mercoledì 23 gennaio 2008

23-01-2008 - "Oikia" sul concetto di casa

Quando ho finito di scrivere quel che tra poco andrete a leggere erano circa le 14.00 di oggi e pensavo che sarei stato ricoverato il 28 gennaio. In realtà mi ricoverano domani quindi sono a Milano e sarei più felice altrove... ma è meglio non pensarci.

baci

G.


Non so come si potrebbe definire il tipo di stile di vita che sto conducendo, sicuramente agiato... questo senza dubbio. Non mi starò a dilungare sulle fortune di cui godo rispetto alla maggior parte dei miei simili su questo pianeta ma basta poco per capire che non ho motivo di lamentarmi. Adesso sono seduto quasi comodamente alla mia scrivania scrivendo e ascoltando musica... e sono felice. A proposito appunto dell'inconsueto stile di vita che mi trovo a fare: sostanzialmente si vive in una situzione di tale precarietà di progetto che non so nemmeno se stasera dormirò a Firenze o a Milano... già... mi dovevano ricovare e invece NO... mancano dei risultati di analisi e vi dirò che la cosa non mi dispiace troppo, qualche bel giorno di stacco dagli ospedali son ben contento di prendermelo, non importa neanche troppo dove, già... dove? In fondo importa abbastanza poco, certo a Firenze potrei fare un po' di cose a cui tengo (curarmi direttamente dell'associazione per esempio), piuttosto che vedere e stare con molti di voi... ma in fondo neanche qua mi sento solo e non mi annoio. Quindi... Già... dicevamo, il concetto di "casa", era di questo che volevo parlare quando ho iniziato a scrivere, poi le parole ti portano lontano e via alla deriva...la musica tranquillla e... il concetto di casa
non so come mai la mia cultura classica mi rimanda al termine greco "oikia" (e in greco ero scarso davvero... mah... scherzi strani del cervello)... non so di preciso ma questo termine suscita in me una serie di rimandi come un'immagine di assolato e pietroso ritorno a casa appunto.
Ma cos'è la casa? Non so, ovviamente non è solo uno spazio fisico, anzi forse è un concetto tanto connaturato alla nostra natura quanto esclusivamente mentale... e non credo che sia collegato alla dimensione "nomade"... credo che il nomadismo potrebbe essere semplicemente un concetto mentale di "casa non stanziale", ma pur sempre di casa... la casa credo sia quel luogo dove possiamo trovare risposta alla maggior parte delle nostre esigenze: sia essa la strada, una stanzetta, una reggia, una regione, perfino un continente (come forse per gli aborigeni australiani)... ho iniziato a leggere un po'di tempo fa "le vie dei Canti" di Bruce Chatwin, grande viaggiatore e curioso indagatore. Il libro in questione non mi ha appassionato particolarmente, ciò che forse è realmente più interessante è ciò di cui tratta ovvero del sistema di idee, e convinzioni che accompagna e ha accompagnato per millenni(?) il "vagare" degli aborigeni australiani per quelle terre. Eppure sono convinto che in quel vagare fosse insito e profondissimo il concetto di "casa"... (ora devo andare a lavarmi... dopo continuo)
... appunto... gran bella doccia, densa di riflessioni e sopratutto che bello poter regolare la temperatura dell'acqua
dicevamo del concetto di casa, e che forse le popolazioni nomadi considerano "casa" un intera regione geografica, uno spazio fisico molto grande, ma non ne sono avulsi. Sono magari avulsi dal bisogno di "stanziare" appunto. Ragionando per assurdo immaginiamo un povero Tuareg che se ne sta bello tranquillo a vagare per il deserto, poi d'improvviso lo rapisci e lo metti nel salotto di casa tua appunto... scommetti che quello non si sente a casa? Considerazione banale lo so... potrei fare di meglio (almeno spero di avervi strappato un sorriso)... comunque a dire cose troppo intelligenti poi ci si viene a noia. Però è vero che il concetto di casa è interessante, prendiamo allora forse qualcosa di più vicino a noi e lasciamo il nostro Tuareg al suo cammello. Torniamo a parlare di noi "stanziali" che alla fine viviamo o abbiamo vissuto la maggior parte della nostra vita in un luogo circoscritto (ne "parliamo" dopo pranzo... oggi non si procede)...
Beh... vediamo se riesco a riprendere: diciamo che per esempio ora mi sento a casa, o per lo meno non sento nostalgia di casa, che non è proprio come essere a casa ma.... in fondo qui sto bene (anche se probabilmente tra meno di un'ora sarò in viaggio per tornare a Firenze).
Cosa mi porto dietro? Quello che appunto mi fa sentire più a casa: il mio PC: "budellone" e la macchina fotografica sicuramente... con annessi obiettivi. La musica... i miei contatti con il mondo (cellulari e roba varia)... qualche libro... ecco... la casa portatile... anche perché qui si va da casa a casa diciamo... ma proprio oggi dovevo trattare di quest'argomento? mi sento inadeguato... troppe riflessioni filosofiche sul senso di casa forse.... comunque sicuramente la casa è anche ben altro: è la figurazione dello spazio fisico nel quale prevederai di muoverti e prendere come punto di riferimento per le attività vitali nella previsione delle prossime "tappe" della tua esistenza... bella questa definizione... o da dove m'è venuta? beh... comunque si diciamo che adesso ho 2 case: una nuova qua a Milano e una vecchia a Firenze... ambedue confortevoli e plasmate su quanto mi può appunto "ancorare", dare una certa forma di sicurezza... mi chiedo per esempio adesso se la famosa camera di reparto nella quale sono stato rinchiuso un mese sia stata "casa"...forse sì, certo non la mia casa di appartenza... non una casa "voluta", una casa costretta. Ma certamente, il fatto che quando starò bene vorrei tornerare in reparto a ematologia DA SANO a salutare chi mi è stato vicino, è significativo... com'era la pubblicità? "dove c'è Barilla c'è casa?" beh... là Barilla non c'era...

a presto ora mi preparo per partire

il vostro

G.J.B.


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Oggi giornata fuori casa, a Marina di Carrara. Fritto di pesce, passeggiata sulla spiaggia, mostra di camper (altra forma di casa che amo perché da viaggio... poi però si dovrebbe approfondire il tema del viaggio), tramonto rosso sul mare e ora a casa a leggerti e mandarti un saluto. Se ho capito bene sei a Firenze, quindi il messaggio arriverà prima e l'abbraccio più forte. Anna M.

Francesca ha detto...

Mmmm... se non avessi già troppe cose in casa (=troppi libri) un bel Thouareg in salotto, lo metterei: fa così "esotico".. A parte gli scherzi, io (che pure ho la fortuna di avere effettivamente una casa mia)ho sempre pensato di potermi sentire a casa un po' ovunque, in quanto secondo me basta sentirsi a casa con se stessi. E' una delle poche cose (se non l'unica) che nessuno ti può effettivamente portare via, credo.
Ti mando un abbraccio,
Francesca M.

Anonimo ha detto...

Non so se va bene che te lo dica in questo momento, ma il posto dove mi sento più a casa mia, dopo casa mia, è Trento, dove ho trascorso mesi da single mentre Carlo era un ospedale. Adesso lui va a Rovereto (seguendo il suo medico di fiducia) e il mio posto-casa è la casa dell'amico che mi/ci ospita: Claudio, il compagno di UTIC di Carlo che è diventato il mio unico fratello maschi. Insomma grandi accumuli di emozioni e di affetti, forse perché ci sono situazioni in cui solo questi possono esistere e se hai fortuna li hai e li trovi.
Che casino.
Domani ti penserò ancora un po' di più. Buona notte, governo permettendo. Anna M.

laura freeman ha detto...

Caro Giulio,
ti scrivo dalla tua Firenze; sono una tua amica (americana!) che ha saputo soltanto oggi del tuo (e quello dei tuoi) calvario. Mi dispiace tanto che tu e i tuoi siate piombati in quest'altra dimensione.
Ho parlato con tuo zio - e lui che mi ha detto del tuo splendido blog. Ho passato le ultime tre ore a leggerlo e ho tanto da commentare ma lo farò domani ... e nei giorni a seguire. Per ora ti abbraccio e ti mando tanti in tyche alla balena.
zendagi migzara
laura

Anonimo ha detto...

io ho cambiato tante case, anche se poi sono tornato al punto di partenza (per le ragioni che ben sai). In ognuna ho faticato tanto ad abituarmi: non perché avessi difficoltà iniziali (anzi ho sviluppato una capacità di adattamento immediato sorprendente), ma perché piuttosto col passare del tempo non riuscivo a creare dentro quelle cose un luogo più intimo, in cui potessi entrare solamente io. Ma poi, ripensando al vecchio Seneca, ho capito che occorre sempre mutare animum, e che mutare caelum è solo un accidente non sostanziale. Da allora, però, mica sono diventato più saggio... Anzi, aspetto di cambiare l'aspetto della mia casa primeva, per vedere se somiglia finalmente un po' più a me.
In conclusione: sulla questione ancora non c'ho capito nulla.
Ma spero mi vorrai bene lo stesso.
Un abbraccio
dal prof