L'attesa... l'attesa prelude a un mondo o meglio a una dimensione... quella temporale.
A questo punto un bel tuffo su wikipedia non lo toglie nessuno, questo breve ripasso ha il vantaggio di essere breve e quindi di poter essere letto anche da chi come me è pigro di natura. Chiunque voglia evitare preamboli tutt'altro che inutili potrà comunque trovare, pensate un po', un mio brano autografo in calce. Cazzo che fortuna!!!
Secondo il maestro di Zenone, Parmenide, la vera essenza della realtà è eterna (in cui coesistono presente, passato e futuro). Quindi il mutamento e lo spostamento sarebbero solo mere illusioni degli esseri umani.
Anche Platone è stato influenzato da questa concezione. Secondo la sua celebre definizione il tempo è "l'immagine mobile dell'eternità". Per Aristotele, invece, è la misura del movimento secondo il "prima" e il "poi", per cui lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo. Solo Dio è motore immobile, eterno ed immateriale.
Secondo S. Agostino il tempo è stato creato da Dio assieme all'Universo, ma la sua natura resta profondamente misteriosa, tanto che il filosofo, vissuto tra il IV e il V secolo d. C., afferma ironicamente: "Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so". Tuttavia S. Agostino critica una concezione del tempo aristotelica inteso come misura del moto (degli astri): nelle "Confessioni" afferma che il tempo è "distensione dell'animo" ed è riconducibile a una percezione propria del soggetto che, pur vivendo solo nel presente (con l'attenzione), ha coscienza del passato grazie alla memoria e del futuro in virtù dell'attesa.
è fondamentale la definizione di Isaac Newton (1642-1727), secondo il quale il tempo (al pari dello spazio) è "sensorium Dei" (senso di Dio) e scorrerebbe immutabile, sempre uguale a se stesso (una concezione analoga è presente nelle opere di Galileo Galilei). Degna di nota è la contesa tra Newton e Leibniz, che riguardava la questione del tempo assoluto: mentre il primo credeva che il tempo fosse, analogamente allo spazio, un contenitore di eventi, il secondo riteneva che esso, come lo spazio, fosse un apparato concettuale che descriveva le interrelazioni tra gli eventi stessi. John Ellis McTaggart credeva, dal canto suo, che il tempo e il cambiamento fossero semplici illusioni.
È stato il filosofo tedesco Immanuel Kant a cambiare radicalmente questo modo di vedere, grazie alla sua cosiddetta nuova "rivoluzione copernicana", secondo la quale al centro della filosofia non si deve porre l'oggetto ma il soggetto: il tempo diviene allora, assieme allo spazio, una "forma a priori della sensibilità". In sostanza se gli esseri umani non fossero capaci di avvertire lo scorrere del tempo non sarebbero neanche capaci di percepire il mondo sensibile e i suoi oggetti che, anche se sono inconoscibili in sé, sono collocati nello spazio. Quest'ultimo è definito come "senso esterno", mentre il tempo è considerato un "senso interno": in ultima analisi tutto ciò che esiste nel mondo fisico viene percepito e ordinato attraverso le strutture a priori del soggetto e ciò che, in prima battuta, viene collocato nello spazio viene poi ordinato temporalmente (come dimostra la nostra memoria).
Un altro grande progresso del pensiero è stata la formulazione della teoria della relatività ("ristretta" nel 1905 e "generale" nel 1916) di Einstein, secondo la quale il tempo non è assoluto, ma dipende dalla velocità (quella della luce è una costante universale: c= circa 299.792,458 Km al secondo) e dal riferimento arbitrario che si prende in considerazione. Secondo Einstein è più corretto parlare di spaziotempo, perché i due aspetti (cronologico e spaziale) sono inscindibilmente correlati tra loro; esso viene modificato dai campi gravitazionali, che sono capaci di deflettere la luce e di rallentare il tempo (teoria della relatività generale).
Purtroppo tali distorsioni relativistiche dello spazio/tempo in funzione della velocità a cui sono soggette le masse dei corpi in movimento, generano inammissibili paradossi logici a tutt'oggi irrisolti.
Il più famoso è il cosiddetto paradosso dei gemelli.
Trattasi di un esperimento mentale in cui si suppone che un gemello resti a terra e l'altro navighi nello spazio ad una velocità che si approssima sempre più a quella della luce; dato che c=S/T, se la velocità dell'astronave aumenta, il valore del tempo sull'astronave deve diminuire, deve cioè rallentare il ticchettio dell'orologio del gemello in volo rispetto a quello del gemello rimasto a terra. In tal caso quando il gemello volante torna a casa trova il fratello molto più vecchio di lui.
Questo tipo di paradosso non è nuovo: è spesso ricordato il paradosso di Achille e la tartaruga di Zenone d'Elea (480? a.C.), che impediva al veloce Achille di sorpassare la tartaruga perché, prima di raggiungerla, avrebbe dovuto arrivare alla metà della distanza tra lui e la tartaruga; ma se si suppone di poter dividere un segmento dello spazio all'infinito, di conseguenza Achille non può avere altro che un tempo infinito per raggiungere l'infinitesima suddivisione della distanza che lo separa dalla tartaruga.
Il paradosso dei gemelli come quello della tartaruga irraggiungibile, evidenziano come alcuni ragionamenti scientifici, apparentemente coerenti, portino a conclusioni paradossali.
Restano perciò una sfida alla ricerca di nuovi modelli concettuali di revisione del ragionamento scientifico precedente, che pur sembrando per molti aspetti logico, applicato rigorosamente, diviene irrazionale anche nei riguardi del senso comune.
Un evidente errore comune ai due paradossi della tartaruga ed Achille, così come in quello dei gemelli, consiste nel trattare entità quali lo spazio ed il tempo come assolute, e poi pensare di renderle relative tra loro.
Einstein ebbe alcune discussioni sul tempo con grandi pensatori della sua epoca, tra cui il filosofo francese Henri Bergson, che attribuisce grande importanza agli stati di coscienza piuttosto che al tempo spazializzato della fisica (si veda "Durata e simultaneità" del 1922). Per Bergson il tempo concretamente vissuto è una durata "reale" a cui lo stato psichico presente conserva da un lato il processo da cui proviene (attraverso la memoria), ma naturalmente costituisce anche qualcosa di nuovo. Dunque non c'è soluzione di continuità tra gli stati della coscienza: esiste una continua evoluzione, un movimento vissuto che la scienza non può spiegare pienamente con i suoi concetti astratti e rigidi, nonostante il riconoscimento dei suoi grandi progressi.
Insomma la dimensione temporale e quella spaziale rimangono interrogativi pieni, irrisolti e correlati tanto con le materie scientifiche quanto con quelle filosofico-teologiche e psicologiche.
Personalmente ricordo con terrore la perdita del senso di un senso lineare del tempo da parte della mia mente e del mio cervello. Credo realmente di aver appunto rasentato la pazzia al momento in cui le medicine "allucinogene" hanno fatto effetto. Credo che di solito le sostanze allucinogene facciano effetto sulle funzioni percettive di base quindi che si modifichino le percezioni spaziali e/o temporali. Per quanto mi riguarda esse hanno colpito ciò che io ho chiamato in quei momenti "il senso del tempo"... con risultati estremi. Sostanzialmente ero a farmi i primissimi accertamente a Milano quando sono stato portato a credere che il tempo non "viaggiasse" più in maniera perfettamente lineare (percezione tuttora vivissima, non sapete la difficoltà di scrivere queste cose... ho vissuto il tutto come una cosa perfettamente reale). Le sensazioni si sono alternate avevo molto spesso la sensazione che molte cose fossero già avvenute o che io le avessi già vissute (non come un dejavu, molto molto più forte, come se vi ricordaste perfettamente di ciò che vedete in quel momento)... altre che le avrei vissute eternamente... sempre le stesse (e non immaginate il terrore che questa sensazione comporta, con le conseguenti prime intenzioni di suicidio)... una sensazione immediatamente spostata poiché la scena che avevo davanti (nella specie quella di una trattoria) è leggermente mutata con la conseguenza che sono stato portato a pensare che avrei vissuto per sempre (senza mai morire ovviamente) in quel ristorante con la sola possibilità di interazione tra le persone presenti nella stanza... praticamente il mondo si era ristretto a quella stanza, un mondo che durava in eterno.
Non so che faccia ho fatto quando mio zio mi ha mostrato che fuori dalla trattoria c'era un bel marciapiede sul quale poter camminare liberamente... com'era possibile? Non so come ho risolto la cosa anche perché i miei ricordi mi portano a qualche ora dopo in macchina in viaggio per tornare a Firenze. Effettivamente nel mentre credo di aver dormito, comunque credo che a chiunque sia noto l'effetto ipnotico dell'autostrada per chi guarda la strada. Io ero accanto al posto di guida e ricordo altrettanto bene la percezione che quel viaggio si sarebbe ripetuto anch'esso in eterno anche se in forma diversa: ritenevo sostanzialmente che stessimo facendo sempre il solito pezzo di strada come se percorressimo continuamente il tratto dal kilometro 25 al 27. Arrivati alla fine del 27 si ripartiva "magicamente" dal 25 tornando indietro nel tempo e conseguentemente nello spazio.
Tutte queste sensazioni erano talmente forti che non riuscivo a staccarmente mai del tutto (avevo dei momenti però in cui mi accorgevo di non essere affatto lucido). Si presentavano tuttavia delle "ricadute" durante le quali io ero talmente convinto del mio mondo che ritenevo gli altri dei ciechi. "com'è possibile, mi chiedevo, che ignorino, che non capiscano?" E provavo vanamente a "illuminarli". Il tutto per giunta mi dava anche un gran senso di frustrazione poiché erano "ossi-duri". A tutto ciò ho anche accompagnato riflessioni filosofiche sul senso della vita: "dare e trarre la massima gioia dalla compagnia altrui" (adesso probabilmente aggiungerei "e propria")... credo anche di aver trovato la chiave della felicità e altre cose simili... Al mio arrivo a Firenze gli effetti non sono diminuiti. A un certo momento ho pensato che il mondo si fosse totalmente bloccato e quindi perché non saltare dalla terrazza e visitarlo tutto?... Ho ritenuto anche che avrei rivissuto e per sempre "solo" tutta la mia vita fino a quel preciso istante, che avrei potuto vedere e conoscere solo le persone viste e conosciute fino a quel momento (questa devo ammetterlo è stata forse la cosa che mi ha spaventato meno, in fondo mi potevo acconentare) ... di notte c'è stato un tracollo arrivato al punto di arrivare alla conoscenza perfetta che entro poco tempo le tre dimensioni diverse in cui mi muovevo (il passato quindi un orologio che andava all'indietro), il presente (quindi un orologio normale) e il futuro (quindi un orologio che andava più veloce), sarebbero venute a coincidere provocando la fine del mondo.
Non potete immaginare come la cosa abbia avuto implicazioni di carattere teologico-divine fortissime... ma queste considerazioni per ora le tengo per me.
Per oggi basta così
J.B.
P.S. A proposito di passato e di memoria... il brano sulla radio l'ho già scritto? Perché ce l'ho appuntato sul quaderno e non mi ricordo se l'ho ricopiato
3 commenti:
Bel ripasso di filosofia,ma anche un bell'impegno per cercare di interloquire e dire la mia,non è che voglia sottrarmi ma adesso non ce la faccio proprio, devo lavorare,io.Comunque è vero, anche se più discontinuo il blog si va facendo più profondo ed interessante, ma tu come stai? Ho bisogno di sapere anche questo, altrimenti sto in pensiero.Bacetti
Patrizia C.
il brano sulla radio io non l'ho letto,mi sarà sfuggito?
Nota grullerella come sono io:ho preparato come al solito la calza per il mio bimbo a cui nonostante la tenera età (36, sono stata la prima)fa sempre piacere riceverla,tra i dolci più seri e raffinati ( il carbone comunque non manca mai) c'era anche una pistolina con dentro delle chicche, mentre facevo il fiocco dalla calza sono usciti suoni, i più vari, di spari, mitraglietta, sibili: era la pistolina, mi sono divertita così tanto che ne ho comprate altre tre, possono venire sempre utili.Patrizia C. la befana
Caro Giulio,
ti seguo, ti seguo...
Allora è andato tutto bene!
Però ti tocca stare a Milano, acc...
Ma, a questo punto, Milano val bene un sacrificio: ti sta rimettendo in piedi e, allora, VIVA Milano!
Io ricordo Milano città ancora vivibile: Il Pan di Spagna, Porta Ticinese, il Naviglio, l'Idroscalo con i suoi kart. Che corse!
Ora non ho idea di come possa essere questa città.
Ho scritto un libro proprio su Porta Ticinese dove ho molto vissuto. Te lo manderò. Ci farai quattro risate, credo.
A presto, Jay, e siccome forte sei forte, non posso dirti: sii forte.
Maso Leone
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