sabato 15 dicembre 2007

Sfavato con brio

Ma cosa vuol dire “stare bene”? E' una domanda ovvia forse ma chi mi chiama, chi mi sente, cosa si aspettata che gli dica quando mi chiede “come stai?” perché mi pone davanti a una domanda che non è di facile soluzione “come sto?” già... io rispondo “bene”, “abbastanza bene” posso descrivere qualche sintomo, raccontare qualche esperienza, raccontare la mia giornata... posso rispondere nel dettaglio oppure con trascuratezza. In quel momento magari ho mal di testa, allora dico: “boh sì ho un po' di mal di testa” ma non vuol dire niente in fondo, è chiaro se uno sta “male, male” tipo la lombare dell'altra volta allora è un altro discorso... ora che per esempio sto scrivendo ho mal di collo e un po'di mal di testa, sono stanco e credo che lo schermo del computer mi stia dando noia. Ma sono cose “comuni” per fortuna, certo, rotture... ma comuni: volete sapere come sto invece in altro senso? Cosa vi “invidio” a voi, mondo là fuori: vi invidio le “piccole” cose, che poi sostanzialmente tanto piccole non sono, in questo momento vi invidio in primis la salute perché vi invidio la libertà... Non sapete che libertà grande sia poter vedere le vetrine del centro, poter vedere una città non da una finestra (ora di un reparto, ora di un hotel)... non sapete cosa vuol dire poter decidere cosa volete mangiare e quando e dove... sono cose a cui siamo abituati, ma poter scegliere di andare al ristorante e poi poter scegliere in che tipo di ristorante andare, e quale cosa volete da un menù... piuttosto che poter andare scegliere un regalo per chi volete. Tra meno di una settimana dovrei compiere 24 anni, tra dieci giorni è Natale, vi sembrerà strano, ma cos'è un Natale da qua? E' sentire il servizio del TG che dice che questo sarà un Natale povero, e ti chiedi se quando tornerai a casa fari l'albero, ma sai già che comunque non sarà lo stesso. E allora, sì, lo ammetto speri nei “regali” non quelli comprati (quello che “spendereste” per me datelo in beneficenza o se volete per costruire il capitale sociale della Onlus che stiamo tirando su). No, l'ho già detto io ho pensato ai pensieri scritti, a un albero pieno di lettere e biglietti, alle cose usate da voi e magari rimpacchettate qualcosa che abbia un significato insomma e ti dici: “speriamo siano tante”... e poi no, ti dici: “speriamo siano buone”, non importa quante... certo tante fa piacere, anche la quantità conta, fa piacere a chiunque una volta Enzo Biagi disse (citando forse qualcun' altro, non ricordo) disse che in fondo nella vita contava quante persone ti avevano voluto bene e a quante glien'avevi voluto tu... io aggiungerei forse il concetto di “qualità” ma anche la “quantità” ha il suo “peso” sarebbe ipocrita e bugiardo negarlo... Ma credo che anche la “qualità” conti, per questo non voglio niente regali, un pensiero, una lettera, richiede più sforzo, più tempo e più voglia di “mettersi in gioco” di starsi a sforzare per la persona alla quale si pensa... il regalo, un oggetto è solo segno tangibile, qualcosa che rimanda a un “pensiero” altrimenti non ha troppo senso. Ma forse sono io che la vedo così...e tu come la vedi?

Io la vedo che anche oggi sono e son stato pigro come e vi lascio poco da leggere e pure “roba” buonista da racconto di Natale. Ma va bene così anche perché magari molti di voi si devono ancora rimettere “in pari” con le letture “vecchie”... e poi perché oggi ho avuto voglia di fare altro, piuttosto che scrivere. O forse no, non son forse di nuovo qui, davanti a questo schermo, e voi là? A leggere incuriositi... pare che 'sta scrittura sia proprio una mania. E mi chiedo se sia “sano”.


Spero di non avervi “intristito” perché mi dispiacerebbe, non vi nascondo un po' di malinconia in questo momento...


un bacio


Giulio Jay Bogani


P.S. La malinconia è un po' passata sto meglio, ma non vi dico come e quanto... perché son cose mie e me le voglio tenere strette, e poi un bello sfogo ci sta bene ogni tanto intanto guardate un po qualche bella notizia mi arriva dal mio zio Giovanni di Monza che a proposito di Onlus mi scrive: ”Visto che ti in teressa far del bene agli altri, dà uno sguardo a www.everywhereonlus.it: è di ieri la notizia che IVECO ci omaggia una motrice da 120.000 € per portare a spasso la nostra prima clinica mobile! Dobbiamo trovare altri sponsor per poter battere il ferro finché è caldo!”


Mica male!!!! E bravo zio!


un bacione a tutti


Giulio J. Bog.


P.S. Ah, Piero son d'accordo con te. Ma se ne parla meglio nei prox giorni o nel prox blog che quasi quasi metto su adesso... così “cosa fatta capo ha” (o capo A.)??

Ok fatto il nuovo blog è http://www.facciamolonlus.blogspot.com


(ora con 2 blog impazzirò!!!!!!!!!AIUTO!!!!)

5 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito di sfavature...
A fine giornata, una dura giornata, provo a fare un po' di umorismo, un po' per me e un po' soprattutto per te. Dunque, stamani la mia giornata è cominciata in un albergo romano di via Veneto, dove mi sono svegliato dopo aver cercato di dormire in mezzo al traffico (i romani sembrano dormire poco, almeno alcuni, ma forse sonoi milanesi trapiantati?): forse non proprio in mezzo ma certo solo qualche metro sopra, e sopratutto sopra una complesso di musica tribale (tuntun fin ben oltre lal mezzanotte). Dopo la ricca colazione (compresa nel prezzo) e dopo aver attraversato la città con 2 gradi sopra lo zero sono approdato alla biblioteca Casanatense, vicino al liceo Visconti. Alla fine della mattinata, dopo noiosi riscontri su antichi incunaboli, colpo di scena! Un testo non esplorato mi ha rivelato i suoi tesori inaspettati. A questo punto mi sono gasato e sono diventato cordialissimo perfino col personale della biblioteca. Spiuntino e partenza per Firenze su uno scassato E460. Stazione, taxi, finalmente a casa. Senza computer. Inutile corsa dietro al taxi. Affannosa telefonata per rintracciarlo. Tassista un po' seccato torna indietro giurando di non aver mai visto la mia bvorsa col computer, seccato soprattutto perché la mia faccia, a dispetto delle mie dichiariazoni di fiducia nelle sue parole doveva dimostrare il contrario. La sua bontà mi consiglia tuttavia di telefonare all'assistenza clienti FS e si da da fare anche per procurarmi il numero di telefono. Il numero da libero e una gentile signora (Cristina) raccoglie la mia disperazione consolandomi (succede a tanti!) ma spengendo i miei entusiasmi, propettandomi l'idea di andare a riprendere l'oggetto, ove fosse ritrovato, a Venezia, perché, così dice, le FS non hanno una procedura per il recupero del bagaglio perduto e tutto è affidato alla buona volontà del singolo. Nel frattempo sbarco alla stazione, dove approfitto della presenza della polfer per fare la denuncia di smarrimento (il computer è dell'università). Passo, dopo, dall'assistenza viaggiatori (binario 5: può essere utile saperlo), dove dalla sig.ra Cristina trovo una signora che ha perso gli occhiali il giorno prima sullo stesso treno mio. La signora Cristina contatta il capotreno e poco prima di Bologna il suddetto rintraccia la borsa dove l'avevo lasciata. Mentalmente ringrazio i terroristi che hanno messo una paura boia alla gente sulle valigie abbandonate treno e poi faccio gli scongiuri sperando che sia un tipo gioviale disposto a stopppare il bagaglio a Bologna, motorshow permettendo.Suspense (meglio che al cinema: Bologna o Venezia?)! L'assistenza di Bologna tempestivamente informata recupera la borsa. Martedì vado a Bologna. Tanto ci dovevo andare anche per lavoro. Anzi meglio, perché, così non devo portarmi il compiuter dietro. Gioia in famiglia. Tanta gioia che telefono al 4242 per ringraziare il tassista di Como 5 che mi ha il numero dell'assistenza FS. Sarà lo spirito del Natale, quello dei racconti di Dickens. Non lo saprò mai.
Essendo ancora presto e ricordandomi di dover andare ancorfa a ritirare un cellulare all'Esselunga, vado con Loretta, sfidando i 3 gradi sopra lo zero. Arriviamo e contenti ritiriamo il cellulare. A csa apro la confezione e ... sorprea il cellulare non c'è. Fatta l'ovvia considerazione che avrei fatto meglio a rispettare il sabato come i nostri fratelli maggiori, ci precipitiamo all'asistenza Esselunga per constatare con la costernazzione dell'addetta che anche l'altra confezione di cellulare in attesa di clienti è in realtà una scatola vuota. Solo il direttore del Supermercato chiarisce la questione aprendo signorilmente (ovvero senza offenderci) la scatola da "quell'altra parte"). Quando è troppo è troppo e qualcuno sta rimbecillendo? Non so se ho fatto ridere: io posso garantire che non mi sono divertito poi tanto anche se alla fine la risata che ho fatto è stata liberatoria e soprattutto ho l'impressione che la mia libertà sia degenerata nella licenza.
SE non ho fatto ridere spesso di aver mosso a compassione e se non ho ottenuto nemmeno questo scusami se ho ti/vi ho fatto perdere del tempo: non era questa la mia intenzione.
Da domani mi dedicherò alle cose serie.
Alessandro M.

MaRgheRita ha detto...

lo so che non c'entra molto.. lo so che lo spirito natalizio alla racconto di Dickens è passato di moda secoli or sono.. lo so che molti di voi si stanno gustando la stessa sensazione..
Ma devo dirlo..
come tutti gli anni, come tutte le volte che capita, come una bambina appiccicata con le gote alla finestra che osserva fuori attraverso vetri opacizzati dal suo stesso fiato..
ecco devo urlarlo, è più forte di me..
"MAMMA, GUARDA, NEVICAAAA!!!!"

anch'io rimando cose più serie a quando riuscirò a recuperare comportamenti consoni alla mia età :)

Anonimo ha detto...

Hei! io ci sarò!!!
Ciao Matteo B.

Piero ha detto...

Sono andato a vedere l'altro Blog volevo essere il primo a lasciarti un commento, ma ho fatto un casino indescrivibile con Google, non so cosa ho fatto, lo vedremo in seguito, anche io non mi allontano da Firenze quindi ci sarò. Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Fondamentale è fare la domanda giusta alla persona giusta. Io per esempio non chiedo mai a mia suocera "come stai" perché so che si lamenta sempre (forse meno quando sta male) e mi rompe le balle.
Di solito questa domanda si fa senza pensare al vero significato, ma se ci casco e la rivolgo a persone che amo e che attraversano momenti difficili, è un modo per dire "lo so che stai affrontando un periodo faticoso, fisicamente e psicologicamente, mi dispiace tanto e ancora di più per non riuscire a fare nulla per te, ma almeno ce la fai a sopportare la situazione? hai qualche momento di tregua, di serenità e magari ti sei fatto una risata?" e tante altre cose che non so esprimere perché non so usare bene le parole, per pudore, perché esprimere i sentimenti li appesantisce e li rende melensi...
Adesso basta!
Spero che ti preparino una cena appetitosa.
Un bacio a tutti. Anna M.