Oggi parlerò di altro, oggi sono in vacanza... Già! In vacanza e s'è visto, dato che negli ultimi giorni il blog sembra avermi seguito, quasi come se in questa metà febbraio ci fosse effettivamente bisogno di un momento per riprendere fiato. Ed effettivamente per me ce n'è e ce n'era proprio bisogno. Che cos'è il logorio di chi è malato? "Curarti" mi è stato detto "è il tuo lavoro". Beh, quantomeno non posso dire di essermelo scelto, perché non è un lavoro simpatico... Non so se queste siano ferie pagate, comunque spero di non dover pagare troppo di contributi. A parte tutto cos'è la vacanza da una malattia? Ovviamente per capirlo bene si deve entrare purtroppo in quelle pagine difficili che costituiscono il famoso logorio. Un logorio per come lo intendo io (fa rima), è una bestia viscida che come la goccia che cade sempre uguale, colpisce piccola, lenta, inesorabile e quotidiana. Una bestia orrenda che prova e stanca non nell'immediato: cose che prima ti sembrava pure di non sentire, ma sul periodo medio-lungo. Sono cose per giunta di cui difficilmente ci riesce ad accorgere e a lamentare, talmente minute sulle quali non si può farci niente eppure condizionano irrimediabilmente la tua giornata. Una corsa non fatta per esempio, perché per me spesso è difficile correre. E come spiegare quel che si prova quando giorno dopo giorno ti accorgi che quando sudi non puzzi più come prima, che perfino il tuo odore è cambiato, perché quando sudi, tradudi chemio e puzzi in modo diverso? Allora la malattia assume un odore e tu, inevitabilmente, ti senti puzzare di malato. O cosa dire di tutti quei piccoli buchi, tra prelievi e punture, a cui ogni giorno le braccia sono sottoposte, portandone gli evidenti segni in più o meno violacei lividi? E quel che è sinceramente angosciante è l'ospedale, quello che rappresenta i tuoi unici impegni, perché il resto non hai niente da fare. L'ospedale che è il tuo orologio e la tua agenda (per fortuna non la tua rubrica), che scandisce i tuoi ritmi e ti dice cosa puoi e non puoi sperare. L'ospedale con la sua doppia valenza di guarigione e pesantezza della cura. Ecco non ne puoi più dell'ospedale sopratutto quando neanche la notte ti lascia da solo e si insinua nei tuoi sogni. Ho sognato l'ospedale tutte le notti per quasi due settimane: il mio ambiente? Qual'è effettivamente il mio ambiente e la mia condizione? Ricordo di aver fatto rimaner assai male la mia dolce metà parlando di me stesso, neanche con troppa amarezza, come di "un leucemico". "Tu sei Giulio, non un leucemico, sei Giulio in un corpo malato che presto guarirà, ma per me sei e rimani Giulio" queste furono pressapoco le sue parole.
E intanto ti guardi allo specchio e ti vedi ormai da mesi pelato, senza neanche un capello a memoria e ricordo costante della condizione in cui versi. So di non star male ma vorrei che fosse una scelta ma che scelta è possibile quando è un ospedale a decidere perfino quel che puoi e non puoi mangiare? Un ospedale e non un dottore, perché i dottori (son tanti quelli che ti girano intorno) vengono spesso anch'essi fagocitati in una dimensione spersonalizzata e spersonalizzante, per lasciare spazio a un'entità pulsante e vivente: l'ospedale. La vacanza è scappare da tutto questo, limitarsi a dover prendere una dozzina di pasticche il giorno, ma tirate giù quelle in fondo hai finito! E pure i sapori sembrano tornati normali mentre le gengive han smesso di sanguinare lasciando l'aroma salato del sangue a un ricordo!
Stare in vacanza significa sentire un po'di vita che torna a fluire, è uno spicchio di normalità, un assaggio di guarigione che ti rinfonde forza e energia... questa è una vacanza... e adesso me la sto godendo. Una birra con gli amici, una cena in pizzeria e poco altro. Quanto basta per distrarsi per guardare da un altra parte e poi alzare lo sguardo e vedere quelle nubi all'orizzonte con un occhio meno pesante, meno affaticato... Buone Vacanze a tutti voi! Godetevela!
E intanto ti guardi allo specchio e ti vedi ormai da mesi pelato, senza neanche un capello a memoria e ricordo costante della condizione in cui versi. So di non star male ma vorrei che fosse una scelta ma che scelta è possibile quando è un ospedale a decidere perfino quel che puoi e non puoi mangiare? Un ospedale e non un dottore, perché i dottori (son tanti quelli che ti girano intorno) vengono spesso anch'essi fagocitati in una dimensione spersonalizzata e spersonalizzante, per lasciare spazio a un'entità pulsante e vivente: l'ospedale. La vacanza è scappare da tutto questo, limitarsi a dover prendere una dozzina di pasticche il giorno, ma tirate giù quelle in fondo hai finito! E pure i sapori sembrano tornati normali mentre le gengive han smesso di sanguinare lasciando l'aroma salato del sangue a un ricordo!
Stare in vacanza significa sentire un po'di vita che torna a fluire, è uno spicchio di normalità, un assaggio di guarigione che ti rinfonde forza e energia... questa è una vacanza... e adesso me la sto godendo. Una birra con gli amici, una cena in pizzeria e poco altro. Quanto basta per distrarsi per guardare da un altra parte e poi alzare lo sguardo e vedere quelle nubi all'orizzonte con un occhio meno pesante, meno affaticato... Buone Vacanze a tutti voi! Godetevela!
un bacio
G.J.B.
12 commenti:
Ciao, ce la fai a passare una bella giornata, oggi, con Amal? E' vero che cerchiamo di non farci abbindolare dalle finte feste inventate per aumentare i consumi (come se non bastassero|), ma insomma, oggi è san Valentino.
Carlo ed io una cosa bella l'abbiamo fatta ieri: tutto il giorno a Castiglioncello, con sole, aria frizzante, passeggiata sul lungomare, triglie appena pescate, compagnia di amici e tramonto rosso. La sera poi un'assemblea dell'associazione per la sinistra unita e plurale, che un po' di fiato riesce a darlo, anche per i vecchi disillusi come noi (e comunque non c'è altro luogo dove si sentano consonanze, purtroppo).
Ieri sera ho provato a chiamare a Milano, ma non mi avete risposto...chissà...
Un abbraccio grande, a presto Anna M.
Ciao, Giulio. E ben tornato. (noto una certa riluttanza in me, e forse anche negli altri, a scrivere anche se non scrivi tu.)
Le tue parole di oggi che mi hanno colpito: 1) "logorio",descritto in modo terribilmente eloquente.
2)"condizionamento" - anche questo dà adito a molte possibili riflessioni; 3) "ospedale" ... ed è questa la parola sulla quale mi soffermerò per un po'. Viene da "hospes", che prima era "soltanto" una casa per i bisognosi o un luogo dove si alloggiavano gli ospiti, specialmente i forestieri. Tu per ora sei sia bisognoso che forestiero nel tuo ospedale, ma il concetto di rifugio implica anche, secondo me, la temporaneità (si può dire?). Sarai bisognoso/forestiero per il tempo necessario e poi sarai di nuovo FUORI, fuori dall'ospedale, dal bisogno, dall'essere forestiero. Fuori ed insieme alla tua Amal che non conosco ma alla quale già voglio bene. Già con i tuoi scritti riesci ad essere generoso contemporaneamente all'essere bisognoso. Già riesci a farci sentire a casa nella tua foresteria.
Al contrario di te, sono stata poco eloquente oggi, ma volevo comunque salutarti ed augurarti un felicissima giornata e sogni dove ospedali non c'entrano per niente.
un forte abbraccio. laura
WOW!!! e doppio WOW!!! :)
Ciao Giulietto, ma dove sei? Firenze? Milano? Spero in ogni caso che tu riesca a riposarti e a goderti questo preludio di primavera con le persone che ami.
Un bacio grande.
Giulia T
Ciao Giulio, è un piacere che piano piano le cose stanno andando per il verso giusto! ;)
Ieri ho consegnato la domanda di laurea per aprile, ora mi devo mettere sotto a scrivere...
La tua definizione di logorio mi ha fatto tornare in mente la Prima Guerra Mondiale, forse non è un bel riferimento, ma pensavo alla guerra di logoramento: dai tieni duro e non mollare che anche tu presto uscirai dal tuo "ospedale-trincea"!
Buonanotte ti auguro di passare giorni sempre migliori!!!
Un abbraccio a presto
Fede "il Lore"
Anche se può sembrare il contrario, noi non ti molliamo. Non ti molliamo quando mangiamo e ci godiamo il sole, vacanza o non vacanza. Quando godiamo della compagnia degli amici e quando ci incazziamo perché la polizia entra negli ospedali (da te non son venuti, spero!). Già gli hospites, gli stranieri, gli estranei: nel mondo antico erano meno barbari e sembra proprio che i medici che sim oppongono ai poliziotti si debbano veder solo nei telefilm americani. E mi ricordo anche di un rettroe dell'università di Firenze che dette le dimissioni quando ala fine del gennaio del '68 la polizia entro nel rettorato non auotorizzata.
Non mollare Giulio, perché noi non ti molliamo: sei un pezzetto di noi e senza un nostro pezzo stiamo male come stai male tu senza capelli
Buon giorno Giulio,un saluto prima del forzato distacco del fine settimana.Che dire, ho letto attentamente, con grande partecipazione il tuo scritto di ieri:mi ha colpito profondamente, ma mi è parsa perfetta la risposta di Amal: tu sei tu in un corpo malato, ma con un cuore, una sensibilità che si rivelano sempre più profondi.Anna e poi Sandro mi hanno fatto ricordare i tempi in cui di illusioni ne avevamo tante, davanti al rettorato, poi invaso c'eravamo credo tutti, e adesso in cosa sperare?
Ieri sono andata davvero a vedere il film con Nanni Moretti: mi è piaciuto moltissimo , lui bravo, belle inquadrature,perfetta la mancana di enfasi, la misura.
Buon sabato e domenica, a lunedi Patrizia C.
Un abbraccio grande e goditi queste vacanze..
Roby (di fotografia)
Ciao Giulio,
oggi ti ho pensato. Molto. Sono andato a Genova per fare una gara di atletica che, se fosse andata davvero bene, ti avrei sicuramente dedicato (non te lo ho mai detto, e te lo confido adesso, che mi piace correre: mezzo fondo veloce, ottocento metri). Prima della partenza ho pensato a Fra, al mare, a te. Quindi, appena tornato, ti ho letto precipitevolissimevolmente, e sono felice ti vada meglio. L'accenno, nel post, proprio alla corsa, e le altre tue parole sullo stato di salute danno più valore, un valore diverso, anche alla vita di tutti i giorni, alle riflessioni quotidiane sulla percezione del proprio corpo.
Caso strano poi, riferito a settimana scorsa, alla redistribuzione dei beni (trenini a parte... naturalmente): poco dopo aver lasciato il commento sono andato con Francesca al supermercato, dove abbiamo incontrato anche i coniugi Moscadi. I nostri rispettivi carrelli traboccavano di merce, buona, relativamente a poco prezzo. Tuttavia, in quel pornoscopico caleidoscopio dell'opulenza, ci sentivamo (o meglio, mi sentivo, personalmente) smarriti, fragili, spauriti, quasi colpevoli... Tempo fa ho scritto una poesia in quartine su tale situazione, che se ritrovo ti mando. Per ora un abbraccio, una buona domenica e tanta forza Tom
Ciao Giulio, è domenica pomeriggio, sta per iniziare una nuova settimana per te senza vacanze, ma ti/mi auguro con un nuovo passo avanti verso il tuo stare bene. Il tempo (weather), freddo e luminoso è quello che mi mette di buon umore; spero di riuscire ad inviartene un po' con questo blog ( si capisce che ciò che invio è il buon umoree non il tempo meteorologico? Insomma, una exprof che non sa scrivere! Ma sì, viva gli aacoluti). Un bacio Anna M.
e viva gli errori di ortografia, da sottolineare in rosso
-umore e
-anacoluti
CIAO
Quando leggerai queste righe, probabilmente sarai già tornato fra le ochette del ridente villaggio di milano2 (son cigni, non oche lo so...).
Volevo solo dirti che sei sempre il solito fottuto Giulio, e che non sei cambiato di una virgola.
Forse rinforzato nell'animo.
Ma sempre il solito vecchio, grande Giulio.
Mi ha fatto piacere vederti, anche solo per una breve cenetta...ma questo lo sai già.
Alla prossima volta, semprechè non riesca a raggiungerti dal Berlusca...
besos
Claudio
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