Oggi ho pensato all' ONLUS (per quanto è stato possibile, ho fatto anche tante altre cose, tipo cercare di star bene -e ci sono anche abbastanza riuscito-) però diciamo così che oggi ho scritto tutto quanto sull'ONLUS e su tanti argomenti che mi stanno a cuore... poiché è un progetto in cui credo e a cui tengo oggi vi sottopongo quanto ho scritto anche. Da domani i due blog si separano ricordo: http://www.facciamolonlus.blogspot.com
l'inidirizzo è già attivo...quindi
per stasera invece trovere scritte le stesse cose, anche perché ci sono molte riflessioni e esperienze personali varie (per i miei più accaniti sostenitori) anche mentre spiego cosa vorrei fare... vi prego di lasciare i commenti a riguardo dell'associazione (adesione in primis, impressioni e quant'altro) sull'altro indirizzo per farlo “decollare”... ce la faremo? Proviamo questa prima sfida. FACCIAMOCELA FACCIAMOCELA FACCIAMOCELA!!!
il vostro
Giulio J.
P.S. Un saluto e un augurio particolare alla mia zia di Monza: lei sa perché...
allora:
Oh tiriamola su questa Onlus...
Allora, è innegabile che ho dato io l'imput quindi mi sembra “giusto” che debba essere io il primo a parlare...
Ovviamente la prima cosa però è partecipazione e la democrazia interna (ed esterna). Ribadito il concetto che spero di poter dare per assodato, inizio a dire la mia:
Io la vedo così abbiamo detto “2 settori”
LOCALE
INTERNAZIONALE
Sono due settori quasi totalmente scollegati tra loro ma “l'unione fa la forza” (specialmente il numero di iscritti quando presenti un progetto a un politico o a un istituzione). Insomma: nel settore
LOCALE:
vorrei agire su
Coordinamento donazioni
Droga-depressione
Detto così non significa ancora nulla andiamo per gradi:
il coordinamento delle donazioni per come la vedo è forse la cosa più “facile”, credo che potremo semplicemente fare “sensibilizzazione” e organizzarci. Sostanzialmente lo fate già da soli.
IL SETTORE DROGA-DEPRESSIONE (inscindibili tra loro a mio avviso ma che devo affrontare “separatamente” per chiarezza). Inizio dal problema DROGA (spesso risultato di problemi depressivi e simili). Inizio dalla droga perché è un problema immenso che va affrontato sotto vari aspetti:
politica ed economia internazionale (narcotraffico)
legale (sia da un punto di vista di “smercio” poiché i soldi spesi in droga vanno dritti dritti alle mafie, sia per i problemi di “delinquenza” e “disagio sociale” che ciò provoca: pene detentive e simili.)
filosofico-etico-politico (che si rifà al problema di regolamentazione statale e legale: il ruolo che deve avere la Legge e lo Stato in tutto questo, legalizzione, liberalizzazione, proibizionismo ecc...)
biochimico-tossicologico sia da un punto di vista di danno che di cura (ovvero i danni che fa la droga e quali sono le sostanze con le quali si cerca di “recuperare” un drogato.)
psichiatrico e psicologico
sociale ovvero quello su cui andremmo a inserirci noi dopo aver fatto un opportuna “formazione” nei settori precedentemente elencati. Quindi dopo essere diventati “esperti” attraverso opportuni corsi che dovremo organizzare e seguire.
Cosa vuol dire intervenire sul settore sociale?
Significa ovviamente scegliere un “target”: I GIOVANI. Scelto il target si decide cosa si vuole comunicare ai giovani: VOGLIAMO SPINGERE I GIOVANI ALLA CONSAPEVOLEZZA SULL'USO E L'ABUSO DELLE SOSTANZE PSICOATTIVE PIU' COMUNI (nello specifico droga, alcol e psicofarmaci.)
Individuato il nostro obiettivo bisogna selezionare e scegliere che cosa comunicare. E' evidente che il fenomeno è in crescita, ce lo dice qualunque giornale ogni giorno. Ora: c'è a mio avviso uno scollamento tra le “istituzioni” in cui vivono i giovani “scuola”, “famiglia” e la realtà in cui io “giovane” vivo. Non c'è comunicazione.
In famiglia vabeh, ognuno c' ha la sua. Per la scuola io ho assistito a diverse “lezioni”, fin dalle medie, lezioni di vario tipo, ma fatte sempre da “adulti” da gente sostanzialmente che sentivo come distante: al liceo poi magari la gente usciva ed era perfino “incuriosita” dagli effetti o roba simile. Più che altro il problema a mio avviso è che un conto è se una persona che senti “come te” ti parla, quindi uno “del tuo ambiente” un conto è se viene il “tossicologo” o “l'esperto” che ti fa un elenco della lavandaia degli effetti e ti dice finisci male quando sei tossico (che tanto pensi sempre che non lo sei). Oh... ma possibile che nessuno mi abbia mai portato in classe con qualche ragazzo o una ragazza che ha avuto problemi di droga? Anche parlando di esperienze “indirette”. Ma più che altro avrebbe dovuto avere la mia età o poco più. Ma sapete l'attenzione in più che avrei prestato? Io per lo meno la vedo così. Certo da parte nostra c'è bisogno di “mettersi in gioco”, di raccontare le proprie esperienze nel “settore” che tanto purtroppo quasi tutti noi abbiamo (chi non ha qualche amico o conoscente “finito male”?).
Credo comunque che dovremmo partire da un “indagine conoscitiva” da fare tra gli associati per capire meglio come la cosa è diffusa tra noi e come è stata vissuta... poi vedo di buttare giù qualcosa tipo un questionario ma non è facile fare una cosa simile. Anche perché non è facile dare una definizione di “droga”. Dopodiché se comunque il questionario è abbastanza “snello” e “funziona” lo riproponiamo anche in giro per le scuole e simili e potrebbe essere un bel punto di partenza. Ma io non ho scritto solo di droga: quanto di sostanze psicoattive (ora anche il caffé e la cioccolata sono sostanze psicoattive, ma non esageriamo eh?). Ho parlato di sostanze psicoattive perché la depressione è spesso collegata (non sempre per fortuna) alla droga. Non tutti i drogati sono depressi e non tutti i depressi si drogano. Ma credo che una depressione “non curata” possa facilmente portare all'uso di altri “farmaci”. Inoltre, che io sappia, quando uno viene messo in comunità di recupero, viene “imbottito” di psicofarmaci e roba simile. Cerchiamo comunque di circoscrivere il problema depressione (io per depressione intendo quel che si cura con determinati psicofarmaci abbastanza simili tra loro: ansiolitici-antidepressivi-stabilizzatori dell'umore) in genere le malattie ad essi collegati sono appunto chiamate: depressione, ansia, anoressia.
Io ho avuto una “leggera” (credo) esperienza di depressione, curata molto bene dal dottor. Barucci (eccellente psichiatra) che qui ringrazio. Ho preso psicofarmaci. Paradossalmente quando lo dicevo in giro: la gente mi guardava “strano”... alcuni con compassione, altri con qualche imbarazzo la maggior parte dicendomi apertamente “ma che cazzo prendi quella merda?”. Ora, non tutti, ma alcuni di quelli che mi dicevano cose simili magari si “facevano” o si erano “fatti” anche abbastanza pesantemente. Alle mie obiezioni sul fatto che era meglio uno “psicofarmaco” di una “droga” quasi nessuno era daccordo: “Meglio una canna!”. Vagli a spiegare che sono tutte e due sostanze “psicoattive”. Che in una ha dietro un “sto male ma mi voglio curare” e che l'altra ha dietro un “mi voglio distruggere”, che una è fatta e sintetizzata in un laboratorio scientifico per “contenere” gli effetti “collaterali” l'altra (specie se è haschisch) è stata sintetizzata in un posto che è meglio non sapere dov'è e che probabilmente qualcuno per portare il “fumo” fino a te se l'è infilato là dove non batte il sole, oltre al fatto che finanzia la mafia (e bravi i miei amici che vanno alle manifestazioni e si accendono una bella “canna” bravi, alla faccia del consumo critico e della globalizzazione e chiudiamo qui sennò mi incazzo). Torniamo a noi e alla depressione: il fatto è che i compartimenti droga-giovani-depressione vengono visti e trattati come compartimenti stagni, non vengono legati tra loro. A mio avviso invece sono tre aspetti fortemente correlati che andrebbero affrontati insieme. Sostanzialmente poi è vero questo: la “droga” va di moda (non il tossico). Se sei un depresso invece sei da “compatire” o almeno l'approccio è molto diverso, sostanzialmente un giovane depresso si vergogna di quel che prende (io per lo meno mi vergognavo a volte) e invece uno che si fa un “canna” o altro è al centro dell'attenzione, anzi diventa un modo per “socializzare”. Si può parlare quindi credo di “droga sociale”. In questi termini per esempio parlava il dott. Barucci degli alcolici (per fortuna di ragazzi con problemi di alcolismo “pesanti” non ne conosco, certo molti miei amici e conoscenti si sbronzano almeno una volta la settimana... e il problema maggiore è che poi vogliono pure guidare TESTE DI CAZZO!!!). Ma questa (dell'alcool) è un altra questione ancora (che pure andrà affrontata). Voglio continuare a parlare di Droga e Depressione (argomenti allegri eh?). Vi dirò quindi che in realtà la maggior parte dei “drogati” e del consumo di “droga” avviene non in modo abituale... Nel senso che molti di voi (io sono un caso a parte... ho preso morfina e allucinogeni ma in ospedale, mi sono sbronzato diverse volte -anche un po' troppe- e sulle droghe leggere? Vi lascio il dubbio per ora). Insomma molti di noi (giovani) abbiamo assunto droghe leggere pesanti, credo che sulle leggere si viaggi intorno a cifre del 90%... per l'alcool credo che il 99,9% di noi si sia sbronzato almeno una volta nella vita (a parte gli astemi). Sulle pesanti non so quantificare, molti ne hanno usate. Non pensate adesso che vi dico queste cose che io sia un invasato davanti a una crociata: credo che sarebbe l'errore più grosso che potrei e potremmo fare, è quel che dobbiamo evitare: io sono e rimango un convinto sostenitore dei piaceri della vita (mangiare e bere e...in primis) e credo proprio che quando mi avrete a mangiare a casa vostra non avrò grossi problemi a uscire alticcio da qualche cena (ubriaco fradicio no, vi prego che poi vomito e sto male)... insomma W il vino buono... sulla marijuana coltivata in casa... boh... non so...ehehehhe... e ora
SETTORE INTERNAZIONALE
Questo settore mi sta particolarmente a cuore, lo sapete una delle prime cose che ho detto è stata “sono nato nella parte giusta del mondo” altrimenti...
Un pensiero del genere non ti si scolla tanto facilmente dalla testa. Si tratta sostanzialmente di agire per progetti di carattere “umanitario” mi rendo conto della vaghezza, ma credo che questo “progetto” vada proprio concepito insieme. So che ci sono già diverse associazioni che si occupano di queste tematiche. Quello che sto cercando di “valutare” è il senso che ha aggiungerne un'altra. Una delle prime intenzioni è quella dunque di creare un “cartello” un “coordinamento” che metta in contatto diverse realtà. Mi interesserebbe insomma cercare di trovare un filo che leghi associazioni già esistenti e metterle in contatto tra loro (“Libera” per esempio è anche “associazione di associazioni”: credo che vi sia una formula legale particolare: funziona sia come associazione a “sé stante” quanto come rete). Questo ci consentirebbe di lavorare meglio tutti quanti.
E poi mi interessa il settore di “cooperazione internazionale” in generale: io stesso vorrei imparare a “gestire” un progetto, pensarlo, studiarlo e coordinarlo. In questo avremo bisogno di bravi maestri: conosco diverse persone che lavorano già su queste tematiche, la più vicina a me per motivi personali è Leila Abi Ahmed dell' ARCI, presidente dell'associazione Nosotras. Ma abbiamo a nostra disposizione anche altre esperienze (penso per esempio a “solgea” che comunque si occupa più di settore ambientale). Abbiamo poi a disposizione tutta una serie di personse che si son laureate o si stanno laureando in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale, o di persone a cui semplicemente il settore interessa e non sanno da dove partire per poter “inserirsi” e “lavorare” nel settore.
Con i miei amici, in questi anni in fondo ci siam sempre occupati comunque di organizzare cene, momenti sociali, e simili di raccolta fondi per progetti (anche se spesso erano cose troppo politiche e troppo poco umanitarie), forse è arrivato il momento di fare il “salto” e iniziare una nuova stagione, in cui “gestiamo” direttamente e meglio la situazione. Anche perché abbiamo le capacità e a questo punto l'opportunità di farlo di riunirci e di convogliare “nuova linfa” coinvolgendo persone che vengono da generazioni ed esperienze che altrimenti non avremmo saputo interessare e intercettare. Penso sia a tutte quelle persone amiche che magari sono andate in pensione da poco che però hanno ancora tanto da dare, penso a tutti quelle ragazze e quei che sono interessati al settore della cooperazione internazionale ma appunto da “esterni” e che quindi non hanno mai avuto modo di occuparsene direttamente.
Penso che si possano fare grandi cose, ma solo se siamo uniti e convinti. Progetti concreti? Sì, avremo da raccogliere e mandare soldi a Kabul da Alberto Cairo e chissà che non diventi proprio lui, e la sua attività il nostro primo “progetto”... Vediamo, io ci credo e voi?
A proposito cerchiamo ora di capire su che forze possiamo contare: in questi giorni non ho solo cazzeggiato, ho anche raccolto “adesioni” di persone di “esperienza” sulla quali credo che potrei-potremo contare per ogni evenienza, l'ordine in cui sono non è meditato quindi chi viene prima o dopo non se n'abbia a male:
la divisione del su chi potremmo contare avviene per settori:
ALTRE ASSOCIAZIONI DI RIFERIMENTO
abbiamo l'adesione di:
Piero Pannuti: medico e presidente regionale dell' “ANT Associazione Nazionale Tumori”
Vanna Van Straten: presidente regionale di “Libera”
Leila Abi Ahmed: presidente di “Nosotras”
Abbiamo contatti diretti anche con ARCI, Solgea e cooperativa Macramé. Ma diciamo appunto che appunto per ora rimangono solo contatti.
SCUOLE:
Prof. Agosti (liceo Machiavelli)
Prof. Lia Begliomini (liceo Leonardo da Vinci)
A questi vanno aggiunti altri contatti personali che ho con i presidi del liceo “Dante”, e con la preside del liceo artistico di Sesto Fiorentino. Questo per quanto riguarda le conoscenze “dirette” a cui vanno aggiunti i vari prof in pensione (Anna M. che insegnava alla scuola media “Pestalozzi” e Carlo a Bagno a Ripoli, giusto per fare qualche esempio).
Sul MONDO ACCADEMICO e universitario siamo più che coperti. Non mi metterò a fare la rassegna dei tanti prof. Universitari e accademici o intellettuali che per motivi vari ho avuto l'occasione di conoscere. Diciamo che credo che se avremo bisogno di un numero di telefono Anna B. sarà più che felice di darci il contatto richiesto. Servirà magari per farci la parte di “formazione” di cui avremo bisogno.
Sul MONDO POLITICO, tralascerei, lo conosco (purtroppo o per fortuna) abbastanza bene. Per come la vedo io, non mi interessa assolutamente parlare di “partiti” o simili. Le mie idee politiche sono assolutamente chiare anche se sarebbe più corretto parlare di “perseguire un ideale” cercando di essere coerente nei limiti del possibile (anche in cabina elettorale).
Poi esistono le istituzioni, i voti, i sistemi politici le tessere di partito e tutto quanto. Queste sono cose da cui non ci possiamo sottrarre perché un associazione vive nella “cittadinanza politica” e nei valori di civitas. Ovviamente la vigilanza sulla democrazia e sull'onestà sarà il primo obiettivo. Per ora comunque voglio solo che si sappia che non avremo problemi a trovare contatti “istituzionali” e “politici”.
Stessa cosa si dica per la stampa.
Insomma cosa ci manca per partire? Nulla se non di vederci, di discutere, di votare... insomma ci manca il momento FONDATIVO (io pensavo di organizzarlo per il 28 quando ci incontreremo alla Casa del Popolo di Cascine del Riccio). Dopodiché avremo bisogno di:
un nome
uno statuto
un tesseramento
beh ce n'è di lavoro da fare...
Un due tre VIA!!!
COMMENTARE ASSOCIAZIONE e ADERIRE SU
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per tutto il resto (riflessioni, salute e roba varia) ok questo blog
Giulio J. Bogani