Cos'è stare chiusi in un reparto per un mese? Per me ha significato non guardare quasi mai fuori dalla finestra, come i cavalli, mettersi i paraocchi. Non vi era altro obiettivo che uscire e guarire al più presto. Il blog con tutto quello che ne è nato ha assorbito tutte quante le mie energie e le mie attenzioni: ho passato quei giorni a scrivere e tenermi vivo grazie ai miei lettori, ai miei amici. Ho ricevuto mail da circa 100 indirizzi di posta elettronica diversi. Ho ripreso rapporti che credevo morti, molte persone le devo ancora conoscere, di alcune non so neppure che faccia hanno. La malattia mi ha arricchito molto da questo punto di vista. Se c'è un tempo della semina, quel mese è stato il tempo del raccolto. Ne avevo bisogno indubbiamente. E vi ringrazio. Ora quei rapporti, quegli affetti continuano a circondarmi, sono presenti, tanto nei miei ricordi quanto nella mia vita attuale. Nelle mie intenzioni l'associazione che sta nascendo sarà la realizzazione, il proseguimento di quell'affetto e quell'amore che mi ha accolto in un momento di grande difficoltà. Lo Statuto è in via di realizzazione, la finalità sarà sostanzialmente quella di formare e formarci sull'uso di sostanze psicoattive. Un po' di tempo fa mio fratello mi chiese scettico e poco delicato come suo solito: “ma vuoi fare un'associazione di tossici?”. No, non voglio fare un'associazione di tossici, ma forse ne verrà fuori un associazioni di drogati ed ex-depressi che voglion viver bene e aiutare gli altri. E non ci vedo niente di male, perché sono esperienze comuni alla maggior parte dei miei amici, oltre che al sottoscritto che appunto, era depresso... eppure ha seminato abbastanza da essere qua adesso con una gran voglia di fare.
Ma non voglio parlare di questo. Voglio continuare a parlarvi di quel che è stata l'esperienza di questa cazzo di malattia in altri termini rispetto a quelli in cui ho fatto finora. Storie di vita comune che magari sono sfuggite e forse possono interessare. Credo che la bellezza della prosa sia la resa, nei tratti essenziali, di un'esperienza, di una storia ed è quello che cercherò di fare.
Oggi farò il salto, è da tanto che voglio raccontare questa esperienza ma non ho mai avuto il “coraggio” di cimentarmici. Un po' per la particolarità dell'esperienza che vado a raccontare, un po' per la difficoltà dell'argomento.
Quando sono tornato a casa dal reparto sostanzialmente, a parte una forte stanchezza, stavo bene. Durante i giorni del reparto non avevo dato segni di particolare problemi né da un punto di vista mentale, né da un punto di vista fisico. Vi erano stati dei sogni particolari in realtà, sensazioni particolari e molto vivide quasi allucinazioni direi. Ma l'inconscio si sa, lavora molto. Ricordo comunque per esempio la presenza costante del colore verde in queste “visioni”. In una in particolare lasciavo che un manto erboso mi avvolgesse completamente. Vi sprofondavo dentro lasciandomi andare e superando così molte paure. Tutt'ora ho un rapporto molto particolare e personale con quel sogno. In altri momenti poi avevo finito per “cedere” a momenti di disturbo. Ricordo per esempio una volta in cui non mi volevo addormentare. Era venuto a trovarmi mio padre ed avevo paura che se mi fossi addormentato non l'avrei più rivisto. Ne ero praticamente convinto o comunque ero abbastanza terrorizzato. Adesso credo che in realtà le sostanze “alteranti” contenute nelle chemioterapie avessero già mostrato i loro effetti. Probabilmente non saprò mai qual'è il reale nesso tra le cose, quanto sia stato tutto “naturale” e quanto invece figlio delle sostanze che prendevo. Probabilmente non è neanche importante. Fatto sta che dopo il mio ritorno a casa l'asparaginasi si è rivelata in tutti i suoi effetti devastanti... ma a qualche giorno di distanza, sostanzialmente il viaggio mentale è coinciso con quello fisico per Milano. Dovevo andare a farmi accettare come paziente del San Raffaele. Mi avrebbero accompagnato mio zio e mia madre. L'andata la ricordo abbastanza tranquilla. Viaggio disteso perché ovviamente sono debole. In serata l'arrivo all'abergo: abbiamo prenotato due camere, io dormirò in stanza con mia madre. La struttura alberghiera è evidentemente attrezzata per malati. Gli angoli sono smussati, le docce e i bagni muniti di ogni possibilità per lavarsi al meglio senza sforzo. Quando a cena andiamo a mangiare sto ancora abbastanza bene. Durante la nottata iniziano i problemi. Parlando con mia madre inizio a dire che ho scoperto qual'è il mio ricordo più bello che ovviamente è con lei. Inizio a fare discorsi strani, comunque le dico che le voglio bene e poi mi metto a letto. Per fare il suo ingresso la distorsione mentale scegli di nuovo i sogni, o meglio gli incubi. Cercherò di descrivere ma non sarà facile.
Ero a Milano con mio zio, stiamo andando a farci accettare all'ospedale decido di fermarmi a un bar. Entro e il bar è strano. Spruzzano nell'aria uno strano sapone, no, non è sapone è LSD. I personaggi che sono nel bar sono conseguenti: addobbati nei modi più strani, ne ricordo uno in particolare vestito punk con un giubbotto di pelle nera e borchie varie. L'aria cattiva. Mi avvicinano in tre e iniziano a torturarmi. Riescono in qualche modo a mettermi su delle piattaforme che si muovono velocissime verso l'alto. Non posso scendere e mi danno una vertigine terribile. Dopo un po'smettono e poi ancora e ancora... fino a che non si stancano. A un certo punto ho anche una visione simbolica e terrorizzante della mia malattia consegnatami anche quella dai ceffi in questione. Io sono totalmente indifeso, alla loro mercé... sono di nuovo nel bar dove spruzzano LSD minacciano di picchiarmi... ma in realtà non lo fanno mai. La loro appunto è una tortura mentale. Ricordo perfettamente la sensazione del punk che mi sta per sbattere la testa contro un tubo arrugginito e sudicio e si ferma in realtà sempre prima.
Mi sveglio e racconto il sogno a mia madre. Il giorno dopo a colazione sto ancora abbastanza bene. Il fatto è che gli stati confusionali si alternano a momenti di quasi totale lucidità o a momenti di “mezzo e mezzo”. Durante il viaggio per l'ospedale do invece segni di squilibrio. Inizio a scrivere ossessivamente quello che penso su ogni cosa possibile. Ho paura di dimenticarmi le cose o chissà cosa... voglio scrivere tutto! Tutto quello che mi passa per la testa! Un giorno pubblicherò quanto prodotto in quei momenti, purtroppo al momento non ho sottomano il quaderno da trascrivere. All'ospedale il mio comportamento è conseguente. Davanti al primario che mi riceve mi rendo conto di non riuscire a seguire i discorsi che mi fa. E scrivo. Mio zio e mia madre rimangono male dal mio comportamento che inizia a palesarsi come anormale. E sostanzialmente rimedio una gran figura di merda con il primario, al quale poi evidentemente sarà spiegato... Le ore dopo sono conseguenti. Faccio una fatica terribile a seguire ogni tipo di discorso, anche i più semplici, ricordo ancora con un certo orrore una discussione sulle moto con mio zio. Mi sforzo di apparire normale, perché mi rendo conto che non lo sono. A pranzo ormai le sostanze hanno fatto effetto. Non ho allucinazioni visive di rilievo, o almeno non credo di averne avute. Credo tuttavia che la mia difficoltà a capire anche concetti semplici abbia portato le persone a ripetere più volte quello che dicevano. Vedere ripetersi la stessa scena, la complicità di un cellulare il cui orologio segna sempre un ora diversa (è rotto, che ci volete fare?) e le sostanze assunte mi sballano la dimensione temporale. Sostanzialmente non sono più convinto che le cose si “muovano” linearmente. Vedo tutto ripetersi, ciclicamente. Rivivo le stesse cose. Mentre mangio sono convinto che rivedrò sempre la stessa scena per l'eternità. L'istinto è stato di alzarsi, prendere il coltello sul tavolo e ammazzarmi. Poi la visione è cambiata e ho pensato che avrei vissuto per l'eternità nella stanza di ristorante dov'ero. La mia voglia di restare vivo mi ha detto che non era proprio il massimo ma in fondo a mio madre e mio zio gli voglio bene, quindi perché no e poi chissà che persona era quel ristoratore con i baffi? Quando il pranzo finisce sono estremamente stupefatto dal fatto di riuscire a uscire dalla stanza. Ma allora fuori c'è il mondo!!! Mentre mio zio mi chiede di accompagnarlo alla macchina sono felice. Se l'eternità dentro la stanza non era un gran che, l'eternità fuori non è male come prospettiva. Beh comunque tutto è possibile. E la felicità è alla portata di mano. Tutto è possibile. La via della felicità è cercare di assaporare ogni momento e di viverlo nel modo più felice possibile. In fondo basta poco, basta non star male. E condividendo il tutto con gli altri ovviamente, poiché il voler bene, l'affetto, l'amore rende felici. Allora stiamo tanto con gli altri, con quelli a cui si vuole bene e cerchiamo di voler bene a quante più persone possibile. E comunicarlo agli altri è facile. Mi metto in testa che se si fa una catena e tutti quanti diamo questi insegnamenti il mondo intero sarà a breve un posto felice. La chiave della felicità è “vivi nel modo più felice possibile” bisogna dirlo a tutti così tutti saranno felici e lo diranno a altre persone che saranno felici e così via. Voglio fare una catena e quindi perché non iniziare a dirlo alla receptionist dell'hotel. Che si mette a ridere e mi ringrazia, però effettivamente è felice... in buona parte sono ancora ad oggi convinto che il tutto abbia una sua logica nient' affatto trascurabile. Rinizia il viaggio di ritorno verso Firenze e le note dolenti non sono finite. Sempre in ottica “utilitaristica” di riflessione sulla felicità racconto qualche barzelletta ma la sensazione terribile di eterna ciclicità mi fa pensare che non rivedrò mai più Firenze. Quel viaggio durerà in eterno ma gli altri non se ne rendono conoto. Ricordo perfettamente di essere tornato indietro nel tempo e di aver affrontato quelle curve sull'appennino due volte vivendo gli stessi discorsi e le stesse cose. Ma gli altri non se ne rendevano conto. La conseguenza è che non vedrò mai più la ragazza che amo. In altri momenti il tempo pare andare quindi avanti a singhiozzi. Quando arrivo a casa sono convinto di aver fatto cose che non ho mai fatto e così via. A un dato momento sono in cucina e credo che il mondo intorno a me si sia bloccato. Quindi sono guarito e allora perché non andarlo a vedere questo mondo là fuori. Apro la finestra del balcone e cerco di uscire. È bloccato allora esco correndo dalla porta. Mio padre mi rincorre e mi riporta in casa. “Ma ero guarito...” penso. Comunque è evidente che il tempo non si è bloccato. Inizio dunque a pensare che il tempo sia mosso da qualcosa di ben superiore e che i miei viaggi temporali siano sostanzialmente da attribuire a Dio. Il problema è... quale Dio? Inizio ovviamente a avere e manifestare una Fede profondissima. Durante i mesi del reparto avevo già manifestato una mia religiosità di cui sono ancora convinto. Non sono ateo, e continuo comunque ad avere una forma di spirtualità molto personale, non facilmente definibile. Comunque per me non è tutto qui. Non posso dire tuttavia di riconoscermi per il momento in una religione “dogmatizzata” e continuo ad essere convintamente anticlericale. Da quel momento comunque una certa ricerca spirituale ha caretterizzato le ore successive. Ore abbastanza tranquille, Amal era con me e mi ha detto che ero buffo. Ricordo anche di averle fatto delle bellissime dichiarazioni di amore. Ma questa è un altra storia, o meglio è troppo personale. Non so se la notte ho dormito, credo di si ma i ricordi sono confusi. Dovevo comunque capire come funzionava quella storia dei “movimenti temporali” e soprattuto, stabilito che gli sbalzi temporali erano controllati da un'entità superiore... chi era Dio? Adesso mi si era palesato, era talmente evidente che esisteva (altrimenti come si spiegavano gli “sbalzi temporali?”). In più c'era il ragionamento sulla felicità... forse sarei dovuto diventare un profeta? O un predicatore? O più semplicemente uno scrittore e raccontare la mia esperienza... (ho optato per quest'ultima). Che dovessi raccontare tutto comunque era un evidente volontà divina (cosa che per altro adesso sto facendo). Ma i momenti di sofferenza non erano passati purtroppo, ho due immagine vive nel mio ricordo uno di me chiuso nel mio letto sotto le coperte e con mia madre accanto che mi veglia nella penombra. E mentre penso a questioni religiose, nella luce strana dell'alba la vedo come morta. La vedo come uno scheletro, come uno spettro anche lei mi ha confermato che la penombra della stanza era spettrale. Penso che la vedrò così per sempre quando saremo tutti morti, mio padre invece non lo rivedrò mai più quando morirà. Questo è il volere di Dio. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo. Chi non lo consce ha la sorte segnata e dopo la morte sarà “morto” davvero. Chi invece ha forme di religiosità assumerà l'aspetto di mia madre, chi come me l'ha conosciuto vivrà in eterno così come in quel momento. Una visione abbastanza terrificante vi dirò. Dunque bisogna convertire tutti e bisogna eliminare le bestemmie. Riposo un po' ma a un dato momento mi rendo conto che il mondo sta per finire tra poco. Devo avvertire i miei genitori. Prendo 3 orologi in mano: uno lo vedo andare all'indietro, uno in avanti e l'ultimo è il presente. O meglio, uno è il futuro, uno è il passato e uno è il presente. Sinceramente non vi so spiegare precisamente il terzo orologio. Ma vi posso assicurare che ognuno era diverso dall'altro. Quando le tre lancette si fossero incontrate il mondo sarebbe finito. Ero là in sala a sbraitare ai miei che avrebbero visto... Non è succeso, mi sono sbagliato per fortuna. Da quel momento le cose sono andate meglio, l'ultimo stato di alterazione mentale l'ho avuto a mattina, quando mi sono reso conto che il mio era un “Dio felice”... ho anche iniziato a dire che “io sono Dio” ho avuto una visione perfetta della felicità. “Tutto è possibile”. “io sono Dio come tutto è Dio”... “tu sei Dio”. Tutto questo correlato con il pulsare di una felicità cosmica di serenità. Una visione credo molto vicina a quella buddista forse, anche il "senso del tempo" è andato piano piano acquitandosi. Qualche tempo dopo a tavola con i miei parenti, finalmente sereni e tranquilli tutti insieme qualcuno mi disse per scherzo: “ci sta che te la rifacciano l' asparaginasi”. Mi sono venuti gli occhi lucidi al solo pensiero.
E con questo vi lascio sperando di essere stato interessante e esaustivo.
A presto
G.J.B.
3 commenti:
Certo Giulio, tra tutti quelli che conosco tu sei uno dei pochi che avrebbe potuto definirsi Dio senza colpo ferire.
Detto francamente come profeta forse non ti ci vedrai così bene. Troppo asceti, mentre tu sei uno di quelli che la vita l'ha assaporata e la assapora fino in fondo, ma come Dio... ne possiamo anche parlare.
Certo, come anticlericale convinto saresti costretto a creare una nuova chiesa a immagine e somiglianza del tuo pensiero, ma una volta che sei Dio che ci vuole a fare una cosuccia del genere?
Continua così Giulio, in gamba come sempre.
Un bacione
Gaia
Certo quel che ti hanno dato non ha avuto un bel ritorno sulle tue allucinazioni! Forse è roba poco buona; ma con tutto quello che c'è in giro di bello e piacevole, proprio tutto quel coacervo di preoccupazioni ti doveva venire! Dopo tutto il pezzo meglio era la parte di Dio che se può portare a deliri di onnipotenza, almeno non alimenta tragedie. Comunque, quando avrai tirato fuori tutto, ti resterà un sacco di materiale per trarre spunto per racconti o romanzi e non solo autobiografie. Sei ai margini del fantasy e dentro fantascienza e horror; insomma avrai da sbizzarrirti. Buona produzione! Ciao, Carlo.
Ritengo che tutte le sensazioni che hai provato e descritto magistralmente non siano altro che allucinazioni. Non ho sufficiente conoscenza dell'Asparaginasi, ma a quanto dici penso che faccia parte di quel gruppo di farmaci che noi definiamo allucinogeni, quale l'Acido lisergico (LSD), la Ketamina, farmaco che più di 20 anni fa veniva adoperato come anestetico ( Ketalar), penso che tuo zio Vincenzo sia la persona più adatta a chiarire il tutto.
Io ti dico un po' succintamente ciò che penso, ritengo che alcune sostanze abbiano la capacità di riportare il cervello alla funzionalità primordiale, cioè quando esisteva la mente bicamerale prima che nell'essere umano nascesse la coscienza ( intesa nel senso stretto della parola), allora l'uomo era frequentemente soggetto ad allucinazioni visive, uditive e quant'altro, ripeto ho la sensazione che alcune sostanze riportino a questo stato primordiale, sarabbe interessante approfondire questi studi anche per le finalità che ci prefiggiamo con la nostra associazione. Per quanto riguarda la religione, anche per questo ai scoperchiato un vaso di Pandora. Anche io sono profondamente religioso, ma non seguo nessuna religione perchè penso che le religioni siano state scritte dagli uomini in base a esigenze del momento ma sopratutto per acquisire potere, anche questo sarebbe un interessante argomento da discutere. FRAM
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