Oggi è domenica e anche gli scrittori si riposano e danno il tempo ai loro distratti lettori di mettersi in pari. Non vedo comunque l'ora di essere di nuovo a casa. Questo reparto mi sta un po' stretto comunque sto veramente bene, è tornato anche il gusto per ora. Se non fossi qui dentro mi risulterebbe difficile dirmi "malato".
Un avviso ai miei affezionati lettori e commentatori. Poiché mi piace molto che commentiate e sono sicuro che ancora qualcuno non ha letto quanto scritto venerdì e sabato... beh... vorrei dei commenti anche su quello.
Vi aspetto
G.J.B.
domenica 27 gennaio 2008
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10 commenti:
Un po' ho avuto da fare e un po' mi sono astenuto volontariamente dallo scrivere colto da una sorta di pudore, forse falso, o forse di discrezione (ma a chi possono interessare i fatti miei?). Ma forse è meglio comunicare comunque, perché solo questo ci dà la consapevolezza di essere vivi e anche che sono vivi gli altri (gli embrioni non hanno questa facoltà, mi pare). Dunque riflettevo su quel che hai scritto, e non per trovare forzosamente delle consonanze consolatorie, però mi hai fatto pensare ai mie giorni passati all'ospedale militare di San Gallo da perfettamente sano ma in sospetto di irregolarità cardiache, e al periodo passato in Egitto sullo scavo, ovvero in un sommergibile. Il sommergibile era la casa della missione archeologica, in cui ho vissuto insieme ai colleghi per una ventina di giorni. Le uniche uscite in un ambiente desolato, fatto di branchi di poco socievoli cani inselvatichiti e di mucchi di cocci, erano per andare ella zona di scavo. Il resto della giornata chiusi in casa, insieme a vari topi rettili e scorpioni, nessuno dei quali addomesticato. Non avendo assunto sostanze allucinogene, almeno non volontariamente, vedevo tuttavia cipressi e olivi là dove c'era solo sabbia e roccia nuda. C'erano le palme sì, ma non erano quelle di Viareggio. Per non parlare degli affetti: quando arrivava la posta mi sembrava di essere in uno di quei film di guerra, magari con annessi campi di concentramento. Del computer invece, non si sentiva la mancanza perché ancora non c'era; né si sentiva la mancanza della TV, che invece c'era già. Mancava invece la radio, musica araba a parte,e sarebbe servita a poco perché non c'era la corrente elettrica e le batterie non erano tanto buone. Giornali zero. Insomma, credo di capirti, si parva licet componere magnis (tranquillo: il mio bagaglio di citazioni non molto più in là e questa mi è scappata).
In conclusione, mi sembra una esperienza parecchio faticosa, che c'è da sperare non duri troppo a lungo, anche se siamo sempre tutti con te, le allucinazioni con tutto il resto toccano solo a te. Mi intrigherebbe il discorso su Dio, ma è, credo, troppo personale ed esige molta tranquillità per poterne parlare ora.
Alessandro M.
Caro Giulio, ho letto il blog degli ultimi tre giorni e nonostante la tua richiesta di commento, trovo molto difficile intervenire in merito: posso dirti che come sempre sai coinvolgere e commuovere e turbare il lettore, doti che giustamente Anna giudica da scrittore. Comprendo bene che avresti preferito testare le tue capacità con esperienze diverse, tutti noi lo avremmo preferito, ma ora siamo qui testimoni partecipi della tua vicenda e della tua scrittura, a stringerti ancora in un abbraccio affettuoso.
Loretta M.
PS. Il tuo sogno "verde" ed "erboso" mi ha ricordato un sogno di tanti anni fa che vedo comunque ancora nitidamente nei suoi colori: te lo racconterò a voce o via mail, richiede un po' di tempo.
Io preferisco commentare a parte: ma una cosa te la debbo dire. Il titolo dell'ultimo blog non ti pare un pochino da megalomane?
Ma ti si concede anche questo, purché il secondo sigaro (secondo dopo il primo che ci siamo promessi) lo paghi tu!
ti abbraccio forte
il prof
p.s.
"si "risposò"??!?!?!
PERSISTENZA.
Caro Giulio, questo comando è più per me che per te perchè questo è il mio terzo tentativo di commentare. Gli ultimi due sono spariti nel nulla, o in quello che passa per il nullo nel mondo virtuale. Comunque, ci riprovo. Se poi trovi gli altri due miei messaggi sparsi per qua o per là nel tuo blog, ti faccio le mie scuse.
Avevo iniziato ringraziando il tuo amico Alessandro M. per la sua parola "pudore" perchè è proprio il pudore che provo quando cerco di "commentare". Rispondere a un tale fiume di sensazioni, riflessioni, esperienze dovuti ad un tale contesto sembra per forza falso o forzato. Leggerti, assorbirti, ricordarti che ti stiamo pensando - questi sembrano gli unici contributi che possiamo dare. E, come tu stesso hai provato nei confronti del tuo compagno Graziano, sono comunque soltanto dei palliativi nei confronti dell'impotenza.
Ho ammirato fin dall'inizio la tua capacità di pensare agli altri ("Io, in fin dei conti, sono uno dei fortunati"); ho pianto alle descrizioni della nuova dimensione in cui sei stato catapultato ed ai riassunti della tua realtà giornaliera - descrizioni e riassunti che provocano l'angoscia e nello stesso tempo fanno assaporare la vita in un modo che le nostre realtà giornaliere non permettono; ho riso alle tue battute ed alle sdrammatizzazioni di quegli aspetti delle tue giornate che sono, a dir poco, "scomodi" (un giorno ti racconterò della prima volta che mi hanno cercato di spiegare l'espressione "a buco pillonzi"). Scrivendo della tua vita stai aggiungendo un'altra dimensione anche alle nostre vite.
Non so se tu ti ricordi che io vado matta per gli elefanti. Nel Nepal, gli indu "low caste" che ammaestrano gli elefanti, sono soliti bisbigliare nelle orecchie dei loro elefanti: "Io ti tratto come un elefante, ma in realtà io lo so che sei un dio".
Con questo ti saluto per ora (sperando che questa volta il messaggio arrivi!)
con grande affetto,
laura g.
Carissimo Giulio.. probabilmente non ti sorprendera molto che ti stia scrivendo - la sorpresa di una persona "nuova" scrivendoti si sara andata esaurendo con il passare delle email! Pero magari ti fara piacere sapere che il tuo blog e arrivato anche qua in Guatemala. Ah, sono Sara Giannozzi..
Da venerdi leggo con interesse, grazie. Pensa che sono perfino andata a cercarmi una copia di "confieso que he vivido" ma non l'ho trovata. Che dire, il blog mi intimidisce un po'.. per ora ti mando un grande abbraccio, e continuo a leggere avidamente..
Oh stasera vediamo di smosciare meno e picchiare di più, alla partita, che ieri mi stavo addormentando con te che interrogavi il contado baroviense.
Riguardo a Dio, ai trip e ai massimi sistemi, ti ricordo l'uscita più famosa del mio filosofo preferito:
Nulla esiste.
Se anche esistesse non potrebbe essere conosciuto.
Se anche potesse essere conosciuto, non potrebbe essere comunicato.
Ah, una nota di solidarietà anche ad Alessandro: anche io sono stato a lavorare in un sito archeologico. Niente Egitto, ma piramidi Maya, Messico, jungla. Troppo caldo, troppo umido, troppe bestie, no comunicazioni con l'esterno ecc ecc.
Molto meglio Parigi.
In questo momento non mi sento di commentare quello che hai scritto, forse prorio per le troppe emozioni che ha suscitato in me.
Facendo parte generazionalmente (ma esiste questa parola?, comunque è orribile) ed anche affettivamente del gruppo delle "zie" ho solo voglia di abbracciarti e coccolarti un po'. Coi vecchi ci vuole pazienza.
Anna M.
Caro Giulio,
Ho avuto un'idea ... vuoi che ti scriva in inglese? Così ti risparmierei i miei errori in italiano e, forse, saprei esprimermi meglio. E tu potresti esercitarti un pochino ... visto che fai così "poco" la dentro. :o
Fammi sapere.
Ho sentito tua madre oggi. E' stato un enorme regalo.
BIG hug.
laura g.
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