ben peggiori perché io non dovrei farcela a superare questa? Eppure il presente rimane triste. Oggi, dopo la sconfitta dell'ago mentre tornavo al mio dormitorio e mi preparavo a riprendere un sonnecchiare lungo durato quasi per l'intero pomeriggio ripensavo a una canzone. Non era una grande canzone e forse qualcuno ne ricorderà il ritornello:"wake me up when september ends"... e pensavo a quanto avrei voluto addormentarmi perché poi qualcuno mi potesse svegliare a fine settembre appunto, e dirmi: "è andato tutto bene"... un lungo sonno. Rifugiarsi nei sogni mi pare a volte l'unica via di fuga possibile. Mi sono anche chiesto come sarebbe stato imbottirmi di psicofarmaci per cercare un po' di pace e mi son tornate a mente le parole del Dalai Lama: "naturalmente, quando le nostre menti sono particolarmente irrequiete ricorriamo a dei tranquillanti per avere un po'di sollievo e di momentaneo riposo. E così, senza più pensieri, ci rilassiamo. Ma come lo fanno i maiali quando si addormentano nel fango." Un maiale nel fango? Mi chiedo quanti problemi avrei ad esserlo... e su questo interrogativo fastidioso cambio argomento parlando di porcate vere. Riporto da "l'Espresso" di questa settimana che solo oggi ho avuto modo di guardare: "in altre parole l'accusa ha la sensazione che a Firenze esista una sorta di cupola che si spartisce quasi legalmente i lavori, ma per ora non lo può dimostrare"... curioso eh? L'articolo riguarda la spartizione degli appalti nei lavori pubblici a Firenze. Ve lo consiglio, come vi consiglio l'editoriale di Giorgio Bocca: "un nuovo socialismo" che non sottende ad altro se non a quello che io ho chiamato "capitalismo solidale": "al posto del libero mercato il socialismo della sopravvivenza arriverà speriamo, al mercato possibile. Mettendo fine al mercato libero dell'autodistruzione, degli sprechi, dei furti, per passare al mercato ragionevole dei consumi compatibili con le risorse, del benessere esente dagli sprechi e dalle competizioni insensate. E alla rinuncia a una cultura di stampo militare, fatta di continue conquiste e continui riarmi".
Secondo voi "l'Espresso" legge il mio blog?

il vostro eroe stanco (e quindi forse più profondamente umano... come se l'essere più profondamente umano cambiasse assai...)

G.J.B.

P.S. Venitemi a trovare se potete, ve ne sarò grato...

P.P.S. Alcune persone riescono a fare la differenza, la mia tristezza che mi ha indotto a un sostanziale mutismo è stata in realtà spezzata dalla mia piccola dolce metà che ovviamente al pensiero di me bell'addormentato fino a settembre è inorridita comprendendo ma allo stesso tempo facendomi rendere conto dell'egoismo di tale pensiero quando con estrema naturalezza ha esclamato: "e io che faccio? No, io voglio il mio Giulio, io che faccio senza di te?"... grazie Amal... grazie

8 commenti:

Anonimo ha detto...

ma allora anche tu sei umano!!
a volte ci sono quei giorni in cui vorresti mollare tutto,mandare all'aria tutti i piani,non dover dimostrare niente a nessuno...poi ti accorgi,voltandoti indietro,che in realta sarebbe un peccato,che in realta sei padrone della situazione come non lo sei mai stato,che ti manca poco,solo un piccolo sforzo ancora,per ottenere cio per cui stai lottando...certo,risulta vincente chi ha determinazione,piena consapevolezza di cio che vuole e di come ottenerlo...ma io credo che il fattore fondamentale sia essere amati e appoggiati nella propria lotta,non sentirsi soli! e a te tutto questo non manca!!
coraggio giulio,un giorno di scazzo te lo concedo,ma che non diventi l'abitudine,eh!!facciamo tutti il tifo per te,lo sai bene!!
ti abbraccio forte!
gaglia

sara ha detto...

Caro Giulio,
Tanto silenzio, tanto pudore, limitando l'appuntamento quotidiano con il tuo blog a un momento di riflessione privata... e poi, nel giorno in cui forse meno posso contribuire al tuo pensiero decido di scrivere.. ma chi l'ha detto che l'uomo e'un essere razionale?
Mi e' piaciuto molto il tuo ps finale. Le parole della tua dolce meta', e soprattutto il tuo renderti conto di come quando non abbiamo la forza di lottare per noi stessi ne abbiamo ancora tanta, infinita, per le persone che amiamo. Che amiamo piu' della nostra stessa vita.
E' un pensiero confortante questo, sapere che c'e' molto di piu' al di fuori degli stretti confini del nostro io. Che solo circondati dagli altri possiamo vivere pienamente.
"No man is an island, entire of itself", diceva qualcuno. Che poi diceva anche, spingendosi oltre "never send to know for whom the bell tolls, it tolls for thee."
Due concetti, che a mio modesto parere, costituiscono le fondamenta del tuo blog.. e dunque ti lascio con un link che spero possa interessarti..
http://www.ted.com/index.php/talks/view/id/216
un abbraccio grande,
sara g.

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
Che bello il tuo incipit. Devo confessare che mi sono lasciata trasportare dalla poesia delle tue parole per un bel po' prima di ricordare che sei tu lì dentro quelle parole e quello che rappresentano. Come ho già detto, il RIENTRO è pesante, molto pesante. Poi subentra qualcosa - l'autodifesa, la capacità umana per l'adattamento, o altro - e riprendiamo la nostra strada del momento, nonostante la paura, la tristezza, la rabbia.
Prima di scappare, voglio che tu sappi che io considero quel "ricordo" una promessa.
un grande abbraccio.
laura

Anonimo ha detto...

La sensazione di cui parli ho avto per ora la fortuna di non viverla in prima persona, ma mi è bastato sfiorarla attraverso Carlo per avere bisogno di aiuto. Io, più prosaicamente di te, a volte penso che "vorrei essere commissariata", non dover cioè decidere nulla, essere vissuta piuttosto che vivere. Non ho la forza del Dalai Lama e non mi sembra strano che uomini e donne siano uguali ai maiali; certo ciò che più aiuta è l'amore, l'amicizia, ma dobbiamo, credo, anche accettare di essere corpi con un equilibrio chimico, a volte da supportare.
Mentre ti scrivo sento la radio: realtà difficile a livello internazionale e locale, ma anche affascinate cercare di capire.
In questa giornata grigia (ma a Roma c'è un bel sole!) ti abbraccio forte, così passa attraverso la nebbia.Anna M.

Anonimo ha detto...

dai Giulio, dai! "cosa vuoi che sia, passa tutto quanto, solo un po' di tempo e ci riderai sù..." così recita una canzone di Ligabue, non so se ti piace. Ci vuole un passo dietro l'altro, tanti piccoli passetti fatti nella direzione giusta portano alla nostra meta...toglierti il sangue era uno di questi. So che è facile scrivere questa cosa e molto meno facile farla, ma so anche che te lo puoi fare. dai dai piano piano...
Un saluto Matteo B.

Anonimo ha detto...

La differenza c'è, per me tanto più eroe quanto più umano ti sveli, e comunque non è poca cosa quello che stai vivendo, anche in confronto alle vicende di altri.E come capisco quel desiderio di oblio, almeno temporaneo, di distacco e sospensione della coscienza, il Dalai Lama o chi per lui lo otterrebbe forse con la meditazione, noi persone comuni possiamo solo rifugiarci nel'affetto, nel sostegno di chi ci è vicino e a te tutto questo non manca.Un pensiero ad Amal dal cui amore per te scaturisono sempre risposte che toccano il cuore. Un bacio anche a lei
Patrizia C:

Anonimo ha detto...

Dal 14 Febbraio sto attraversando un periodo fitto di impegni per cui non ho avuto tempo di leggerti, ma mi rendo conto che non ti si può lasciare solo, bisogna starti vicino costantemente, è l'unico aiuto che ti possiamo dare. Quanto più ci si avvicina al momento della verità come dicono in Spagna, la concentrazione di adrenalina aumenta ed è normale che si verifichino dei momenti di sconforto, noi come fanno nelle corride per ora stiamo sfiancando il toro ( il tuo midollo) e vedrai che al momento della verità andremo in culo al toro e riusciremo a trovare un bel midollo con i coglioni che soppianti che ha fatto cilecca. Per altre risposte, mi riservo più avanti, come hai notato l'altro pomeriggio vi ho ascoltato molto, mi risebo di dare la mia opinione ora davvero non ho tempo, al solito non rileggo quindi sopporta cazzate ed errori, spero Giovedì di poterti dedicare più tempo FRAM....FRAM....FRAM. Come cazzo si fa a pubblicare

Anonimo ha detto...

sono sempre io,mi è riuscito, tutti questi cambiamenti mi fanno girare il capo FRAM di nuovo