mercoledì 30 gennaio 2008

30 gennaio - Punti di vista


...ed eccomi qua, fuori dal HSR o meglio l'ospedale San Raffale, con un' altra chemio alle spalle e un nuovo periodo di inframezzo tra un ciclo e l'altro. Vorrei tanto che questo ciclo fosse l'ultimo prima del trapianto di midollo ma non ci spero poi troppo. E dunque non rimane che attendere e vedere di stare il meglio possibile, di alzare la testa e non trascinarsi troppo. La sfida è non pensare a quel che ti attende se non nella misura in cui questo possa migliorare la qualità della tua vita (presente e futura). Sfida a dire il vero difficile ma pur sempre necessaria, anche perché la previsione di un futuro immediato non esattamente roseo non serve effettivamente a molto. In primis perché è futuro e quindi non esiste se non in una nostra proiezione mentale, in secundis perché se anche quel futuro che noi prevediamo ha una buona probabilità di realizzarsi, non è mai come te l'aspettavi. Per terza cosa preferisco pensare ai momenti che mi godrò quando sarò guarito piuttosto che alle pene che dovrò subire per arrivare alla guarigione stessa. E' una questione di punti di vista... non so se qualcuno qui conosce una famosa illusione ottica di un cubo sul quale lo sguardo non riesce a "trovar pace". Sostanzialmente l'occhio ci porta a vedere prima una figura costruita su determinate linee, poi un'altra. Ecco, spesso il mio pensiero si trova in questo incerto vagare, un limbo fatto da due passati e due futuri. Un solo presente per fortuna (tranne nei momenti di alterazione mentale). Due passati: quello pre-malattia, ormai lontano, tanto lontano da farmi quasi apparire ai miei occhi distanti come uno che preparava la tesi (a parte tutto la preparavo davvero...). Sostanzialmente un'atra vita. E poi il passato che si riferiscealla malattia, quello di cui vi ho parlato nei giorni scorsi... E lo stesso vale per l'avvenire: uno immediato, fatto di cure, cicli di chemio e effetti collaterali. Fatto di analisi del sangue e reparti d'ospedale. L'altro fatto di un ritorno roseo e felice alla mia nuova vita normale: già mi ci vedo a andare in giro cercar casa in un bel pomeriggio di sole... già... e in tutto questo eccomi qua mentre fuori pioviggina con mia madre vicino che legge il giornale. Come sto? Sostanzialmente bene mentre la musica di Morricone si diffonde per la stanza e la tromba gracida leggermente su un ritmo jazzato. Io son qui tranquillo che aspetto di mangiare una pasta al forno sperando di sentirne il sapore... c'è poco da fare si sta meglio qui che in un reparto d'ospedale... qualche timore nell'immediato per i dolori ossei che reca un medicinale che devo prendere ma aspettiamo a parlare... insomma niente di nuovo sul fronte milanese... e voi invece?

G.J.B


8 commenti:

Antonella ha detto...

in diretta pubblichi e in diretta commento, un saluto baci Anto

Anonimo ha detto...

un saluto dal presente.....
Matteo B.

Anonimo ha detto...

noi-io qui a leggerti,in una breve pausa, a guardare il cubo cercando di vederlo trasformarsi sotto i miei occhi, apparire in una diversa prospettiva;quante volte nella vita ho cercato di compiere la stessa operazione e quanto grande il sollievo quando sono riuscita a cambiare ottica, a mutare a mio favore la percezione dell'immutabile realtà,a presto
Patrizia C.

David ha detto...

se pensi al futuro, il futuro diventa presente, dato che ci pensi. Diviene oggetto di un tuo senso, e quindi reale. Meno reale del presente (quando ci torni) solo perché ha un input meno forte sui tuoi sensi. Fine della puppa filosofico-quantistica. Si vede che m'annoio eh?

laura freeman ha detto...

Ciao, Giulio.
sono appena rientrata dall'università dove ho corretto delle traduzioni (dall'inglese in italiano) dove alcuni studenti hanno scambiato il presente indicativo con il passato prossimo oppure anche con il passato remoto. Dove il testo era basato sul concetto di "Imagine that" proiettato nel futuro ed è stato invece interpretato come una cosa realmente accaduta. Discorso ad hoc visto le tue riflessioni riguardo al tempo e la sua relatività.
Grazie per il giochino ... ecco un sito dove puoi vedere degli altri. Anche se mi sembra che tu abbia capito anche troppo bene il relativismo.
http://www.michaelbach.de/ot/
Ieri sera siamo stati al "Peposo" ... dove siamo stati la prima volta insieme ai tuoi ed a Gabriella e Roberto. Mi ricordo tua mamma che parlava con Mez dicendo che tu ci eri stato. Sei stato presente nei nostri brindisi (tanti!).
Torno a correggere ... con un abbraccio forte.
laura g.

Francesca ha detto...

firenze piovosissima e grigissima.. non uscirò neanche a fare la spesa, rimando a dopo quando dovrò per forza recarmi alle lezioni di sociologia della SSIS (che ho deciso di pronunciare all'inglese: ESS-ESS-AI-ESS, che fa molto telefilm). Nel mio futuro vedo innanzitutto un esame di storia e l'inizio del tirocinio a scuola.. l'abilitazione, fra più di un anno, è ancora un miraggio.
Un abbraccio,
Francesca M.

massimo & co. ha detto...

Chissà se anche adesso una bella musica ti accompagna e i secondi "passano" ma ti lasciano la loro forza, la loro dolcezza... noi ti pensiamo sempre, nel presente di ogni giorno, e ti diciamo: finora la sfida la stai vincendo: forza Giulio!!!
un grande abbraccio

Anonimo ha detto...

I temi che tratti soo sempre delle belle provocazioni, a cominciare dal perché si scrive. Forse per bisogno, per bisogno di comunicare, di dire che si esiste, foss'anche solo a se stessi. A volte per dilatare la comunicazione, per aggiungere una faccia al cubo. Per lo stesso motivo per cui si fanno fotografie: più passa il tempo e più m'accorgo che mi piace. A dire il vero, mi è sempre piaciuto, fin da ragazzino, con l'esempio di mio padre e di mio zio e con la sopportazione degli amici fotografati, soprattutto quando cosrteti a rivedersi in poiezioni di diapositive degne dellal corazzata Potemkin. Devo dire ad onore loro che nessuno è uscito nella esclamazione di fantozziana memoria. Al massimo qualche lieve rantolo ha denunciato qualche volta una botta di sonno un po' troppo violenta per potergle resistere. Ora è molto meglio, per gli amici intendo. Gli rifilo un bel CD (qualche volta me l'hanno perso e ho dovuto, com mia incredulità, rifarglielo) e con ciò, se vogliono se lo guardano, mentre per me le mie foto scorrrono sul monitor del computer fino a che non mi annoio e le cambio. Ho cominciato perché non sapevo disegnare, ma presto ho capito che l'importante per me è fermare il tempo in un momento e da un punto di vista particolare. Non
credo abbia un particolare scopo conoscitivo: è solo il piacere di impadronirsi di qualcosa che altrimenti non si trova più. Ma poi, chissà. Meglio non porsi troppi perché. Il saggio non si chiede perché piove, ma quando piove prende l'ombrello per non bagnarsi. Le ultime parole potrebbero essere di Confucio e pertanto chiudo in bellezza. Domani mi attende una bella correzione di tesi: speriamo bene!
Alessandro M.